Venerdì 30 gennaio 2026 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Genoa 3-2
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30 gennaio 2026 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, XXIII giornata - inizio ore 20:45
LAZIO: Provedel, Marusic, Gila, Provstgaard, Pellegrini (81' Nuno Tavares), Taylor (81' Dele-Bashiru), Cataldi, Basic, Isaksen (87' Noslin), Maldini (72' Ratkov), Pedro (72' Cancellieri). A disposizione: Motta, Furlanetto, Vecino, Rovella, Zaccagni, Dia, Belahyane, Hysaj, Lazzari. Allenatore: Sarri.
GENOA: Bijlow, Marcandalli, Ostigard, Vasquez, Norton-Cuffy, Malinovskyi (87' Masini), Frendrup, Ellertsson, Martin (68' Messias), Colombo (78' Cornet), Vitinha (78' Ekuban). A disposizione: Leali, Sommariva, Thorsby, Zatterstrom, Onana, Sabelli, Ekhator, Cuenca, Otoa, Celik, Nuredini. Allenatore: De Rossi.
Arbitro: Sig. Zufferli (Udine) - Assistenti: Sigg. L. Rossi e Zingarelli - Quarto uomo: Sig. Dionisi - V.A.R.: Sig. Camplone - A.V.A.R.: Sig. Guida.
Marcatori: 57' Pedro (rig.), 62' Taylor, 66' Malinovskyi (rig.), 75' Vitinha, 90'+ 10' Cataldi (rig.).
Note: esordio in una partita ufficiale con la maglia della Lazio per Maldini. Ammoniti 64' Malinovsky, 67' Provedel, 72' Ostigard 74' Pellegrini, 90'+3' Norton-Cuffy. Angoli 5 a 3. Recuperi: 2' p.t., 12' s.t.
Spettatori: 4.000 circa.
► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
► La classifica dopo la XXIII giornata di campionato
• Il Corriere dello Sport titola: “Il pieno lo fa Cataldi”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Segna il rigore decisivo al 100’, DDR aveva rimontato due gol. All’Olimpico un clima surreale senza i tifosi. Si decide tutto nella ripresa. Pedro-Taylor in 6 minuti, Malinovskyi e Vitinha la riaprono.”.
Intrepida ostinazione. Non è mai finita la Lazio, anche quando è sola. Non si spacca del tutto. Nella solitudine della notte ha risposto riempiendo l’Olimpico vuoto con molto di sé. Sopra 2-0, riacciuffata, ha chiuso l’altalena col rigore del 3-2 di Cataldi al 100'. Un altro atto di coraggio. L’illusione, la paura, il cuore che batte, la pelle d’oca nel recupero del recupero. Fiammate emotive. Sarri era andato avanti con Pedro e Taylor in 6 minuti a inizio ripresa (11' st e 17' st). Malinovskyi e Vitinha avevano pareggiato in 8 minuti (22' st e 30' st). Beffa urticante per De Rossi, perdere così fa male quanto perdere un derby, era imbattuto nel 2026. Ecco il giudizio del dio popolo: solo 4.000 presenti all’Olimpico. Una nuova condanna per Lotito. Triste e orfana dei tifosi, irrobustita da un carattere di ferro, la squadra ha reagito. Sarri ha rischiato con i cambi (Cancellieri per Pedro e Ratkov per Maldini) lasciando in campo Isaksen: un rigore preso e l’assist per Taylor, anche il pallone perso dell’1-2. Mau è stato premiato con un po’ di fortuna, guai a pronunciare questa parola. Cross di Cancellieri, stacco di Ratkov, mano di Ostigard. Il terzo rigore della partita, tutti e tre non visti da Zufferli, sempre richiamato dal Var Camplone. L’ultimo è stato assegnato al 98', dopo 7 minuti di recupero diventati 10. La rivoluzione verde della Lazio è in atto, ma a trascinarla inizialmente è stato Pedro, di nuovo ala, spadaccino d’estro. Non era facile per Maldini, ha giocato quasi sempre spalle alla porta, un paio di blitz li ha garantiti spostandosi a sinistra. Era partito finto centravanti. Si sono visti i primi blitz di Taylor.
