Domenica 19 gennaio 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Juventus 0-2


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Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1996/97 - 17ª giornata - Lazio-Juventus 0-2

LAZIO: Orsi, Nesta (60' Negro), Fish, Chamot, Favalli (46' Grandoni), Fuser, Baronio, Nedved, Rambaudi (60' Protti), Casiraghi, Signori. n.e. Cano, Marcolin, Buso, Venturin. All. Zeman.

JUVENTUS: Peruzzi, Porrini, Ferrara, Montero, Pessotto, Lombardo, Jugovic, Deschamps, Tacchinardi (75' Di Livio), Del Piero (89' Iuliano), Padovano (75' Amoruso I). n.e. Rampulla, Torricelli, Dimas, Vieri I. All. Lippi.

Arbitro: Sig. Messina (Bergamo).

Marcatori: 31' Padovano, 62' Padovano.

Note: ammoniti Chamot e Di Livio per gioco falloso.

Spettatori: 60 mila circa, dei quali 32.444 paganti per un incasso di L. 1.367.910.000 e 26.371 abbonati per una quota di L. 802.555.000.

Foto della gara
Foto della gara
La rete del vantaggio bianconero
Il raddoppio ospite
Un momento di gioco

La Gazzetta dello Sport titola: "Con Padovano è nuova fuga. Juve perfetta: dura lezione di Lippi a Zeman. Il tecnico bianconero ha confermato la sua duttilità, adattando la formazione all'avversario, mentre quello laziale non è stato capace di mutare rotta quando la sua squadra si è mostrata disarmata contro le ripartenze juventine. Dopo Parigi, Padovano si conferma l'uomo gol che mancava a Lippi".

Continua la "rosea": Vittoria da grande squadra della Juve. Proprio nel momento in cui sembrava più in difficoltà, con gli inseguitori che ormai le soffiavano sul collo e nell'impegno che appariva più pericoloso, la formazione bianconera è venuta fuori con classe e sicurezza. Ha battuto la Lazio con una dimostrazione di maturità e praticità stupefacente e ha incrementato il distacco sulle inseguitrici che ora sono state ricacciate indietro di quattro e più punti. Vittoria larga ben più di quanto non dica il risultato (la Juve ha preso anche un palo e si è vista annullare un gol per un fuorigioco che forse non c'era), ma soprattutto lezione di gioco di Lippi a Zeman. Addirittura lampante la differenza di conduzione tattica tra i due tecnici. Da una parte un Lippi che ha confermato la sua duttilità, adattando la formazione alla perfezione per la peculiarità dell'avversario e per la necessità dell'incontro; dall'altro Zeman sempre uguale a se stesso, incapace di mutare rotta, al punto di fare andare a picco la sua Lazio quando, dopo 20' di frenesia iniziale, si è mostrata chiaramente disarmata contro un avversario capace come pochi a ripartire in contropiede. La semplicità e la terribile efficacia della Juve contro il velleitarismo della Lazio. E assoluto interprete di questa inesorabilità è stato Michele Padovano, che si è confermato ieri sera l'uomo gol che mancava alla squadra e che aveva in casa, spesso in panchina. Sull'onda dello straripante successo parigino, Padovano all'Olimpico ha disputato la sua partita più bella. Se si esclude lui, la Juve sarebbe stata ancora una volta superiore, organizzata, forte, a tratti spettacolare, ma sterile. Con lui ha stravinto.


