Domenica 25 novembre 2007 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 1-0


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25 novembre 2007 - 3.254 - Campionato di Serie A 2007/08 - XIII giornata - inizio ore 15.00

LAZIO: Ballotta, De Silvestri (25' Scaloni), Stendardo, Siviglia, Kolarov, Firmani, Ledesma, Manfredini, Meghni (65' Mauri), Pandev (77' Makinwa), Rocchi. A disposizione: Muslera, Baronio, Tare, Artipoli. Allenatore: D.Rossi.

PARMA: Bucci, Zenoni, Falcone (77' Paci), Fernando Couto, Castellini, Cigarini (60' Parravicini), Morrone, Reginaldo, Gasbarroni, Pisanu (84' Dessena), Corradi. A disposizione: Pavarini, Tombesi, Matteini, Paponi. Allenatore: Di Carlo.

Arbitro: Sig. De Marco (Chiavari) - Assistenti Sigg. Stefani e Faverani - Quarto uomo Sig. Morganti.

Marcatori: 90' Firmani.

Note: giornata serena, terreno in buone condizioni. Ammoniti: 19' De Silvestri, 45' Fernando Couto, 53' Cigarini, 53' Ledesma, tutti per comportamento scorretto; 91' Firmani per comportamento non regolamentare. Angoli: 6-5. Falli commessi: 21-21. Tiri in porta 8-1. Tiri fuori 6-6. Fuorigioco 3-2. Un palo colpito dalla Lazio. Recuperi: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 17.289.


Gabriele Sandri e la Curva Nord vuota
Lorenzo De Silvestri, Fernando Couto e Bernardo Corradi e l'omaggio della Curva Nord a Gabriele Sandri
Cristian Ledesma e Bernardo Corradi in un momento dell'incontro
Il minuto di raccoglimento
Mourad Megnhi
Tommaso Rocchi in azione
Fabio Firmani dopo la rete realizzata
Lorenzo De Silvestri abbraccia Fabio Firmani
L'abbraccio dei giocatori biancocelesti sotto l'immagine di Gabriele Sandri
Un altro fotogramma dell'abbraccio sotto la curva
Fabio Firmani festeggiato da Cristian Ledesma e Sebastiano Siviglia

La partita non c'è. Per l'ambiente quasi surreale, dove il ricordo di Gabriele Sandri è sopra ogni cosa. E per i limiti tecnici di due squadre che, non per caso, sono nella parte "destra" della classifica. C'è soltanto un minuto. L'ultimo. E c'è un tiro, di Fabio Firmani, che andrebbe fuori, ma poi finisce in porta. Una deviazione involontaria di Zenoni è la realtà, quella che vedono tutti. Una piccola spinta dall'alto è quello che si immaginano in tanti. Lazio-Parma si è giocata in un silenzio quasi totale, come chiedeva uno striscione in curva Nord: "Lacrime, dolore, silenzio". Un silenzio che si è rotto quando la partita sembrava finita. Tutti i giocatori della Lazio, panchina compresa, ad abbracciare e baciare lo striscione con il ritratto di "Gabbo", il deejay tifoso, morto sparato in un autogrill mentre andava a vedere la sua squadra a Milano. Fabio Firmani è tifoso della Lazio fin da quando era bambino. Non è certo un piede fino, uno che in carriera aveva segnato in tutto quattro gol (due con la maglia del Vicenza, uno con quelle di Reggina e Venezia), calpestando più campi di B e C che di serie A.

"Un'emozione indescrivibile - dice commosso -. Non ci credo ancora. Per tutta la settimana, però, avevo la sensazione che Gabriele avrebbe fatto segnare me. Neppure un gol nel derby ha lo stesso valore. È la giornata più bella della mia vita e un momento come questo non lo rivivrò mai più". Lorenzo De Silvestri, che di Gabriele era amico, parla con la voce spezzata dall'emozione: "Firmani, prima della partita, mi aveva detto: o segni tu o segno io, gli unici due romani. E quando l'ho visto correre sotto la curva, sono stato davvero felice. Lo sarà anche Gabriele, da lassù". Ed è successo davvero tutto lì, sotto quel ritratto. Dove prima dell'inizio avevano portato tre mazzi di fiori De Silvestri, Couto e Corradi. Dove per quasi tutta la partita non c'è stato nessuno, visto che i tifosi della Nord sono entrati solo dopo 20', hanno alzato uno striscione che rivendicava l'appartenenza di Gabriele a quella parte di stadio ("Ma Gabriele vorrebbe anche questo") e, quando gli steward hanno chiesto e ottenuto che venisse tolto, se ne sono andati di nuovo.


