Mercoledì 18 agosto 1982 - Roma, stadio Flaminio - Lazio- Perugia 3-2

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18 agosto 1982 - 2128 - Coppa Italia 1982/83 - 1° turno eliminatorio - Girone 3 - gara 1

LAZIO: Moscatelli, Podavini, Chiarenza, Vella, Pochesci, Perrone, Vagheggi, Tavola (46' Ferretti), Giordano, De Nadai, D'Amico (89' Badiani). A disposizione: Orsi, Saltarelli, Surro. All. Clagluna.

PERUGIA: Marigo, Montani, D.Tacconi, Frosio, Ottoni, Caneo, Piga, Caso, G.Pagliari (60' Vittiglio), De Gradi (68' Bernardini), Morbiducci. A disposizione: Di Leo, Zagano, Bernardini. All. Agroppi.

Arbitro: Vitali (Bologna).

Marcatori: 28' Morbiducci, 54' Morbiducci, 63' Giordano, 77' De Nadai, 84' Podavini.

Note: terreno, buono, serata calda e umida.

Spettatori: 25.423 per un incasso di £. 171.306.000. Ammoniti: Montani per gioco falloso, Perrone per comportamento antiregolamentare. Angoli 5-4 per la Lazio.


Giordano saluta i tifosi
Giordano scocca un tiro
Eagles' Supporters del 12 settembre 1982
Eagles' Supporters del 12 settembre 1982

Il Messaggero titola: “Lazio, da “buffoni” ad eroi”. Continua il quotidiano romano: “Straordinaria rimonta laziale sul Perugia: 3-2 al Flaminio. Gli umbri erano in vantaggio con una doppietta di Morbiducci. Giordano segna sullo 0-2 il gol della riscossa, poi De Nadai e Podavini danno la vittoria ai biancazzurri”.

Nel catino dello Stadio Flaminio brulicante di tifo biancazzurro il tempo, per un attimo, è sembrato fermarsi. Era dal 2 marzo del 1980 che la gente non vedeva sbucare da un sottopassaggio Bruno Giordano con la maglia numero 9 tulle spalle; allora si era all'Olimpico, l'occasione un disgraziato derby con la Roma perduto 1-2 a pochi minuti dalla fine. Sarebbe stata quella l'ultima volta che a Roma avrebbero visto Giordano vestito da calciatore: tre settimane dopo, al termine di Pescara-Lazio, scattavano famigerate manette e per Bruno sarebbe cominciata la lunga odissea conclusasi appena un mese fa. Il tempo si è fermato, qualche secondo di silenzio totale, poi lo stadio è esploso, stringendosi attorno a Giordano e a questa nuova Lazio che inizia così il lungo cammino della resurrezione, primo atto il match di Coppa Italia col Perugia. E Bruno, e con lui tutta la Lazio, sono stati di parola: hanno scelto però la strada più difficile per fare impazzire i venticinquemila del Flaminio (171 milioni di incasso, complimenti) rimontando da 0-2 dopo un disastroso primo tempo e chiudendo il conto, grazie anche ad un provvidenziale cambio Ferretti per Tavola nell’intervallo, con un 3-2 che fa già sognare.

La Lazio partiva con le marce basse, sembrava quasi imbarazzata di fronte a tanta partecipazione dei tifosi: Clagluna schierava un centrocampo con De Nadai, l'ultimo firmatario del contratto, Tavola, Vella e D'Amico libero da impegni e dunque di costruire a piacimento. Ma si vedeva subito che proprio a centrocampo i biancazzurri soffrivano di più; impacciati, quasi paralizzati, subivano il dinamismo di un Perugia già targato Agroppi. Velocissimi, gli umbri si procuravano già al 3' una grande occasione con Pagliari che, venutosi a trovare solo davanti a Moscatelli dopo una sciocchezza di De Nadai e un successivo rimpallo, forse credendo di essere in fuorigioco, ciccava miseramente a lato. Orchestrato da Caso, con Piga che sulla fascia destra assorbiva completamente un opaco Podavini sul quale andava spesso ad incocciare Chiarenza impegnatissimo nel controllare l'ottimo Morbiducci, il centrocampo del Perugia sviluppava tutta la sua manovra sulla fascia sinistra, dove Tacconi e De Gradi, andavano a “raddoppiare” su Pagliari, che metteva in costante difficoltà Pochesci. Il povero Vella, che pure era di gran lunga il migliore nella fascia centrale della Lazio, si trovava spesso a malpartito, assecondato pochissimo dall'impegno di De Nadai cui mancava però la misura e specialmente danneggiato dall’assoluta latitanza di Tavola, incapace di crearsi in campo spazio e mansioni proprie.

