Domenica 18 dicembre 1994 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Inter-Lazio 0-2


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18 dicembre 1994 - 2633 - Campionato di Serie A 1994/95 - XIV giornata

INTER: Pagliuca, Bergomi, Paganin (I), Orlando, Paganin (II), Bia, Orlandini, Jonk, Delvecchio, Berti, Sosa. A disp.: Mondini, M.Conte, Nichetti, Veronese, Pancev. All. O.Bianchi.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Favalli, Di Matteo, Cravero, Chamot, Rambaudi, Fuser, Casiraghi, Winter, Signori (89' Di Vaio). A disp.: Orsi, Bergodi, Bacci, Venturin. All. Zeman.

Arbitro: Ceccarini (Livorno).

Marcatori: 11' Cravero, 43' Fuser.

Note: ammoniti Rambaudi per la Lazio, Bergomi e M.Paganin per l'Inter. Calci d'angolo: 8-5.

Spettatori: 38.000 circa.

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Il goal di Cravero
La cronaca al dettaglio del Messaggero

Il crepuscolo delle Ombre si consuma davanti alla Lazio meno competitiva di questo primo cambio di stagione. Che segni due gol, e altri due li sprofondi nelle tenebre del pomeriggio, che dunque vinca, e che teoricamente si rilanci per lo scudetto, è pura contabilità. Che invece la Lazio sia imbastita, trotterellante, affaticata nel ripartire e, soprattutto, nel ripiegare è testimoniato dalla voragine che si spalanca a centrocampo quando la squadra affronta indifferentemente una delle due fasi di gioco: attaccare o difendere. Succede, per esempio, che alla mezz'ora, la Lazio esegua una massiccia offensiva cinque contro tre: palla recuperata da Fuser, offerta a Rambaudi, allungata, un metro di troppo, per lo scatto di Casiraghi, tutto secondo una retta verticale. Sul rilancio di Pagliuca, i biancazzurri si trovano a difesa completamente scoperchiata. Replica al 34', addirittura in contropiede, dopo un calcio d'angolo a favore: la Lazio difende con soli due uomini contro altrettanti attaccanti avversari e più di metacampo regalata. Dettagli, ovviamente, se la distanza tra le Undici Ombre chiamate convenzionalmente Inter, e questa Lazio, ancora troppo sventata e troppo poco economica, è stata abissale. Subìto un gol all'11' del primo tempo da angolo di Signori (responsabile Pagliuca che non esce neppure nell'area piccola consentendo lo stacco risolutivo di Cravero), l'Inter avrebbe potuto pareggiare al 14' se il tentativo di liberare in angolo, di Di Matteo, non avesse provvidenzialmente incocciato Negro, dopo l'unica azione di sfondamento laterale di Berti. La Lazio consente molto. Si constata anche quando applica un approssimativo fuorigioco (26') e Del Vecchio può filare verso Marchegiani: pallonetto troppo alto. Per riuscire a sventare l'Inter senza dover per nulla incrementare il ritmo, ai biancazzurri è sufficiente applicare i movimenti degli schemi d'attacco zemaniani. Ogni azione si trasforma così in un'aggressione. Soprattutto a destra, dove Rambaudi fa strame di Antonio Paganin, venendone ripagato con brutali interventi. La manovra biancazzurra trova profondità già dal 1' (sull'assist per Signori, interviene d'anticipo Bergomi) e una continuità d'iniziativa che al 35' si esplicita attraverso un servizio di Winter per lo smarcamento ancora di Rambaudi. Quest'ultimo, solitario, tira e ritira addosso a Pagliuca. E' sempre dal centro destra che proviene il raddoppio laziale di Fuser, il quale cerca la sponda centrale di Casiraghi, la trova e di sinistro va a chiudere l'incursione. Ennesima dimostrazione di come, nonostante una condizione molle e un Signori abbacchiato, una squadra possa essere confortata e legittimata dagli schemi. Le formazioni di Zeman calano fisiologicamente all'inizio dell'inverno: lo schianto nel derby l'ha confermato. Anomala, invece, l'ultima caduta casalinga con la Juve: undici contro undici non sarebbe finita così. Ma neppure ieri sarebbe andata come è andata se la Lazio avesse affrontato una squadra diversa dall'Inter. Più semplicemente una squadra, non il suo simulacro, la sua penosa finzione.

Imperturbabile come sempre. Impassibile anche dopo il successo conquistato contro l'Inter. Una vittoria importante che rimette la Lazio in corsa verso il titolo, ma Zdenek Zeman ha la sua filosofia di vita e di pensiero, ci tiene a far rilevare: "Sì, va tutto bene, però tre punti da soli non bastano, bisogna cercare di andare avanti. Certo, è meglio vincere che perdere. Adesso dobbiamo proseguire nella seconda parte del campionato in questo modo". E torna a pensare allo scudetto: "Ci troviamo insieme a Parma, Juventus, Roma e Fiorentina nella zona alta della classifica: dobbiamo solo crederci fino in fondo". Le ambizioni non si nascondono ma i rimproveri, come al solito, non mancano. Zeman si diverte a recitare il ruolo del perfezionista e a non essere mai soddisfatto di quello che la sua squadra ha fatto in campo. Lui è uno di quegli allenatori che al risultato privilegia il bel gioco, anche il giorno del successo qui, a San Siro, non risparmia critiche. "Abbiamo giocato meglio che a Napoli - continua. - Siamo stati comunque aiutati dall'Inter, quando una squadra non è al meglio, logico che per gli avversari tutto diventa più facile. E stata una buona partita ma abbiamo concesso qualche contropiede di troppo ai nerazzurri. C'è stato qualche momento di distrazione, ma nel calcio l'importante è sbagliare di meno. E quello che abbiamo fatto contro l'Inter". Zeman guarda al futuro con un certo ottimismo. "E' giusto avere questo stato d'animo, perché se uno in partenza non ha voglia di fare sempre qualcosa di più, di migliorarsi, allora si deve lasciar pardere". I giocatori si preoccupano di festeggiare la vittoria. Signori, che ha giocato la sua centesima partita in serie A, si ritrova alle prese con acciacchi vari: "Questo è un successo importante per la classifica, è la logica conseguenza della programmazione iniziale della società e della squadra. Contro l'Inter stavolta siamo stati quasi perfetti". Le polemiche sembrano lontane, la sconfitta con la Juve dimenticata o da dimenticare come consiglia Rambaudi. "Non si può creare un'atmosfera difficile solo perché si sono sbagliate due partite. Contro l'Inter la Lazio ha imposto il gioco, tutta la squadra sta migliorando, dobbiamo solo stare concentrati per non perdere la posizione in classifica. Solo così si arriverà al traguardo a cui tutti noi pensiamo". Già lo scudetto, quello che anche Zeman l'impassibile vuole assolutamente vincere.

Fonte: Corriere della Sera