Domenica 18 ottobre 1998 - Milano, stadio Giuseppe Meazza - Inter-Lazio 3-5


Stagione

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18 ottobre 1998 - 1804. Campionato di Serie A 1998/99 - V giornata

INTER: Pagliuca, Silvestre, Bergomi, Colonnese, Moriero (54' Ventola), Winter, Dabo (64' Zé Elias), Simeone, Zanetti, Djorkaeff, Zamorano. A disp. Mazzantini, Paulo Sousa, Galante, Pirlo, Cauet. All. Simoni.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Fernando Couto (68' G.Lopez), Mihajlovic, Favalli, Sergio Conceicao, Venturin, Almeyda, Nedved, Salas (15' Gottardi), R.Mancini (48' Baronio). A disp. Ballotta, Baronio, Iannuzzi, Lombardi, Marcolin. All. Spinosi - DT Eriksson.

Arbitro: Boggi (Salerno).

Marcatori: 1' Salas, 22' Winter, 36' Sergio Conceicao, 40' R.Mancini, 53' Sergio Conceicao, 74' Nedved, 77' Ventola, 96' Ventola.

Note: espulsi Simeone e Nedved. Ammoniti: Pancaro, Mihajlovic, Couto, Dabo, Colonnese, Zè Elias, Almeyda. Calci d'angolo: 4-6.

Spettatori: 70.000.

Una fase della gara
Una fase della gara
Una fase della gara
Festa biancoceleste
Abbraccio tra Salas e Mihajlovic
Mancini esulta dopo il suo goal

Cocci di Inter, quel che resta di una squadra mai esistita e sempre sperata. Perdere in casa dalla Lazio, avversario strutturalmente ostico, può capitare. Ma nel modo in cui è accaduto alla presunta compagine di Simoni non è accettabile per ragioni di decenza (3-5 è un risultato tecnicamente inattendibile anche se si gioca in 10 contro 11). Non è accettabile per ragioni tattiche (la difesa che fu la meno perforata del torneo scorso è stata ridicolizzata in comici tentativi di scimmiottare la zona). Non è accettabile per ragioni di comportamento o di stile, se lo stile si confacesse al calcio: Simeone ha perso la testa ed è stato giustamente cacciato, però Colonnese, Zé Elias e Zamorano meritavano lo stesso trattamento ed invece il pavido Boggi ha sorvolato pietosamente. Non è accettabile, infine, perché da situazioni come queste difficilmente ci si riprende. O si ricomincia facendo "tabula rasa", o il rischio di sprofondare è probabilissimo. Simoni, un allenatore talmente amato dai tifosi da non suscitare neppure un coro ostile nei suoi confronti, passerà una settimana di passione. Mercoledì a San Siro scende lo Spartak; domenica l'Inter va a Torino con la Juve. Se ci arriva, per il tecnico è uno snodo cruciale, possibilmente da affrontare con Ventola l'uomo che in 35' ha segnato due gol quando all'Inter non servivano più. In campo e fuori si è visto di tutto. Dal quarto uomo che interviene per far espellere Nedved, alla tribuna che si affloscia e si svuota al quinto gol della Lazio. Sembrava fatta apposta per Mihajlovic la punizione che determina il vantaggio biancoceleste quando il cronometro segna 1'10". Da destra, ovvero la zona di campo che gli uomini di Eriksson percorrono di più, e con un tiro a rientrare deviato da Salas. Il merito del cileno è evidente a prescindere dal tocco, sia perché riesce a eludere la marcatura di Bergomi (finta sul primo palo e allargamento sul secondo), sia perché sfrutta al meglio il velo, o blocco, di Pancaro, ingannando Pagliuca. Da destra, e non è un caso, conoscendo le caratteristiche della squadra, Moriero replica con una conclusione al volo sulla quale Marchegiani oppone tutta la sua capacità di allungamento. Basta questo per capire che Inter-Lazio sarà una partita apertissima (ritmo alto, combattimento, rovesciamenti) anche senza Salas (sostituito al 14' per un pestone di Colonnese) e la Lazio un'ottima Lazio anche senza punte. Anzi, Mancini viene affiancato da Nedved, mentre Gottardi agisce da esterno sinistro di centrocampo e l'Inter perde i riferimenti fissi. Per il 90 per cento dei tiri in porta dei laziali provvede Mihajlovic (un palo al 30'), il resto si divide equamente tra la velocità del fraseggio laziale e gli errori difensivi della squadra di Simoni. Quando l'Inter pareggia (al 21' con Winter: formidabile conclusione da lontano, splendida sponda-assist di Zamorano, l'olandese è al suo primo gol in campionato in maglia nerazzurra), l'impressione è che possa riagguantare il comando della partita. Vi riuscirebbe se non si affidasse al suo lentissimo e ottuso possesso palla. La squadra di Simoni piace quando accelera, ma accelera poche volte, l'esatto contrario della Lazio. La quale torna in vantaggio al 35' con Conceicao (di testa) su angolo generato dalla solita punizione di Mihajlovic e chiude con Mancini (40'), scattato oltre tre indifendibili difensori nerazzurri. Nella ripresa segnano nell'ordine Conceicao, Nedved e due volte Ventola. Parodia del calcio: la Lazio si allena, l'Inter affonda sotto una coltre di grottesca impotenza.