L’avvio. Mau sempre più martire, un San Sebastiano infilzato. Romagnoli l’ha lasciato a piedi. Zaccagni out, stiramento. Pedro ripescato. De Rossi, disorientato in un derby remotissimo antenato di quello vero per l’atmosfera, con Vitinha di nuovo punta. Genoa col 3-5-2, ma impostava a 4 allargando Marcandalli. Frendrup perno. Norton-Cuffy alto. L’idea era allargare i tre attaccanti della Lazio e avere linee di passaggio. Un 4-1-4-1. Uomo su uomo. Vitinha andava su Cataldi. Ostigard ombra ossessiva di Maldini. Il Genoa ci ha provato subito con Frendrup. Sul giro palla del Genoa la Lazio aveva attaccanti e centrocampisti stretti. L’idea di Sarri era far giocare il Genoa sull’esterno. Ma anche la seconda occasionissima è stata del Genoa: 16 passaggi dopo una rimessa laterale, Malinovskiy ha pescato Colombo. Provedel a valanga. I 4.000 hanno iniziato a rumoreggiare. La Lazio s’è svegliata negli ultimi 10 minuti. Maldini ha provato ad allargarsi, suo il cross per Marusic, incornata alta. Lampi di Pedro, Maldini al tiro da ala. Zero tiri nello specchio per la Lazio.
La ripartenza. Biancocelesti in pressione. Isaksen da fuori. Destro di Taylor. Ancora Isaksen, assalto rapace, ha puntato Martin, il tiro è rimbalzato sul braccio dello spagnolo. Zufferli ha detto no. Rigore dopo OFR. Pedrito stanga. Di nuovo Isaksen, assist per Taylor. Lancio nel vuoto di Ostigard, rinvio di Provedel. Liscio di Martin. Isaksen ha appoggiato all’indietro per l’olandese, primo gol. Il Genoa s’è svegliato. Doppio errore della Lazio. Isaksen e poi Gila. Tiro da fuori di Malinosvki, “parata” dello spagnolo. Zufferli ha dormito, chiamata bis di Camplone. Penalty dopo OFR. L’1-2 di Malinovskyi. Dentro Messias, Vitinha mezzala. Altro buco di Gila, Colombo quasi incorna. Basic a giro. Qui i cambi di Sarri. Ma il Genoa ha centrato il 2-2. Angolo coi giri di Malinovskyi, tap-in di Vitinha dopo un volo all’indietro di Provedel. Sette minuti di recupero. Arrembaggio piratesco. Rigore al 98'. Gol liberatore di Danilo, ha baciato la maglia davanti a Romagnoli spettatore in tribuna, tra tifosi fantasma.
• Il Messaggero titola: “La Lazio risorge dopo cento minuti”. Continua il quotidiano romano: “Un rigore di Cataldi alla fine del recupero firma una vittoria soffertissima sul Genoa. I gol di Pedro e Taylor rimontati dai rossoblù. Sarri: “L’Olimpico vuoto è un gesto d’amore”. La vittoria in casa mancava da due mesi. Zaccagni si stira a pochi minuti dal via. Pellegrini ammonito: salterà la Juve”.
