Domenica 17 gennaio 2010 - Bergamo, stadio Atleti Azzurri d'Italia - Atalanta-Lazio 3-0


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

17 gennaio 2010 - 3.363 - Campionato di Serie A 2009/10 - XX giornata - inizio ore 15.00

ATALANTA: Coppola, Capelli (76' Peluso), Talamonti, Bianco, Bellini, Ferreira Pinto (61' Ceravolo), Guarente, De Ascentis, Padoin, Doni, Tiribocchi (80' Chevanton). A disposizione: Consigli, Caserta, Valdes, Acquafresca. Allenatore: Mutti.

LAZIO: Muslera, Siviglia, Stendardo, Radu, Lichtsteiner, Baronio, Firmani (81' Dabo), Del Nero (46' Mauri), Rocchi, Floccari (72' S.Inzaghi), Zarate. A disposizione: Berni, Diakitè, Scaloni, Brocchi. Allenatore: Ballardini.

Arbitro: Sig. Trefoloni (Siena) - Guardalinee Sigg. Giordano e Giachero - Quarto uomo Sig. Gervasoni.

Marcatori: 5' Doni, 8' Doni, 35' Padoin.

Note: giornata nuvolosa e fredda, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Doni, Muslera, Bianco, Baronio, Capelli, Guarente, Padoin, Floccari e Radu. Angoli: 4-3 per la Lazio. Recuperi: 4' p.t., 3' s.t. Prima dell'inizio della partita è stato osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime del violento terremoto che ha colpito Haiti.

Spettatori: 10.000 circa.

L'undici biancoceleste: Lichtsteiner, Rocchi, Stendardo, Muslera, Siviglia, Floccari, Firmani, Zarate, Radu, Baronio, Del Nero
Fernando Muslera trafitto dalla prima rete di Doni (Foto Ansa)
Padoin esulta dopo la rete del 3-0 (Foto Ansa)
Tommaso Rocchi pressato dai difensori (Foto Ansa)
Una fase della partita (Foto Ansa)
Mister Ballardini assiste esterefatto alla débacle (Foto Ansa)

La Gazzetta dello Sport titola: "L'Atalanta rialza la testa. La Lazio? Non pervenuta. Una doppietta di Doni in avvio indirizza la gara, Padoin firma il definitivo 3-0 e già nel primo tempo la partita è segnata".

Continua la "rosea": "Cuore, testa e gamba" è la ricetta che il bergamasco Mutti chiedeva ai suoi ragazzi. La lezione è stata impartita talmente bene che al 9' l'Atalanta è già sopra di due gol. Il bomber? Quel Cristiano Doni "pietra dello scandalo" della precedente gestione Conte. Poi è lo stesso capitano nerazzurro a regalare a Padoin il pallone del 3-0. Al 35' del primo tempo, la gara è già finita, anche perché la Lazio è rimasta a Roma. Bortolo Mutti torna sulla panchina dell'Atalanta dopo più di 10 anni e si affida alla "vecchia guardia" e al modulo imparato a memoria dai nerazzurri: Doni si piazza alle spalle dell'unica punta Tiribocchi; nella difesa in emergenza rientra Bianco. La Lazio si presenta a Bergamo col tridente Rocchi-Floccari-Zarate: il centravanti calabrese, l'anno scorso grande protagonista tra i nerazzurri (33 presenze e 12 gol, ma soprattutto tante sponde e molti assist per i compagni), viene accolto dai suoi ex tifosi con applausi, sciarpe e anche un bel fiasco di vino in regalo; a centrocampo Ballardini si affida alla sostanza di Firmani e alla geometria di Baronio, Del Nero fluidifica a sinistra.

In un'accorata autodifesa durante la conferenza stampa della vigilia, Doni aveva ribadito il suo amore per i colori nerazzurri - "Potete dire che sono finito, ma non che mi sia mai tirato indietro" - le sue parole. Dopo 10' minuti di gioco, però, non si può neanche più dire che sia finito, visto che il capitano domina, sigla una doppietta (il primo di testa, il secondo con un imparabile destro) e spiana la strada all'Atalanta. La Lazio non sembra neanche scesa in campo: Firmani rincula, Baronio non imposta, Del Nero non spinge, Zarate - l'unico a mostrare un minimo di voglia - riesce solo a collezionare ammonizioni tra gli avversari. Il risultato inevitabile è un dominio nerazzurro, con sapiente circolazione di palla, un Doni davvero superlativo che difende, fa salire la squadra e sforna assist a profusione. Su uno di questi, al 35', Padoin s'inventa una conclusione a giro che bacia il palo e si accomoda in rete. All'esultanza partecipa anche il mister, che invade il terreno di gioco, ma sbaglia tacchetti e finisce per regalare alla platea una spettacolare scivolata. L'Atalanta sembra davvero una squadra trasformata, non certo quella "scollata" - come lui stesso l'aveva definita - che il neo tecnico aveva rilevato poco meno di una settimana fa.

