Domenica 18 ottobre 2026 - Torino, Allianz Stadium - Juventus-Lazio 0-3
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18 ottobre 2026 – Torino, Allianz Stadium - Campionato di Serie A, VII giornata - inizio ore 20.45
JUVENTUS: Vicario, Kalulu, Bremer, Lucumí, Celik (74' Cambiaso), Douglas Luiz (67' Zhegrova), Sarr (87' Boga), McKennie, Nico Gonzalez (67' Conceicao), Alajbegovic (46' Woltemade), Kolo Muani. A disposizione: Pinsoglio, Neto, Gatti, Kelly, Rugani, Cabal, Koopmeiners. Allenatore: Spalletti.
LAZIO: Mandas, Floriani, Sutalo, Provstgaard, Nuno Tavares, Frattesi, Belahyane, Taylor (69' Dele-Bashiru), Isaksen (79' Lazzari), Noslin (69' Pinamonti), Zaccagni (85' Pedraza). A disposizione: Motta, Renzetti, Doekhi, Diogo Leite, Pellegrini, Cataldi, Przyborek, Farcomeni, Serra. Allenatore: Gattuso.
Arbitro: Sig. Massa (Imperia) - Assistenti: Sigg. Alassio - Berti - Quarto uomo: Sig. Maresca - V.A.R.: Sig. Meraviglia - A.V.A.R.: Sig. Aureliano.
Marcatori: 37' Provstgaard, 66' Isaksen, 89' Dele-Bashiru.
Note: ammoniti 41' Taylor, 48' Zaccagni. Angoli 5 a 7. Recuperi: 2' p.t., 5' s.t.
Spettatori: 41.112 presenti.

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► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
► La classifica dopo la VII giornata di campionato
• Il Corriere dello Sport titola: “Sì, è una Signora Lazio”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Provstgaard-Isaksen-Dele: Juve ko, Rino non molla la vetta. Due reti danesi e chiusura trionfale firmata Dele-Bashiru: Spalletti perde la sfida degli ex ct, Gattuso vola sempre più in alto”.
Comanda Gattuso, in vetta con i campioni d’Italia dell’Inter. Pazzesco, una roba impensabile e mai accaduta nella storia del club biancoceleste. Nessuno dei suoi predecessori era riuscito nell’impresa di vincere sei partite nelle prime sette giornate di campionato. Tre gol alla Juve, sepolta e distrutta dai fischi. Rino ha aperto la crisi di Spalletti, il suo predecessore a Coverciano. La doppietta in salsa danese di Provstgaard e Isaksen, il sigillo di Dele-Bashiru. Nove anni fa, ottobre 2017, l’ultimo colpo allo Stadium con una doppietta di Immobile e Inzaghi in panchina. Un capolavoro. È una Lazio da amare, da applaudire e da abbracciare se il suo popolo, mettendo da parte la faida con Lotito, deciderà di tornare all’Olimpico come meriterebbero la squadra e l’allenatore. La Juve, in caduta libera, è stata umiliata. Secondo ko in campionato. Neanche un vero tiro in porta. Non esiste centrocampo. Crisi vera, architettura sbagliata e un equivoco grande così. La sentenza definitiva scritta dalla partita: Kolo Muani non è una punta centrale da 4-2-3-1, deve giocare largo.
Giganti danesi. La partita giusta, intelligente. Pressare sì, ma con giudizio. Riferimenti a tutto campo. Gattuso l’ha preparata benissimo. Taylor ha travolto Douglas Luiz, spegnendo la principale fonte del gioco bianconero. Sutalo, invece di Doekhi, per diminuire il gap in velocità con Kolo Muani. Niente cali. La Lazio, questa volta, è venuta fuori benissimo dopo mezz’ora, quando ha colpito e ha steso la Signora. Isaksen, di testa, ha mancato il bersaglio incrociando sul palo opposto, poi ci ha riprovato con una sassata di sinistro. Sugli sviluppi del calcio d’angolo, Zaccagni ha pennellato un cross velenoso. Provstgaard è saltato tra Bremer e Lucumi e ha toccato in rete. Bravissimo il gigante danese, di cui Sarri profetizzava un futuro da Premier, anche in fase difensivo. Il primo tempo si è chiuso con lo show della Lazio, Belahyane si era disteso, Frattesi e Noslin cucivano il gioco. Tavares ha scheggiato la traversa.