L'orgoglio della Lazio rompe il ghiaccio e riempie tutto il vuoto intorno. Un sussulto del subentrato Ratkov, un altro rigore trasformato da Cataldi in pieno recupero (come col Torino) fa volare le colombe in cielo. Danilo bacia l'aquila sul petto, la squadra lo stritola in cerchio. Mancava da novembre il successo casalingo ritrovato al minuto numero 100, all'ultimo respiro. Malinkovskyi e Vitinha rispondono a Pedro e Taylor, ma il 3-2 finale è un tripudio. La seconda vittoria nelle ultime otto giornate di campionato fa esplodere il boato dei biancocelesti, sono tre gridi nel silenzio assordante all'Olimpico. La Lazio sembra svuotata in campo, anche perché fuori c'è il deserto. Sembra d'essere tornati ai tempi del Covid, non c'è davvero quasi nessuno sugli spalti, se non quattromila anime sparse fra Tevere, Sud e Monte Mario. Sarri ha gli occhi persi, ma il cuore è ancora pieno: “La squadra non è serena in questo momento di caos, ma la reazione finale mi rende orgoglioso. Giocare senza tifosi è triste, ma ho detto anche ai giocatori che la manifestazione a Ponte Milvio è una dimostrazione d'amore infinito”. I biancocelesti rispondono e si riprendono l'ottavo posto momentaneo: Ma i nostri obiettivi non cambiano, giura Mau. De Rossi rammaricato: “Sconfitta ingiusta perché noi abbiamo giocato meglio”.
La sfortuna. Una benedizione dall'alto, questo successo, con tutto quello che sta succedendo. Ormai c'è un caso o una jattura al giorno. Non basta l'ammutinamento di un Romagnoli al passo d'addio. Zaccagni finisce ko (solo simbolicamente in panchina da capitano) per uno stiramento al trapezio addominale (si teme il 2° grado), accusato nella rifinitura a Formello. Il Comandante riesuma il "vecchietto" Pedro e butta subito dentro Daniel Maldini, falso nueve in attacco. L'ex Atalanta è timido e sbaglia sempre qualche appoggio di troppo. Isaksen torna titolare e cerca di sfruttare il primo buco, ma Taylor è lento. De Rossi si schiera col solito 3-5-2 e cerca di costruire dal basso. Provedel sventa facilmente il primo pericolo: un rasoterra dalla distanza di Frendrup. Provstgaard è invece decisivo su un contropiede con un tackle spettacolare su Colombo. Il ritmo è compassato, si procede a strappi, né la Lazio né il Genoa riescono mai a cambiare il passo. All'improvviso Malinovskyi s'inventa un filtrante al centro: Gila si perde Vitinha, che si tuffa di testa, ma Provedel lo mura col corpo. Il primo spunto di Maldini arriva dalla fascia al 39': Marusic devia sopra la traversa un cross delizioso. Il figlio d'arte si sveglia e, per poco, non costringe Marcandalli all'autogol. Bijlow respinge il primo tiro biancoceleste nello specchio. Il diciassettesimo primo tempo (su 23 giornate) finisce 0-0.
La svolta. Cercasi disperatamente un guizzo. Una sgommata di Taylor regala mezzo brivido. Isaksen sfodera un rasoterra, che non impensierisce nessuno, ma almeno è un tentativo. Nella ripresa il danese si sveglia, cambia marcia e invoca un rigore per un braccio largo di Aaron Martin su un rimpallo ravvicinato. Zufferli lascia correre, ma poi va al Var per il dietrofront. Pedro è una sentenza dal dischetto, surreale la sua esultanza sotto le seggiole vuote della Curva Nord. Pellegrini sciupa una ripartenza, ma il raddoppio è maturo. Ancora Isaksen sfrutta l'ennesimo scivolone di Martin su un lancio di Provedel, arriva sul fondo e appoggia la palla all'indietro per il primo timbro di Taylor in questo campionato. La strada sembra spianata, ma una mano di Gila in area complica tutto: altro penalty assegnato col check, la botta di Malinovskyi non lascia scampo a Provedel, anche se intuisce l'angolo giusto. Maldini continua a non proteggere palla né a far salire la squadra, Sarri lo sostituisce con Ratkov. Dentro anche Cancellieri, fuori Pedro, dopo l'ultimo assist per un piattone di Basic, che sfiora l'incrocio. Pellegrini asfalta il subentrato Messias e si becca il giallo, che gli farà saltare il prossimo incontro a Torino contro la Juventus. Dalla punizione nasce un corner di Malinovskyi, che calcia direttamente sul primo palo: il legno e la parata di Provedel diventano un assist per Vitinha, che fa 2-2 da un metro. La Lazio si spaventa, perde equilibrio e abbassa il baricentro. Il Genoa cerca l'assedio finale con ripetuti tiri dalla distanza, ma si sbilancia troppo. Ratkov sale in cielo su un traversone di Cancellieri in pieno recupero e una mano di Ostigard premia lo sforzo. Zufferli va al Var e assegna un rigore al 97'. Cataldi lo trasforma con la massima freddezza, ma poi è quasi commosso. Il cuore della Lazio si arrampica sulla cima di un vuoto che non esiste più.
