Domenica 21 marzo 1993 - Bergamo, stadio Mario Brumana - Atalanta-Lazio 2-2


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21 marzo 1993 - 2557 - Campionato di Serie A 1992/93 - XXIV giornata - calcio d'inizio ore 15.00

ATALANTA: Ferron, Porrini, Codispoti, Bordin, Bigliardi, Montero, Rambaudi, De Agostini (62' Alemao), Ganz, Perrone, Minaudo. A disp.: Pinato, Valentini, Magoni, Valenciano. All. Lippi.

LAZIO: Orsi, Bergodi (64' Stroppa), Favalli, Bacci, Luzardi, Cravero, Fuser, Doll, Winter, Gascoigne, Signori, A disp.: Fiori, Corino, Marcolin, Neri. All. Zoff.

Arbitro: Sig. Rodomonti (Teramo).

Marcatori: 11' Rambaudi, 29' Gascoigne, 60' Ganz, 74' Signori (rig).

Note: ammoniti Bordin, Minaudo, Montero, Luzardi, Favalli. Antidoping: Rambaudi, Perrone, Fiori, Neri.

Spettatori: 21.000 circa.

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In questa domenica molto speciale, con l'astronave milanista rientrata precipitosamente sulla terra, Atalanta e Lazio riescono a farsi male a vicenda pareggiando nel campionato alternativo una partita capace di proporre in suggestiva sequenza errori grossolani, calcio accademico, calcio frizzante, abbagli arbitrali. Anche per effetto del ritorno di fiamma della Samp, il 2-2 di ieri anziché schiarire gli orizzonti europei di Lippi e di Zoff, li rende più fumosi, tenendo tutto in sospeso e nulla risolvendo. Quella tra bergamaschi e romani è stata una sfida senza un copione logico, che ha cambiato colore della pelle come un camaleonte seguendo soprattutto gli "input" del caso. Il primo colore, anzi, il primo abbinamento di colori, ha visto prevalere il nero e l'azzurro dell'Atalanta. Un gol dopo undici minuti di gioco è pur sempre una bella piattaforma di lancio, soprattutto se a spianarti la strada sono gli errori dell'arbitro (che giudica irregolare, e addirittura da cartellino giallo, un'entrata di Luzardi concepita per allontanare il pallone e trasformata in qualcosa di poco chiaro soltanto dalla rapidità di Ganz) e quelli della difesa avversaria che, sul relativo calcio di punizione battuto proprio da Ganz, assiste immobile alla strana danza della palla: dapprima sul palo alla sinistra di Orsi, poi, via, dalla parte opposta per il comodo cross di Porrini e per il successivo tocco ravvicinato in rete di Rambaudi. Una volta sbloccato il risultato è stata la volta del rosso. Rosso come il faccione congestionato di Paul Gascoigne che, dopo avere costretto Ferron alla deviazione sopra la traversa in mezza girata, lo ha fatto secco al 29' con una sassata di testa, su punizione battuta forte da Signori. Appostato tra il capitano atalantino Bordin e il libero Montero, "Gazza" ha incenerito il primo rubando il tempo al secondo. E per tutto il tempo intercorso tra il pareggio biancoceleste e il nuovo vantaggio atalantino, dunque per circa mezz'ora, è sempre stato il faccione rubizzo dell'inglese il punto di riferimento della manovra, a volte peraltro un po' troppo scolastica, della Lazio. Marcato dalla zona centrale dei bergamaschi, Gascoigne ha lavorato per sé e per quelli che erano in campo ma è come se non ci fossero stati (ogni allusione a Favalli, Fuser, Winter e Doll non è puramente casuale...). Quando pareva che gli ospiti fossero riusciti a narcotizzare l'incontro, ecco il bagliore improvviso di un lampo. Su una punizione corta, battuta dal confine destro dell'area laziale, Perrone costringeva infatti Orsi alla correzione sporca, proprio sui piedi di Ganz che, rapido come la folgore, controllava con la coscia destra per poi fulminare in rete di sinistro senza che il grappolo delle belle statuine laziali potesse rendersi conto dell'accaduto. Una maniera strepitosa di festeggiare la prima convocazione azzurra, la riprova della pericolosità atalantina quando gli schemi riescono a sollecitare l'esplosiva velocità del centravanti friulano. Sul 2-1 la conclusione della sfida era in nero. Cioè decideva l'arbitro, che puniva con il rigore una caduta molto sospetta di Doll al limite dell'area. L'ex tedesco dell'Est, dopo avere cercato la gamba di Bordin, trovava un regalissimo che Signori, ricoperto dai fischi della sua città, trasformava nel pareggio a sedici minuti dal termine. Ma che il signor Rodomonti da Teramo avesse qualche sassolino sulla coscienza, lo ribadiva uno sgambetto (questo sì clamoroso) che lo stesso Doll subiva in area da Montero. Qui scattava la legge che ogni arbitro dovrebbe rimuovere dal suo repertorio, quella della compensazione. Pareggio comunque giusto. Ma senza logica.

Il risultato di parità tra le due candidate all'Uefa accontenta Dino Zoff, meno il suo collega Marcello Lippi. Precisa il mister atalantino: "Una bella partita, giocata brillantemente da entrambe le squadre. Peccato, però, che l' Atalanta non sia riuscita a vincere, pur essendo stata in vantaggio per due volte. E, poi, se guardiamo le nostre occasioni da gol sprecate l'amarezza per il mancato successo sale in maniera notevole. Ribadisco: l'Atalanta merita elogi per come si è comportata". Così Zoff: "Buona partita sui due fronti, il 2-2 mi sembra giusto. Certo, non siamo stati favoriti dal fatto di dover sempre rimontare. In difesa siamo stati ingenui". Un Beppe Signori giù di corda, per l'inospitale accoglienza nella "sua" da parte degli ultrà atalantini che lo hanno beccato nell'istante in cui ha messo piede in campo. "Si tratta - sottolinea Signori - del giorno più amaro della mia carriera di calciatore. Non capisco proprio l'atteggiamento così ostile dei supporters nerazzurri. Io amo Bergamo dove, tra l' altro, abitano i miei genitori. D'altro canto gioco per la Lazio, ed è naturale che debba compiere fino in fondo il mio dovere. Se il motivo della contestazione è dovuto a dichiarazioni attribuitemi sui giornali, non ho difficoltà a precisare che le stesse sono state quanto meno fraintese".

Fonte: Corriere della Sera