Mercoledì 4 marzo 2026 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Atalanta 2-2
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4 marzo 2026 – Roma, stadio Olimpico - Coppa Italia, Semifinale di andata - inizio ore 21.00
LAZIO: Provedel, Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares, Dele-Bashiru, Cataldi, Taylor (82' Belahyane), Isaksen (64' Cancellieri), Maldini (76' Dia), Zaccagni (76' Noslin). A disposizione: Motta, Furlanetto, Patric, Provstgaard, Lazzari, Hysaj, Pellegrini, Przyborek, Ratkov, Pedro. Allenatore: Sarri.
ATALANTA: Carnesecchi, Scalvini (64' Kossounou), Hien, Kolasinac (75' Ahanor), Zappacosta, De Roon (64' Musah), Pasalic, Bernasconi, Samardzic (75' Sulemana), Zalewski; Krstovic (86' Scamacca). A disposizione: Rossi, Sportiello, Kossounou, Bakker, Bellanova, Djimsiti, Vavassori. Allenatore: Palladino.
Arbitro: Sig. Manganiello (Pinerolo) - Assistenti: Sigg. Bindoni e Tegoni - Quarto uomo: Sig. Sacchi - V.A.R.: Sig. Gariglio - A.V.A.R.: Sig. Guida.
Marcatori: 46' Dele-Bashiru, 51' Pasalic, 87' Dia, 89' Musah.
Note: ammoniti 24' De Roon, 65' Sarri, 65' Palladino, Pasalic, 90'+5' Hien. Angoli 1 a 3. Recuperi: 2' p.t., 5' s.t.
Spettatori: 6.000 circa.

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► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
• Il Corriere dello Sport titola: “Lazio, un pari di solitudine”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Dele-Bashiru in gol e 1-1 firmato Pasalic. Nel finale Dia illude ma poi spunta Musah. L’Olimpico è vuoto ma il gruppo di Sarri tiene testa all’Atalanta e assapora il successo: il passaggio in finale è ancora apertissimo”.
Segni e sogni di una notte pazza. Questa partita riassume e incarna la Lazio di oggi: la forza, le debolezze, la sfortuna. Ci sono destini che non premiano, che ti fanno pareggiare una partita quasi vinta. La Lazio ha ritrovato spirito, cuore, impulsi e gol. È andata avanti due volte, ha costretto l’Atalanta a salvarsi all’ultimo. Il gol di Dia al 42'st sembrava averla schiantata. Ha pareggiato Musah dopo due minuti. Due dei cambi finali. Si deciderà tutto a Bergamo il 21 o 22 aprile, nella “bella”. La finale sarà di chi la spunterà, col pareggio si andrà ai supplementari. La Dea avrà il vantaggio di giocare in casa, una Lazio così non partirà battuta. Quella di ieri, fatta di gioco e giocatori, fa credere ai sogni che non si ha più il coraggio di sognare. È stata spinta da chi spesso è stato il peggiore: Tavares e Dele-Bashiru (suo il primo gol) erano indemoniati. Dia rapace. Lotito deve delle scuse e dei ringraziamenti a Sarri, è il suo guastatore. Solo seimila tifosi dentro lo stadio, dato comprensivo di scolaresche, parenti e amici tutti invitati dal presidente. In duemila a cantare fuori dalla Nord. Come spogliare il re.