• Il Tempo titola: “Lampo nel deserto”. Continua il quotidiano romano: “La Lazio batte il Genoa in un Olimpico svuotato dalla protesta. Decide Cataldi dal dischetto al 100’ dopo la rimonta rossoblù. Apre Pedro poi Taylor e le reti di Malinovskyi e Vitinha. Ritorno alla vittoria in casa dopo 2 mesi”.
La Lazio vince. 3-2 col Genoa e allontana i cattivi pensieri di classifica nel deserto dell'Olimpico. Una beffa per De Rossi perché il rigore vittoria di Cataldi arriva al 100' dopo che la sua squadra aveva recuperato il doppio svantaggio laziale in una ripresa spettacolare. Mancano solo le mascherine e poi sembra di essere tornati ai tempi del covid. Stadio deserto, protesta riuscita, Lotito e la sua inspiegabile linea di comunicazione sconfitto su tutta la linea. Si sentono i giocatori urlare, i due allenatori dare indicazioni ai propri calciatori. Un'adesione clamorosa da parte dei trentamila abbonati che disertano l'Olimpico per riempire Ponte Milvio. Alla fine ci sono duemila spettatori, più che pinguini sembrano dei panda. Frattura insanabile che può portare verso scenari peggiori ma il presidente ignora quello che succede fuori dal bunker di Formello e ora ha tutti contro. Lo stadio è una tristezza infinita con la gente a soffrire fuori per una situazione surreale e senza via d'uscita. L'aquila Flaminia vola nel cielo della notte romana, fa il suo solito show per pochi intimi poi parte la sfida che perde Zaccagni per un problema muscolare accusato nella rifinitura. La sfortuna perseguita la squadra, il sortilegio negativo toglie di mezzo tutti i migliori nonostante si giochi solo una partita alla settimana. Gioca Maldini da centravanti, un esordio inatteso, fiducia a Provstgaard al posto di Romagnoli che oggi volerà in Qatar (presente comunque allo stadio).
De Rossi capisce gli stenti di una Lazio indebolita da cessioni e infortuni, così prima Frendrup chiama Provedel alla respinta a terra, poi Colombo impegna il portiere in una uscita provvidenziale. Il primo e unico tiro in porta dei padroni di casa arriva al 40' con Marusic che sfrutta un'incursione di Maldini più a suo agio sulla fascia rispetto che in posizione centrale. In un ambiente desolante si chiude un primo tempo da dimenticare, divertente solo la fuga dei tanti invitati in Monte Mario verso il buffet nella pancia dell'Olimpico. Si riparte e la partita si stappa: Zufferli non vede un rigore netto per fallo di mano di Martini, va al Var e concede il penalty che Pedro trasforma. Raddoppio poco dopo con Taylor, primo gol in Italia su assist di Isaksen: 2-0 ma non è finita. Genoa all'arrembaggio nuovo rigore da Var (mano di Gila) e Malinovskyi accorcia. Tutto riaperto e pari nel cuore della ripresa con Vitinha in mischia dopo una smanacciata non impeccabile di Provedel. Pareggio e cambi di Sarri che inserisce Ratkov, Cancellieri, Dele Bashiru, Tavares e Noslin. Poi nel recupero altro rigore col Var: Ostigaard ferma con le mani un cross di Cancellieri. Al 100' sul dischetto va Cataldi che infila il 3-2 in una partita diventata pazza nel secondo tempo. La Lazio si tira su, ritrova il successo interno che mancava dal 23 novembre. Bene così ma la notte è triste per le divisioni interne che sembrano insanabili.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Lazio vittoria batticuore”. Continua il quotidiano sportivo: “Il Genoa rimonta due gol decide un rigore al 100’. Sarri avanti con Pedro e Taylor, Malinovskyi e Vitinha riportano in partita De Rossi. Nel finale mani di Ostigard e Cataldi non sbaglia”.
