Domenica 30 aprile 1995 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cagliari 0-0


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30 aprile 1995 - 2652 - Campionato di Serie A 1994/95 - XXIX giornata

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Venturin, Cravero (19' Bonomi), Chamot, Rambaudi, Fuser, Casiraghi, Winter (61' Gascoigne), Signori. A disp.: Orsi, De Sio, Di Vaio. All. Zeman.

CAGLIARI: Fiori, Pancaro, Pusceddu, Villa, Herrera, Firicano, Bisoli, Berretta, Allegri, Oliveira (49' Bellucci), Muzzi. A disp.: Di Bitonto, Veronese, Benassi, Bitetti. All. Tabarez.

Arbitro: Cesari (Genova).

Note: ammoniti Di Matteo, Fuser e Signori per la Lazio, Berretta per il Cagliari.

Spettatori: 43.000 circa.

Il biglietto della gara
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Senza picchi di rendimento ne' precipizi, a parte quel finale piuttosto sofferto, volendo sperimentare l' impresentabile Gascoigne, la Lazio non può che raccogliere il secondo pareggio stagionale dentro l' Olimpico, addirittura 0 0, pure se Zeman torna al calvinismo tattico ripudiato nel derby malandrino. Stavolta pero' l' organizzazione prescelta, con Boksic spedito in tribuna (ormai tira avanti da stella caduta) e Di Matteo squalificato, finisce per esaltare l' opposizione cagliaritana, un muro più Fiori, un 5 5 0 rettificato quando verrà tolto colpevolmente Winter. Si, quasi non bastasse la ronda centrocampistica priva d' impulsi verticali di Venturin o Fuser, qualsiasi rifornimento esterno proposto tanto verso Signori quanto laddove operano Casiraghi Rambaudi viene vanificato nella peggiore delle ipotesi dal portiere saltimbanco, spedito due anni fa sull'isola, dopo troppe mortificazioni biancoazzurre. Il tempo passa. Gli specifici addestramenti hanno rafforzato l' atleta ripudiato, che pare subito provvisto del mantello di Batman mentre s' amplifica a chiudere la prima azione trapassante, un lampo oltre Bisoli, oltre Pusceddu, articolato sull'asse Negro Rambaudi. Delizia rara, sforzo dinamico effettuato mantenendo alti i propulsori di corsia, come nelle devastazioni riuscite, come se l' attacco mitraglia dei 59 gol già realizzati in campionato volesse divorare un Cagliari marmellata. Illusioni, anzi complicazioni al primo accenno contropiedistico, pressoché fortuito: solito disimpegno garantito da Herrera per liberare Pusceddu alla battuta lunga, per scaldare i muscoli d' Oliveira, sovente costretto ad aggiungersi ai guastatori, lontano dai centrali Chamot e Cravero. Tuttavia ripristinato un attimo corsaro, l' Oliveira scatta profondo, punta Marchegiani, mentre l'ultima sentinella laziale deve squadernarsi nel contrasto testa a testa. Qui finisce la partita di Cravero, guaio muscolare, e tocca proporre Bonomi, sperando che i cagliaritani restino acquattati, soggiogati almeno da Signori, totem girovagante. Il quale Signori, dimenticata un' amnesia di Casiraghi, fruitore sprecone sotto misura d' una proposta Nesta Winter, scarica la sassata mancina prima dell'intervallo, imbeccato ancora dal partner olandese, unico tormento dello stilista Allegri e dell' interditore Berretta di scuola romanista. Sassata? Per le mani prensili di Fiori; per il suo acquisito senso del piazzamento si tratta d' un piumino da cipria, e siamo appena a meta' vendetta. Le prodezze arriveranno. Ecco, ad esempio, gli innamorati laziali a bocca aperta, avvio di ripresa, Fuser steso causa Bisoli nei paraggi della "lunetta" Signori, poco fuori area. Difatti va lo specialista, da quel punto ha castigato tanti portieri. Beh, la traiettoria liftata, destinata all'incrocio, trova Fiori in volo, che riapre il paracadute. Applausi a denti stretti. Mischia successiva e Negro, suggestionato, sbaglia l' alzo. Crescono le consapevolezze di mister Tabarez. Il Cagliari esce dal guscio: Pusceddu rimedia l' angolo, ghermito in mischia da Oliveira e Marchegiani ribatte acrobatico. Guardiani protagonisti, le loro porte trasformate in teatrino delle meraviglie. Poi esce Winter, quindi salta il centrocampo laziale, anche se nel gioco a rischiatutto Fiori chiude lo show frantumando una vole' e Casiraghi e disinnescando sempre Signori in assolo tiro quale improvvisata alla destra. Resta lo spazio per giudicare il successore, Marchegiani, egualmente provvidenziale: s' allunga Firicano, pesca Pusceddu e il redivivo Allegri scarica la staffilata graffiata via. Infine l' ex romanista Muzzi sciupa l' occasione blitz. I laziali respirano.