La partita. Buffon ospite in tribuna, inviato di Gattuso. Sarri con Gila, Maldini, Dele-Bashiru e Tavares. Palladino con Samardzic e Krstovic. La marcatura chiave: Kolasinac su Dele-Bashiru, il centrale che saliva sulla mezzala come in campionato. Mossa che non aveva pagato e che non pagherà. Partita in bilico, si capisce subito. Lazio aggressiva coi tre attaccanti, subito in profondità. Tracciante di Taylor per Isaksen a campo libero, fallo di mano del danese. L’Atalanta ha sequestrato tutto, partita ed episodi. Troppa libertà a Zalewski e Samardzic tra le linee. Prima giocata su Zappacosta. È partito su palla lunga, suo il cross per la spizzata di Krstovic, gol in fuorigioco. Maldini braccato da Hien. Anche la Lazio con gli esterni. Lancio su Isaksen, fermato da Bernasconi, poi chiuso da Hien. Ancora Isaksen su assist di Zaccagni, vai col liscio. Tavares ha iniziato a sprintare, è entrato in partita Zaccagni, steso da De Roon (giallo). Ancora Zaccagni per Maldini, sul pallone ci è andato di schiena. Pasalic non scalava subito su Marusic, i biancocelesti hanno trovato un tempo di gioco in più. Di Marusic il lancio per Dele-Bashiru, alle spalle di Kolasinac. Il nigeriano, una furia, aveva preso un angolo, non concesso. Un secondo angolo è stato negato a Maldini, tocco di Hien. "Ci stiamo giocando la vita", l‘urlo di Cataldi a Manganiello. Sviste imperdonabili. S’è svegliata l’Atalanta. Traversa di Zappacosta in acrobazia, cross di Bernasconi. Tavares a vuoto. I soliti problemi nel chiudere sugli esterni.
La ripartenza. Subito ribaltoni nella ripresa. Il limite dell’uomo contro uomo pagato dall’Atalanta. Palla su Dele-Bashiru, ha resistito all’assalto di Kolasinac, ha scambiato con Maldini, triangolo chiuso. Colpo di Dele con lo scavetto. Un buco difensivo, ma gran gol e grande assist. Triplo errore della Lazio in uscita. Isaksen anticipato da Kolasinac. Samardzic libero tra le linee, tiro respinto da Provedel, è finito da Pasalic. Colpo al volo (1-1). Taylor da fuori, volo di Carnesecchi. Scalvini ko, dentro Kossounou e Musah. Cancellieri per Isaksen. Kossounou sbraccia su Zaccagni, Manganiello non interviene. Sarri quasi a contatto con Palladino, due gialli. Dentro Ahanor, Sulemana, Noslin e Dia. Sulemana sul centrosinistra, da qui farà l’assist. Applausi dei 6.000 per la Lazio. Belahyane per Taylor. Spintone di Kossounou a Tavares, graziato dall’arbitro. Scamacca per Krstovic. Ma è Dia a colpire sfruttando una dormita di Pasalic. Recupero di Tavares, triangolo con Noslin, cross di Nuno. Musah pareggia, tutto solo, assist di Sulemana. Lazio schiacciata dietro. Ma è viva, ha cento cuori e mille vite. Può farcela, Lotito permettendo.
• Il Messaggero titola: “Dele più Dia, ma è un pari che fa male”. Continua il quotidiano romano: “Si conclude 2-2 l’andata della semifinale di Coppa Italia: la Lazio va due volte avanti con il centrocampista e l’attaccante ma l’Atalanta rimonta. Verdetto a fine aprile. Un secondo tempo ricco di emozioni. Pasalic e Musah premiano Palladino. Carnesecchi salva su Taylor”.
Tutta la forza dell'orgoglio della Lazio è in quel carrarmato di Dele-Bashiru: era già stato decisivo con l'assist per Noslin nei quarti di Bologna, ma appena vede l'Atalanta diventa sovrumano. Il nigeriano trascina i biancocelesti nell'andata della semifinale di Coppa Italia, va a segno di nuovo contro la Dea, come l'anno scorso in campionato. Peccato che il suo cocchiaio venga annullato dal pari di Pasalic, ancora più doloroso che la fine del digiuno di Dia sia vanificata dal 2-2 di Musah sul gong. I biancocelesti non vincono, sono fortunati nel primo tempo (traversa di Zappacosta), ma nella ripresa ritrovano quello spirito battagliero disperso insieme ai gol nel vecchio anno. È tutto aperto in vista del ritorno. Quindi, se la Serie A sembra ormai un luogo anonimo, questa competizione può rianimare una stagione d a incubo. Bisogna fissare il trofeo e non mollarlo. L'Europa rimane un miraggio, ma se ci si crede sino in fondo e in questo modo, il paradiso è vicino.