Con il cuore e con la testa, ma anche con una determinazione feroce la Lazio agguanta all’ultimo tuffo una vittoria che, in casa, mancava da due mesi. Tre punti pesantissimi per la squadra di Sarri, non tanto per una classifica che resta anonima, almeno per il momento. Quanto per riportare un pizzico di serenità in un ambiente strapazzato da un mercato che sta rivoluzionando l’organico, il caso Romagnoli e la protesta del tifo organizzato che lascia lo stadio semideserto. Chissà, forse il successo con il Genoa - soprattutto per come matura - può segnare l’inizio di una nuova fase, meno concitata, più “normale”. Anche perché tra qualche giorno si concluderà il mercato più pazzo degli ultimi anni per il club biancoceleste.
Impresa sfiorata. Lazio che torna a sorridere, quindi. Dall’altra parte c’è invece un Genoa che esce dall’Olimpico con il morale a pezzi. La squadra di De Rossi compie la seconda impresa nel giro di pochi giorni, rimontando nuovamente uno 0-2, ma dopo esserci riusciti col Bologna (da 0-2 a 3-2) stavolta i rossoblù cadono sull’ultimo ostacolo. E interrompono così una serie utile che durava da cinque gare. Non si ferma però la loro crescita tecnica. Perché anche se il ritorno all’Olimpico è amaro, De Rossi fa comunque un’ottima figura e conferma di avere una formazione in grado di giocare a testa alta contro qualsiasi avversario. Il 2-2 che si schioda solo al 100’ sarebbe forse il risultato più giusto di una partita che vede le due squadre alternare in maniera quasi eguale momenti felici e pause improvvise. La Lazio ha però il merito di crederci fino alla fine, mentre il Genoa, una volta raggiunto il 2-2, ha il torto di pensare che la partita sia già ai titoli di coda.
Contromosse e Var. Due partite in una, all’Olimpico. Perché a un primo tempo piatto e senza emozioni fa da contraltare una ripresa in cui succede tutto e il contrario di tutto. Guardinghe entrambe le formazioni fino all’intervallo. Il 4-3-3 di Sarri (che durante il riscaldamento perde pure Zaccagni, sospetto stiramento) è come spesso accade lezioso e senz’anima. Il 3-5-2 di De Rossi crea densità e copre bene il campo, ma manca di reattività quando c’è da ribaltare l’azione. Lo 0-0 all’intervallo è scontatissimo. Nel secondo tempo succede invece che la Lazio, forse strigliata da Sarri nello spogliatoio, decide di alzare il ritmo. Non fa sfracelli, ma quanto meno penetra in area e lì qualcosa accade. Un’incursione di Isaksen si conclude con un cross al centro che intercetta il braccio di Martin. Zufferli non vede, il Var sì. È il primo dei tre rigori che ci saranno alla fine. Lo trasforma Pedro. La Lazio insiste e da un’altra percussione di Isaksen arriva il 2-0 di Taylor. Tutto sistemato, pensano i biancocelesti. Neanche per sogno. Perché su un tiro di Malinovskyi un altro braccio, quello di Gila, riapre la gara. Anche qui rigore (trasformato dallo stesso Malinovskyi) visto dal Var, non dall’arbitro. Il Genoa crede a una nuova impresa e De Rossi trova anche l’idea che la favorisce. Dentro Messias per Martin e passaggio al 3-4-2-1 (lo stesso Messias e Vitinha giostrano alle spalle di Colombo). La mossa scombussola la Lazio e produce subito il 2-2 firmato da Vitinha. Ma non finisce qua perché un’altra mossa rompe di nuovo l’equilibrio, stavolta di Sarri (decisivi gli ingressi di Cancellieri, Dele Bashiru, Tavares, Noslin e Ratkov) e c’è pure un altro Var, quello che a tempo scaduto pesca il mani di Ostigard sul colpo di testa di Ratkov. Palla che pesa quintali, ma Cataldi non sbaglia e la Lazio torna a sorridere.