Una spruzzatina di pioggia in giornata, ma in serata la partita si gioca in un clima più che accettabile e su un terreno di gioco che appare splendido. Zeman recupera Casiraghi, ma non Marchegiani e Okon, sostituiti rispettivamente da Orsi e Baronio. Lippi, invece, a sorpresa tiene in panchina Torricelli e Di Livio e fa giocare Porrini e Lombardo. Considerando che sono assenti Zidane e Boksic, la Juve si presenta completamente trasformata rispetto alla sua formazione standard. Parte di slancio la Juve, ma la prima vera azione d'attacco, dopo un minuto, è della Lazio che va al tiro da fuori con Fuser: Peruzzi si tuffa sulla destra e blocca. Non si fermano i biancazzurri e Baronio con due splendide aperture sulla sinistra lancia a rete Signori, fermato con molto affanno dai difensori bianconeri. Lippi ha piazzato su Signori un Porrini sicuramente più valido nelle chiusure difensive di Torricelli, poi ha spostato a destra Jugovic per una vera battaglia di muscoli con Nedved; al centro fronteggia Baronio con Deschamps, mentre a sinistra Tacchinardi se la vede con Fuser. Lombardo e, a turno, Del Piero e Padovano si mantengono larghi sulle fasce per tenere bloccati i terzini laziali. Con questa impostazione tattica la Juve conta di poter tenere abbastanza in equilibrio la sua sfida con la Lazio, non ci sono zone del campo nelle quali appare in difficoltà, anche quando Rambaudi converge al centro e da qui cerca di "tagliare" per le punte. Nello stesso tempo però gli attaccanti, in special modo Padovano, restano troppo isolati e per alimentare un'efficace azione offensiva la squadra parte da troppo lontano. Infatti in questo avvio è la Lazio che spinge di più, a tratti cinge d'assedio l'area bianconera e costringe Porrini a stare sempre in allarme con uscite spesso avventurose. Fioccano i calci d'angolo per i padroni di casa, ma fino al 20' non c'è stato nessun laziale che abbia indirizzato pericolosi palloni nella porta juventina. Verso la mezz'ora la Lazio allenta un po' la morsa e abbassa il ritmo e così la Juve, con Del Piero, si può far vedere in attacco: due bei cross dalla sinistra del numero dieci juventino non vengono sfruttati dai compagni. Poi al 29' un lungo lancio di Montero trova liberissimo Deschamps sulla destra, Del Piero è solo sulla sinistra, riceve il passaggio dal compagno e mette in rete, ma il guardalinee aveva alzato la bandierina e Messina è costretto ad annullare.

Le recriminazioni dei bianconeri in campo e sugli spalti durano solo due minuti. Al 31' Jugovic lancia in verticale Padovano sulla destra, la punta scatta in gran velocità, scarta a rientrare Fish e infila Orsi. Tutto molto bello e molto semplice. La Lazio, appena cala il ritmo, si fa trovare sempre impreparata in difesa. Gli attaccanti infatti e i centrocampisti non pressano più come prima, rimangono alti, così è facile per gli avversari infilarsi negli spazi vuoti. Storia vecchia. La Lazio cerca di reagire e di mischiare le carte, Signori si sposta a destra, Fish scende in attacco, ma non ha il brio dell'inizio di gara e indietro Chamot è costretto al fallo che gli procura un'ammonizione, che gli farù scattare la squalifica. Solo su punizione, con Signori al 41', Peruzzi è chiamato a una bella deviazione volante in angolo. Bellissimo anche il tiro. E' l'ultima invenzione del primo tempo. Nessun cambio nelle file della Juve, mentre Zeman ha sostituito Favalli con Grandoni quando le squadre rientrano in campo. Sembra aver ritrovato nuova lena la Lazio, ma la Juve in contropiede è sempre pericolosa. Al 3' se ne va via con Padovano che lancia Del Piero, dribbling stretto in mezzo a due avversari, ma quando entra in area e si appresta al tiro, Fish gli ruba il pallone. Risponde un minuto dopo Casiraghi, che però scarica sull'esterno della rete. Partita comunque bella e veloce. Subito dopo Nedved anticipa Signori per battere a rete a colpo sicuro, ma sbaglia la mira. Rapido contropiede della Juve al 5' con Del Piero che da sinistra serve Padovano, pronta girata e rasoterra che supera Orsi e colpisce la base del palo, sul rimbalzo Jugovic replica in rete, ma era chiaramente in fuorigioco e Messina giustamente annulla. Un momento dopo ancora un diagonale pericoloso di Del Piero esce di un nulla con Orsi ormai spacciato.