Poche idee. E la Juve? Stordita, confusa, quasi frustrata. Lucio, impotente, in tribuna. Questa volta ha scelto il 4-4-2 alternando McKennie e Nico sulla fascia (per controllare Tavares) e in appoggio a Kolo Muani. Bagliori rari e solo nei primi minuti, condotti con una discreta intensità. Un tap-in fuori misura dell’argentino e un gol annullato per fuorigioco al francese, accompagnato dai soliti mugugni appena sbagliava un pallone. Dura giocare così. Douglas braccato, Sarr impreciso. Locatelli allo Stadium con le stampelle. Yildiz e Thuram fuori. Una sola attenuante: nel blocco dei titolari, compresi prestiti di rientro, otto nuovi acquisti su undici.
Wolte non basta. Spalletti ha tirato fuori le due punte, tanto reclamate, dopo l’intervallo. Fuori Alajbegovic, dentro il tedescone. Sono bastati dieci minuti perché costruissero in coppia la prima e forse unica vera occasione. Kolo, una furia se può scattare defilato a sinistra e gioca fuori dall’area, ha servito l’assist e Nick ha fallito un rigore in movimento. Poi è toccato a Nico il pallone buono, angolato troppo, ancora servito dal francese. Sbagliato il suo ruolo, non l’acquisto. La Lazio, sotto pressione, non si è disunita e ha continuato a tenere il campo da squadra vera. Personalità, coraggio e tecnica per costruire il raddoppio. Appoggio di Noslin, cambio gioco di Tavares, Celik un fantasma, Isaksen lo ha puntato, ha preso la mira e ha fulminato Vicario. Dentro anche Conceicao e Zhegrova. Tutto inutile. Dele-Bashiru si è involato e ha fulminato Vicario per un tris da favola. Lo Stadium fischiava. La festa della Lazio, prima in classifica, era appena iniziata.
• Il Messaggero titola: “Cuore e testa. Vola la Lazio, Juve a pezzi”. Continua il quotidiano romano: “Lezione di Gattuso a Spalletti, allo Stadium non c’è mai storia. A segno Provstgaard, Isaksen e Dele-Bashiru, continua il sogno dei biancocelesti, che guidano la classifica insieme con l’Inter. Mai sei vittorie nelle prime sette giornate di Serie A. Il successo a Torino mancava da 9 anni. Bianconeri fischiati”.
All'improvviso, sul cielo di Torino cala il gelo della Danimarca e spazza un altro tabù. Provstgaard svetta più in alto di tutti, Isaksen accende un'aurora boreale nell'angolino e lo Stadium sprofonda nel buio, fra i fischi. Dele-Bashiru cala il sipario con il colpo del definitivo 3-0, tripudio. Questa Lazio non è solo un sogno, ma una solida realtà che può guardare in alto senza sentirsi più fuori posto: batte la Juve, resta in vetta a braccetto con l'Inter e scopre che, a certe altezze, l'aria si fa sottile, ma le ambizioni respirano ancora più forte. Dopo nove anni cade la maledizione bianconera: l'ultima vittoria biancoceleste in casa della Juve risaliva al 14 ottobre 2017, questa è la seconda in 24 anni. Per Gattuso, invece, la storia si riapre con un'altra pagina mai scritta prima, meglio di Maestrelli e Petkovic, sei vittorie nelle prime sette giornate. Un primato che profuma d'impresa, perché non chiede il permesso alla tradizione e non si lascia intimidire dal curriculum dell'avversario. La Lazio vola, la Juve resta a terra. E il campionato, da lassù, offre un panorama sempre più stupefacente.
