Domenica 11 febbraio 2007 - Bergamo, stadio Atleti Azzurri d'Italia - Atalanta-Lazio 0-0


Stagione

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11 febbraio 2007 - 3.220 - Campionato di Serie A 2006/07 - XXIII giornata - calcio d'inizio ore 15.00

ATALANTA: Calderoni, Rivalta, Talamonti, Loria, Bellini, Ferreira Pinto (76' Tissone), Migliaccio, Donati, Ariatti, Doni, Zampagna (82' Ventola). A disposizione: Ivan, Conteh, Bombardini, Bernardini, M.Defendi. Allenatore: Colantuono.

LAZIO: Peruzzi, Behrami, Siviglia, Cribari, Zauri, Firmani, Ledesma, Mutarelli, Mauri, Pandev, (71' Jimenez), Rocchi (92' Tare). A disposizione: Ballotta, Stendardo, Belleri, Manfredini, Baronio. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. Morganti (Ascoli Piceno) - Assistenti di linea Sigg. Strocchia e D'Agostini - Quarto uomo Sig. Salati.

Note: ammoniti Ledesma, Ariatti e Behrami per gioco scorretto. Recuperi: 1' p.t., 5' s.t. Non è stato consentito l'accesso al pubblico in quanto lo stadio orobico non rispetta le nuove normative in materia di ordine pubblico varate dopo i violenti scontri tra tifosi e Forze dell'Ordine accaduti il 2 febbraio in occasione della gara Catania-Palermo che ha visto il decesso dell'Ispettore Capo della Polizia di Stato Filippo Raciti.

Spettatori: nessuno.


Un'uscita di Calderoni
Massimo Mutarelli prova il tiro
Stefano Mauri in un momento dell'incontro
Un fotogramma della gara

La Gazzetta dello Sport titola: "Atalanta-Lazio somiglia troppo a un allenamento".

Continua la "rosea": Attorniati dal vuoto, i calciatori si sono adeguati all'abbandono: questa partita invisibile alla massa, una rappresentazione cui erano stati proibiti audio e palpitazioni dal vivo, non procura rimpianti a chi l'ha seguita in televisione o alla radio, fuori dalla curva nord. Un'ora di esercitazione tattica, visto che lo scenario è quello di un match di allenamento: niente emozioni, lievi le occasioni e un sospetto che nasce subito e non verrà smentito: non ci si azzannerà per la vittoria. Nella mezz'ora conclusiva, perde più forza l'Atalanta, allora il portiere Calderoni recupera consensi respingendo a Pandev e Rocchi le uniche palle gol luminose della Lazio. E della giornata. Dagli allenamenti senza pubblico escono anche delle indicazioni, e questo rimanda alcuni insegnamenti positivi. L'Atalanta non perde dal 23 dicembre, tocca il quarto risultato utile consecutivo. Pesa di più il fatto che riesca a non prendere gol, come invece era sempre successo nelle 11 giornate precedenti: restare a zero per una volta fa anche bene. La fase di protezione regge discretamente, seppur non troppo sollecitata. Ma questa squadra riesce spesso a mettersi nei guai da sola, davanti alla propria porta: stavolta l'affanno non prevale e anche un singolo (Calderoni) ne esce rafforzato. Pure la Lazio prosegue una striscia positiva (cinque gare senza sconfitta) e resta la terza miglior difesa del torneo dopo Inter e Roma. I 18 gol incassati sono una storia chiusa un mese fa: dal 14 gennaio nessuno ha più esultato contro i romani. Non è il portiere, come sull'altro fronte, a mantenere il risultato, bensì una prestazione continua della linea a quattro, con i centrali Cribari e Siviglia sopra gli altri. Nel resto, difficoltà e noia, perché è troppo difficile giocare in direzione della porta altrui.