La contestazione. In attesa di un vero arcobaleno, c'è una luce, anche se l'Olimpico rimane sempre al buio: i tifosi non entrano per la terza volta consecutiva, nemmeno nella gara più importante dell'anno (seimila spettatori, compresi stewards, scuole e famiglie gratis) in aperta contestazione contro la gestione Lotito. I gruppi organizzati, partiti in corteo da Ponte Milvio, sono sotto la Curva Nord per non far mancare da fuori il proprio sostegno. La squadra sente i cori già nel riscaldamento. Sarri riesce a schierare la formazione titolare quasi al completo: solo Basic è out, c'è Dele-Bashiru al suo posto. Gila torna al fianco di Romagnoli in difesa. Tavares a sinistra come contro la Dea in campionato e fa una gara da standing ovation. Maldini recupera ma inizia mogio al fianco di Isaksen e Zaccagni nel tridente d'attacco. Palladino deve rinunciare agli infortunati Ederson, Raspadori e De Ketelaere nel 3-4-2-1, ma non sembra risentirne il gioco. La Lazio cerca subito la profondità con un filtrante di Taylor, ma la prima sgommata di Isaksen si spegne col solito fumo. L'Atalanta inizia un palleggio prolungato alla ricerca del varco giusto, ma Pasalic è in fuorigioco su una girata di sinistro. E, sul lancio di Scalvini, è in offside millimetrico anche Zappacosta, che regala il cross per il vantaggio di Krstovic (annullato).
I biancocelesti sono schiacciati, arrivano sempre secondi sulla palla e Sarri urla di rialzare baricentro e ritmo. Niente, una capocciata di Pasalic sfiora un altro incrocio. Isaksen è pimpante, ma non tira mai e, la prima e unica volta che lo fa, centra Maldini, mica lo specchio. Il figlio d'arte invece è sempre troppo lezioso e poco cattivo: si fa anticipare da Hien davanti alla porta, dopo un'accelerata di Zaccagni sul fondo. Anche Tavares inizia a scendere sulla fascia con coraggio, ci sono più uomini biancocelesti ad attaccare lo spazio. La Lazio s'infuria per un corner non assegnato da Manganiello. Cataldi va a muso duro: "Ci stiamo giocando la vita, non puoi non darcelo". I nerazzurri rifiatano e si riaffacciano davanti con un traversone di Bernasconi sul secondo palo: liscio di Nuno, ma la semi-rovesciata di Zappacosta si stampa sul sette pieno.
Svolte immediate. Un altro primo tempo biancoceleste con zero tiri verso la porta (sono otto in campionato). Sembra il solito triste copione, invece la Lazio inizia la ripresa con un super Dele-Bashiru: il nigeriano apre e chiude un triangolo con Maldini (secondo assist, dopo quello per Pedro allo Stadium) e supera Carnesecchi con uno scavetto delizioso. Il sussulto nel silenzio dell'Olimpico dura tuttavia un attimo: Provedel esagera il volo plastico su un tiro a giro di Samardzic e respinge la palla sui piedi di Pasalic, che trova il pareggio. Ivan si trascina un dolore alla spalla da Torino. I biancocelesti non si scoraggiano: strepitosa la parata di Carnesecchi sul primo siluro di Taylor, diretto all'angolino. Romagnoli vola in attacco su un angolo, ma non riesce a mirare lo specchio. Inizia la giostra dei cambi di Sarri e Palladino (entrambi ammoniti per un battibecco): fuori Isaksen per Cancellieri, fra i nerazzurri Kossounou e Musah rilevano Scalvini e De Roon. Sarri cerca nuove energie e spunti con Noslin e Dia in attacco. Giusto, perché Tavares sprinta e il senegalese riesce finalmente a sfruttare una dormita di Pasalic per sbloccarsi dopo un digiuno che durava dal 31 agosto. Sembra finita, ma Musah acciuffa il 2-2 finale, che lascia tutto aperto per il ritorno a Bergamo. Sarà dura, ma chissà non sia iniziato un altro rinascimento della Lazio.
• Il Tempo titola: “Pari e rimpianti”. Continua il quotidiano romano: “La Lazio rimontata due volte dall’Atalanta nella semifinale d’andata. Apre Dele-Bashiru, segna Pasalic, poi la rete di Dia. Musah fa 2-2. Biancocelesti disattenti nel finale. Si deciderà tutto nel match di ritorno a Bergamo”.
