Domenica 15 maggio 2005 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0


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15 maggio 2005 - 3147 - Campionato di Serie A 2004/05 - XXXVI giornata

ROMA: Curci, Panucci, Chivu (31' Ferrari), Mexes, Cufrè, Mancini, Dacourt (58' Virga), De Rossi, Perrotta, Montella, Cassano. A disposizione: Pipolo, Scurto, Xavier, Greco, Corvia. Allenatore: B.Conti.

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Giannichedda, Zauri, A.Filippini, Dabo, Liverani, E.Filippini, Di Canio, Rocchi. A disposizione: Sereni, Talamonti, Muzzi, Seric, Lequi, Pandev, Bazzani. Allenatore: Papadopulo.

Arbitro: Sig. Collina (Viareggio).

Note: ammoniti Panucci, Dabo, Dacourt, A.Filippini, Liverani e De Rossi per gioco scorretto. Recuperi: 2' p.t., 2' s.t.

Spettatori: 66.000 circa.


Una fase di gioco
Un'azione della gara
Un fotogramma della gara
Giuliano Giannichedda in azione
Paolo Di Canio in azione
Giuliano Giannichedda in una fase di gioco
La prima pagina di "Leggo"
Il biglietto della gara


La Gazzetta dello Sport titola: "L'unico che non ci sta è l'Olimpico. Roma e Lazio gareggiano nel far melina: alla fine il pubblico urla «buffoni" ai giocatori".

Continua la "rosea": Hanno avuto la pazienza di aspettare ottantadue minuti. Poi, quasi lungo le tribune fosse passata una tacita parola d'ordine, sono sbottati. Tutti insieme, senza distinzione alcuna. «Buffoni, buffoni» e, ironici, «sospendete la partita, sospendete la partita», e ancora, ritmato sui tradizionali slogan della capitale, «ma che siamo venuti a fa'». Così, il derby più brutto e taroccato che si possa ricordare a memoria d'uomo, è finito con la curva nord che ha addirittura voltato le spalle al terreno di gioco, e col tribuno Di Canio che a fine partita è andato lì sotto a regalare maglia e a giustificarsi. Quasi a dire, "la colpa è più loro che nostra". In realtà, Roma e Lazio devono dividersi per intero le responsabilità di questo autentico e per certi versi deplorevole no contest. Nel pugilato, due avversari che fanno solo finta di fronteggiarsi a centro ring e non si danno nemmeno un cazzotto, possono essere entrambi squalificati. Il calcio invece, e proprio per questo sarà il caso di non scandalizzarsi più di tanto, lascia spazio alla eventualità che due squadre, tanto più a fine stagione e per un reciproco aritmetico tornaconto, possano decidere di pareggiare. Da quando la vittoria vale tre punti il fenomeno si è assai ridotto, ma ci sono circostanze, come quella di ieri, in cui ancora se ne abusa. Magari, a conti fatti, in parte sbagliando. Roma e Lazio hanno intrapreso la strada del tacito accordo, che di questo si tratta al di là di tutte le ovvie smentite di facciata, preoccupate della loro crisi infinita (otto sconfitte e due pari nelle ultime dieci partite dei giallorossi, tre sconfitte consecutive per i biancocelesti) e di una reciproca condizione fisica che definire precaria è poco.

Sotto un sole cocente, meglio uno 0-0 senza sussulti (il primo della Roma in 47 partite ufficiali) e un punto sicuro, buono per credere di avvicinare la salvezza, che la ricerca di problematiche imprese. Il fatto è che né la Lazio né soprattutto la Roma potevano prevedere il terremoto proveniente dagli altri campi della zona retrocessione. Le imprese di Brescia, Chievo e quella a metà dell'Atalanta rendono ora davvero drammatica la situazione. Se la Lazio può tuttavia ritenersi quasi salva(dopo la inguaiata Fiorentina ci sarà il tranquillo Palermo), la Roma è nel bel mezzo del guado. E per salvarsi avrà bisogno anche di metterci del suo, oltre che affidarsi agli altrui risultati. Domenica a Bergamo con l'Atalanta, ancora in gioco, non ci saranno Totti, Dacourt e Panucci, tutti squalificati, cui andrà aggiunto il fragile Chivu, che ieri scontrandosi con Curci si è fatto male alla caviglia sinistra. Bruno Conti, che è privo anche dei lungodegenti Aquilani e Dellas, avrà insomma il suo daffare per inventare una formazione decente e dovrà di nuovo attingere alla Primavera. Per sua fortuna, il gran finale col Chievo all'Olimpico, che il 29 maggio rischia davvero di diventare uno spareggio salvezza, gli restituirà con Totti tutti gli squalificati di domenica prossima, e questo è già qualcosa. Che poi giovedì la Roma debba giocare a Udine il retour match di semifinale di coppa Italia, beh, ecco una ulteriore complicazione, non bastasse l'1-1 dell'andata a compromettere l'accesso alla finale. Sul derby c'è poco da dire. Quello vero, se mai c'è stato, è durato una manciata di secondi: il tempo per Cassano di aggirare la tattica del fuorigioco della Lazio con una mezza rovesciata che metteva Mancini, e Montella, soli davanti a Peruzzi.

Il brasiliano ignorava il centravanti e piazzava la palla là dove arrivavano le unghie del portierone, che deviava in angolo. Fine del derby e non era ancora passato un minuto. Non ci sarebbe più stato, infatti, un tiro degno di questo nome. Gioco che più blando non si può, grandi chiacchierate a metà campo tra Cassano e Liverani, qualche calcione ma solo perché le condizioni fisiche dei giocatori sono tali che arrivare in ritardo sulla palla e sull'uomo è quasi una prassi consolidata. Papadopulo ha avuto il pudore, visto l'andazzo, di non muovere la panchina. E Conti nel dopopartita ha mostrato sincero rincrescimento. Meglio di niente.


