Sabato 24 gennaio 2026 - Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 0-0

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24 gennaio 2026 – Lecce, stadio Via del Mare - Campionato di Serie A, XXII giornata - inizio ore 20:45

LECCE: Falcone, Veiga, Siebert, Tiago Gabriel, Gallo, Coulibaly, Ramadani, Gandelman, Pierotti (89' Morente), Stulic (64' Cheddira), Banda (64' Sottil). A disposizione: Fruchtl, Samooja, Ndaba, Sala, Fofana, N`Dri, Perez, Jean, Kouassi, Drame, Ngom, Maleh. Allenatore: Di Francesco.

LAZIO: Provedel, Lazzari (73' Pellegrini), Gila (64' Provstgaard), Romagnoli, Marusic, Basic, Vecino (64' Dele-Bashiru), Taylor, Cancellieri (82' Isaksen), Dia (64' Ratkov), Zaccagni. A disposizione: Mandas, Furlanetto, Pedro, Noslin, Nuno Tavares, Belahyane, Hysaj, Farcomeni. Allenatore: Sarri.

Arbitro: Sig. Chiffi (Padova) - Assistenti: Sigg. Imperiale e Bahri - Quarto uomo: Sig. Rapuano - V.A.R.: Sig. Mazzoleni - A.V.A.R.: Sig. Abisso.

Note: ammoniti 52' Veiga, 73' Provstgaard, 90'+1' Tiago Gabriel. Angoli 4 a 1. Recuperi: 2' p.t., 6' s.t.

Spettatori: 24.435 (22.319 abbonati e 2.116 paganti), per un incasso di 328.861,01 euro. Circa 400 tifosi laziali nel settore ospiti.


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I calciatori convocati per la partita odierna

Le dichiarazioni dei protagonisti

La classifica dopo la XXII giornata di campionato

• Il Corriere dello Sport titola: “Questa Lazio non tira più”. Continua il quotidiano sportivo romano: “In attacco i biancocelesti sono impalpabili. Il Lecce ci prova: traversa di Ramadani. Una partita con poche emozioni: meglio i giallorossi. La squadra di Sarri raccoglie un punto, ma restano i problemi”.

Comincia e finisce nel niente la Lazio di Sarri, sempre più modesta, persa nel suo annichilente non essere, sta dicendo addio ai suoi simboli e a sé stessa. Del Lecce di Di Francesco e dei suoi ragazzoni si può andare fieri, hanno staccato di un punto la Fiorentina, seppure d’un pelo sono fuori dalla zona rossa. Quasi l’hanno vinta, difendendo e attaccando fino alla fine. Rimpiangono la traversa di Ramadani e Provedel. Devono trovare i gol, ne ha sfiorato uno anche Coulibaly, i mediani hanno stangato da fuori. I pallori record sono delle punte della Lazio, simboleggiati dai tiri in porta dei primi 45': zero. Mai era successo con Sarri in panchina. Alla fine se n’è contato uno di Dia nella ripresa. Come faccia Mau a resistere, tutto solo, in mezzo a tanta pochezza, mentre regna il caos e Lotito si esibisce nelle sue celebri gag telefoniche destabilizzandolo, lo sa solo lui. Il presidente dovrebbe pensare di più a restituire la Lazio al livello che le spetta attaccando il telefono. Sarri ieri ha salutato Romagnoli, irrinunciabile per l’abc del suo calcio, l’ultimo ad essersi rotto le scatole. Mau si è trovato a schierare giocatori strappati alle infermerie (Basic-Vecino), secondo il copione dei calvari che vive quotidianamente. Si va di forza d’inerzia.