La Lazio era così costretta a basare la sua manovra unicamente su Giordano, peraltro controllato alla maniera forte ma correttamente dal giovane marcantonio Ottoni: Bruno riceveva molti palloni da D'Amico che lo cercava con insistenza pari alla totale imprecisione. Vagheggi non trovava spazi per liberare la sua falcata, vuoi per la marcatura ringhiosa oltre i limiti, di Montani, infatti ammonito, vuoi per i corridoi piuttosto stretti e inadatti del Flaminio.

Dopo il brivido iniziale bisognava aspettare il 7’ per vedere il primo pallone toccato da Giordano, ed era nientemeno che un assist in fase difensiva. Bruno cominciava a improvvisare solo dopo il 20’ e allora le punizioni fioccavano, ed erano le uniche occasioni che la Lazio riusciva a costruire in avanti. Un paio di spingardate del centravanti ed una di D'Amico fuori bersaglio e al 28' era la maggiore geometria del Perugia a pagare. Una punizione dal vertice sinistro dell'area di rigore biancazzurra veniva impostata malissimo da Perrone, per il resto puntuale e preciso, e compagni. Caso poteva toccare a Montani che pochi metri fuori dell'area si trovava liberissimo, causa lo spostamento di Vella in barriera (ma chi doveva scalare di marcatura?): il bolide del terzino era di quelli da suggerire la parata spettacolare, ma Moscatelli a pugni chiusi scodellava maldestramente il pallone un metro piè in là sulla testa dell’implacabile Morbiducci. Era l’1-0 che gelava il Flaminio.

La Lazio continuava a non raccapezzarsi e fino alla fine del primo tempo riusciva a creare una sola autentica occasione da rete, merito di D'Amico capace al 33’ di inventare un numero volante in area di rigore con relativa conclusione di alta precisione. Marigo (ironia delle sorti biancazzurre…) ai distendeva e col palmo della mano toglieva letteralmente il pallone dalla porta. Clagluna si doveva rendere conto negli spogliatoi di quel centrocampo balbettante e all’inizio della ripresa inseriva Ferretti al posto di Tavola, sul conto del quale saremo così buoni da non cominciare a preoccuparci subito. Giordano cercava di prendere in mano le redini di una partita messasi decisamente male e al 48’ si liberava da par suo sulla fascia sinistra: il tiro, un autentico bolide, centrava la testa di Vagheggi ma si alzava parecchio sopra la traversa.

La voglia di strafare tradiva però i biancazzurri, tutti sbilanciati in avanti e al 53’ la frittata era fatta: il più classico dei contropiede, una verticalizzazione De Gradi-Pagliari e il successivo triangolo con Morbiducci che veniva liberato poco entro l'area sulla fascia destra. L'uscita di Moscatelli era intempestiva e l'undici lo anticipava in tutta tranquillità d'interno destro, scodellando il pallonetto in fondo alla rete. La giornata nera di Moscatelli era confermata al 57’, quando un cross del terribile Morbiducci ballonzolava in area di porta senza che il portiere si prendesse la briga di uscire e buon per lui che Pagliari era in ritardo.

Lo zero a due e i primi cori dagli spalti (“Buffoni, buffoni”) sortivano però effetti imprevedibili, scatenando cioè la rabbia repressa della Lazio e del suo impagabile Giordano. Bruno accorciava le distanze al 62’ con un sinistro dal dischetto del rigore dopo che a liberarlo era stato un tiro al volo sbagliato da Ferretti. Agroppi correva ai ripari, intuendo la mala parata: dentro Vittiglio e Bernardini, fuori Pagliari e De Gradi, ma il Giordano show proseguiva: numero eccezionale al 69’ (serpentina, tunnel e tiro da fuori) e risposta da par suo di Marigo che un minuto dopo salvava sui piedi di D'Amico.

La Lazio era all'arrembaggio: saltavano gli schemi e contava solo il cuore. Il primo a buttarlo oltre l'ostacolo era De Nadai, capace al 78' di inventare un gol degno del più fantastico Giordano. Dribbling stretto e botta di sinistro da venti metri che batteva sul palo alla sinistra di Marigo e s'insaccava. I biancoazzurri chiedevano il tempo alla panchina, buon segno, volevano vincere: ci riuscivano, coronando un'impresa fantastica, all’83’. A buttare il pallone in rete con grande rabbia era Podavini, dopo i tiri di D'Amico, De Nadai e dello stesso Podavini sui quali Marigo aveva fatto due o tre miracoli. Era il trionfo. Con questa Lazio, c'è da divertirsi per un anno intero.


