Domenica 11 dicembre 2005 - Livorno, stadio Armando Picchi - Livorno-Lazio 2-1


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

11 dicembre 2005 - 3.169 - Campionato di Serie A 2005/06 - XV giornata

LIVORNO: Amelia, Melara, Grandoni, Galante, Cesar Prates (82' Pfertzel), G.Colucci (46' De Ascentis), Passoni, Morrone, Coco, Lazetic (72' Bakayoko), C.Lucarelli. A disposizione: Acerbis, Fanucci, Centi, Balleri. Allenatore: Donadoni.

LAZIO: Peruzzi, Belleri (90' Keller), Siviglia, Cribari, Zauri, Behrami (80' Rocchi), Liverani, Dabo, Cesar, Tare, Di Canio (59' Pandev). A disposizione: Ballotta, Stendardo, Manfredini, Mudingayi. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Tombolini (Ancona).

Marcatori: 58' De Ascentis, 65' Pandev, 79' Peruzzi (aut).

Note: giornata fredda e ventosa, terreno in discrete condizioni. Angoli 7-1 per la Lazio. Ammonito Morrone. Recupero: 0' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 13.000 circa.


Una fase di gioco
Paolo Di Canio: un gesto evitabile in un contesto particolare
Un'azione della gara
I festeggiamenti dopo il momentaneo pareggio di Pandev

La Gazzetta dello Sport titola: "Il Livorno operaio in paradiso. Grinta, corsa e un po' di fortuna per battere la più bella Lazio vista in trasferta".

Continua la "rosea": La classe operaia resta in Paradiso. Più che la fantasia al potere, stavolta per vincere il Livorno ci mette qualcosa di meno nobile posizionato sotto la schiena. Indispensabile anche "lui", per disputare stagione esaltanti. Questa lo è: quinto posto in solitaria che fa rima con Europa. E il bello è che con i risultati di ieri i rivali più vicini sono 4 gradini sotto. Claudio Lotito direbbe "mala tempora currunt" e ci scusi se la citazione per lui è troppo banale. La sua Lazio sforna una delle più belle partite, se non la più bella, in trasferta, e torna a casa col sacco vuoto. Una partita aperta, divertente e ben giocata, nonostante le raffiche di vento che scherzavano col pallone e, soprattutto, combattuta in modo corretto. Era una sfida a rischio, con la tifoseria più rossa da un parte e quella più nera dall'altra. Eccetto un fumogeno del solito stupido contro il pullman della Lazio, qualche sfottò e croce celtica e una svastica sugli spalti, l'inopportuna mano tesa di Di Canio verso gli ultrà che con un secondo di ritardo si muove a mo' di saluto, la sfida "calciopolitica" è filata abbastanza liscia. Fuori calma quasi piatta, dentro un solo ammonito: Morrone e al tramonto, cosa rara persino tra scapoli e ammogliati. I tifosi hanno pensato a incitare, i calciatori a giocare bene. La cosa è riuscita certo meglio ai biancazzurri di Delio Rossi, più organizzati e pericolosi. Essendo anche tecnicamente migliori, più a loro agio col signor Eolo.

Il Livorno ha provato a fare possesso palla ma solo sulle fasce, con Prates e Coco, funzionava. Da altre zone s'è capito presto che non era in gran giornata: nemmeno l'ombra di palle giocabili a Lucarelli, ben marcato da Cribari; Lazetic dietro di lui non indovinava un dribbling che fosse uno; e il centrocampo, nonostante la superiorità numerica, soffriva. Dabo e Liverani vincevano il duello della lentezza con Colucci e Passoni, più bradipi e per nulla precisi, mentre Morrone cercava di tamponare le falle create dai lanci dei rivali. Se ci mettiamo la difesa coi cerotti dei toscani (con Vargas in castigo, Grandoni riposizionato al centro e Melara a destra), si capisce come il primo round sia stato vinto nettamente ai punti dalla Lazio che ha avuto il solo torto di sciupare le occasioni, bellissima quella di Behrami dove Amelia ha cominciato a fare il fenomeno, cosa che gli riesce spesso di questi tempi. Nella ripresa Donadoni, dopo il palo di Di Canio, ha rimodellato l'asse centrale con De Ascentis per un irriconoscibile Colucci (e più tardi Bayakoko per l'irritante Lazetic). Mossa perfetta, perché sergente De Ascentis ha fatto subito l'irruzione vincente in area. Rossi, invidioso, lo ha imitato: dentro Pandev (per Di Canio) che in due minuti ha fatto esaltare Amelia e poi lo ha beffato.

Detto che il Livorno-diesel stava giocando un po' meglio, con Coco padrone della fascia e il centro più solido, il pari aveva il sapore della giustizia. E invece il tiro di Lucarelli, pescato ancora dal sergente De Ascentis, costringeva Peruzzi, manco si chiamasse Niccolai, alla seconda autorete consecutiva, e la Lazio a una sconfitta amara. Ma non è una beffa totale: il Livorno ci ha messo grinta e corsa. La fortuna ci ha messo del suo. Ogni tanto anche i poveri la incontrano sulla loro strada.