L’avvio. Di Francesco con Stulic, rinviato l’esordio di Cheddira. Sarri cerca munizioni da mesi, s’è affidato a Dia, appena tornato. Mau per l’occasione senza registi, Vecino play. Taylor mezzala sinistra. Basic a destra. Il Lecce è partito col 4-2-3-1, ha costruito anche col 3-4-2-1. Quando Gallo saliva c’erano lui e Pierotti larghi. Banda andava dentro al campo per impedire le uscite della Lazio. Lecce subito temerario. Linea difensiva alta. Correva, raddoppiava. Linee strette, gomiti alti. Tutto suo il primo tempo. Il centrocampo di Sarri, improvvisato, è stato carente. Platonico il cucito di Vecino. Basic infruttuoso per quanto si agitasse. Taylor senza lampi. Non tocca molti palloni, si inserisce, si spegne presto. Davanti? Zaccagni non è più lui. Dia ha lavorato male i palloni, ha perso i duelli. Cancellieri era preso alle spalle da Gallo. Nessuno all'altezza. Troppe turbolenze fino al tiro di Coulibaly da fuori dopo 20 minuti, volo d’angelo di Provedel. Pierotti, sulla ribattuta, ha sparato alto. Basic aveva perso palla in attacco. Venti minuti dopo DiFra ha maledetto la sfortuna sulla traversa di Ramadani da 25 metri. Vecino era scivolato, campo sdrucciolevole. Azione partita da una rimessa dal fondo, lungo il giro palla, Coulibaly è salito indisturbato nell’area della Lazio, poi ha scaricato all’indietro su Banda. Da Gallo a Ramadani. Non sembrava vero, al Lecce, poter palleggiare con un agio del genere. La Lazio non ha mai trovato lo scarico oltre i tre passaggi. L’apice della frustrazione quando Basic e Cancellieri, non capendosi, quasi si sono mandati a quel paese. Il primo tempo s’è chiuso con 7 tiri del Lecce (1 nello specchio) e zero della Lazio. Era dal maggio 2004 che i pugliesi non subivano neppure un tiro. Si ricorderà anche questo alla Lazio.

La ripresa. Cadenze più umane del Lecce. La Lazio ha trovato il primo tiro con Dia (55'). Rimessa laterale, Zaccagni dentro al campo, palla in profondità per il senegalese, respinto da Falcone in uscita. Finalmente il primo movimento da punta e non spalle alla porta. Difra con Sottil e Cheddira, all’esordio. Fuori Gila (sofferente), Vecino e Dia. Dentro Provstgaard, Dele-Bashiru e Ratkov. Basic regista. Subito giallo a Provstgaard. Provedel in volo sulla punizione di Sottil. L’ora di Isaksen, un paio di affondi. Brivido del Lecce, liscio di Gandelman. Contropiede di Isaksen, svirgolata di Taylor. Sarri domani perderà Romagnoli e anche i tifosi se svuoteranno l’Olimpico col Genoa. I 500 di Lecce cantavano solo il suo nome.


Il Messaggero titola: “Lazio senz’anima è un pari inutile”. Continua il quotidiano romano: “A Lecce finisce 0-0. Biancocelesti molli e sterili, nessun tiro nel primo tempo: non accadeva dal 2013. Non serve la strigliata dell’allenatore, Provedel salva il risultato. Traversa di Ramadani. Solita difficoltà a centrocampo. L’attacco continua a non segnare e il nono posto adesso è a rischio”.

Il peso di questo momento buio sta schiacciando la Lazio: è in apnea, ha paura del presente e del futuro. Lotito chiede ancora di fissare l'Europa, ma sembra un miraggio. Anzi, ora il pericolo serio viene dal basso. Il Lecce è in lotta per la salvezza, ma gioca meglio e può avere più rimpianti (una traversa di Ramadani, almeno) per questo insipido pareggio. I biancocelesti si stringono in cerchio nel riscaldamento, ma non ritrovano le idee né uno spirito battagliero: guardano negli occhi lucidi Romagnoli al passo d'addio e cala lo sconforto. Se gli attaccanti non si sbloccano (appena sei reti in trasferta, 11 gare su 22 - il 50% - senza segnare), infatti, viene da piangere all'idea di dover rinunciare pure al pilastro di una difesa, che al momento sembra l'unica forza e la resilienza in una squadra allo sbando. Il nono posto ora è seriamente a rischio, dopo questo anticipo amaro: Udinese e Cagliari sono col fiato sul collo. I 350 tifosi al Via del Mare sono preoccupati, ma non se la prendono con la squadra, in ginocchio a chiedere aiuto sotto il settore Ospiti al triplice fischio: cori d'incitamento per Sarri, i soliti contro Lotito.

