Domenica 10 settembre 2006 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 2-1


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10 settembre 2006 - 3.207 - Campionato di Serie A 2006/07 - I giornata

MILAN: Dida, Cafu, Nesta, Maldini, Serginho (76' Favalli), Brocchi, Pirlo, Seedorf, Kakà, Gilardino (62' Oliveira), F.Inzaghi (77' Ambrosini). A disposizione: Kalac, Simic, Jankulovski, Gourcuff. Allenatore: Ancelotti.

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Foggia (53' Mutarelli), Mudingayi (76' Manfredini), Ledesma, Mauri, Rocchi, Pandev (46' Makinwa). A disposizione: Ballotta, Stendardo, Bonetto, Belleri. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Bertini (Arezzo) - Guardalinee Sigg. Rossomando e Nicoletti - Quarto uomo Sig. Ferrandini.

Marcatori: 27' F.Inzaghi, 70' Oliveira, 73' Makinwa.

Note: ammoniti Mudingayi, Cafu, F.Inzaghi, Ledesma, Cribari e Maldini. Falli fatti 14-14, calci d'angolo 4-3, tiri in porta 6-6, tiri fuori 2-4, fuorigioco 6-3. Recuperi: 3' p.t., 5' s.t.

Spettatori: paganti 8.742 per un incasso di 190.710,00 euro, abbonati 36.028 per una quota di 597.012,11,50 euro.


Il vantaggio milanista di Filippo Inzaghi
Il raddoppio rossonero di Oliveira
Stephen Makinwa in azione: sua la rete biancoceleste
Un fotogramma dell'incontro
da Leggo dell'11/9/06 il resoconto della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "Milan, nuovi gol e vecchi guai. Inzaghi e Oliveira piegano la Lazio, ma la difesa dei rientranti Maldini e Nesta balla".

Continua la "rosea": Pippo Inzaghi è una penalizzazione per gli altri. Chi gli gioca contro parte da -1 (gol). A segno nei due preliminari di Champions e contro la Lituania, il centravanti prolunga la striscia e timbra anche la Lazio. Un gol da manuale del numero 9, con palla ricevuta spalle alla porta, scivolamento ai danni dell'ingenuo Cribari e diagonale fulmineo. Accade al 27' del primo tempo. Significativo anche il raddoppio perché lo segna Ricardo Oliveira, sbarcato in Italia con l'etichetta di oggetto misterioso. Al presunto ufo bastano 8 minuti di serie A (il tempo che impiega un raggio di sole a colpire la terra) per fare gol. Lo segna al 25' della ripresa avvitandosi in aria per deviare di nuca un calcio d'angolo, dopo aver vinto a terra una lotta di spinte con Siviglia: gol fisico, molto "europeo", da mestierante d'area. L'anima brasiliana la sfoga una decina di minuti dopo: danza tra due laziali e senza il miracolo di Peruzzi, ci sarebbe scappata l'apoteosi. Considerando che il ragazzo sfiora di nuovo il gol al 49', parliamo pure di battesimo coi fiocchi. A fine primo tempo Rossomando ha sbandierato via un gol regolare di Inzaghi. Gilardino, frenato dalla stanchezza di Parigi, è stato poco servito e poco si è visto. Ma lo ripeteremo fino alla noia: i gol li farà, è una garanzia di futuro. Morale: l'attacco ha dato buone risposte alla prima di campionato. Il problema, per Ancelotti, è la risposta che hanno dato quelli là dietro. Irriconoscibile Nesta, spesso in affanno o in ritardo (come nella mancata chiusura sul gol di Makinwa), pasticcia più di un disimpegno. Maldini (che non era titolare dal 14 aprile) parte sicuro, ma, comprensibilmente, perde colpi alla distanza. L'agevole inizio di campionato aiuta il rodaggio della coppia, reduci da lunghi stop, ma restano perplessità sulla tenuta a lunga distanza (anni e acciacchi pesano) e monta la necessità di recuperare al più presto l'affidabilità e la fisicità del Kaladze ammirato nella stagione scorsa.