Appuntamento a Bergamo ma la Lazio segna due gol nella semifinale d'andata e si fa riprendere in entrambe le occasioni dall'Atalanta grazie anche a due interventi poco felici di Provedel. Finisce 2-2, tutto nella ripresa, con i gol di Dele-Bashiru, Pasalic, Dia e Musah, ai biancocelesti restano solo tanti rimpianti per essersi fatti sfuggire la vittoria quando sembrava fatta. Ora, il 22 aprile, servirà un'impresa per strappare il pass per la finale. Sarri recupera Gila in difesa e Maldini in attacco, giocano Tavares e Dele-Bashiru che hanno vinto i ballottaggi con Pellegrini e Belahyane. Palladino si affida a Kristovic in attacco con Samardzic e Zalewski alle sue spalle. Inutile raccontare l'ambiente: l'Olimpico è vuoto, in pratica è una sfida in stile Covid dove si sentono le urla dei calciatori e degli allenatori. Una tristezza infinita, un muro contro muro tra il presidente Lotito e la maggioranza dei tifosi dagli esiti ignoti. La frattura appare insanabile con i gruppi organizzati che hanno scelto di disertare il loro stadio, la loro amata curva nord fino al termine della stagione. Tant'è, quando l'arbitro Manganiello fischia l'inizio della gara la rimane per sempre l'immagine spettrale dell'Olimpico per una semifinale di Coppa Italia, alla fine si fatica ad arrivare a 5000 presenti.
L'Atalanta parte meglio, segna subito con Zappacosta che, però, per fortuna della Lazio parte in fuorigioco. Il primo quarto d'ora di sofferenza totale, i nerazzurri sfondano sulle fasce senza trovare il vantaggio. Sarri urla dalla panchina e, grazie soprattutto al lavoro delle due catene laterali a destra Marusic, Dele e Isaksen, a sinistra Tavares, Taylor e Zaccagni la squadra guadagna qualche metro e la partita torna equilibrata. Per carità, i biancocelesti non tirano verso la porta di Carnesecchi ma almeno creano qualche premessa per tornare al gol dopo tre partite di campionato a digiuno di reti. Al 42' l'occasione migliore di un primo tempo gradevole, Zappacosta spara a colpo sicuro, la traversa salva Provedel.
Nella ripresa la gara si stappa grazie a Dele-Bashiru che, scambia con Maldini e infila la porta atalantina con un dolce tocco. Dura appena tre minuti l'inatteso vantaggio, tiro di Samardzic, Provedel respinge male, Pasalic fa subito 1-1. Poi i cambi, dentro Kossounou, Ahanor, Musah, Sulemana e Scamacca, Sarri risponde con Cancellieri, Dia, Noslin e Belahyane. Si arriva così all'87, cross di Tavares, Pasalic sbaglia e Dia porta avanti i biancocelesti. Ma, anche stavolta la gioia dura poco: affondo di Sulemana, conclusione sporca di Musah che passa sotto le gambe di Provedel e regala a Palladino il nuovo pareggio. Il recupero fa crescere i rimpianti di una Lazio troppo ingenua. Nel ritorno sarà durissima per la creatura di Sarri. Ora la sfida interna contro il Sassuolo spostata a lunedì sera: c'è bisogno di rialzarsi in campionato per provare a risalire la classifica che recita un anonimo undicesimo posto. Ma è proprio una stagione maledetta.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Dea di ferro. Lazio che rimpianti”. Continua il quotidiano sportivo: “Sarri scappa due volte ma Palladino risponde. A Dele-Bashiru replica subito Pasalic. Allo scadere in tre minuti l’illusione di Dia e il 2-2 di Musah. Per la finale si decide a Bergamo”.