Zero tiri. Sempre più surreale, questo gelido inverno della Lazio. Non basta la solita emergenza totale a centrocampo (Cataldi squalificato, Rovella di nuovo out), che costringe Sarri a schierare Vecino in regia (ancora acciaccato) con Basic e Taylor. Ormai gennaio è il mese dei giocatori volanti in campo: Guendouzi era già del Fenerbahce contro la Fiorentina, Romagnoli fa l'ultimo ballo a Lecce prima di volare in Qatar (all'Al-Sadd) con 18 milioni netti nel portafoglio. La difesa piangerà la sua impostazione dal basso, ma intanto non ritrova nuova linfa nemmeno con le accelerate di Lazzari e il trasloco di Marusic sul fronte mancino. L'attacco riscopre la sterilità di Dia, a secco dal 31 agosto e assente dal 29 novembre, dopo aver riposato con il Senegal nella Coppa d'Africa alzata al cielo. Il 4-3-3 di Di Francesco stavolta sembra più un 4-2-3-1, con Gandelman a uomo su Vecino, per soffocare la costruzione dal basso. Pronti via, Perotti scova subito un buco, ma il suo gancio destro è sbilenco. Il palleggio biancoceleste è sterile e viene neutralizzato dall'aggressività dei salentini, anche perché l'arbitro Chiffi lascia correre tanto. Il primo vero squillo è un siluro dalla distanza di Coulibaly diretto all'angolino: Provedel si stende e salva il risultato. Pierotti fa sempre sudare Marusic, ma è impreciso sotto porta sul più bello. Sarri allarga le braccia perché i suoi uomini tremano: sono lenti, prevedibili, imprecisi nei passaggi, fanno sempre meno movimento e possesso. Forse c'entra pure il campo bagnato perché Ramadani sfrutta uno scivolone di Vecino e fa partire una sberla, che si scaglia sull'incrocio. La Lazio è spaesata e spenta, ha zero tiri a fine primo tempo: non succedeva da una sfida del 2013 contro il Milan con Petkovic, mai accaduto in tempi di Sarrismo.

La strigliata. La strigliata di Mau nello spogliatoio produce almeno qualche effetto: le prime due timide incursioni di Basic e Taylor. L'olandese s'inventa un bel filtrante per Dia, che viene murato dall'uscita di Falcone con il corpo. La Lazio ha più coraggio, alza il baricentro e finalmente anche il ritmo. Rimangono troppi errori tecnici in mezzo a barlumi di gioco: un retropassaggio di Gila mette in difficoltà Provedel, Cancellieri continua a dribblarsi da solo, Zaccagni è sempre nervoso. Arrivano i cambi di Sarri e Di Francesco: fuori Gila (problemi allo stomaco), Vecino e Dia, dentro Provstgaard, Dele-Bashiru e Ratkov; nel Lecce entra Sottil, ma soprattutto fa l'esordio Cheddira in attacco. Il nuovo entrato marocchino ci prova dalla distanza, ma il tentativo si spegne sul fondo. Provstgaard commette un fallaccio dal limite e Provedel è costretto a mettere i pugni sulla punizione forte di Sottil, avvelenata dal vento. Sarri rilancia anche Isaksen per avere un po' più di brio e dinamismo, ma le sue serpentine sono cerchi di fumo senza un guizzo vero. Manca la qualità, il colpo di un campione sino al gong. Di Francesco si gioca l'ultima carta Tete Morente per provare a sbloccare lo 0-0, ma è sempre l'altro subentrato Sottil a creare un po' di scompiglio. L'anonimo Taylor sogna la beffa e la gloria con un improvviso tiro a giro, ma finisce sul fondo. La Lazio resta nel limbo, spaventata dallo sprofondo.


Il Tempo titola: “Delusione Lazio”. Continua il quotidiano romano: “Squadra slegata e impalpabile, biancocelesti in crisi di gioco e di identità. Un tiro in porta a Lecce, finisce 0-0 e classifica mediocre. Sarri può fare poco. E senza Romagnoli sarà anche peggio”.