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
“Lazio cuore e anima”. L’allenatore è soddisfatto: “La reazione che volevo”. Sarri: “Ma l’Olimpico vuoto fa tristezza. Non venire rimane un atto d’amore. E chi c’era si è sentito”.
Gli sarebbe piaciuto regalare le emozioni di ieri a tutto il popolo laziale. Una vittoria raggiunta all'ultimo respiro, come sempre tra le mille difficoltà che lo hanno accompagnato nel corso di questa stagione. Sarri si è dovuto accontentare di festeggiare tra i pochi intimi dell'Olimpico tre punti pesantissimi: "Penso siano meritati, per una squadra non particolarmente serena e si è visto soprattutto nella prima mezz'ora. Per fortuna ha avuto la forza di reagire e penso che il risultato sia meritato. Sono contento soprattutto per i ragazzi, sono state settimane difficili per motivi molteplici e sono felice che la squadra abbia dato una risposta di questo tipo, con grande cuore e anima, perché giocare senza la stragrande maggioranza dei nostri tifosi non è stato semplice. Vedere l'Olimpico così è triste, anche se i pochi che c'erano si sono fatti sentire. Ma io ho visto l'aspetto positivo e come ho detto anche ai ragazzi quello dei nostri sostenitori è stato l'ennesimo atto d'amore".
Difficoltà. Ed è stato un gesto di coraggio e carattere quello di Cataldi, che al centesimo minuto si è preso la responsabilità di calciare dagli undici metri: "Era previsto, perché il primo rigorista era Pedro, che in quel momento era uscito, e il secondo Danilo. Poi so che lui queste responsabilità se le prende, con bella freddezza. Secondo me è un giocatore sottovalutato. Se aveva un pizzico di cilindrata in più poteva fare una carriera diversa". A tirare i rigori sono stati lo spagnolo e Cataldi anche perché, oltre a giocare senza i suoi tifosi, Sarri si è ritrovato pure senza il suo capitano: "Quest’anno è così, Zaccagni da tanto tempo aveva delle problematiche, giovedì ha avuto una lesione al traverso addominale". E ovviamente non ha potuto disporre nemmeno di Romagnoli (definito "irrinunciabile" la scorsa settimana), rimasto in tribuna e in attesa di essere liberato dal club per volare in Qatar: "È una gestione in mano alla società in questo momento. Ci ho parlato, ma anche lui non sa nulla. Aspettiamo le decisioni societarie. La mia era un'indicazione tecnico-tattica, avevo fatto le stesse valutazioni su Guendouzi, ma la società ha valutato anche altri aspetti e l'ha ceduto".