Ballardini, invece, stenta a riconoscere i suoi e prova a scuoterli dal torpore inserendo Dabo al posto di Firmani e Mauri per Del Nero. Qualcosa di più si vede, anche perché meno era praticamente impossibile, ma davvero troppo poco per sperare in una miracolosa rimonta. La luce biancoceleste si accende solo quando la palla passa tra i delicati piedi di Zarate, ma i compagni non lo assistono e l'argentino predica nel deserto. E il secondo tempo, per i biancocelesti, finisce solo per essere un'inutile appendice a una gara ampiamente compromessa, con l'aggravante di un infortunio muscolare a Floccari, costretto al cambio.


Il Messaggero titola: "Lazio, un fantasma a Bergamo: 3-0. Contro l'Atalanta biancocelesti fuori partita dal primo minuto".

Continua il quotidiano: La cura Mutti resuscita l'Atalanta, che rifila tre gol alla Lazio e ritrova il gusto della vittoria. La Lazio ha sbagliato l'approccio alla partita, scendendo in campo senza la grinta che serviva per reggere l'urto di una squadra in cerca di riscatto. Al 5' minuto i nerazzurri erano già in vantaggio: punizione di Guarente, testa di Doni: Muslera è battuto, per il capitano è il primo gol stagionale. Tre minuti e Doni ha concesso il bis con un destro al volo su appoggio di Tiribocchi: due a zero, Lazio tramortita. Il nerazzurro, già ammonito per l'eccesso di esultanza, si è fatto tutto il perimetro della curva di corsa: Trefoloni l'ha guardato severo ma ha chiuso un occhio. Il primo segno di vita dalla Lazio è arrivato al 29' con un colpo di testa dell'ex Floccari: buona la scelta di tempo ma sballata la mira. Più preciso Stendardo 4 minuti dopo, con il difensore che ha costretto Coppola in angolo. Ma al 35' Doni ha colpito ancora: ha inventato un assist per Padoin che dal limite ha fatto partire un destro a effetto. La palla ha centrato il palo più lontano ed è rimbalzata in rete: tre a zero, Lazio annientata.

Ballardini a quel punto ha tolto il frastornato Firmani e ha inserito Dabo, nel tentativo di rimettere insieme il centrocampo, stritolato nella morsa Guarente-De Ascentis. A inizio ripresa è entrato anche Mauri per l'inesistente Del Nero, la Lazio ha provato a imbastire una reazione credibile. La prima occasione è arrivata dopo 17 minuti, con Rocchi che non è riuscito a sfruttare un'indecisione difensiva. Due minuti dopo un missile di Dabo ha sorvolato la traversa. L'Atalanta si è mantenuta pungente con un tiro a lato di Tiribocchi. Con il passare dei minuti la Lazio non ci ha creduto più e la partita è scivolata via senza altri sussulti fino all'82', quando Baronio ha scaldato i pugni di Coppola con una bordata da fuori. È l'unico acuto del centrocampista biancoceleste. Negli ultimi minuti l'Atalanta ha tenuto palla, badando solo a non fare errori. Per la Lazio da segnalare l'infortunio di Floccari, l'attaccante che ne aveva cambiato la fisionomia negli ultimi tempi. Al 34' brutto gesto di Lichtsteiner che calpesta volontariamente Peluso a terra. L'arbitro Trefoloni non vede. Finisce così, Lazio da dimenticare, e Ballardini che ammette: "Non ce la facciamo a sopportare il doppio impegno".


Sempre dal quotidiano romano:

"Il doppio impegno settimanale non favorisce la brillantezza nelle partite di campionato. I miei erano stanchi per aver giocato in Coppa Italia giovedì sera". Davide Ballardini cerca di offrire una spiegazione a caldo del 3-0 rifilato alla sua Lazio dall'Atalanta. Il 2-0 al Palermo a metà settimana, secondo l'allenatore biancoceleste, avrebbe lasciato il segno: "Siamo saliti a Bergamo privi di Kolarov, e ho dovuto far partire Mauri e Dabo dalla panchina - prosegue -. Per essere competitivi sui due fronti necessiteremmo di ritocchi". Sulla partita di Bergamo, poche parole: "In campo c'eravamo, ma la reazione c'è stata solo dopo quindici minuti di approccio sbagliato - rimarca Ballardini -. Nel secondo tempo siamo andati decisamente meglio, ma era troppo tardi. Una lezione che dovrà servire in futuro".