Nel giorno del compleanno del giocatore più amato della sua storia, Giorgio Chinaglia, una Lazio senza grinta mostra ancora una volta i suoi limiti tirando fuori una prestazione indecorosa. Squadra slegata a Lecce, contro un avversario modesto un solo tiro verso la porta di Falcone certifica la necessità per il presidente Lotito di correre ai ripari negli ultimi giorni di mercato se gli interessa la sorte della sua creatura. Il pensiero che pure Romagnoli stia per lasciare la Lazio, fa venire i brividi per un finale di stagione che può diventare un calvario. Un disastro annunciato da cessioni dolorose che, al momento, hanno indebolito un gruppo che aveva necessità di innesti di livello. Ventuno gol segnati in 22 gare sono un bilancio troppo modesto per non dare una fotografia reale dello stato delle cose, finora undici clean-sheet sono stata la ciambella di salvataggio, altrimenti sarebbe stato pure peggio.

Di Francesco schiera Stulic in avanti e rilancia Banda sull'esterno mentre Sarri sceglie a sorpresa Dia in attacco. Fiducia a Romagnoli con la valigia pronta per il Qatar, non c'è Pellegrini ma Lazzari, Vecino è costretto a scalare in regia per la contemporanea assenza di Cataldi (squalifica) e Rovella (nuovo infortunio, si spera non una ricaduta della pubalgia che lo ha penalizzato da inizio stagione) con Basic dirottato a destra per necessità (la partenza di Guendouzi ha aperto un buco che deve essere coperto). Il fischio di Chiffi apre un primo tempo inguardabile: zero tiri in porta della Lazio. Manovra involuta, poco gioco, nessun giocatore che prova ad accendere una squadra davvero in difficoltà. Il Lecce non fa molto di più ma almeno impegna Provedel a terra con Coulibaly e colpisce una traversa clamorosa con Ramadani dopo una scivolata di un impalpabile Vecino. Sarri urla dalla panchina, cerca di dare la scossa ma, tra errori tecnici e paura di sbagliare la giocata che possa aprire il campo avversario, si va all'intervallo senza che i biancocelesti abbiano mai dato la sensazione di poter trovare un'azione decente per fare gol.

Nella ripresa bisogna aspettare otto minuti per il primo tiro dei biancocelesti con Dia che impegna Falcone in uscita poi i cambi da entrambe le parti. Di Francesco inserisce Sottil e Cheddira, il tecnico biancoceleste regala minuti a Provstgaard, Dele-Bashiru e Ratkov per Gila (Romagnoli è costretto a spostarsi a destra), Vecino e Dia. Altri dieci minuti di nulla e c'è spazio anche per Pellegrini (fuori Lazzari che aveva appena chiamato un fuorigioco avversario sulla rimessa laterale, bah) e Isaksen (esce Cancellieri), Provedel si fa trovare pronto sulla punizione di Sottil. E la Lazio? Una conclusione di Taylor nel finale. Un pianto. All'orizzonte c'è la sfida di venerdì in casa contro il Genoa che, però, sarà quasi in campo neutro visto lo sciopero minacciato da una larga fetta della tifoseria per protestare contro la gestione del presidente Lotito. Hanno tutte le ragioni del mondo.


La Gazzetta dello Sport titola: “Lazio è troppo poco”. Continua il quotidiano sportivo: “Un tiro e nient’altro. Dopo le polemiche il Lecce sfiora il colpo. Dia e Ratkov nulli, Romagnoli ai saluti gioca dal 1’. Meglio i giallorossi che centrano la traversa”.

Il male minore, a volte, può essere anche un bene. E non è una contraddizione, specie quando ci si trova in determinate situazioni. Il Lecce era reduce da quattro sconfitte che lo avevano fatto precipitare in zona retrocessione. Il pari con la Lazio, che gli sta anche un po’ stretto, gli consente di interrompere la striscia negativa e, approfittando pure del ko della Fiorentina, di tirarsi momentaneamente fuori dalla zona rossa. Ma il punticino rende (moderatamente) soddisfatta pure una Lazio reduce dalla settimana più travagliata della sua storia recente (causa via-vai di mercato) e anche in formazione rabberciata. Un pareggio che non cambia la classifica (sempre più anonima) dei biancocelesti, ma che se non altro evita il peggio.