Valutazioni. Riguardo alle valutazioni tecniche sugli attaccanti attualmente a disposizione, Sarri ieri ha scelto subito Maldini dal primo minuto, lasciando a Ratkov uno spezzone della ripresa: "Sono due attaccanti con caratteristiche diverse, Ratkov è sicuramente più presente in area e da profondità, l'altro molto bravo nel giocare con la squadra. Deve migliorare nello scaricare il pallone e attaccare subito l'area di rigore. È un ragazzo che la Serie A la fa da anni, da lui mi attendo un'evoluzione dal punto di vista della continuità, l'altro è più da scoprire. Viene da un altro campionato, parla un'altra lingua. L'inserimento sarà più lungo". Guarda in là Sarri, che schiva tutte le domande sul mercato ("non lo so e non mi interessa, lo fa la società") e mette in chiaro gli obiettivi realistici della Lazio: "Nessuno ci può mettere alcun tipo di pressione. Era palese da luglio che era un campionato di transizione in cui dovevamo valutare una base su cui costruire una squadra per il futuro. Andiamo avanti su questa strada".
In un altro articolo, le parole di Pedro, che ha sbloccato la partita su rigore: “Tre punti dedicati ai tifosi. Anche se non erano allo stadio sono sempre con noi”. Isaksen: “Vittoria di squadra”.
Vittoria con dedica ai tifosi: "I 3 punti sono per loro. Peccato non fossero allo stadio, vogliamo dedicarglieli lo stesso perché comunque sono sempre con noi". Pedro titolare, Pedro nel tabellino dei marcatori. Ha sbloccato la partita dal dischetto dimostrando la solita freddezza. Su calcio di rigore, lo scorso 7 gennaio, aveva segnato anche l'altro gol del suo campionato: il tiro contro la Fiorentina, ancor più pesante, aveva permesso alla Lazio di riprendere la gara sul 2-2 a tempo scaduto. Ieri si è ripetuto a inizio ripresa. Ha incrociato il tiro e spiazzato Bijlow, è diventata significativa soprattutto la sua esultanza. Ha infilato il pallone in porta e poi ecco la corsa sotto la Curva Nord, svuotata però dalla manifestazione-contestazione nei confronti della società. Ha trovato pochissimi tifosi ad accoglierlo: "I laziali sono molto importanti per noi, la cosa più bella che c’è. Questa situazione difficile è un vero peccato. Ora dobbiamo continuare così".
Con Isaksen. Pedro ha trovato spazio per l'infortunio di Zaccagni, out durante la rifinitura. Lo spagnolo ha sfruttato come meglio non poteva la chance concessa da Sarri sulla fascia. Era soltanto la quarta presenza dall'inizio in questo campionato. "Siamo contenti per il risultato, per noi è una vittoria preziosa, non potevamo sbagliare", ha concluso a Dazn. Campione senza tempo, sta provando a lasciare il segno nella sua ultima stagione alla Lazio, forse della carriera. Nelle interviste post-partita, al suo fianco, c'era Isaksen, premiato come "man of the match": "Abbiamo dato tutto, siamo stati squadra. Mancano i tifosi, speriamo siano qui la prossima volta. È un momento difficile, ma vogliamo arrivare più in alto. Ora abbiamo altre partite importanti, c’è anche la Coppa Italia".
Basic. A fine gara ha parlato anche il croato: "Festeggiare il gol di Cataldi con i tifosi sarebbe stato bellissimo, ma dall'esultanza si vede quanto siamo uniti. Dobbiamo pensare al campo, abbiamo fatto un buon lavoro anche se non era facile". Non si arrende a una stagione anonima: "Dobbiamo puntare in alto, è importante ogni partita. La prossima è fondamentale, se facciamo punti con la Juventus diventa tutto diverso anche per noi". Sui nuovi acquisti: "Imparano velocemente, non è semplice per nessuno. Gli infortuni, il mercato e le squalifiche non ci hanno fatto giocare tante partite con gli stessi calciatori". Basic ha raccontato le emozioni della gara disputata in un Olimpico deserto: "Non è facile con lo stadio vuoto, abbiamo già vissuto una situazione simile contro il Lecce". Chiusura sul rinnovo contrattuale: "Ho accettato l'offerta, poi non è successo niente. Posso dire questo".