L'appetito. Squadra invincibile non si cambia. Gattuso ritocca appena l'undici reduce dal successo sul Monza. Sutalo affianca Provstgaard al centro della difesa. La Juve, invece, deve fare a meno di Spalletti in panchina, dopo la squalifica rimediata per il battibecco con Pisacane a Cagliari. Il tecnico osserva dalla tribuna e ripropone un 3-4-2-1 elastico, con Nico Gonzalez e Alajbegovic alle spalle di Kolo Muani. Sulla carta, una formazione con i denti, ma mordere è un'altra faccenda. La Lazio non arriva allo Stadium con l'aria contrita di chi ha sbagliato strada. Palleggia, si propone, prova a imporre il proprio coraggio. La Juve risponde soprattutto con Alajbegovic, il più vivace dei suoi, ma Nico Gonzalez e Kolo Muani sprecano troppo. Il gol sembra a portata di mano, ma resta un'ipotesi. Tavares cerca una breccia, Kolo Muani si vede annullare una rete per fuorigioco e continua a litigare con il tempo, sebbene Sutalo gli conceda più di un regalo. La Lazio fatica a costruire dal basso, ma trova in Taylor l'uomo capace di inventare una traiettoria pulita. Il cross raggiunge Isaksen sul secondo palo: il danese prova di testa, ma la conclusione resta sospesa a metà strada fra un tiro e un assist. La tensione sale, la partita si increspa. Poi arriva un calcio d'angolo. E cambia tutto. Zaccagni raccoglie il pallone e lo rimette in mezzo dalla trequarti, Provstgaard si infila nello spazio fra Bremer e Lucumi: sembra un cestista che abbia individuato il ferro e deciso di attaccarlo. La testa incontra il pallone. Il pallone incontrala rete. Uno a zero Lazio. È il primo gol in biancoceleste di Oliver e il primo centro di un difensore centrale laziale dal 13 aprile 2025, quando era andato a segno Romagnoli.
La compattezza. La reazione bianconera è rabbiosa, ma la Juve finisce per concedere. Tavares prova la soluzione dalla distanza: il tiro, deviato da Bremer, si impenna e si stampa sulla traversa. Il legno vibra come un campanello d'allarme. Spalletti interviene subito nella ripresa, inserisce Woltemade e passa al 4-4-2. Proprio il nuovo entrato sfiora l'incrocio con un piattone. I bianconeri spingono, alzano il ritmo e cercano di trasformare il possesso in qualcosa di meno ornamentale. La Lazio, però, non arretra per paura. Resta alta, accetta il confronto uomo contro uomo e aspetta il momento giusto per colpire ancora. Taylor recupera un pallone e innesca l'azione. Tavares sventaglia sulla fascia opposta, dove Isaksen controlla, prende la mira e lascia partire un tiro a giro che si infila nell'angolino. Se Provstgaard aveva inaugurato la serata sfidando la gravità, Isaksen la socchiude sfidando la geometria. Il suo tiro è un frammento di luce nordica: breve, freddo, preciso. Per la Juve è una doccia gelata. Per la Lazio, la conferma che la partita non si sta decidendo per caso né per un episodio fortunato.
I biancocelesti colpiscono quando serve, resistono quando necessario e trasformano la sofferenza in opportunità. Non è poco, soprattutto in uno stadio dove il passato pesa spesso più del pallone. Spalletti tenta allora l'ultima carta: Conceicao e Zhegrova entrano per ridisegnare una squadra sempre più sbilanciata, fino al 4-2-4. Dall'altra parte, Taylor zoppica dopo una botta alla coscia e Gattuso interviene con i cambi, inserendo Dele-Bashiru, che sfonda l'area e timbra il 3-0. Il verdetto ormai è scritto, la serata ha scelto i suoi protagonisti. La Juve non è più un tabu. La Lazio ha trovato la forza di abbatterlo e Gattuso prosegue un avvio da record. I biancocelesti si tuffano insieme a Rino sotto il settore Ospiti, si godono una notte in cui tutto sembra possibile. Allo Stadium irrompe una Lazio glaciale, spietata nei momenti decisivi e abbastanza matura da trasformare una sfida complicata in una vittoria senza appello. Abbattuta una porta che per nove anni era rimasta sbarrata. E stavolta non servono miracoli: bastano due danesi, un nigeriano e il coraggio di saltare più in alto della propria storia. A Torino cala il gelo. Sulla Lazio, invece, soffia il vento dell'alta quota.