Lecce sul pezzo. Un peggio, per la formazione di Sarri, che specie nel primo tempo pare possibile, se non probabile. L’approccio alla gara dei padroni di casa è infatti pressoché perfetto, quello degli ospiti molle e un po’ svagato. Così, fino all’intervallo, è il Lecce a menare le danze. Il 4-2-3-1 di Di Francesco copre bene il campo, non concede nulla agli avversari ed è esente da pecche fino ai 16 metri. Lì i leccesi un po’ si perdono, sia perché la linea difensiva della Lazio è una delle poche cose veramente buone su cui può contare quest’anno Sarri (11° clean sheet in campionato) sia perché Stulic davanti appare un corpo estraneo. I pericoli però i salentini li creano lo stesso. Con tiri da fuori, ovviamente. Ci prova subito Pierotti (Provedel c’è), poi è il turno di Coulibaly (e qui il portiere della Lazio si supera), infine Ramadani (stavolta Provedel si arrende, ma lo salva la traversa). Lazio non pervenuta, almeno fino all’intervallo. Tanto che le voci relative a tiri in porta, conclusioni totali e angoli sono tutte malinconicamente a quota zero per i biancocelesti. È a centrocampo che i padroni di casa prendono il sopravvento. La diga Ramadani-Coulibaly respinge tutto e i due centrali sono anche preziosi nella costruzione della manovra. Dà loro una mano l’interessante Gandelman, un po’ sottopunta, un po’ centrocampista aggiunto. Il trio di mediani della Lazio è invece di fortuna e si vede. Vecino gioca centrale, ma non è al meglio e quello non è il suo ruolo. Anche Basic è sottotono dopo l’infortunio, l’unico che prova qualcosa è Taylor, che si fa apprezzare in fase offensiva, meno in quella difensiva.

Cambi di uomini e di passo. Stando così le cose, alla Lazio non resta altro che resistere e aspettare che il Lecce cominci a pagare il grande dispendio di energie profuso sin dall’inizio. Cosa che in effetti almeno in parte avviene nel corso di una ripresa che risulta più equilibrata rispetto alla prima frazione. A fare (un po’) riemergere la Lazio contribuiscono pure i cambi che Sarri effettua a metà secondo tempo. Gli ingressi di Dele-Bashiru, Ratkov e Provstgaard (poi anche Pellegrini e Isaksen) consentono ai biancocelesti di aumentare il ritmo, alzare un po’ il baricentro e soprattutto correre meno rischi. Che però ci sono anche nella seconda frazione. Provedel si esibisce in un’altra parata decisiva, stavolta sul subentrato Sottil. E nel finale un paio di mischie nell’area laziale fanno rabbrividire Sarri. In entrambe c’è il debuttante Cheddira, entrato nella mezz’ora finale al posto di Stulic. Buono il suo impatto, in attesa di avere ancora più spazio.


• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.

“La Lazio è una cosa grossa un amore incondizionato”, le parole del tecnico Sarri. “Fino a questo momento ci stiamo ridimensionando, la società vuole ringiovanire la squadra. Io non guardo l’età se c’è qualità”. Cori dei tifosi pro Sarri: “Sono grato, ma frustrato per non riuscire ora a ripagarli”. Marusic: “Noi abbiamo fiducia nel nostro allenatore”.

Sarri shock, parla di salvezza: "Cosa chiedo a questo finale? Una bella salvezza serena. Abbiamo perso un paio di giocatori importanti, bisogna essere realisti e andare avanti". Non crede più a Lotito ed è stato facile sconfessare la telefonata clandestina, ma attendibile per quanto smentita, rimbalzata ieri in cui il presidente gli addossa le colpe delle cessioni: "Non ho sentito le sue parole, non mi interessano. Lotito vede i giocatori ogni venti giorni, io ogni giorno. Sono tutte cose su cui non c’è bisogno di rispondere. Dieci giorni fa è andato via un giocatore (Guendouzi, ndi), è venuto nel mio ufficio e ha pianto. Non c’è un problema di feeling tra me e la squadra. Se poi si vende un giocatore e si dice “perché non va d’accordo con Sarri” mi sembra un po’ brutto. A me i giocatori partiti hanno detto cose diverse. Non vedono grandi ambizioni nella società". La Lazio si sta ridimensionando: "Fino a questo momento sì, poi facciamo i conti alla fine. La società dice che vuole fare una squadra giovane con ragazzi di valore, a me dell’anagrafe non me ne frega niente. Se c’è qualità c’è a qualsiasi età". Il futuro è un rebus, ma Sarri fino a giugno resterà, niente dimissioni: "Inutile fare polemica in questo momento. Vediamo come finiscono tutte le situazioni, vedremo a bocce ferme. A inizio anno seppi del mercato chiuso, dissi che sarei andato avanti a tutti i costi per rispetto dei tifosi. È stata la mia parola e ho tutta l’intenzione di rispettarla". Non vede futuro: "Se vedo una direzione in fondo al tunnel? Non lo so. Non ho idea in questo momento. A bocce ferme avremo qualche idea in più. La sensazione di dire no è grossa, poi magari vengo smentito".