Al 14' improvvisa apertura di Baronio molto profonda e precisa in area della Juve, Casiraghi si tuffa di testa ma la direzione non è efficace, la palla finisce sul fondo. Al 16' doppia sostituzione ad opera di Zeman: escono Nesta e Rambaudi ed entrano Negro e Protti. La Lazio tenta il tutto per tutto, ma viene subito freddata ancora da Padovano, che inizia l'azione con un'ottima apertura in corridoio per Del Piero; questi giunge sul fondo e smista con precisione a Lombardo solo nel mezzo dell'area, stop e tiro ribattuto, rapidissimo Padovano, che si è ributtato in avanti, conclude in rete. E' un 17' non certo propizio per la Lazio sotto di due reti. Al 24' Juve ancora in attacco, Del Piero viene raggiunto da Tacchinardi con un bel pallonetto, lo juventino in acrobazia anticipa Fish e spara una fucilata sulla quale Orsi deve compiere un'ottima deviazione per salvare in angolo. Ancora fuga bellissima di Del Piero al 27' e solo all'ultimo istante Fish in scivolata riesce a spingere il pallone fuori dal campo. La Juve è sempre padrona contro una Lazio fiaccata anche nel morale. Al 30' anche Lippi opera due sostituzioni: escono Padovano (tra grandi applausi) e Tacchinardi, entrano Amoruso e Di Livio. La partita ormai non ha più storia, la Juve la tiene in pugno con assoluta sicurezza, mentre la Lazio non aspetta altro che il fischio finale di Messina.


Dal Corriere della Sera:

Liberi di pensare, soprattutto se non l'avete televista, che Lazio-Juve non sia stata (come invece è stata) una partita meno scontata e, per un tempo, assai più in bilico di quanto è sembrato alla fine, con la Juve dilagante e invasiva, che sventrava l'avversario ben oltre il 2-0. Liberi di pensare che, con questa vittoria, i campioni d'inverno abbiano nuovamente sigillato il campionato, perché è già successo troppe volte in 17 partite e ogni volta - nonostante le frenate interne dell'Inter o il ridimensionamento di Vicenza e, subito, del Milan - c'è stato qualcuno che ne ha contrastato la leadership traendo spunto da qualche inaspettata pausa. Piuttosto siamo tutti autorizzati a ritenere che la Juve sia tornata ad essere un collettivo funzionale con pedine intercambiabili (ieri sera, oltre all'infortunato Boksic, fuori per scelta tecnica Torricelli e Di Livio, a vantaggio di Pessotto e Lombardo), animato da uno spirito immutabile. E' tornata la tensione, scomparsa nell'ultimo mese e, come prima, anima un corpo ancora molto sano. Eppure per quasi mezz'ora c'è una sola squadra in campo ed è la Lazio. Però, nel giro di due minuti (tra il 29' e il 31'), la Juve si ridesta eseguendo due contropiede in campo corto, frutto di altrettanti errori del centrocampo laziale. Sul primo, però, Deschamps è ingenuo a scegliere il passaggio a Del Piero, colto in fuorigioco dall'assistente Gini. Sia o meno il numero dieci in posizione irregolare (e a noi sembra che lo sia), il francese avrebbe tempo e spazio per puntare Orsi e andare a concludere.

Esattamente come fa Padovano poco dopo, messo in movimento da una disattenzione di Nedved. Certo, la differenza tra Deschamps e Padovano, in fase conclusiva, non sorprende. I soli a non prevederla sono Fish, incapace di stringere sul "rientro" dell'attaccante prima della battuta di sinistro, e il portiere Orsi che tarda a distendersi sull'angolo più lontano. La Lazio, al buon inizio (i primi venti minuti), aggiunge un finale di tempo (dal 35' al 46') in cui sfiora il pareggio con Signori, però solo su punizione. La differenza tra il prima e il dopo risiede, infatti, nell'approccio all'area: per un quarto d'ora di partita, l'operazione si fonda sui lanci di prima di Baronio e sull'aggiramento palla a terra favorito dal grande movimento del trio offensivo. Che pure l'influenzato Casiraghi renda meno di quanto potrebbe è visibile a tutti, altrimenti non difetterebbero le conclusioni (i tiri in porta sono solo di Fuser) e anche la pericolosità complessiva. Sotto di un gol, viceversa, il gioco dei biancazzurri diventa più prevedibile, più muscolare e fondamentalmente individuale. Nell'uno contro uno, però, la Lazio ha tutto da perdere, opponendo una linea offensiva agile, ma di poco peso (con un Casiraghi così) ad una difesa dura (Montero) e forte (Porrini e Ferrara). Le lamentele per due presunti falli in area su Casiraghi (spinta aerea di Lombardo) e Nedved (netto l'intervento di Montero sulla palla) sono conseguenti, ma non motivate. Piuttosto sarebbe da punire con la massima punizione un intervento di Porrini ai danni di Signori in avvio. In tutto questo non è che della Juve manchi traccia. A parte il gol annullato e quello del vantaggio, migliorano soprattutto i meccanismi di chiusura, anticipo e ripartenza a centrocampo. Se prima la squadra attaccava gli spazi solo profittando degli errori altrui, in una seconda fase riesce a determinarsi lo spazio, prendendo più consapevolezza dei propri mezzi tecnici. Così, Nesta smette di far scomparire la palla dai piedi di Del Piero, come era accaduto nel primo tempo. Anzi, nella ripresa il fantasista comincia a saltare il difensore con regolarità (un assist per un palo di Padovano e conseguente gol annullato a Jugovic, in fuorigioco), tanto da indurre Zeman a sostituire Nesta con Negro, dopo aver inserito Grandoni per Favalli e aver spostato Chamot a sinistra.

