Domenica 2 aprile 2006 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Empoli 3-3


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2 aprile 2006 - 3.189 - Campionato di Serie A 2005/06 - XXXII giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Behrami (68' Di Canio), Dabo, Liverani, Mauri (52' Manfredini), Pandev (77' Bonanni), Rocchi. A disposizione: Ballotta, Stendardo, Belleri, Mudingayi. Allenatore: D.Rossi.

EMPOLI: Balli, Raggi, Coda, Pratali, Tosto (84' Ascoli), Buscè, Moro (71' Ficini), Almiron, Lucchini (56' Lodi), Tavano, Vannucchi. A disposizione: Dossena, Vanigli, Zanetti, Serafini. Allenatore: Cagni.

Arbitro: Sig. Ayroldi (Molfetta).

Marcatori: 7' Pandev, 8' Behrami, 25' Tosto, 64' Tavano, 80' Di Canio, 90' Oddo (aut).

Note: pomeriggio primaverile, terreno in perfette condizioni. Ammoniti: Pandev per comportamento non regolamentare e Moro per gioco scorretto. Calci d'angolo: 7-3. Recuperi: 2' p.t., 3' s.t.

Spettatori: paganti 5.416, incasso 101.808 euro, abbonati 18.645, quota 230.345,50.

Il biglietto della gara
La rete di Valon Behrami
Ousmane Dabo in azione
Un fotogramma della gara
La delusione dei biancocelesti dopo il pareggio dei toscani su autorete di Massimo Oddo

La Gazzetta dello Sport titola: "La Lazio spreca. L'Empoli no. Autorete di Oddo a 8 secondi dalla fine".

Continua la "rosea": In campo è rimasto solo lui. Guarda nel vuoto, guarda quella porta sotto la sud, e non ne vuole sapere di uscire. Angelo Peruzzi ha l'età del buon padre di famiglia ed è l'unico che lo aspetta, anzi gli va incontro e se lo prende sotto l'ala. Solo allora Massimo Oddo china il capo, e accetta di raggiungere gli altri negli spogliatoi. È la normalità di un epilogo folle: 47' e 52" della ripresa, mancano solo 8 secondi alla fine, l'arbitro Ayroldi ha già il fischietto alla bocca. Il cross di Raggi profuma di rassegnazione, è 3-2 per la Lazio, come all'andata, dopo una partita bella e tirata. Su quel pallone che scavalca Siviglia c'è solo lui, Oddo. Sarà la stanchezza, sarà che il calcio è fatto anche di questo, l'impatto è da attaccante di razza. È autorete, di quelle che resero celebre il cagliaritano Niccolai. È anche 3-3, con il Chievo che, battendo il Livorno, riprende il largo verso l'Europa dell'Uefa e la Lazio che istupidita si domanda che cosa è successo. Una partita vinta due volte. E altrettante buttata via. Dopo 8 minuti la Lazio sta 2-0. Una partenza a razzo, calcio champagne e un gol da cineteca di Pandev, che ne aveva fatto uno simile alla Juve il 5 dicembre 2004 a Torino. Anche lì dopo una manciata di minuti, vittime Thuram e Cannavaro. Qui Coda e Pratali, ma fa lo stesso. Tutto talmente bello e stordente che nemmeno un minuto dopo, su contropiede innescato dal solito Liverani, arriva il raddoppio, col cross di Mauri, Rocchi cui s'oppone Balli, e il tap in vincente di Behrami. La Lazio fa paura. Ma l'Empoli non si scoraggia. Il suo 4-2-3-1, a parte le amnesie iniziali della difesa, sa farsi piacere, corto e rapido. Così, un po' perché la Lazio è entrata in una fase di autocompiacimento, un po' perché il rientro al centro della difesa di Cribari si rivelerà nefasto, l'Empoli prende quota, campo e (25') segna il gol che riapre il match. Buscè centra da destra e i due uomini di fascia sinistra fanno il comodo loro: Lucchini la torre a centro area (dove non c'è Cribari), e Tosto la chiusura sul secondo palo (dove non c'è Oddo).

Seguono cinque minuti che a gioco lungo si riveleranno decisivi: la Lazio potrebbe farne quattro, Balli è bravo tre volte e la quarta, anzi la prima, Pandev fa una cosa imperdonabile. Un passaggio a Balli mentre alla sua sinistra Zauri e Rocchi sono pronti a metterla dentro a porta vuota. Tanta grazia sprecata induce Delio Rossi a un eccesso di prudenza poco dopo l'inizio della ripresa: fuori Mauri (un po' acciaccato, ma solo un po') e dentro Manfredini non sembra una gran trovata, meglio il Lodi per Lucchini che Cagni propone sulla corsia di sinistra, la più trafficata. È da quelle parti, ispirato proprio da Lodi, che s'infila Tavano per il centro numero 17, Peruzzi e mezza difesa elusi con l'eleganza del piccolo fuoriclasse. La prima vittoria, quella per 2-0, se n'è andata. Rossi muove l'uomo del destino, Paolo Di Canio, e toglie però un altro esterno, Behrami, anziché Pandev o Rocchi, rimettendo poi tatticamente a posto le cose con Bonanni per Pandev. Di Canio è talmente carico che prima innesca Pandev, e Coda salva sulla linea, e poi fa tutto da solo, tagliando l'area da destra a sinistra e infilando il diagonale dalla parte opposta. È un gran gol e la seconda vittoria della Lazio prende corpo insieme al gesto polemico di Di Canio verso la panchina e ai soliti cori della curva nord contro Lotito. Contestazione che però viene zittita dal resto dello stadio. L'Empoli gioca le sue carte residue ma sembra rassegnato. Liverani scaglia sopra la traversa un pallone che forse meritava d'essere fatto girare tra piedi amici. Balli rinvia lontano, ne vien fuori un fallo laterale sulla tre quarti. E quel cross di Raggi. Si può fare 3-3 pure così. Per l'Empoli vale il più cinque sulla B e pensare che il 12 marzo era terz'ultimo da solo. Per Oddo vale una notte insonne. Come minimo.