Neanche il tempo di esaltare una Lazio nel nome di Dia, con la rete che nel finale stava per regalare un successo insperato, e subito a riequilibrare la situazione per l’Atalanta ci ha pensato Musah che con il gol ci sta prendendo gusto. Un botta e risposta come quello di inizio secondo tempo – il vantaggio di Dele-Bashiru e il pari di Pasalic – ad alimentare il sospetto che Lazio e Atalanta abbiano giocato un po’ con il freno a mano, sollevando il ritmo soltanto nei momenti chiave. Comprensibile più per i nerazzurri, coinvolti in tre tornei, che per la Lazio alla quale è rimasta soltanto la Coppa Italia. Palladino aveva cominciato dominando, senza far toccare palla ai laziali per un quarto d’ora abbondante, ma progressivamente ha cominciato a perdere ritmo e misure, mentre la Lazio ha recuperato almeno l’orgoglio e s’è più che meritata il pari. Un 2-2 che lascia tutto come prima, come tra Inter e Como martedì: appuntamento per il ritorno a fine aprile, con le idee sicuramente più chiare per l’Atalanta, tra Champions e obiettivo quarto posto, ma con una Lazio che ha soltanto una strada per salvare la più difficile delle stagioni.
Atalanta che partenza. Neanche per l’Atalanta è semplice gestire questa fase. Il Bayern è uno sbarramento quasi proibitivo in Champions, ma dalle parti di Bergamo non s’è mai vista bandiera bianca prima di cominciare. Poi il campionato, cominciato, di fatto, con l’avvento di Palladino: la rimonta procede veloce, ma qualche stop tipo il Sassuolo rischia di comprometterla. Infine la Coppa Italia che sì, d’accordo, senza dubbio è la meno importante, ma forse quella più alla portata, e dopo due finali perse negli ultimi anni contro la Juve (2021 e 2024) non sarebbe un torneo da disprezzare. Palladino sceglie la squadra “vera”, con Samardzic e Zalewski dietro a Krstovic, e parte come ai bei tempi, come con il Borussia, schiacciando la Lazio negli ultimi trenta metri e impedendole di uscire. Un paio di settimane fa i bergamaschi avevano vinto 2-0 in campionato. Il gol immediato di Krstovic dopo 2’, annullato per fuorigioco, lascia intendere che tutto si risolverà in tempi brevi. Invece la spinta si esaurisce presto.
Recupero Lazio. Rallentamento dell’Atalanta? Di sicuro. Ma anche riorganizzazione laziale. All’inizio Sarri soffre la velocità superiore degli ospiti e le solite marcature a uomo ossessive: Hien non lascia respirare Maldini, gli si incolla dietro e non gli consente di girarsi. Già per l’ex di turno è difficile interpretare il ruolo di centravanti, anzi di terminale unico di una squadra rinchiusa in difesa, lui che è uno degli ultimi 10 mohicani rimasti. Avrebbe bisogno di un paio di attaccanti più avanzati da innescare rivolto alla porta, figurarsi francobollato così. Palladino sorprende anche con l’inesauribile Bernasconi, e non Kolasinac, su Isaksen come al solito molto largo. In attacco, però, nessuno degli atalantini è esaltante come in Champions. Pian piano, il ritmo cala e la Lazio comincia a proporsi in attacco. L’unico che, a prescindere dal rivale, non si ferma mai è Zappacosta che a destra va come un treno (e prende anche una traversa), mentre nella Lazio i segnali di vita arrivano da Dele-Bashiru, che ogni tanto strappa, e da Zaccagni troppo solo però a sinistra.
Quattro gol. Un tempo di studio e un altro di episodi. Non una gran partita, tanti errori, momenti di pausa, ma quattro gol. Il più bello è sicuramente il primo, anche perché chiarisce anche quello che potrebbe fare Maldini in un sistema tattico più adatto: l’azzurro riceve palla ancora spalle alla porta ma sulla trequarti e, vedendo Dele-Bashiru in corsa, fa una torsione minima e lo lancia con un filtrante millimetrico. Kolasinac fatica a inseguire il laziale che si presenta implacabile davanti a Carnesecchi. Il vantaggio dura quattro minuti. Provedel respinge sui piedi di Pasalic la gran botta da fuori di Samardzic: il croato, in questi momenti, c’è sempre. Purtroppo per lui, nel finale si trasformerà nell’antieroe, nel protagonista al contrario. La Lazio, infatti, firma il 2-1 al 42’ quando proprio Pasalic stoppa male in area il cross di Tavares: la palla gli scappa e Dia castiga Carnesecchi. Sembra finita ma stavolta di minuti ne trascorrono tre prima che Sulemana, liberatosi di Marusic, crossi in area per Musah che ha tutto lo specchio della porta libero: 2-2.