Mosse vane. Anzi, velleitarie la loro parte, visto che da sinistra, da dove Del Piero ha perennemente attaccato, veniva il raddoppio bianconero (ancora di Padovano, al 17', dopo tiro di Lombardo ribattuto da Negro, su assist di Del Piero) e altre due insidie sempre del numero 10 bianconero, mentre la Lazio finiva inghiottita da individualismi offensivi che, di solito, rappresentano la negazione del suo gioco. Il crollo del centrocampo laziale è da imputare alla crescita di quello juventino. La prima ragione è numerica (4 contro 3); la seconda, strettamente legata alla prima, è dinamica. Quando la Lazio perde la capacità di sovrapporsi con i movimenti degli esterni, finisce per sfilacciarsi. Al contrario, la Juve si ricompatta fino a diventare padrona assoluta del campo e, nuovamente, dell'intero campionato.

Addio sogni di gloria. Il confronto con la Juventus, nei progetti biancazzurri, doveva diventare una sorta di trampolino di lancio per proiettarsi verso i vertici della classifica. La lezione della Signora, invece, è stata spietata. E, per di più, senza attenuanti: "La Lazio ha giocato bene nel primo tempo, poi ha commesso un errore in occasione della prima rete e alla lunga si è spenta". L'analisi di Zeman non lascia spazio a giustificazioni, né tantomeno a speranze. Il boemo riconosce i limiti della sua squadra e la boccia impietosamente per quello che ha fatto vedere nella seconda frazione di gioco: "I giocatori non si sono mossi bene sul piano tattico e dal punto di vista fisico erano giù, tanto che sul pallone arrivavano sempre prima gli avversari". Si parla inevitabilmente del futuro della Lazio, della situazione di classifica che la vede più vicina alla zona retrocessione che non alla testa del campionato: "Il torneo è ancora lungo, mancano diciassette partite alla conclusione. La possibilità di inserirsi nella lotta al vertice c'è ancora per tutte, quindi anche per la Lazio", giura Zeman. Il quale non vuole nemmeno sentir parlare di "guardarsi alle spalle" per non scivolare in serie B: "Le preoccupazioni cominciano quando ci si guarda dietro. Bisogna essere ambiziosi, se ci si spaventa delle ombre poi diventa difficile uscirne fuori", sostiene l'allenatore con la sua solita filosofia pragmatica. E tempo di bilanci, il girone d'andata del campionato se ne è andato e i biancazzurri hanno miseramente fallito anche l'appuntamento più importante di questo scorcio di stagione. "Eppure non c'è una grande differenza tra la Lazio e la Juventus", sottolinea convinto il tecnico. "Anzi, nel primo tempo ci siamo espressi meglio noi. Forse abbiamo dato troppo per le nostre attuali condizioni - incalza Zeman - e, nel secondo tempo, si è vista veramente la differenza tra le due squadre".

