Domenica 7 marzo 1982 - Roma, stadio Olimpico – Lazio-Brescia 1-1


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

7 marzo 1982 - 2113 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie B 1981/82 - XXIV giornata

LAZIO: Pulici, Spinozzi, Chiarenza, Mastropasqua, Pighin (73' Ferretti), Badiani, Vagheggi, Bigon, D'Amico, De Nadai, Viola (59' Speggiorin). A disp. Marigo, Mirra, Sanguin. All. Clagluna.

BRESCIA: Malgioglio, Podavini, Fanesi, De Biasi, Volpati, Quaggiotto, Salvioni, Bonometti, F.Vincenzi, V.Graziani (80' Tavarilli, 78' Leali), Lorini. All. Perani.

Arbitro: Sig. Facchin di Udine.

Marcatori: 12' Vagheggi, 52' F.Vincenzi.

Note: ammoniti Bigon, Vincenzi, Bonometti e Quaggiotto. Angoli 6-4 per la Lazio.

Spettatori:20.000 circa di cui 11.112 paganti.

Il biglietto della gara
Claudio Vagheggi in azione
La rete dell'attaccante biancoceleste

Olimpico piuttosto dimesso con poche migliaia di spettatori pateticamente spronati al tifo da un gruppetto di superstiti tamburini. In campo una Lazio ancor più in smobilitazione di quanto già non siano i tifosi; una squadra priva di idee, di schemi, di individualità, messa alle corde per trequarti della partita da un Brescia che d'altro canto non vale molto più della tragica posizione che occupa in classifica. E' finita con un pareggio sull'uno a uno, pareggio assolutamente meritato dal Brescia, un po' meno dai laziali. Il giovane allenatore Clagluna che cerca di dare un minimo di carica al suoi prodi con un'eterna professione di ottimismo, dovrà cercare di fare qualcosa di più concreto per ricostruire da questi frammenti una squadra che possa terminare il campionato dignitosamente e senza correre rischi di retrocessione.

Il gol trovato ieri un po' casualmente dopo soli dodici minuti di gioco, avrebbe dovuto permettere al laziali di esprimersi finalmente su un buon livello di gioco. Invece è stato il Brescia a dominare nettamente, pur con una manovra tutt'altro che limpida, fino al recupero dello svantaggio ed oltre. Per rendere bene l'idea del livello della partita, prendiamo a sostegno la statistica. I ventisei giocatori avvicendatisi in campo hanno sbagliato trentasei volte nel toccare la palla, ma non errori d'appoggio, o passaggi sbagliati, bensì palle sbucciate o addirittura bucate, o tiri effettuati lungo l'asse corto del campo, cioè direttamente verso la linea del fuori laterale.

Le colpe non sono soltanto della Lazio quindi, ma almeno la squadra lombarda può vantare nelle proprie file quel Vincenzi che si conferma, malgrado lo scarso appoggio del compagni, come uno dei migliori attaccanti puri del torneo cadetto e probabilmente anche a livello assoluto. Vincenzi ha segnato un gol stupendo in apertura di ripresa, girando in rete con un'autentica cannonata il passaggio in profondità di Volpati. Suoi sono stati anche un preciso colpo di testa (58') scoccato in barba ad avversari che lo sovrastavano in altezza, e un gran tiro dal limite (68') sparato con fulminea rapidità.

In entrambi i casi ha rimediato il vecchio Pulici, nel secondo caso con un volo disperato. La Lazio aveva aperto le note cronistiche, dopo una dozzina di minuti di noia, assoluta con il gol. Mastropasqua aveva appoggiato in verticale su Bigon, che di prima aveva allungato un assist per Vagheggi: palla appoggiata di piatto e rete. Da quel momento in avanti è toccate al Brescia: prima cautamente in attacco, poi man mano che 11 tempo passava sempre più padrone del gioco. Bigon contento d'aver dato il suo consueto saggio di classe s'era ritirato al coperto. Viola e D'Amico pasticciavano, gli altri viaggiavano sui propri limiti che non sono eccelsi, con la punta negativa di Chiarenza.

S'arrivava cosi alla ripresa con il recupero del bresciani e una ventina di minuti di assoluto dominio degli ospiti, che sfioravano il raddoppio. Soltanto nel finale, ma non per merito dei nuovi entrati Speggiorin e Ferretti, la Lazio tentava un imbarazzato forcing. Era il Brescia che s'era ripiegato a difesa della propria area e la Lazio occupava li terreno in fase d'attacco senza però combinar nulla di buono.

Fonte: La Stampa