• Tratte da Il Messaggero, alcune dichiarazioni post-gara. Nell’articolo del quotidiano, un Bruno Giordano emozionatissimo confessa: “Mi sentivo le gambe paralizzate”.

Uscendo dagli spogliatoi, Clagluna ha mostrato subito di essersi esaltato ad ammirare questa Lazio, alla prima uscita casalinga, così piena di grinta e con una voglia di vincere, mai fatta riscontrare nella scorsa stagione. “Abbiamo subito due gol fortuiti – ha detto l’allenatore biancoazzurro – ed il primo in particolar modo ha condizionato molto l’andamento della nostra partita. Poi durante l’intervallo ho cercato di apportare delle correzioni al centrocampo, in modo da poter riprendere in mano le redini dell’incontro. Così è stato: oltre ai tre gol, ho notato qualcosa di buono anche in altre azioni in cui è stato bravissimo Marigo. Le correzioni apportate nel secondo tempo, a parte l’aspetto individuale, sono servite a non regalare più un uomo all’avversario, in mezzo al campo, come avevamo fatto nella prima parte della gara, lasciando sempre un perugino libero sui lati. Infatti, le azioni più pericolose degli avversari venivano dalle incursioni sulle fasce laterali”.

“Un altro aspetto che vorrei mettere in risalto riguarda il nostro gioco che è andato via via crescendo contro un Perugia che si è dimostrato una bella realtà. È un'impresa da sottolineare: la squadra è stata capace di rimontare solo perché dotata di temperamento e carattere. La sostituzione di Tavola? Ha una muscolatura possente, e stenta ad entrare in condizione, mentre Ferretti non mi ha sorpreso, lo conosco molto bene e mi aspettavo quello che ha fatto vedere sul campo. Giordano? È stato il trascinatore della squadra e l'uomo d'ordine, D'Amico, invece, ha finito, come la squadra, in crescendo. Sono pienamente soddisfatto della squadra, anche individualmente, ma non scordiamoci che mancano ancora Manfredonia e Montesi.

Il pubblico aveva però lasciato l'ombrellone… per applaudire il riqualificato Bruno Giordano: un gol del centravanti (l’ultimo successo personale del bomber biancoazzurro era datato Cagliari, il 27 febbraio '80) ha dato la carica ai biancoazzurri, dimezzando lo svantaggio e conducendo la squadra al successo. “Negli spogliatoi, prima della partita - ha spiegato Giordano - avevo voglia di mangiarmi il pallone, di impegnarmi fin dall'inizio allo spasimo. Poi, invece, appena entrato in campo l'accoglienza eccezionale da tifosi mi ha paralizzato le gambe e nei primi dieci minuti non sono riuscito a toccare un pallone. Mi ha impressionato la grinta e la voglia di vincere di tutti noi: è proprio una Lazio diversa. Basta dare un’occhiata al secondo gol: subito dopo la rete di De Nadai, in quattro ci siamo rivoltati alla panchina per chiedere quanto mancava al termine E sempre in quattro ci siamo buttati di forza nell'azione della terza rete: la palla non voleva entrare, ma alla fine ce l'abbiamo fatta! Inoltre, mancavano Manfredonia e Montesi, utilissimi a questa nuova Lazio”.

Podavini, autore del gol-partita, non riusciva a stare nella pelle: “Una grande vittoria, direi… da collasso. Ho privato a tirare una prima volta ma il tiro mi è stato rimpallato, poi con il “destro” ho piazzato la stoccata decisiva. Il pubblico è stato meraviglioso, e Giordano ha dimostrato di essere un grande personaggio, inarrestabile. Sarà dura per tutti marcarlo!”. Un altro dei “nuovi”, Vella, ha evidenziato ancor di più il fattore “grinta”: “Siamo sempre stati convinti di vincere e abbiamo risposto alle aspettative di questo pubblico meraviglioso. La mia prova? Ancora non ho i 90 minuti nelle gambe!”. La stessa cosa ha detto Tavola, sostituito dopo 45 minuti: “Come condizione sono ancora indietro: ho avuto sempre bisogno di due settimane in più rispetto ai compagni! La sostituzione? Il mister aveva bisogno di una mezza punta”. Ferretti: “Il mister adesso sa che può contare anche su chi non gioca dall’inizio”.