• Il Tempo titola: “Lazio il sogno continua”. Continua il quotidiano romano: “Gattuso & Co. travolgono la Juve e restano in vetta con l’Inter. Apre Provstgaard, poi Isaksen e Dele-Bashiru chiudono i giochi”.
La Lazio di Gattuso è uno spettacolo. Passa allo Stadium dove aveva vinto una volta negli ultimi 24 anni, asfalta la Juve con tre reti e riaggancia l'Inter in testa alla classifica (19 punti, sei vittorie e un pareggio, migliore partenza della storia). Segnano Provstgaard, Isaksen e Dele Bashiru: la Juve esce tra i fischi dei propri tifosi e si torna a parlare di un possibile ritorno di Conte in panchina. Ma la crisi bianconera non toglie meriti a una Lazio stratosferica, capace di dominare la sfida con una prova coraggiosa e tecnicamente perfetta. Spalletti, squalificato (in panchina c'è il vice Domenichini), ritrovai titolari per la maggior parte a riposo in Spagna per l'Europa League e si affida al solito 3-4-2-1 con Mckennie e Alajbegovic dietro a Kolo Muani. Gattuso con un cambio solo rispetto alla sfida contro il Monza: c'è Sutalo accanto a Provstgaard, Floriani e Tavares confermati sulle fasce. Fiducia al centrocampo Frattesi, Belahyane e Taylor pronto a rifornire l'attacco formato dal solito formato da Isaksen, Noslin e Zaccagni. Presenti duemila laziali nel settore ospiti, piena anche la curva Sud bianconera nonostante l'assenza annunciata alla vigilia.
La squadra di Gattuso parte all'assalto così come studiato durante la settimana. Inutile provare a fare una partita diversa: pressing alto, tanta densità nella metà campo bianconera, esterni difensivi, soprattutto Tavares, altissimi, per mettere in difficoltà l'avversario. Dopo mezz'ora di studio e una sfida equilibrato (gol annullato a Kolo Muani per un netto fuorigioco), Isaksen sciupa di testa un'occasione colossale riuscendo a non prendere la porta da cinque metri. È il preludio della rete che sblocca la partita: cross al bacio di Zaccagni e “spizzata” di Provstgaard per la prima rete con la maglia biancoceleste in campionato. La Juventus accusa il colpo e, al tramonto del primo tempo, Tavares colpisce la parte alta della traversa dopo la deviazione di Bremer che aveva beffato Vicario. Si va al riposo sullo 0-1. Nella ripresa subito dentro Woltemade al posto dello spento Alajbegovic, Spalletti ci prova con due punte cambiando il modulo in un canonico 4-4-2.
I frutti si vedono con una buona connessione trai due attaccanti e il tedescone che spedisce fuori la palla del pari. Qualche minuto di sofferenza poi la Lazio si assesta e comincia a ripartire. Nel cuore della ripresa Isaksen, grazie a uno splendido cambio di campo di Tavares, trova il raddoppio. La Juve si disunisce, Spalletti inserisce anche Conceicao, Zhegrova e Boga, Gattuso risponde con Dele Bashiru, Pinamonti e sul finire della gara anche Pedraza e Lazzari (escono Taylor, Zaccagni, Isaksen e Noslin). Ma c'è solo la Lazio: Dele Bashiru si fa cinquanta metri palla al piede e infila la porta di Vicario: 0-3 e la festa può cominciare sotto il settore ospite. Fischia lo Stadium ma la squadra di Gattuso non molla la vetta e vuole continuare a sognare.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Juve sparita. La Lazio è d’oro”. Continua il quotidiano sportivo: “Gattuso domina ed è sempre primo. Spalletti affonda. Provstgaard, Isaksen e Dele-Bashiru firmano il colpo: bianconeri fischiati, solo 11 punti in 7 giornate”.