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:
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• La classifica dopo la XXIII giornata del campionato di Serie A:
| Classifica | Punti | GG | V | N | P | GF | GS | DR | Punti C | VC | NC | PC | Punti F | VF | NF | PF |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Inter | 55 | 23 | 18 | 1 | 4 | 52 | 19 | 33 | 28 | 9 | 1 | 2 | 27 | 9 | 0 | 2 |
| Milan | 50 | 23 | 14 | 8 | 1 | 38 | 17 | 21 | 24 | 7 | 3 | 1 | 26 | 7 | 5 | 0 |
| Napoli | 46 | 23 | 14 | 4 | 5 | 33 | 21 | 12 | 27 | 8 | 3 | 0 | 19 | 6 | 1 | 5 |
| Juventus | 45 | 23 | 13 | 6 | 4 | 39 | 18 | 21 | 25 | 7 | 4 | 0 | 20 | 6 | 2 | 4 |
| Roma | 43 | 23 | 14 | 1 | 8 | 27 | 14 | 13 | 22 | 7 | 1 | 3 | 21 | 7 | 0 | 5 |
| Como | 41 | 23 | 11 | 8 | 4 | 37 | 16 | 21 | 23 | 6 | 5 | 1 | 18 | 5 | 3 | 3 |
| Atalanta | 36 | 23 | 9 | 9 | 5 | 30 | 20 | 10 | 22 | 6 | 4 | 2 | 14 | 3 | 5 | 3 |
| Lazio |
32 | 23 | 8 | 8 | 7 | 24 | 21 | 3 | 19 | 5 | 4 | 3 | 13 | 3 | 4 | 4 |
| Udinese | 32 | 23 | 9 | 5 | 9 | 26 | 34 | -8 | 16 | 4 | 4 | 4 | 16 | 5 | 1 | 5 |
| Bologna | 30 | 23 | 8 | 6 | 9 | 32 | 30 | 2 | 14 | 4 | 2 | 5 | 16 | 4 | 4 | 4 |
| Sassuolo | 29 | 23 | 8 | 5 | 10 | 27 | 29 | -2 | 14 | 4 | 2 | 5 | 15 | 4 | 3 | 5 |
| Cagliari | 28 | 23 | 7 | 7 | 9 | 28 | 31 | -3 | 15 | 4 | 3 | 4 | 13 | 3 | 4 | 5 |
| Torino | 26 | 23 | 7 | 5 | 11 | 22 | 40 | -18 | 14 | 4 | 2 | 6 | 12 | 3 | 3 | 5 |
| Genoa | 23 | 23 | 5 | 8 | 10 | 27 | 34 | -7 | 13 | 3 | 4 | 5 | 10 | 2 | 4 | 5 |
| Cremonese | 23 | 23 | 5 | 8 | 10 | 20 | 31 | -11 | 11 | 2 | 5 | 4 | 12 | 3 | 3 | 6 |
| Parma | 23 | 23 | 5 | 8 | 10 | 15 | 30 | -15 | 10 | 2 | 4 | 6 | 13 | 3 | 4 | 4 |
| Lecce | 18 | 23 | 4 | 6 | 13 | 13 | 30 | -17 | 10 | 2 | 4 | 6 | 8 | 2 | 2 | 7 |
| Fiorentina | 17 | 23 | 3 | 8 | 12 | 25 | 36 | -11 | 9 | 2 | 3 | 6 | 8 | 1 | 5 | 6 |
| Pisa | 14 | 23 | 1 | 11 | 11 | 19 | 40 | -21 | 7 | 1 | 4 | 7 | 7 | 0 | 7 | 4 |
| Verona | 14 | 23 | 2 | 8 | 13 | 18 | 41 | -23 | 6 | 1 | 3 | 7 | 8 | 1 | 5 | 6 |
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