Tutto rimandato. Da Dia a Noslin, da Sulemana a Musah, sono i nuovi entrati a dare una scossa alla partita che si sta avviando verso l’1-1. La Lazio, oggi vagante nella seconda parte del tabellone, dovrà concentrarsi con tutte le sue forze sul ritorno di Bergamo. L’Atalanta ha tempo per scegliere. E il campionato comunque bussa già: Sassuolo e Udinese, oltre la classifica, non sono i clienti migliori rispettivamente in arrivo per Sarri e soprattutto per Palladino che non può permettersi di allungare il distacco dal quarto posto.
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Lo sfogo di Sarri “Il tecnico sono io”. Mau risponde a Lotito: “Decido io dove mettere i giocatori. Con i 45.000 allo stadio avremmo vinto noi. I rinnovi? Non so, bisogna chiedere alla società”.
La serata delle esultanze strozzate e dei ruoli rivendicati: "L'allenatore sono io e decido io dove mettere i giocatori". Chiaro riferimento all'ennesima telefonata di Lotito diventata virale in cui è stato contestato l'utilizzo da centravanti di Maldini, ieri autore dell'assist per Dele-Bashiru. La gioia per i gol, la rabbia per le distrazioni immediate. E il rammarico per lo stadio nuovamente vuoto: "Con 45mila tifosi l'Olimpico sarebbe ribollito". Sarri ha gioito e poi s'è rabbuiato, due volte su due. Il pareggio di Musah, appena dopo il timbro di Dia, ha cancellato il vantaggio che la Lazio aveva costruito in vista della gara di ritorno: "Ma sarebbe stata una lotta allo stesso modo, anche in caso di vittoria".
Reazione. Soddisfazione per la prestazione: "La squadra non solo ha lottato, è stata una prova di qualità. Abbiamo giocato alla pari e messo in difficoltà un'avversaria che al momento è tra le più forti in Italia. Rimane il rammarico di non aver avuto la forza di continuare a stare più alti. I centrocampisti si sono abbassati troppo". Ha scosso la Lazio ritrovandola tre giorni dopo la trasferta di Torino, giocata a luce spenta. "Dopo il pareggio abbiamo reagito bene, a Bergamo ce la possiamo giocare e ce la giocheremo. Usciamo contenti dall'andata". Dele ha sbloccato il risultato con una percussione centrale: "Può colpire con questi inserimenti. Dia? Mi dispiaceva tantissimo, non stava facendo una stagione di livello. L’ho sempre apprezzato, speravo ci potesse dare molto. Ci può dare tanto in questo finale di stagione".
Chiarezza. Il passaggio sui tifosi in contestazione: "Ho un retropensiero su tutte le partite in casa. I pochi presenti allo stadio si sono infervorati a un certo punto della gara, ce ne fossero stati 45mila l'Olimpico sarebbe ribollito. E avremmo vinto. Purtroppo la squadra si sta "abituando". A un certo punto ho sentito i tifosi dall'esterno, non so se lo stesso è successo ai ragazzi in campo. Ne abbiamo bisogno, l'ho sempre detto così come il fatto che rispetto ogni decisione". Ha risposto a distanta a Lotito sulle domande riguardanti le telefonate "rubate": "Io ho bloccato la cessione di Noslin? Ma come, dicono che non faccio io il mercato e poi stoppo le cessioni?". Sul ruolo di Maldini, appunto: "Peccato che l'allenatore sono io e lo faccio giocare dove dico io. Lui interpreta bene il ruolo di attaccante atipico in certe giocate, deve imparare a essere un po' più completo, ad andare pure lui in porta come ha spedito Dele-Bashiru".