Alla settima giornata, Rino Gattuso non si è riposato, ma ha creato la sua Lazio più bella: 3-0 in casa della Juve, come non succedeva dal ’95, la vetta della classifica accanto all’Inter, il miglior bottino nella storia del club dopo 7 giornate, l’unico allenatore biancoceleste ad aver vinto 6 delle prime 7 partite. Un’apoteosi. Ha saccheggiato lo Stadium con una squadra appassionata, perfettamente organizzata, lucida, che ha fatto le cose giuste al momento giusto. Ha colpito quando doveva e si è difesa senza barricate, cercando spesso palla dalle parti di Vicario e calciando più angoli della Juve (7-5). Una supremazia totale. E la sensazione forte che la creazione di Gattuso durerà nel tempo. Ma ora non chiamatelo dio. È soltanto un uomo di buona volontà e un allenatore migliore di quanto lo abbiano sempre disegnato.
Spalletti non c’è più. La Juve invece è scesa all’inferno. Non c’è più la squadra che abbiamo ammirato per anni, forte negli uomini e nello spirito. Ieri si è afflosciata come un sacco vuoto. Un’immagine simbolo? Celik e Bremer che accettano passivamente i gol di Isaksen e Dele-Bashiru. Nessun ammonito, neppure la forza di arrabbiarsi in uno Stadium inferocito. Juve superiore solo nei fuorigioco: 6-1. Altra spia di indolenza. Non c’è più Luciano Spalletti, quello vero di un tempo, che inventava con genio e coraggio. Ora c’è un reduce, forse traumatizzato dall’esperienza azzurra, che ha paura degli avversari. Un tempo li snobbava e imponeva le sue idee. Come all’Europeo si tormentava per gli esterni svizzeri e spagnoli, ieri ha messo Nico Gonzalez a destra per rincorrere Nuno Tavares. Ha cambiato ancora modulo: 4-2-3-1 con giocatori che sembravano recitare a soggetto, senza l’armonia di un’idea. Nella ripresa ci ha provato con le due punte (Kolo Muani-Woltemade) e poi con la solita pescata disperata dalla panca: 5 punte. È da inizio stagione che i titolari lo deludono e deve supplicare la salvezza a chi entra dopo. Dopo un anno di lavoro, non c’è uno straccio di identità. Questo è ciò che spaventa di più per il futuro. Anche più della classifica che è da halloween; Juve 8°, a 8 punti dalla vetta, dopo solo 7 giornate. Spalletti non ha nel dna le dimissioni che avrebbero un senso. Di sicuro ieri il mondo juventino si è addormentato sognando Antonio Conte.
Bella Lazio. Spalletti parte col 4-2-3-1, quindi, con McKennie incursore alle spalle di Kolo Muani e Alajbegovic poeta a sinistra. Gattuso conferma il 4-3-3 della sua Lazio spavalda che parte aggressiva, con l’autostima di chi ha 5 punti in più. Belahyane fa girare la giostra che pende a sinistra dove Nuno Tavares si propone con continuità e lavora bene con Zaccagni. A destra fatica di più Frattesi che sbaglia qualche appoggio di troppo. Fatica molto di più la Juve che guadagna campo a metà tempo, spinge indietro la Lazio, ma senza idee e senza ritmo per aprire spazi e avvicinare la porta. L’impostazione di Sarr e Luiz è meno che scolastica, i solisti non accendono scintille. Una telefonata di Alajbegovic è l’unico tiro (si fa per dire...) tra i legni nel triste primo tempo bianconero. Poi quasi solo la speranza della carambola buona in confusi mischioni d’area. Lo sgrammaticato palleggio di Kolo Muani frena ulteriormente una costruzione già anemica. Anche la Lazio manda un solo pallone tra i legni, ma lo fa entrare in rete. Minuto 37: gran parabola di Zaccagni per Provstgaard che incorna imperioso tra Bremer e Lucumi. Vantaggio meritato per lucidità del piano di gioco e la personalità con cui hanno sollevato spesso la pressione. Bordate di fischi al ritorno negli spogliatoi.