Non meglio in fascia: Serginho è stato travolto da Rocchi nella ripresa; Cafu ha piazzato un recupero provvidenziale proprio su Rocchi nel finale, ma in avvio ha sofferto e la Lazio ha fatto breccia soprattutto dalla sua parte. Come all'11', quando Pandev spreca contro Dida, bravo in uscita. Potrebbe far meglio anche Mauri, arrivato pure lui davanti al portiere (19'). Al 20' e al 37' due suggerimenti dello scatenato Rocchi non arrivano a destinazione, ma mettono i brividi. Se Inzaghi avesse giocato con gli altri, la bella Lazio all'intervallo sarebbe stata molto felice. La sensazione a metà gara è questa. Il Milan è partito a basso ritmo, senza la rabbia annunciata in tante dichiarazione estive, dopo le sentenze del Calciocaos. Anche Pirlo paga la stanchezza azzurra, Brocchi non può trasmettere la rabbia agonistica di un Gattuso (squalificato), il 4-4-2 di Rossi è fatto apposta per frenare i Cafu e i Serginho. Solo quando Seedorf e Kakà alzano il volume, a metà tempo, la musica cambia. E' del brasiliano l'assist in verticale per il gol di Pippo che spezza la partita. Nella ripresa, la Lazio ottiene buone cose dai cambi di Rossi, ma paga l'imprecisione di Ledesma, che sbaglia troppi passaggi e non dà continuità all'azione. Il Milan si accende a sprazzi, raddoppia con Oliveira, sbatte almeno tre volte (Seedorf, Pirlo, Oliveira) contro un prodigioso Peruzzi e si spaventa quando Makinwa (28') riapre la partita. Il derby tra le due squadre uscite spennate dal Calciocaos va ai rossoneri per un'incollatura. Ancelotti sa benissimo che, per recuperare 8 punti all'Inter di Firenze, serve un'altra rabbia, un'altra difesa, un altro Milan. Ma intanto ha fatto una scoperta che scalda il cuore: la maglia numero 7 continua a segnare, anche se Sheva non la bacia più.


Il Corriere della Sera racconta così la gara:

Il Milan inizia la scalata al suo handicap con l'imprimatur di Inzaghi e Oliveira ma la Lazio non sfigura. Con un pizzico di carattere in più, forse la formazione romana avrebbe potuto limitare i danni. Già in avvio (11' e 18') Pandev e Mauri costringono Dida a rischiare l'uscita. Al 27', Inzaghi non perdona: assist di Kaká e destro che brucia il presepe ospite. Al 37' la giravolta di Rocchi sorprende Nesta ma a Pandev non riesce la deviazione ravvicinata. Al 46' ancora Kaká attiva Inzaghi ma il guardalinee annulla il raddoppio per un inesistente fuorigioco. In avvio di ripresa prima Mudingayi sfiora il palo da lontano (1') poi Pirlo perde l'attimo su invenzione di Kaká e scarica addosso a Peruzzi (2'). Al 23' destro a rientrare di Seedorf: vola Peruzzi. Al 25', sull'angolo di Pirlo, Oliveira firma il 2-0 di testa, rubando il tempo a Siviglia e subito dopo (28') Makinwa sorprende Nesta sul rasoterra da destra di Rocchi per il definitivo 2-1. Al 36' slalom di Oliveira e paratissima di Peruzzi, al 45' Cafu salva la vittoria con una tempestiva chiusura su Rocchi e al 49' Oliveira manca di poco il 3-1. "Il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto". Lo dichiara a bassa voce Emilson Cribari e la sua affermazione secca riassume il pensiero di un intero spogliatoio. La Lazio non si sposta dai meandri della classifica, ancora invischiata nella penalizzazione di 11 punti ma la prestazione che ieri ha offerto è stata incoraggiante. "Abbiamo giocato una buona partita ma c'è mancata la zampata del genio, il colpo di fortuna o come diavolo volete chiamarlo - dice Angelo Peruzzi - Abbiamo creato 5-6 palle gol ma non le abbiamo sfruttate. Avere l'opportunità di strappare un punto a San Siro non capita spesso: il risultato ci sarebbe servito sotto il profilo psicologico. Certo anch'io ho le mie colpe sulla rete di Oliveira: avrei potuto fare di più. Sono rimasto fermo perché pensavo che fosse in fuorigioco...".

Scuote la testa il portierone, rimbalza ogni ipotesi di polemica Massimo Oddo. Avrebbe potuto giocare la gara di ieri con la maglia del Milan ma oggi questo non interessa più. "Il mio futuro è la Lazio, il resto è alle spalle", afferma il difensore corteggiato da Adriano Galliani. "Sono orgoglioso di essere il capitano di questa squadra. Le frasi su Totti? Quando mi sono lasciato andare a certe affermazioni non volevo attaccare lui e soprattutto non volevo essere oggetto di strumentalizzazioni". Ha corso, ha lottato ma alla fine non è nemmeno entrato nel tabellino dei marcatori. Tommaso Rocchi alla fine della partita è soddisfatto per l'atteggiamento mai remissivo della Lazio ma polemico con il compagno di reparto. "Abbiamo tenuto viva la partita sino alla fine, siamo stati bravi a non mollare. Abbiamo ridotto le distanze e ci abbiamo creduto sino alla fine, peccato che sia mancato qualcosa nei movimenti finali", butta lì l'attaccante biancoceleste. La frase sibillina lascia pensare che Rocchi intenda puntare l'indice sul collega Pandev. "Non abbiamo avuto occasioni limpide perché ci è mancata la lucidità dell'ultimo passaggio. Magari per raddrizzare la partita sarebbe servita maggiore attenzione e più decisione nelle ultime fasi dell'azione...".