Il Corriere della Sera racconta così la gara:

Qualcuno ha optato per una bicicletta, altri, per questioni anagrafiche, si sono aggregati solo negli ultimi metri. C'era la curva Nord, ma anche i club della tribuna Tevere e diverse signore abbondantemente sopra gli "anta". Ieri mattina la tifoseria laziale organizzata ha dato vita all'ennesima manifestazione di contestazione nei confronti di Claudio Lotito e di sostegno alla richiesta di un incontro da parte di Giorgio Chinaglia. In 4 mila si sono mossi, a mezzogiorno, da piazza Mazzini. Ed un corteo - salito, poi, a 6 mila unità - ha raggiunto pacificamente lo stadio Olimpico. La Lazio spreca e l'Empoli porta a casa un pareggio trovato per caso. Eh sì, perché la squadra di Rossi lanciata verso l'Uefa frena la sua corsa per un clamoroso autogol di Oddo al terzo minuto di recupero e per i troppi errori sotto porta dei suoi attaccanti. È finita 3-3, e il risultato è una beffa per la Lazio ma dà respiro all'Empoli che si conferma squadra in salute. Nel solito clima ostile a Claudio Lotito (ieri mattina 5 mila tifosi sono sfilati in corteo contro il presidente da piazza Mazzini all'Olimpico), la squadra biancoceleste si è illusa che contro Empoli fosse una passeggiata. Nel giro di un minuto (tra il 7' e l'8' del primo tempo) la Lazio infliggeva un micidiale uno-due ai toscani. Prima una perla di Pandev apriva la gara: dribbling su mezza difesa avversaria e violento sinistro sotto la traversa di Balli.

Poi, 60 secondi più tardi, il raddoppio di Behrami che sembrava chiuderla: lancio millimetrico di Liverani sulla fascia sinistra per Mauri, cross al centro dove Rocchi non trovava la deviazione vincente, respinta di Balli in uscita e palla che finiva sul sinistro di Behrami che non aveva difficoltà a mettere in rete. Pratica dunque chiusa? Nemmeno per sogno. Anzi, le emozioni erano tutte dietro l'angolo. Tosto approfittava di una disattenzione generale della difesa laziale per rimettere l'Empoli in corsa. Quindi Pandev, Rocchi, Mauri e ancora Pandev, nella ripresa, fallivano clamorosamente il colpo del k.o. e la squadra di Cagni poteva riprendere coraggio e agguantare il pareggio con Tavano, al diciottesimo gol stagionale, autore di una bellissima prodezza. A quel punto, Rossi giocava la carta Paolo Di Canio, rimasto in panchina per fare spazio a Pandev. E la rabbia dell'attaccante biancoceleste si abbatteva sulla difesa dell'Empoli: finta al limite dell'area su Pratali, percussione in area e sinistro angolato che superava Balli. Mancavano dieci minuti scarsi e quel gol sembrava scaraventare di nuovo la Lazio in orbita europea. Ma la doccia fredda arrivava al 48': cross di Raggi dalla fascia destra, palla in area sulla quale si avventava Oddo che col destro, invece di spazzare l'area, indovinava l'angolo alla sinistra di Peruzzi. Roba da non credere.


Nota

Mentre la Lazio torna ad accarezzare il sogno Uefa, le vicende societarie continuano purtroppo a far discutere l'ambiente biancoceleste. I tifosi sono sempre in subbuglio e hanno organizzato per domenica prossima un corteo di protesta contro il presidente Lotito che partirà da piazza Mazzini per concludersi allo stadio Olimpico prima di Lazio-Empoli. Ieri invece, la Gedeon Richter, il gruppo chimico-farmaceutico ungherese accostato negli ultimi giorni alla Lazio, e di cui Giorgio Chinaglia sarebbe portavoce, ha smentito categoricamente l'interesse per il club con una nota diffusa attraverso la Borsa ungherese dall'amministratore delegato Erik Bogsch. Non si è fatta attendere la replica dell'entourage di Chinaglia, arrivata dal responsabile della comunicazione Giuseppe Bellantonio. "Nessuno ha mai parlato della Gedeon Richter. Il gruppo interessato alla Lazio ha dato due incarichi ricognitivi: uno tecnico-sportivo affidato a Giorgio Chinaglia e uno economico-finanziario affidato a un imprenditore ungherese".

Sempre più difficile, dunque, capire chi si nasconde dietro l'ex centravanti laziale. Non è da escludere, però, secondo voci insistenti delle ultime ore, che possa esserci lo stesso personaggio che in passato ha fallito la trattativa prima con il Lanciano e poi con il Marsala: l'imprenditore Guido Carlo Di Cosimo, presente anche domenica scorsa in tribuna autorità al fianco di Chinaglia. Per quanto riguarda il club siciliano, all'epoca si parlò di una finanziaria guarda caso ungherese: la Befektetsi di Budapest, il cui legale rappresentante era Zoltan Szilvas. In entrambi i casi, dopo aver promesso mari e monti, i personaggi in questione si volatilizzarono, lasciando solo Giorgio Chinaglia a rimetterci la faccia. Qualche tempo dopo ci hanno riprovato con il Benevento, con lo stesso risultato.