La Repubblica titola: "Segna De Ascentis, pareggia Pandev e poi Lucarelli dà i 3 punti ai toscani: 2-1. Amaranto di Donadoni quinti in classifica. Il Livorno batte una bella Lazio tra croci celtiche e bandiere rosse. E Di Canio fa il saluto romano ai tifosi di casa, che lo fischiano".

Continua il quotidiano: Una partita nelle mani alla Lazio, è scivolata in maniera incredibile in quelle del Livorno, ormai alle spalle delle grandi. La squadra di Delio Rossi è stata obiettivamente sfortunata: ha colpito un palo con Di Canio nel primo tempo, ha preso il gol da De Ascentis appena entrato, ha pareggiato con Pandev ed ha preso un gol per uno sfortunato autogol di Peruzzi, dopo una bizzarra carambola del pallone - scagliato da Lucarelli - sul palo e sulla sua faccia. Il Livorno (che ha dato il meglio di sè in casa: 20 punti su 28) nella ripresa, dopo un inizio preoccupante, si è sciolto, ottenendo un successo impensabile nell'intervallo. La Lazio, che fuori casa ha fatto solo 5 punti, avrebbe dovuto vincere all'inizio, approfittando delle difficoltà dei labronici, invece ha finito per prenderle. Sono stati Amelia, De Ascentis, Lucarelli e Pandev i protagonisti della partita. Con gli esterni Belleri e Cesar molto attivi, con un centrocampo molto ben messo in campo e orchestrato con abilità da Liverani, la Lazio ha fatto capire sin dall'inizio di voler far la partita. Il Livorno ha avuto problemi nel contenere le manovre dei biancocelesti e, salvo per qualche iniziativa Coco e di Lazetic, non è riuscito a impensierire la squadra di Delio Rossi, tanto più che Lucarelli ha ricevuto pochi palloni e non si è reso quindi quasi mai pericoloso; Peruzzi infatti è stato chiamato in causa nel primo tempo solo da un colpo di testa centrale di Colucci su traversone di Coco da sinistra al 30'.

Per contro, la Lazio ha giocato più costantemente nella metà campo toscana e ha avuto tre grosse palle-gol: al 10' quando Cesar da sinistra ha messo in mezzo una palla che Behrami di sinistro ha indirizzato in porta, costringendo il bravo Amelia a una difficile deviazione; al 22' quando Di Canio ha messo in movimento Tare sulla sinistra ed il tiro dell'albanese è stato deviato da Amelia di piede; infine al 29' quando Belleri ha messo alta una palla d'oro di Tare. In mezzo le occasioni malsfruttate da Tare, Di Canio e Dabo. Insomma, una Lazio più incisiva, che ha reclamato anche un rigore al 28' per un intervento su Di Canio; il vento forse ha favorito i capitolini. Più pericoloso il Livorno, ma subito è stata la Lazio ad andare vicina al gol: al 4' Dabo ha servito Di Canio che da una decina di metri ha sparato di destro, colpendo il palo alla sinistra di Amelia. Nella circostanza, impreparata la difesa amaranto, priva dello squalificato Vargas e con Grandoni centrale. Donadoni, capito che il centrocampo ha bisogno di un puntello, sostituisce Colucci con De Ascentis. Miracoli del calcio, una mossa difensiva si trasforma in offensiva subito dopo: 13', va via Morrone da destra, traversone e De Ascentis, con la difesa laziale ferma (specie Siviglia), di testa trafigge Peruzzi di testa. Rossi sostituisce Di Canio (che se la prende, ma avrà ragione il tecnico) con Pandev. Quest'ultimo prima si fa parare da due passi una palla-gol al 19' dallo strepitoso Amelia, subito dopo, al 20', pareggia: lancio centrale di Behrami, Pandev stacca Melara, esce Amelia, l'attaccante si ferma sul destro, mette la palla sul sinistro e supera il portiere livornese con un irresistibile pallonetto.

La partita è bellissima, al 24' Coco da sinistra, colpo di testa di Lucarelli: Peruzzi salva sulla linea, ottimo. Undici minuti molto intensi ed emozionanti. Al 24' infatti Lucarelli ha portato in vantaggio il Livorno in maniera rocambolesca: riceve la palla sulla destra, controlla, è decentrato, tira, c'è una deviazione di Zauri, palla che carambola sul palo e sulla faccia di Peruzzi prima di finire dentro: è il secondo autogol consecutivo di Peruzzi. La Lazio ha cercato il pareggio con Cesar, Rocchi e Pandev, ma non è stata fortunata. C'è stato anche un episodio che farà discutere. Quando, subito dopo il gol del vantaggio del Livorno, Di Canio è uscito dal campo per sostituzione, si è rivolto alla curva biancoceleste mostrando il braccio destro teso nel saluto romano. Immediata la reazione dello stadio di parte livornese che ha sonoramente fischiato Di Canio, mentre dalla curva amaranto si sono levati cori contro di lui e lo slogan "Piazzale Loreto".