La Gazzetta dello Sport titola: "La carambola di Firmani alla fine premia la Lazio".

Continua la "rosea": Tutti sotto al ritratto di Gabbo. L'abbraccio grande così. Un romano, Fabio Firmani, sommerso dalla montagna di maglie biancocelesti. Un romano, come Lorenzo De Silvestri e Gabriele Sandri, il giocatore e il suo grande amico ucciso all'autogrill di Arezzo quattordici giorni fa. Lazio-Parma non può che finire così, con un piccolo miracolo al minuto 90 di una partita brutta e piena di tristezza, che la Lazio vuole vincere perché questo è il modo giusto per ricordare Gabbo. Molto più giusto dei soliti cori che la curva nord intona contro le forze dell'ordine nel primo tempo, dopo i 20' iniziali di sciopero. Del tifo e della stupidità. E' racchiusa nelle motivazioni forti e nell'umiltà di una squadra che galleggia tra un appuntamento decisivo di Champions (l'Olympiacos mercoledì) e la parte bassa della classifica senza scomporsi. Nonostante un buon numero di assenze importanti e la non particolare vena dei suoi attaccanti, è solo la Lazio a provarci.

Due pali nel primo tempo, il migliore, centrati dalla classe operaia, Scaloni prima e Firmani poi. Presagio d'una ripresa mediocre, di sostituzioni che cambiano poco e tuttavia d'una voglia di vincere che non viene mai meno. E di un finale scritto: sul cross di Makinwa c'è il velo di Rocchi, e Firmani più che calciare la palla la cicca, innescando una carambola disegnata dal destino. Il pallone finirebbe fuori se Damiano Zenoni non lo deviasse dentro la propria porta con un braccio. Giusto così, anche perché il Parma non fa proprio nulla per meritare una sorte diversa. Senza Mudingayi, Mutarelli, Behrami, Cribari, Zauri e Del Nero, col convalescente Mauri in panchina, Delio Rossi decide di abdicare alle suggestioni di un modulo (4-2-3-1) mai provato prima. Le tradizionali due punte e il trequartista alle loro spalle (Meghni per più di un'ora, poi Mauri) faranno pochino per dargli ragione, ma la Lazio è solita giocare col freno a mano tirato nelle vigilie di Champions. L'infortunio di De Silvestri a metà del primo tempo (distorsione del ginocchio destro, brutta tegola) toglie alla Lazio l'uomo che più di ogni altro "sente" questa partita.

E' bello che a raccoglierne il testimone sia proprio l'unico altro romano in campo: Firmani, non solo palo e gol ma anche una prestazione da incorniciare, scudiero di Ledesma, sradica-palloni e infine imprevedibile bomber. Raggiunto a Palermo da un rigore di Amauri al minuto 87, da un gol di Galloppa per il 2-2 del Siena al minuto 90, e da quello di Iaquinta per il 2-2 della Juve al minuto 83 (ci sarebbe stato anche il sorpasso al novantesimo, ma il gol venne annullato), il Parma è recidivo. Quattro indizi (consecutivi) finiscono col diventare una prova. Al di là di queste osservazioni statistiche, è un Parma che non rinuncia al gioco ma non fa mai male. Schierata con un 4-4-1-1 in teoria aggressivo, viste le caratteristiche degli esterni di metà campo (Reginaldo e Pisanu) che si scambiano le corsie in continuazione, la squadra di Di Carlo fatica enormemente ad arrivare al tiro. E, soprattutto, non ha nessuno che ci provi. Gasbarroni trequartista non convince alle spalle della boa Corradi, uno che gioca sempre spalle alle porta, talché l'unico pallone che impegna Ballotta è un suo colpo di tacco. Di Carlo centellina sostituzioni finalizzate solo a portare a casa lo 0-0. E così alla fine, con Matteini e Paponi che restano in panchina, perde.