Il futuro. Lotito e Fabiani non gli hanno ancora detto che Romagnoli andrà via sicuramente: "Mi hanno chiesto cosa pensassi, ho detto che è infattibile. Il mercato? Hanno detto lo fanno loro, sentite loro". Se arriveranno altri Ratkov e Taylor sarà dura per l’inserimento: "Se arrivano giovani che non parlano italiano non è facile, ancora di più nella mia squadra". Sarri parlava di una base di 7-8 giocatori per il futuro: "Magari arrivano due 2005 fortissimi, al momento sono diventati 6. Mi aspetto arrivi qualche acquisto. La cessione di Guendouzi non è stata coperta, si è preso uno complementare. Qualcosa dobbiamo fare, non chiedete a me cosa". Sulla partita: "La squadra ha fatto quello che poteva fare dopo una settimana difficile. Abbiamo sprecato 50 palloni. Nel secondo tempo abbiamo sbagliato meno, ma siamo spariti negli ultimi venticinque metri. È un problema che facciamo fatica a risolvere". Su Dia: "Gli sono arrivate tante palle sporche. Ratkov mi sembra in crescita, come Taylor". I tifosi cantano il suo nome: "Gratitudine immensa e frustrazione perché so che in questo momento non possiamo ripagarli. La Lazio è circondata da un amore fortissimo, è roba grossa". Col Genoa il rischio è l’Olimpico vuoto: "Tanta tristezza, se sarà così bisogna rispettare le decisioni ed essere in grado di giocare nello stadio vuoto". A fine partita confronto squadra-tifosi. Zaccagni avrebbe detto "noi e il mister siamo soli, stateci vicini". Marusic, a nome della squadra, in difesa di Sarri: "Abbiamo fiducia in lui".

In un altro articolo, la posizione della società “Nessuno è contro Sarri. Noi avanti tutti insieme”. Lotito: “Il tecnico gode della piena fiducia della società così come della totale disponibilità e del rispetto del gruppo squadra”. Dopo la nuova telefonata che ha registrato lo sfogo del presidente, ieri è arrivata puntuale la lettera di smentita “Le mie parole distorte in modo strumentale”.

Lotito in rete. È tornato in onda sui nostri schermi con una delle tristi gag che nascono quando risponde alle provocazioni telefoniche di chicchessia e sbraca: "I giocatori se ne vogliono andare perché non vogliono l’allenatore. Ce l’hanno con l’allenatore". La solita reazione di autodifesa è scattata quando l’interlocutore, rimasto anonimo, gli ha addebitato le cessioni di Taty e Guendouzi aspettando quella di Romagnoli. È a questo punto che Lotito ha dato addosso a Sarri accollandogli la colpa, materiale che fa crescere nei maliziosi la sensazione che voglia dargli scacco per ottenere un passo indietro. Il presidente, a telefonata ormai in rete, quando mancavano poche ore a Lecce-Lazio, s’è rifugiato nella solita furiosa lettera di smentita per coprire l’imbarazzo: "Voglio essere assolutamente chiaro una volta per tutte, alla Lazio non esistono giocatori contro l’allenatore. Maurizio Sarri gode della piena fiducia della società, così come della totale disponibilità e del rispetto del gruppo squadra".

