Domenica 7 maggio 1995 - Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-3


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

7 maggio 1995 - 2653 - Campionato di Serie A 1994/95 - XXX giornata

JUVENTUS: Rampulla, Ferrara, Jarni, Torricelli, Porrini, Paulo Sousa (74' Del Piero), Di Livio (65' Marocchi), Deschamps, Vialli, R.Baggio, Ravanelli. A disp.: Squizzi, Fusi, Tacchinardi. All. Lippi.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Di Matteo, Bergodi, Chamot, Boksic, Fuser, Casiraghi, Winter, Signori (46' Venturin). A disp.: Orsi, Bacci, De Sio, Rambaudi. All. Zeman.

Arbitro: Nicchi (Arezzo).

Marcatori: 72' Di Matteo, 90' Boksic, 92' Venturin.

Note: ammoniti Bergodi e Di Matteo per la Lazio, Jarni per la Juventus.

Spettatori: 45.000 circa.

Negro, Ferrara, Ravanelli e Bergodi
7mag95a.jpg
7mag95b.jpg
7mag95c.jpg
7mag95d.jpg
7mag95e.jpg
7mag95f.jpg

Paga tutto, e tutto in una volta, la Juventus. Se è stata fortunata in passato (e con la Lazio lo è stata almeno in due partite su tre) ieri ha smesso all'improvviso. A 18' dalla fine l'ha spenta Di Matteo. Il come è già un indizio: il laziale, in contropiede molto teorico, viene servito davanti a Rampulla dall'assist vincente di Ferrara (!), di puro stinco. Eppure, in oltre un'ora di confronto, non c'è stata vicinanza. Solo Juve, perché non esisteva Lazio: a cento all'ora, oggi, sanno andare solo quelli di Lippi. Per 70 minuti Zeman faceva trotterellare i suoi su un impianto informe come uno straccio: squadra lunga e bislacca, in ritardo su ogni contrasto, soffocata dal pressing, travolta a centrocampo, cerebrale in attacco. Niente, fino a quando Di Matteo inverte la direzione di una partita matta e inspiegabilissima. Il gioco, la freschezza, la continuità, la voglia avevano spinto la Juve, ma la Juve giocava contro Marchegiani, mentre nella porta bianconera gioca Rampulla: da questo dettaglio, Juve Lazio 0-3 ha cominciato a essere una partita anormale, mostruosa, inammissibile. Poi, come si dice, il portiere c'è per parare e Marchegiani ha parato: sei interventi decisivi rispettivamente su Torricelli, Porrini, Vialli, Deschamps due volte, Ravanelli. Ma la Lazio ha avuto anche chi ha salvato quando Marghegiani non avrebbe potuto (Negro, due volte) e pure grazie al corpo inanimato della traversa (tiro cross di Marocchi). Tutto questo non stava avvenendo per caso. Avveniva perché la Juve, energica e briosa come sempre, disponeva di più uomini attorno alla palla. Non c'entrava il modulo, ma il pressing. Lippi confermava infatti di averlo trapiantato ormai definitivamente in un complesso di ceppo antico: con il libero (ieri Porrini) e tre marcatori: di cui due, Jarni e Torricelli, mentalmente disponibili allo sganciamento. Tanto bastava per battere il centrocampo laziale che mancava dei contributi degli attaccanti (non presentabile Signori, lontani dalla manovra sia Boksic sia Casiraghi) e dell'appoggio dei difensori (solo Nesta molto propositivo). Certo un problema la Juve ce l'ha: se non segna Vialli, se non segna Ravanelli, se Baggio limita i colpi, da altri uomini vengono radi e rari contributi: Ferrara, al 3', e Deschamps al 53' hanno avuto la possibilità di spezzare i ceppi dello 0-0. Averle mancate è grave. Anche questo stabilisce una differenza: la Lazio ha vinto perché ha depositato sui piedi degli uomini giusti le occasioni più propizie. Si dice: la Lazio ha vinto di contropiede. Vero in parte. Ha vinto intanto perché, oltre alle correzioni della fortuna, Zeman ha provveduto alla correzione degli equilibri (dal 4 3 3 con Signori al 4 4 2 senza Signori, surrogato da Venturin). E poi perché l' esecuzione del controgioco è stata articolata sugli schemi di massima profondità zemaniana: il secondo gol, combinato da Casiraghi Boksic, è stato esemplare. Ma a quel punto era la Juve a non esserci più.

Fonte: Corriere della Sera