I sogni della Lazio diventano realtà a San Siro. Non c'è il presidente Cragnotti, De la Peña è in tribuna a fianco di Ronaldo, ma in campo c'è una squadra che vince. Una squadra che Eriksson giudica: Molto forte. E la Lazio che non lascia spazio all'Inter, è la Lazio che per 90' conduce la gara. Dice l'allenatore biancoceleste: Sono contentissimo, non speravo di fare una partita così straordinaria. In settimana più volte abbiamo detto che volevamo venire a San Siro per vincere ma nessuno sognava di fare 5 gol. Proprio una grandissima partita. Adesso, insieme alla felicità, però c'è anche la preoccupazione. Giovedì ci aspetta una partita importante, contro il Partizan in coppa delle coppe, e l'infermeria è sempre più piena. Oltre a Nesta, Boksic, Stankovic, De la Peña e Vieri, anche altri si sono infortunati. Sarà un grande problema. Salas lamenta una contusione alla caviglia sinistra, Couto una forte contusione alla coscia destra, Favalli una leggera distorsione al ginocchio sinistro, Mancini una distorsione alla caviglia sinistra, Mihajlovic ha problemi ad un tendine. La felicità però è tanta. Aggiunge Eriksson: Sapevamo che la Lazio è una squadra forte, però nessuno immaginava di poter arrivare a San Siro contro l'Inter e realizzare cinque gol. E la Lazio vista contro i nerazzurri è una squadra che ha dovuto rinunciare a giocatori importanti perché infortunati. Sono curioso di vedere quando avrò la rosa al completo come sarà il potenziale della Lazio. E ancora il tecnico laziale: La Lazio è forte sui calci piazzati. Mihajlovic è troppo bravo e per le difese avversarie i palloni fermi diventano sempre un problema. Non ho capito l'espulsione di Nedved. Il giocatore mi ha detto che non ha fatto fallo. Il quarto uomo mi ha spiegato che ha dato un calcio a Zé Elias. Sono curioso di vedere le immagini. Lasciamo San Siro felici ma dobbiamo tenere i piedi per terra. Le prospettive della Lazio sono le stesse di ieri, di qualche mese fa, questa vittoria non deve cambiarle: noi dobbiamo fare un ottimo campionato ed essere protagonisti. Questa squadra ha un grande carattere e sono sicuro che continuerà a dimostrarlo. Mancini si tocca la caviglia e racconta la sua settimana: Sono sei giorni che dico che a San Siro si poteva vincere. Ecco la conferma: la Lazio è una squadra forte ma ancora in cerca di identità. Sono troppi gli infortunati, quando la rosa sarà al completo sarà una squadra fortissima. Qui a San Siro siamo stati bravi perché abbiamo sempre pensato alla vittoria e siamo scesi in campo con estrema tranquillità. La Lazio ha una mentalità vincente: gioca per il risultato. La rivincita se l'è presa anche Sergio Conceicao: Adesso non potranno più dire che sono un giocatore di poco peso. Altri 2 gol, altri 2 gol pesanti.

Fonte: La Repubblica