La posizione. La telefonata non è stato possibile catalogarla come patacca, in passato è successo. Lotito ha potuto denunciare solo lo stalking telefonico invocando macchinazioni: "Resto sinceramente sorpreso dalla lettura distorta e strumentale che è stata fatta di alcune mie parole, estrapolate e diffuse fuori da ogni contesto reale... Possono esistere momenti di confronto, di tensione o di difficoltà legati ai risultati. Trasformare però normali dinamiche professionali in presunti conflitti personali significa raccontare una realtà che non appartiene alla Lazio. Esiste invece chi, per interessi diversi, continua ad alimentare polemiche in modo strumentale". Dopo ogni telefonata beffarda o intimidatoria Lotito presenta querele chiedendo il controllo dell’utenza telefonica per identificare il chiamante. Ha provato a dare una stretta, ma non si sottrae mai allo squillo: "La S.S. Lazio e io personalmente provvederemo a segnalare l’accaduto al Garante per la protezione dei dati personali e alle autorità competenti... Ho inoltre già richiesto, da tempo, alla Giunta competente del Senato di rendere pubblici i miei tabulati... Rispondo sempre con disponibilità e correttezza, ma questo non autorizza nessuno a violare la privacy". Ha chiuso il comunicato con un appello: "Ne abbiamo attraversate molte in passato e ne attraverseremo altre... Avanti insieme, con la squadra e con il mister".

La telefonata. Per tornare alla telefonata, registrata in un video in cui si intravede un ragazzo che parla, a Lotito viene contestata anche la lettera di risposta al comunicato della Nord che annunciava manifestazioni di protesta per Lazio-Genoa e invitava il resto dello stadio a non entrare (lettera contro cui un tifoso avrebbe presentato un esposto alla Procura della Repubblica appellandosi alla "libera manifestazione del pensiero"). Lotito ha iniziato a sbottare: "Vogliono costringere la gente". Poi c’è il Lotito che incorona Lotito: "Per mantenere la matricola della Lazio ho dovuto cacciare 550 milioni...". Infine il Lotito che si quota al Nasdaq: "La Lazio sta già a certi livelli, a New York la quotano un miliardo e mezzo". Il Lotito a caro prezzo.




La formazione biancoceleste:

La formazione iniziale biancoceleste in grafica



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica



Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/
Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/



• La classifica dopo la XXII giornata del campionato di Serie A:

Classifica Punti GG V N P GF GS DR Punti C VC NC PC Punti F VF NF PF
Inter 52 22 17 1 4 50 19 31 28 9 1 2 24 8 0 2
Milan 47 22 13 8 1 35 17 18 24 7 3 1 23 6 5 0
Roma 43 22 14 1 7 27 13 14 22 7 1 3 21 7 0 4
Napoli 43 22 13 4 5 31 20 11 24 7 3 0 19 6 1 5
Juventus 42 22 12 6 4 35 17 18 25 7 4 0 17 5 2 4
Como 40 22 11 7 4 37 16 21 22 6 4 1 18 5 3 3
Atalanta 35 22 9 8 5 30 20 10 22 6 4 2 13 3 4 3
Bologna 30 22 8 6 8 32 27 5 14 4 2 4 16 4 4 4
Lazio 29 22 7 8 7 21 19 2 16 4 4 3 13 3 4 4
Udinese 29 22 8 5 9 25 34 -9 13 3 4 4 16 5 1 5
Sassuolo 26 22 7 5 10 24 28 -4 14 4 2 5 12 3 3 5
Cagliari 25 22 6 7 9 24 31 -7 12 3 3 4 13 3 4 5
Genoa 23 22 5 8 9 25 31 -6 13 3 4 5 10 2 4 4
Cremonese 23 22 5 8 9 20 29 -9 11 2 5 3 12 3 3 6
Parma 23 22 5 8 9 14 26 -12 10 2 4 5 13 3 4 4
Torino 23 22 6 5 11 21 40 -19 11 3 2 6 12 3 3 5
Lecce 18 22 4 6 12 13 29 -16 10 2 4 6 8 2 2 6
Fiorentina 17 22 3 8 11 24 34 -10 9 2 3 6 8 1 5 5
Pisa 14 22 1 11 10 18 37 -19 7 1 4 6 7 0 7 4
Verona 14 22 2 8 12 18 37 -19 6 1 3 7 8 1 5 5






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