L'influenza, oltre ad aver fatto fuori Marchegiani, ha messo in difficoltà anche altri giocatori biancazzurri: "L'assenza del nostro portiere titolare non è stata decisiva", dice l'allenatore assolvendo Orsi da qualsiasi responsabilità sulle due reti subite. "Per giocare contro la Juventus bisogna essere sempre al massimo e noi non lo eravamo per colpa dell'influenza. Il vaccino? Per me era importante farlo ma non abbiamo certo perduto perché non è stato fatto...". Cragnotti era visibilmente contrariato per la sconfitta. E sembra che se la sia presa soprattutto con Zeman. "Il presidente è seccato? Anch'io lo sono", taglia corto l'allenatore, a sua volta indispettito per la domanda. "Non dobbiamo dimenticarci che la Juventus è un'ottima squadra e che nel corso delle partite possono dimostrarsi importanti anche degli episodi: noi abbiamo regalato il primo gol. E pensare che prima della partita ne avevamo anche parlato, ci siamo cascati...".


Tratte da La Gazzetta dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

"La Juve è una grande squadra, noi no". Sergio Cragnotti sintetizza così la serata della disfatta ed elimina ogni residuo dubbio della sua mente per il futuro, nel quale non ci sarà più spazio per Zeman. "Il bilancio è negativo - dice il finanziere che guida la Lazio -. Abbiamo visto come la Juve, quando c'è stato bisogno, si sia difesa anche con 8 uomini nella propria area di rigore, attaccando poi nei momenti più opportuni. Invece noi siamo partiti abbastanza bene, ma gli abbiamo consentito sempre il gioco di rimessa, regalandogli troppi spazi, e loro ci hanno punito". Quasi una requisitoria per il suo allenatore "che dispone di un organico di prim'ordine, ma purtroppo non riesce a lottare al vertice. E la Lazio è una società di vertice. Non è un problema di scudetto, ma di stare in un certo giro. Noi oggi stiamo invece dietro anche all'Atalanta". Parole amarissime quelle di Cragnotti, che prova a mitigare con un "ancora c'è un intero girone di ritorno per rifarci. Allenatore e squadra devono concentrarsi su questo". Lui invece pensa già al futuro. Oggi conta di avere dal Brasile la firma di Zé Roberto per concludere il primo ingaggio della prossima stagione. Poi guarda anche a Roberto Mancini con interesse: "Ma non lo incontrerò domani (oggi per chi legge, ndr)", si affretta a chiarire. Adesso il patron deve agire concretamente per trovare il nuovo allenatore. Negli ultimi giorni, tramite il procuratore internazionale Vinicio Fioranelli, sta cercando di verificare la fattibilità di strappare Eriksson agli inglesi del Blackburn, anche se il suo sogno resta Fabio Capello.

Se l'allenatore del Real Madrid aprisse un po' di più quello spiraglio lasciato socchiuso nel corso di un precedente colloquio, ecco che Cragnotti sarebbe pronto ad andare subito in Spagna, senza badare a spese. Zeman ripete il solito ritornello: "Cragnotti arrabbiato? Anch'io, perché avevamo parlato prima della partita delle difficoltà che avrebbero potuto crearci, invece ci siamo cascati. Nel primo tempo abbiamo fatto abbastanza bene, ma ci siamo spremuti troppo e nella ripresa abbiamo pagato arrivando sempre tardi sulla palla e sbagliando tatticamente". Il futuro, per Zeman, è il girone di ritorno. Di altro, il tecnico non vuol parlare perché ha capito l'aria che tira: "La classifica è corta e si può recuperare. Guardarsi indietro sarebbe un errore, perché si comincerebbe ad aver paura delle ombre. Bisogna avere ambizioni". Signori è più pessimista: "Non ci resta che guardare all'Europa, e sarà dura riconquistarla. La realtà è che la partita da vincere era questa ed invece l'abbiamo persa con una Juve che ci è stata nettamente superiore". Intanto i mugugni dello spogliatoio aumentano: Fish non capisce le sostituzioni di Zeman, Protti ha mal digerito l'ennesima panchina. Non sarà facile ricostruire un ambiente dopo questa sconfitta che sa di disfatta.


Un abbraccio sincero e affettuoso con Cragnotti, poi Alen Boksic con le sue stampelle lascia la tribuna d'onore e rischia di restare travolto dal calore dei tifosi laziali. L'attaccante croato però evita ogni battuta polemica: "Bene nel primo tempo. Nella ripresa, subito il raddoppio, la Lazio si è demoralizzata, comprensibile. La mia Juve invece ha giocato un'ottima partita, sono contento per Padovano, così avrò tutto il tempo di recuperare con calma".