Il 4-4-1-1 dell'Atalanta s'impone finché resiste Donati, il più bravo per un'ora e poi tornato normale, per sfinimento. Ma il centrale non può essere ovunque: se deve recuperare, rilanciare, proporre l'assist e poi concludere, come succede in più di una scena, a pagare è l'ultimo sforzo, cioè il tiro. Zampagna tende troppo a mettersi in posizione da trequartista, per il suggerimento profondo, ma poco preciso; Doni invece non è super come al solito, come è umanamente possibile. Scomoda Peruzzi con un pallonetto vicino all'incrocio e una zuccata bassa, però sono scosse lievi, adeguate alla giornata. Nei 17 turni prima di ieri i nerazzurri avevano sempre segnato, ma questa è la prima volta a porte chiuse nella loro storia. I circuiti della Lazio non fulminano perché Mauri, mezzapunta nel 4-3-1-2, viene rallentato nella melma del centro ring; Ledesma lancia tanto, però senza mettere fuori posizione i rivali; Pandev quando salta un uomo si ferma sul secondo e Rocchi non trova lo spunto letale, chiuso da Talamonti e Loria. La specialità della casa, il contropiede, parte una sola volta, al quarto d'ora della ripresa: è una gran volata che Pandev scarica su Calderoni invece che in rete o sui compagni. Avesse potuto, Delio Rossi avrebbe fischiato per far ripetere l'azione. Ma non è un allenamento, anche se gli somiglia troppo.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


Meglio fuori che dentro, commenta un arguto spettatore, uno di quelli che ha dovuto mostrare un documento, che ha superato due o tre controlli e si è conquistato il caffè e i tramezzini della tribuna d'onore, ma non uno spettacolo all'altezza. Sarebbe bello poter urlare: ridateci le palanche, ma nessuno, dei duecento avventurosi e/o imbucati che si sono spinti fin qua, in questa bella giornata d'inizio primavera, hanno sborsato un euro. Lo stadio è vuoto, tutti fuori tranne un manipolo di entrati a vario titolo, dirigenti, parenti, sponsor, giornalisti. Il presidente dell'Atalanta Ivan Ruggeri osserva la desolazione e commenta: "Qualcuno, alla riunione di Roma ha insistito per giocare, forse sapeva che da lui il pubblico ci sarebbe stato". Si riferisce al Milan? Fosse entrato almeno il calcio, in ogni caso, sarebbe stato meglio. Tra le poche cose da vedere il collo di pelliccia del paltò del presidente Lotito: interessante, spezza la monotonia. Il pallone, quello che accende qualche emozione, infatti, è rimasto fuori insieme con gli spettatori. Da dietro la curva Nord arrivano i cori e anche un isolato petardo - ahia, si ricomincia - che piomba sui gradoni vuoti, osceno e desolato come lo stadio deserto da parte degli ultrà dell'Atalanta, all'inizio a piena voce e a pieno entusiasmo, ma questa partita ammoscerebbe i desideri di chiunque. Alla fine non si sentono più. Zero a zero, con qualche occasione in più per la Lazio, ma strappate a una prova banale, senza nulla di significativo nella costruzione delle azioni. Stefano Colantuono e Delio Rossi sono due bravi allenatori, con un senso spiccato per le squadre organizzate e tatticamente imprendibili; praticamente si annullano a vicenda.

Vero è che la Lazio ha tre occasioni e l'Atalanta neanche una. Tutte nel secondo tempo. Il primo scorre via come una partitella domenicale tra vecchi amici, manco qualche calcione a vivacizzarla (nella ripresa qualcuno di più), nulla da segnalare. Il secondo è un po' meglio, ma solo un po'. Nell'ordine, la Lazio tira fuori dalla banalità: un bel passaggio di Rocchi per Zauri che perde il tempo e si fa ribattere il tiro-cross dal portiere dell'Atalanta Calderoni; una spettacolare fuga di sessanta metri di Pandev, che emerge da un lungo periodo di sonnolenza, scappa a tutti ma arriva davanti a Calderoni senza la necessaria freddezza e si fa respingere la conclusione; un sinistro al volo di Rocchi su lancio di Mutarelli con pronta risposta ancora di Calderoni. Quindi, almeno a livello di opportunità, meglio la squadra di Delio Rossi. L'Atalanta può rispondere solo con un colpo di testa di Doni artigliato da Peruzzi e con una conclusione di Ferreira Pinto, anch'essa finita tra le braccione del portiere della Lazio. Tutto qua. Per il resto gran cozzo di centrocampo, non più di due passaggi di fila, sbagli banali, dribbling malriusciti, cross sparati nelle curve deserte. Insomma il trionfo dello zero a zero come tatticismo, come tu fai una mossa e io ti rispondo. Bene considerando quello che succede. Anzi, che non succede.


Nota: la giornata n. 22 non è stata disputata in seguito alla decisione di sospendere il torneo a causa dei violenti incidenti tra tifosi e Forze dell'Ordine accaduti il 2 febbraio 2007 nel corso della gara Catania-Palermo in cui è rimasto vittima l'Ispettore Capo della Polizia di Stato Filippo Raciti. La giornata è stata successivamente recuperata il 18 aprile 2007.