Sabato 10 aprile 1993 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Foggia 1-1


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10 aprile 1993 - 2560 - Campionato di Serie A 1992/93 - XXVII giornata - calcio d'inizio ore 15.00

LAZIO: Orsi, Bergodi, Favalli, Bacci, Corino (71' Marcolin), Cravero, Fuser, Winter, Riedle, Gascoigne (62' Stroppa), Signori. A disp.: Fiori, Ballanti, Sclosa. All. Zoff.

FOGGIA: F.Mancini, Nicoli, Caini, Di Biagio, Fornaciari, Grassadonia, Bresciani (88' Medford), Seno, Mandelli, De Vincenzo, Roy. A disp.: Bacchin, Fresi, Gasparini, Sciacca. All. Zeman.

Arbitro: Sig. Collina (Viareggio).

Marcatori: 28' Riedle, 56' De Vincenzo.

Note: ammoniti Caini, Mandelli, Di Biagio, Mancini e De Vincenzo. Antidoping: Signori, Marcolin, Fresi e Bresciani.

Spettatori: 47.000 circa.

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Il biglietto della gara

A metà strada sembrava fatta. Sembrava, cioè, che la Lazio avrebbe dovuto solo legittimare i suoi requisiti nobiliari nei confronti di un Foggia senz'altro spumeggiante ma pur sempre proletario. E vincere una sfida sulla quale aveva posto il sigillo d'una valida superiorità. Sembrava, ma non è stato così perché la Lazio s'è lasciata lentamente imbavagliare dagli ospiti, laboriosi e determinati. E alla fine ha rischiato la beffa. Eppure era cominciata bene perché, se Zeman aveva affidato coraggiosamente le chance foggiane ad un attacco a tre punte che teneva in costante allarme l'ansimante difesa laziale, Zoff aveva preferito piantare le sue tende tattiche a centrocampo, forte della regia sapiente di Winter, della imprevedibilità di Fuser e soprattutto dell'inventiva di Gascoigne, prezioso sostegno di Signori e Riedle. Sembrava che Zoff avesse azzeccato la mossa vincente: perché, recitando codesto copione, la Lazio aveva sfiorato il gol prima con lo stesso inglese, poi in un paio di circostanze con Signori, agguantandolo alla mezz'ora circa con un bel colpo di testa di Riedle su pregevole invito di Winter. Ma la Lazio commetteva l'ingenuità di non battere il ferro quand'era ancora caldo, Riedle bruciava il raddoppio allentando la presa di un buon pallone nella convinzione di essere in fuori gioco e la musica cambiava, soprattutto nella ripresa. Cambiava perché il Foggia, continuando a svolgere lo stesso diligente, efficace ed anche piacevole compitino suggerito da Zeman, riusciva ad evidenziare le ansie d'una difesa affatto matura: e metteva, quindi, la Lazio di fronte alle sue ormai croniche deficienze. E poiché gli affanni di Gascoigne cominciavano a frenare lo slancio dell'agile e funzionante centrocampo biancoazzurro, il Foggia emergeva gradatamente in tutta la sua agilità ed anche in tutta la sua allegra incoscienza. Lavorava l'avversario ai fianchi, sottilmente, colpendolo con un sinistro vincente di De Vincenzo, a conclusione di un'iniziativa dell'ottimo capitano Seno. A nulla valeva l'arretramento di Winter a sostegno d'una difesa ormai sgranata, a nulla valeva la sostituzione dello spento Gascoigne con un intraprendente Stroppa, né quella di Corino, difensore, con Marcolin, centrocampista. Signori cercava il successo personale contro i suoi ex compagni di goliardia, Riedle si sbracciava vanamente, ma nel finale per un pelo Nicoli non indovinava il colpo di un ingiusto kappaò.

Fonte: Corriere della Sera