Crollo Juve. Forse anche per l’aria che tira, Spalletti si arrende all’idea delle due punte che molti gli hanno caldeggiato e che, anche per questo, non ama. Dentro Woltemade. Guarda caso, dopo 10’, Kolo si allarga a sinistra e crossa per il tedesco che mette fuori la migliore occasione della notte bianconera. I due attaccanti provano a collaborare gomito a gomito in cima a un 4-4-2 confuso e disordinato. Al contrario la Lazio è ordinata, pulita e laboriosa come la Svizzera. E al 21’ mette in banca il meritato raddoppio: Nuno taglia il campo per Isaksen che, scortato dal generoso Celik, accarezza la palla nell’angolino lungo. Gran gol. Grande Lazio. A questo punto, in uno Stadium livido di rabbia, Spalletti fa ciò che gli riesce meglio: il lancio isterico di dadi. Dentro Conceiçao e Zhegrova e poi anche Boga che quest’anno gli hanno già salvato la pelle in altri finali. Cinque punte, in campo non c’è più una squadra, ma un mostro deforme a 5 teste. Ma non si vive di dadi. La buona sorte quasi sempre sta con chi se la merita. Infatti, Dele-Bashiru segna il terzo (44’). Non c’è più la Juve, non c’è più Spalletti. C’è una bella Lazio in testa alla classifica. Di un grande Rino Gattuso.
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Gattuso: “Bella famiglia”. “Non so dove arriveremo Godiamoci la serata storica. Mi piace il lavoro che faccio. Noi avanti così". Rino non vuole voli pindarici “La classifica? Testa al Parma”.
Ha creato la Lazio più impensabile e l’ha fatto con amore e gioco: "Si è creata una bella famiglia. Non so dove arriveremo, ma stiamo facendo qualcosa di incredibile. Ci godiamo la serata storica. Se continuiamo così siamo scomodi per tutti, ma dobbiamo continuare". Sono poesia le parole di Rino Gattuso, è lui il poeta della Lazio. Il capolavoro è servito. Calcio mirabile, vittoria fenomenale a Torino, tre sberle alla Juve (come nel 1995 e nel 1964), superiorità netta, Stadium svuotato, solo i 2.000 laziali a cantare, classifica memorabile: "Complimenti anche al club. Abbiamo fatto un mercato con pochi soldi e siamo andati alla ricerca di ragazzi che credevano fortemente in questo progetto. Abbiamo sbagliato poco a livello umano. Per me è facile allenarli, la classifica non bisogna guardarla e ora testa al Parma". Gattuso tra incanto e disincanto, ma per lui, dopo Zenica, è un risarcimento: "Cosa significa per me questa partita? È la prima volta che vinco qui da quando ho iniziato questo mestiere. Ci godiamo la vittoria, ma ora testa al Parma. Siamo abituati a stare sopra, ma forse non siamo pronti". Entusiasmo sì, sbornia no: "Dobbiamo continuare così e vivere bene le sconfitte, perché arriveranno. L’entusiasmo non deve mancare mai. Sabato c’è il Parma, c’è da mettere l'elmetto. Viviamo alla giornata, non conosco bene i giocatori, ci lavoro da tre mesi. Non pensiamo che all’improvviso siamo diventati belli e bravi. Ci vuole sempre la gamba frizzantina".
La rivoluzione. Scosse. Impulsi. Tutta l’estate a imprimere ritmi. Gattuso ha riportato gioco, spirito e sorrisi a Formello. La Lazio di oggi è il compimento del viaggio introspettivo che ha compiuto: "Un po’ di anni fa non volevo più allenare perché mi davano fastidio determinati atteggiamenti. Tornavo a casa arrabbiato, col mal di stomaco. Ho provato a stare a casa, mi annoio e finisco per rompere le scatole a chi mi sta vicino. Mi sono reso conto di essere un uomo di campo, mi piace quello che faccio. L’esperienza all’estero mi ha cambiato molto. Oggi su due tre cose non si discute e si fanno, per il resto sono io che ascolto i ragazzi. Mi costa molto la gestione singola in settimana. Sul modo di vivere che hanno i ragazzi mi arrabbio meno, credo il segreto sia questo. Il fatto di allenare all’estero mi ha aiutato tanto. I ragazzi bisogna metterli nelle condizioni di esprimersi al massimo, hanno molte conoscenze, ma mollano alla prima difficoltà. Non farlo succedere è importante".