Le domande arrivano a raffica. E vanno tutte nella stessa direzione: perché Boksic è stato relegato in tribuna e, oltretutto, un sempre più deludente Gascoigne è finito inizialmente in panchina ? Attorno al quesito ruota buona parte del dopo partita all'Olimpico. La Lazio non e' riuscita a sfondare l' attenta difesa studiata da Tabarez e malgrado l' impegno di Casiraghi e la buona volontà di Signori, è sembrato proprio che ai biancazzurri sia mancato l' uomo capace, da solo, di mettere sottosopra anche le retroguardie più stimate. Il croato, appunto: "E il miglior attaccante del mondo ma non era nelle migliori condizioni fisiche per dimostrarlo", risponde Zeman senza perdere nemmeno per un attimo la solita imperturbabilità. Il conto non torna. Boksic spedito a seguire la gara sugli spalti, l' inglese a far compagnia ai compagni accanto al tecnico. E i laziali ad arrancare in campo, senza riuscire a sfondare il bunker del Cagliari: "Posso utilizzare solo tre stranieri, come voi ben sapete", aveva esordito Zeman messo sotto pressione dai giornalisti. L' inevitabile replica ironica che dice e non dice, nello stile dell' allenatore. Il quale, poi, si deve essere reso conto che quel tipo di giustificazione suonava più che altro come una presa in giro e allora e' andato più a fondo: "Ho comunicato a Boksic che non avrebbe giocato qualche ora prima che iniziasse la partita. Pentito della scelta ? Questo termine lo usano a Palermo", ha incalzato. "Gascoigne sta uscendo da un infortunio ed è per questo che l' ho portato in panchina. Non ha ancora nella gambe tutti i novanta minuti della gara. Dite che non ha giocato bene? Quando una squadra si esprime bene e' anche facile per chi si inserisce mettersi allo stesso livello dei compagni. Se non va bene per gli altri, non può andare bene nemmeno per chi entra in campo in un secondo momento". Dopo la vittoria nel derby, a parte la polemica a distanza con Mazzone, Zeman aveva riconquistato terreno sia con la società sia con i tifosi e la decisione impopolare di ieri di non utilizzare Boksic è stata interpretata da qualcuno come un segnale ben preciso. La Lazio vuole disfarsi di Gascoigne a fine stagione e per cercare un acquirente che sia disposto a sborsare più denaro possibile bisogna farlo giocare. Interpretazione maliziosa? Impossibile dirlo, anche se è proprio il tecnico a lasciarsi sfuggire una battuta che la dice lunga sulle sue intenzioni e, forse, su quelle di Cragnotti e Zoff: "Mi chiedete se Gascoigne tornerà in Inghilterra ? Non lo so. Lo decideremo al momento opportuno", sottolinea lasciando intendere che il biglietto di sola andata per Londra potrebbe essere già pronto. Anticipazioni di mercato, dunque, e anche programmi per il futuro. Ma anche e soprattutto, da quello che dice Zeman sembra emergere chiaramente il desiderio della società biancazzurra di non investire cifre folli nella campagna acquisti. Si parla della classifica, di questo sorpasso alla Roma che continua a rimanere un sogno nel cassetto: "Mancano ancora cinque partite prima della conclusione del torneo. Cercheremo di vincerle tutte e alla fine tireremo le somme", si limita a commentare Zeman. L' obiettivo di un posto in coppa Uefa sembra ormai raggiunto e del simbolico successo nel confronto stracittadino il tecnico proprio non ne vuol sentire parlare. Piuttosto, elogia la prestazione di Chamot ("Non e' la prima volta che si esprime a certi livelli") e quella degli avversari: "Non sono mai soddisfatto delle partite, anche per questa vale la stessa considerazione" dice, riconoscendo al Cagliari il merito di aver impostato una gara tatticamente perfetta.


Fonte: Corriere della Sera