Domenica 14 gennaio 1979 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 0-0


Stagione

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14 gennaio 1979 - 1987 - Campionato di Serie A 1978/79 - XIV giornata

LAZIO: Cacciatori, Tassotti, Ammoniaci, Wilson, Manfredonia, Cordova, Agostinelli, Martini, Giordano, Nicoli, D'Amico. A disp.: Budoni, Badiani, Cantarutti. All. Lovati.

PERUGIA: Malizia, Nappi, Ceccarini, Frosio, Della Martira, Dal Fiume, Bagni, Butti, Casarsa, Vannini, Speggiorin (I). A disp.: Grassi, Redeghieri, M.Cacciatori. All. Castagner.

Arbitro: Michelotti (Parma).

Note: giornata variabile con pioggia nel primo tempo e pallido sole nel secondo. terreno viscido. Ammoniti Della Martira e Nappi. Angoli: 7-2 per la Lazio. Antidoping negativo.

Spettatori: 42.000 circa di cui 29.392 paganti per un incasso di £ 109.157.400 e 13.785 abbonati.

Una fase della partita
Dall'Unita:la cronaca della partita
Malizia sventa una pericolosa azione di Wilson
Il biglietto della gara
D'Amico affrontato da Bagni

Il Perugia non rischia, e guadagna un giusto 0 a 0 anche sul campo della Lazio. Sarebbe un risultato valido se il Milan non corresse a quel modo. Con un Milan che vince a Bologna, il nullo di Roma diventa meno bello, ed il Perugia abdica al primo traguardo stagionale, quello di campione d'inverno. E' sempre secondo, ma con distacco salito di un punto. La Lazio accusa qualche errore, ma tiene testa ad un avversario forse superiore per possibilità tecniche e per gioco d'assieme. Gioca come sempre, ma con meno efficacia, anche perché qualche centrocampista non è all'altezza del compito. O almeno non lo è per l'intera durata della gara. Cordova regge per mezz'ora poi molla, Agostinelli sacrifica il collettivo alla passione per il dribbling, Martini tradisce ad ogni passo la sua natura di difensore. E che dire di D'Amico ? Ha tanta classe da incantare, ma la tira fuori due o tre volte in un'intera gara. Così nel punto cruciale del gioco c'è il solo Nicoli.

E' un elemento poco appariscente, ma valido sotto il profilo tecnico e dell'intuizione. Forse non ha la continuità necessaria per essere un «grande», ma ha inventiva e sagacia tecnica. Sbaglia meno degli altri. Con un reparto d'appoggio così fragile il povero Giordano sta tutto solo, fra tanti difensori, in attesa di qualche invito al gioco. In tutta la gara fa un solo tiro in porta, e sbaglia la mira. Ma Giordano non ha nulla da rimproverarsi. Bisognerebbe essere dei mostri per sfruttare una sola occasione. Sarebbe la percentuale del cento per cento. Buona invece la difesa, con qualche scompenso in Ammoniaci, ma con freddezza superiore all'età in Tassotti, con entusiasmo in Manfredonia, con eleganza e sicurezza in Wilson. Il capitano tenta anche qualche affondo sfortunato. Suo il colpo di testa che sfiora il gol. Il Perugia non ha la statura della grande squadra. Lo si vede quando deve attaccare e rischiare. E' un'equipe complessivamente omogenea, valida nei rilanci, però deficitaria in attacco. Gioca, con una punta sola, Speggiorin, a cui si affianca Bagni, giocatore di indubbie qualità. Ha temperamento e possibilità tecniche, cerca lo scontro, si diverte a commettere falli.

Preferisce il sinistro, ma gioca a destra, corre e si danna l'anima. Per lui nessun pallone è mai perso. Se fosse meno «cattivo» sarebbe forse anche meno utile. Ma Bagni e Speggiorin non fanno reparto, non lo possono fare. Casarsa sta dietro puntando ogni tanto in appoggio, Vannini sfrutta — e non sempre alla perfezione — i suoi centonovanta centimetri di altezza per piazzare qualche colpo di testa, Butti è un maratoneta, intelligente ma poco appariscente, Dal Fiume fa tutto, ma sbaglia molto. Frosio è il capitano nel senso pieno del termine, E' sempre al suo posto. Nappi, Della Martira e Ceccarini sono difensori d'istinto, più forti fisicamente che come gioco. Contro la Lazio Malizia non ha lavoro; ha una indecisione, ma viene aiutato da Frosio. Una domanda é d'obbligo: può questo Perugia contrastare la marcia del Milan sperando in un aggancio e addirittura in un sorpasso ? Giudicando dopo la prova di Roma, la risposta non può che essere dubitativa, per non dire addirittura negativa. D'accordo che in Italia si gioca al risparmio, d'accordo che sovente la squadra che attacca viene infilata in contropiede. Ma quando si devono ricuperare posizioni in classifica, occorre avere coraggio, rischiare per vincere, non accontentarsi del pari. Il Perugia dell'«Olimpico» è un Perugia rinunciatario. Fin dall'inizio gli ospiti assumono uno schieramento di tutta prudenza, accettando gli attacchi della Lazio, che, manovra alla sua maniera con tanti passaggi, tanti «assoli», tanti tentativi personali. Le due squadre si affrontano in perfetta sintonia, con buona grinta ma scarsa vena. Non azzecca allunghi validi D'Amico, non cerca suggerimenti Butti, come Vannini, che è sempre piuttosto arretrato. Il primo tiro a rete è di Della Martira, ma è sbilenco e altissimo (12').

Passano i minuti ed il gioco si assesta in una monotonia piuttosto strana: il Perugia, visto che la Lazio non fa paura, accetta subito la parte di comprimario. Tenta il gol Martini con un cross da sinistra, che Malizia devia con difficoltà, e poco dopo è ancora Agostinelli a creare qualche apprensione nella difesa ospite; Cordova riprende, ma calcia fra le braccia del portiere. Non si notano sussulti, ma qualche scontro. Manfredonia è a terra, pare per un contrasto con Speggiorin. I laziali vorrebbero un intervento del guardalinee, ma Michelotti non abbocca. Verso la mezz'ora il Perugia finalmente attacca: Bagni avanza e serve in profondità Vannini che tira; Wilson devia e Cacciatori è bravissimo ad evitare l'autogol. La Lazio teme il peggio ed aumenta il ritmo. D'Amico, dopo un ennesimo errore, azzecca un dribbling validissimo, e centra per Agostinelli, che tira a rete; Wilson, avanzato, devia fuori della portata di Malizia, ma sulla linea c'è Frosio che con calma respinge (34'). La ripresa è meno interessante. Comincia a far capolino la fatica. Cede Cordova, scompare D'Amico, Il Perugia prende coraggio, ma senza entusiasmo. Il gioco è monotono: tutti cercano la testa di Vannini per il tocco finale. Prova Bagni, ma Vannini arriva tardi. Prova Butti, ma Vannini sbaglia la mira. A dieci minuti dal termine i padroni di casa hanno una reazione. Nasce una mischia, c'è addirittura la richiesta di un rigore per un presunto fallo di mano di Vannini, ma Michelotti è vicino e dice di no. Della Martira calcia il pallone lontano e Michelotti lo ammonisce, Nappi ferma Agostinelli con un fallo e l'arbitro segna anche il nome del terzino sul libro dei cattivi. Finisce senza polemiche. Sembrano tutti d'accordo.

Fonte: La Stampa