Le mosse. Gattuso chiedeva una cosa a Torino, giocare due tempi: "Cercavo la mentalità che non abbiamo avuto con Monza e Milan, dovevamo tenere il campo e ci siamo riusciti. La squadra va senza paura, è una questione di mentalità, è lo step che dovevamo fare". La Lazio vola a destra con Isaksen: "Può fare di più, ha qualità". La Lazio vola a sinistra con Tavares, Taylor e Zaccagni: "Nuno e Zac hanno qualità. Tavares ha motore, quando la gamba gli frulla viaggia e fa male. La catena funziona bene. Potevamo fare meglio anche nel primo tempo, Floriani poteva far male. Abbiamo costruito col portiere, con Belahyane, abbiamo lavorato in ampiezza. Questa è una squadra che non ha paura di giocare nell’uno contro uno, ha gamba. Non sappiamo ancora gestire, dobbiamo sempre andare a pizzicare in avanti con veemenza perché questa è la strada che ci ha portato ai successi". Lode a Provstgaard: "È Iron Man".
In un altro articolo, le parole di Provstgaard: “Questa la ricorderò per sempre”. l difensore ha segnato il suo primo gol nella Lazio: “A Formello c’è uno spirito mai provato prima”. E Tavares applaude Gattuso.
Ha scelto l'Allianz Stadium per segnare il primo gol con la Lazio. Provstgaard ha aperto la serata perfetta dei biancocelesti, indirizzandola con un colpo da centravanti: cross di Zaccagni dalla sinistra, terzo tempo perfetto e incornata vincente sovrastando Bremer. Non proprio l'ultimo arrivato. "Questa - ha detto dopo il match - è una serata che ricorderò per tutta la mia vita. Erano otto anni che la Lazio non vinceva a Torino e non è mai facile. Abbiamo giocato una grande gara, anche se ci sono sempre cose da migliorare. Pure contro il Milan avevamo fatto bene, ma stavolta abbiamo giocato due tempi di qualità. È la cosa più importante che ci portiamo a casa. Poi ha segnato anche il mio amico Isaksen, quindi è una bella soddisfazione per la Danimarca e per le nostre famiglie".
Prime volte. È il primo gol di Provstgaard in Serie A e, soprattutto, il primo con la maglia della Lazio. In carriera tra i professionisti era riuscito a segnare soltanto tre volte, tutte con il Vejle. L'ultima risaliva al 3 marzo 2024 contro il Bröndby. Più di due anni e mezzo dopo, Oliver ha ritrovato la rete scegliendo uno dei palcoscenici più prestigiosi. Continua così un inizio di stagione che lo ha trasformato in uno dei punti fermi di Gattuso. Neppure il tour de force con la Danimarca, quattro partite disputate in undici giorni durante la sosta, è riuscito a fermarlo: "È stata una settimana tosta quando sono tornato in Italia. Ero un po' stanco, ma già dal primo giorno il mister ha lavorato per farci trovare pronti. Gattuso è davvero importante. Sa le qualità che ho, ma anche su cosa devo migliorare e mi aiuta ogni giorno. Sono contento che sia venuto qua ad aiutare la Lazio. C'è uno spirito nello spogliatoio e a Formello che non ho mai provato prima nel calcio". È lo stesso spirito che accompagna una concorrenza diventata sempre più serrata. Provstgaard, Doekhi, Sutalo e Diogo Leite si giocano due posti, senza intaccare l'unità del reparto: "Siamo quattro difensori con qualità, tutti possono giocare. E l'obiettivo è unico per tutti: che la Lazio vinca ogni partita".
Tavares. Decisivo anche Nuno Tavares, che ieri ha servito un altro assist, ciliegina sulla torta di una nuova prestazione top: "Gattuso ha cambiato la squadra a livello di unione del gruppo. Oltre al gioco, ha portato fiducia, che per me è troppo importante. Si vede in campo che siamo uniti e facciamo le cose giuste. Questa settimana abbiamo fatto un lavoro tremendo per prepararci al meglio. A me dice di andare e mi lascia libero, che è quello che mi piace fare. Difendiamo e poi attacchiamo, il calcio è così. E se non prendiamo gol siamo più vicini a vincere".