Un pari imbarazzante per un derby imbarazzante. Per questo, come difesa, ci si aggrappa persino alla Spagna. "Partita taroccata? Ma avete visto il finale del match del Barcellona di sabato? Io non ho mai fatto accordi né da giocatore né da allenatore". Parole e musica di Bruno Conti, che però ammette: "Mai vissuto un derby così, è stato il più brutto. Ognuno si faccia la sua idea. Adesso, fra infortuni e squalifiche, siamo in emergenza e purtroppo giovedì c'è la coppa Italia...". E a questo proposito, c'è stata grande paura per Chivu. Dopo l'infortunio, si è temuta la frattura ma, portato all'ospedale, la diagnosi è stata: distorsione con interessamento dei legamenti. Tre giorni di stampelle e trasferta a Bergamo quasi compromessa. E da mercoledì tutti in ritiro a Udine fino a sabato, quando il gruppo si trasferirà subito a Bergamo. "Il pari è andato bene a entrambi, ma solo negli ultimi 5 minuti", sostiene Angelo Peruzzi. Una tesi che viene condivisa da quasi tutti in casa Lazio.

"Nel primo tempo è stata una partita vera - dice Giuseppe Papadopulo - , poi nella ripresa la paura e anche il caldo hanno avuto la meglio. Ma il calcio è fatto anche di partite in cui non si riesce a dare tutto ciò che si vorrebbe. Per noi questo è un pareggio che vale quasi la salvezza". A Paolo Di Canio non sono piaciuti i fischi arrivati da entrambe le curve a fine gara. "Sentire due tifoserie nemiche unite nei cori contro noi giocatori mi ha amareggiato. Io ce l'ho messa tutta. Alla fine sono andato sotto la curva a tirare la maglia ai tifosi per far vedere che era sudata". L'idea di un pari "aggiustato" viene respinta dal presidente Lotito. "Non scherziamo. La conferma di Papadopulo? Aspettiamo la fine del campionato". Prima della partita tafferugli tra tifosi (2 feriti) e tra questi e le forze dell'ordine (8 agenti contusi e un'auto bruciata). Denunciate 5 persone (4 laziali e un romanista) che volevano entrare senza biglietto. Sequestrati tre coltelli e un'ascia nascosta dietro una siepe.


La Repubblica titola: "Brutta partita all'Olimpico fra due squadre timorose di perdere. Un punto a testa che non serve ad assicurare la salvezza. Il derby di Roma senza reti, le curve contestano i giocatori".

Continua il quotidiano: Il derby numero 124 tra Roma e Lazio lo vince la paura di non perdere e dall'Olimpico esce fuori un pareggio senza reti abbastanza noioso quanto utile per la classifica delle due squadre che si mantengono fuori dalla zona pericolo, ma non certamente salve. Non c'è neanche da restare troppo delusi perché al momento le due squadre romane non sono in condizione di offrire una partita diversa. Non si è visto spettacolo, ma è stato un derby comunque corretto sia in campo che sugli spalti uniti dai fischi e dalle grida di "buffoni" rivolte ai giocatori in campo. Conti recupera in extremis Panucci. Mexes viene preferito a Ferrari. Coppia d'attacco formata dal duo Cassano-Montella. Panchina come sempre ricca di giovani primavera. Papadopulo perde Cesar, volato in Brasile per la morte del padre. Al suo posto gioca Dabo. I gemelli Filippini presidiano le due fasce. In avanti dopo le polemiche trova posto Di Canio accanto a Rocchi. La Roma vuole sorprendere subito gli avversari e il gol potrebbe arrivare dopo appena 21", bravissimo Peruzzi a deviare in angolo con la punta delle dita un diagonale di Mancini. La partita è veloce e interessante, le due squadre ci tengono a vincere e si contrastano con determinazione in ogni parte del campo. Il modulo è speculare 4-4-2 ed entrambe fanno molta attenzione in difesa cercando di coprire bene tutti gli spazi. Al 22' una pesante ammonizione per Christian Panucci che sarà costretto a saltare la sfida con l'Atalanta di domenica prossima.

Al 30' Curci è bravo ad anticipare Rocchi ma travolge anche Chivu che rimedia una distorsione alla caviglia ed è costretto a lasciare il campo a Ferrari. Altra ammonizione pesante per Dacourt al 42'. La Lazio mantiene un maggiore possesso di palla, ma sono pochissime le conclusioni a rete e i due portieri non rischiano praticamente nulla. Il primo tempo termina sul giusto risultato di 0-0. Nessun cambio ad inizio ripresa e proprio come nella prima parte subito una palla gol per la Roma con un tiro di Cufrè deviato in angolo. Poi si mantiene lo stesso copione senza emozioni. Un brivido lo crea Mexes che si lascia sfuggire Di Canio, salva tutto De Rossi con una scivolata sull'attaccante biancoceleste. Anche Dacourt è costretto a dare forfait e deve lasciare il posto a Virga. Non c'è quasi voglia di far male all'avversario e la Lazio, che mantiene maggiormente la palla, dà l'impressione di passeggiare in campo. I fischi e i cori non certo teneri del pubblico nei riguardi dei giocatori di entrambe le squadre la dicono tutta su quanto visto in campo in questo derby veramente brutto.