Domenica 4 aprile 1993 - Torino, stadio Delle Alpi - Torino-Lazio 1-1


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4 aprile 1993 - 2559 - Campionato di Serie A 1992/93 - XXVI giornata - calcio d'inizio ore 15.00

TORINO: Marchegiani, Mussi, Sergio (77' Silenzi), Fortunato, Annoni, Fusi, Sordo (57' Poggi), Casagrande, Aguilera, Scifo, Venturin. A disp.: Di Fusco, Cois, Zago. All. Mondonico.

LAZIO: Orsi, Corino, Favalli, Marcolin, Luzardi, Bergodi, Fuser, Winter, Riedle, Gascoigne (81' Sclosa), Stroppa. A disp.: Fiori, Ballanti, Ripa, Signori. All. Zoff.

Arbitro: Sig. Ceccarini di Livorno.

Marcatori: 54' Winter, 86' Scifo.

Note: ammoniti Luzardi, Orsi, Mussi, Marcolin, Casagrande. Antidoping: Winter, Stroppa, Cois, Poggi.

Spettatori: : paganti 5.729 per un incasso di L. 137.425.000. Abbonati 16.798 per una quota di L. 448.886.090.

Per due volte il Torino ha corretto in corsa la sua prestazione ad inseguire, forse presagendo che persino questa turbo Lazio si sarebbe tradita, prima o poi, causa paura di vincere. Però, una certa rassegnazione affiorava, quando l' arretrato Aguilera s'è incurvato sopra quella palla male amministrata da Marcolin, per avviare l'ultima carica. Lancio come viene: Silenzi accerchiato nell'area scivola e comunque delega Casagrande all'assist verso Scifo, ancora capace di scattare e poi di piantare, parecchio defilato, l'unghiata obliqua dove Orsi non arriva. E l'epilogo con il cuore in gola che annulla scorci di superiorità biancazzurra, già volontariamente sfumati causa tremori, causa la solita pretesa zoffiana di metter sotto chiave il risultato di 0 1 senza fiutare ulteriori possibilità, senza spingere sull'acceleratore sino in fondo. Certo, manca Signori e la voglia di montare barricate magari prevale proprio nell'attimo in cui il sostituto, Stroppa, pescato libero da Riedle, nel ribaltamento contropiedistico, spreca il raddoppio, preferendo mirare di fino nell'angolo più scomodo per Marchegiani. Gran avvitamento del probabile portiere laziale di domani e contemporaneamente una gran voglia di rimpiangere Beppe gol, acciaccato, seduto in panchina. Lì sparisce ogni fervore operativo dell' equilibratore Gascoigne, lì cominciano le incertezze tattiche di chi dovrebbe scollinare senza impedimenti, mentre Mondonico infila via via la terza punta Poggi, l'assaltatore Silenzi, ritenendo superflua ogni cautela tattica, dopo la mazzata Winter. Mazzata ? Beh, secondo gli esteti neutrali, si tratta di un luccicante fermaglio olandese inserito d' improvviso nella collana delle fantasie dei virtuosi di Cragnotti. Si, Gascoigne semina ancora una volta l'oppositore Venturin e fa scattare su di lui i tentativi vani di raddoppio di marcatura. Infatti attiva Winter che, spalle voltate alla porta, scambia con Marcolin e quindi, in elegante palleggio, salta Fortunato, salvo stangare quasi da fermo sotto l'incrocio dei pali. Marchegiani pur piazzato, resta annichilito. Ora, vedrete, la Lazio imperverserà, padrona della propria forza, anche perché parecchi granata si trascinano pieni di ruggini, con particolare riferimento a Sordo. Invece, scavalcato lo spavento, l'anomalo Torino a quattro lame si rimodella orgoglioso, avanza in massa, trascina Poggi e Mussi alle prove balistiche del pareggio. Senonché Mussi cava fuori la volée e in diagonale inesatta per millimetri; e Poggi sugli sviluppi di una mischia trova Orsi in vena ad emulare il collega cui probabilmente dovrà cedere presto la maglia di numero uno. Qua Zoff non sa porre argini. Tardivo difatti l'inserimento dell' interditore Sclosa e addirittura al posto di Gascoigne, non di Marcolin. La Lazio frantuma se stessa, la propria creatività, e consente l'arrembaggio a oltranza. Successivamente i pur comprensibili rimpianti per l'occasione sciupata escluderanno commenti sul banale catenaccio a nove uomini organizzato nei 20 minuti conclusivi. Troppe rinunce, quindi troppa manna anche per questo Torino provato dai troppi impegni e a lungo poco incisivo dalle parti di Aguilera e Casagrande, che pur incrociandosi, non mortificano né Corino né Luzardi. Più giusto provare allora con l'intreccio di numerosi passaggi rasoterra, anche se Fortunato nel primo temo si adegua al ritmo blando di Marcolin, riassumendo troppo la manovra per vie laterali, senza slittare dentro in prima persona come le circostanze autorizzerebbero. Tocca pertanto a Venturin, spiegare prima che la domenica granata delle Palme potrebbe essere santificata con qualche bordata da lontano e dai 25 metri fa rimbombare la traversa: la palla in ricaduta sbatte contro la schiena di Orsi, ma chissà come, finisce fuori. Poi il Toro lascia l'iniziativa, Favalli straccia Sordo, Gazza monta in cattedra e trova oltre Venturin accensioni improvvise. La Lazio dovrebbe prendere il largo. La Lazio va via tutta di prima: Winter Gazza Stroppa e sulla centrata Favalli di testa scheggia la parte superiore della traversa. Sappiamo il resto. Un punto a testa, consolida qua e là posizioni da zona Uefa. Soffocate dunque ogni rimorso, laziali al seguito. Dopo tanta attesa, l' Europa è vicina.

Fonte: Corriere della Sera