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Rino Gattuso ha convocato i seguenti calciatori:
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• La classifica dopo la VII giornata del campionato di Serie A:
| Classifica | Punti | GG | V | N | P | GF | GS | DR | Punti C | VC | NC | PC | Punti F | VF | NF | PF |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Inter | 19 | 7 | 6 | 1 | 0 | 21 | 9 | 12 | 12 | 4 | 0 | 0 | 7 | 2 | 1 | 0 |
| Lazio |
19 | 7 | 6 | 1 | 0 | 14 | 4 | 10 | 7 | 2 | 1 | 0 | 12 | 4 | 0 | 0 |
| Roma | 17 | 7 | 5 | 2 | 0 | 16 | 3 | 13 | 10 | 3 | 1 | 0 | 7 | 2 | 1 | 0 |
| Milan | 15 | 7 | 4 | 3 | 0 | 14 | 7 | 7 | 9 | 3 | 0 | 0 | 6 | 1 | 3 | 0 |
| Como | 14 | 7 | 4 | 2 | 1 | 12 | 7 | 5 | 4 | 1 | 1 | 0 | 10 | 3 | 1 | 1 |
| Frosinone | 13 | 7 | 4 | 1 | 2 | 13 | 9 | 4 | 9 | 3 | 0 | 1 | 4 | 1 | 1 | 1 |
| Cagliari | 13 | 7 | 4 | 1 | 2 | 6 | 7 | -1 | 4 | 1 | 1 | 1 | 9 | 3 | 0 | 1 |
| Juventus | 11 | 7 | 3 | 2 | 2 | 9 | 8 | 1 | 7 | 2 | 1 | 1 | 4 | 1 | 1 | 1 |
| Napoli | 10 | 7 | 3 | 1 | 3 | 10 | 7 | 3 | 6 | 2 | 0 | 1 | 4 | 1 | 1 | 2 |
| Torino | 10 | 7 | 3 | 1 | 3 | 10 | 9 | 1 | 3 | 1 | 0 | 2 | 7 | 2 | 1 | 1 |
| Atalanta | 9 | 7 | 3 | 0 | 4 | 10 | 11 | -1 | 9 | 3 | 0 | 1 | 0 | 0 | 0 | 3 |
| Lecce | 9 | 7 | 3 | 0 | 4 | 9 | 12 | -3 | 3 | 1 | 0 | 2 | 6 | 2 | 0 | 2 |
| Sassuolo | 8 | 7 | 2 | 2 | 3 | 12 | 14 | -2 | 7 | 2 | 1 | 0 | 1 | 0 | 1 | 3 |
| Monza | 7 | 7 | 2 | 1 | 4 | 13 | 15 | -2 | 6 | 2 | 0 | 1 | 1 | 0 | 1 | 3 |
| Bologna | 5 | 7 | 1 | 2 | 4 | 6 | 10 | -4 | 2 | 0 | 2 | 2 | 3 | 1 | 0 | 2 |
| Udinese | 4 | 7 | 1 | 1 | 5 | 9 | 16 | -7 | 1 | 0 | 1 | 3 | 3 | 1 | 0 | 2 |
| Genoa | 4 | 7 | 1 | 1 | 5 | 5 | 13 | -8 | 4 | 1 | 1 | 2 | 0 | 0 | 0 | 3 |
| Fiorentina | 4 | 7 | 1 | 1 | 5 | 8 | 17 | -9 | 1 | 0 | 1 | 3 | 3 | 1 | 0 | 2 |
| Parma | 4 | 7 | 1 | 1 | 5 | 4 | 13 | -9 | 4 | 1 | 1 | 2 | 0 | 0 | 0 | 3 |
| Venezia | 3 | 7 | 1 | 0 | 6 | 6 | 16 | -10 | 3 | 1 | 0 | 3 | 0 | 0 | 0 | 3 |
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