Nuno. Sulla crescita di Tavares: "Ha lavorato su se stesso, nell'ultimo mese e mezzo è cambiato in allenamento, a quel punto le partite così diventano la naturale conseguenza. È stato ordinato dietro, ha fatto ingressi offensivi in modo logico. Una gara seria. Il merito è suo, ora deve essere bravo a non perdersi di nuovo". Infine sui tanti calciatori in scadenza nel 2026 e nel 2027: "La situazione sui rinnovi non la conosco, non penso ci siano trattative in corso. È una sensazione, non una certezza. Va chiesto alla società. Se prendono una posizione come hanno fatto a gennaio, allora dipenderà soltanto da loro, non da me". Tanto per chiarire.
In un altro articolo, i commenti dei calciatori scesi in campo. Circa 6.000 spettatori all’Olimpico, in 2.000 fuori: “Non è facile stare senza i nostri tifosi”. Zaccagni: “Rispettiamo la loro decisione, in qualche modo ci stanno vicini”. Il capitano: “Bella partita, ma la gestione va migliorata”. Dia: “Per me è un gol importante”.
Più o meno 5.000 spettatori dentro l'Olimpico (6.000 considerando omaggi e scuole invitate), altri 2.000 circa fuori per cercare di far sentire la propria voce sia simbolicamente che nel concreto. Ci hanno provato, i tifosi della Lazio, a esserci pur senza esserci. Come da programma i gruppi organizzati si sono ritrovati a Ponte Milvio, ma non hanno potuto scortare il pullman della squadra perché - secondo quanto riferito dalla società a Sarri - la questura non avrebbe dato l'ok. Hanno sfilato da soli verso lo stadio, portando con loro uno striscione che ha ribadito il sacrificio scelto pur di portare avanti la contestazione: "Estremo atto d'amore".
Protesta. Il "compromesso", se così si può definire, è stato quello di posizionarsi subito fuori dalla Curva Nord, per provare a far sentire il proprio calore alla squadra da lì, guardando il match sui propri telefoni o ascoltandolo alla radio. I cori sono stati continui per tutta la partita, dall'interno dello stadio però si è percepito poco o nulla, fatta eccezione per alcuni rumorosi petardi sparsi nella prima frazione di gioco e altri a ripetizione dopo il gol del provvisorio 1-0 di Dele-Bashiru. Il risultato, insomma, almeno sotto questo aspetto non è stato quello previsto (i pochi presenti comunque hanno provato a compensare), mentre è andato avanti forte e chiaro quello della contestazione (civile, va sottolineato) nei confronti della società. Prima della gara, anche il direttore sportivo Fabiani ha commentato la situazione ai microfoni di Mediaset: "Abbiamo il dovere di onorare questa stagione, ci dispiace non vedere lo stadio pieno, ma dobbiamo rispettare la volontà di tutti. Non entro nel merito della questione (protesta, ndr), credo ci voglia buon senso da parte di tutti".
Delusione. Sul campo, i giocatori escono con la delusione di essere stati raggiunti dopo essere passati due volte in vantaggio. Prima con Dele-Bashiru, poi con Dia a pochi minuti dallo scadere: "È stato un gol molto importante per me - ha detto il senegalese al termine dell'incontro - perché era tanto tempo che non segnavo. Purtroppo però abbiamo subìto gol immediatamente e questo fa molto male. Quello che emerge, però, è che quando si soffre tutti insieme si gioca bene". È d'accordo con lui anche Zaccagni: "Abbiamo fatto una bella partita e penso che non si possa dire niente alla squadra. Abbiamo avuto un bell'atteggiamento, forse dobbiamo migliorare nella gestione, perché abbiamo subìto gol poco dopo averlo fatto e questo non deve succedere. Comunque, abbiamo giocato una bella partita e adesso ce l'andiamo a giocare a Bergamo". Il capitano della Lazio, poi, ha parlato dell'assenza dei tifosi dello stadio: "In qualche modo, comunque, la loro vicinanza ce la fanno sentire. Chiaramente non è facile stare senza di loro, ma rispettiamo le loro decisioni e andiamo avanti così".
Provedel, Gila, Dele-Bashiru, Romagnoli, Marusic, Nuno Tavares Isaksen, Maldini, Taylor, Cataldi, Zaccagni |
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:
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