Domenica 9 gennaio 2005 - Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 2-3


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9 gennaio 2005 - 3128 - Campionato di Serie A 2004/05 - XVIII giornata

FIORENTINA: Lupatelli, Ujfalusi, Viali, Savini, Maggio, Maresca, Obodo, Chiellini, Miccoli, Valdes (69' Portillo), Riganò. A disposizione: Roccati, Delli Carri, Helguera, Di Livio, Piangerelli, Fantini. Allenatore: Buso.

LAZIO: Peruzzi (46' Sereni), Oddo, Siviglia, Giannichedda, E.Filippini, A.Filippini, Dabo, Liverani, Cesar, Di Canio (60' Pandev), Rocchi (85' C.Manfredini). A disposizione: Oscar Lopez, Lequi, De Sousa, Muzzi. Allenatore: Papadopulo.

Arbitro: Sig. Rizzoli (Bologna).

Marcatori: 21' Miccoli, 33' Di Canio, 64' Pandev, 82' Dabo, 85' Miccoli.

Note: pomeriggio freddo, terreno in buone condizioni. Presente in tribuna il C.T. della Nazionale Lippi. Ammoniti: Maresca, Valdes, Dabo ed E.Filippini per gioco scorretto, Viali per scorrettezze a gioco fermo, Oddo per proteste, Cesar per manata a un avversario a gioco fermo, Pandev per comportamento non regolamentare. Calci d'angolo: 11-5. Recuperi: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 6.523, incasso di 110.145 euro; abbonati 23.619 per una quota di 427.946 euro.

Il biglietto della partita
L'esultanza di Paolo Di Canio dopo la rete dell'1-1
Abbraccio biancoceleste

La Gazzetta dello Sport titola: "L'arbitro fa da rampa, la Lazio vola. L'1-1 in fuorigioco di Di Canio avvia un domino di errori. Ma Papadopulo ha trasformato la squadra".

Continua la "rosea": Non gli era bastato imprimere un'identità al Siena, salvarlo dalla serie B. Sfiorato dallo scandalo-scommesse, a giugno del 2004 Giuseppe Papadopulo si era ritrovato disoccupato. La riprova che certi manovratori del calcio italiano hanno difetti di vista perché il "Papa", 56 anni di età e dietro le spalle un infinito peregrinare sui campi minori, è tra gli allenatori più sensati del panorama. Ingaggiato dalla Lazio del "Lotitus", prototipo di presidente romano, a Papadopulo sono bastate due settimane per rimettere in sesto la Lazio, capace di due vittorie consecutive in tre giorni. Il "Papa" ha ripescato Fabio Liverani, bravo regista che per oscuri motivi era finito ai margini. Poi ha puntato secco su Cesar Aparecido, esterno sinistro brasiliano che Mancini vorrebbe portarsi all'Inter. E "te credo", direbbero a Roma: a Firenze si è apprezzato un Cesar superbo, inesauribile nel suo avanti e indietro sulla sinistra. Cesar ha toccato un'infinità di palloni e non ne ha sbagliato mezzo: stop raffinati, aperture intelligenti, galoppate inarrestabili e tiri improvvisi di bella efficacia. Papadopulo ha già lasciato intendere che il 4-4-2 d'ordinanza della Lazio evolverà in 4-3-3 grazie alla duttilità di Cesar, a patto che il "Lotitus", a causa dei debiti col fisco, non sia costretto a cedere il brasiliano.

Agli antipodi della nuova Lazio "papale" sta la Fiorentina di Sergio Buso. Leviamoci il dente e parliamo in prima battuta dell'arbitro, il signor Nicola Rizzoli di Bologna, 33 anni, 20 partite in A, e dei suoi collaboratori. Tradito dal guardalinee Stefano Saglietti, Rizzoli ha subito manomesso il risultato perché il gol di Di Canio, quello del temporaneo 1-1 della Lazio, è viziato da fuorigioco monumentale. Quando Antonio Filippini ha scoccato il servizio in profondità, Di Canio era di parecchi centimetri al di là della linea dei difensori e dispiace che Papadopulo, in tv, si sia arrampicato sugli avverbi per giustificare l'ingiustificabile (che il "Lotitus", con la sua retorica ciceroniana, lo abbia già influenzato?). In seguito la Fiorentina si è vista negare due possibili rigori. Il primo sull'1-1: Valdes lanciato verso Sereni e abbattuto da Siviglia in scivolata. Le immagini evidenziano una gamba tesa di Valdes, l'entrata di Siviglia è più grave e dannosa: a nostro parere rigore secco. Il secondo episodio contestato sul 2-3, al 43' s.t., un visibile strattonamento di Siviglia ai danni di Riganò, niente di clamoroso, ma certi rigori vengono decretati per molto meno. Rizzoli e i suoi assistenti sono stati democratici, hanno danneggiato anche la Lazio: annullato il gol del 2-4 a Cesar per inesistente fuorigioco (il brasiliano era in linea, l'errato sbandieramento è stato di Ivaldi); convalidato il secondo gol di Miccoli, nonostante la posizione di Obodo, in fuorigioco sulla linea tiro, davanti a Sereni, e perciò "attivo". Per sovrappiù da segnalare qualcosa di analogo sulla rete di Pandev, con Rocchi che, in "offside", è saltato per far scorrere sotto i suoi piedi la palla appoggiata da Liverani. Ieri a Firenze si è vissuta la Caporetto della questione arbitrale. Rizzoli sembra un "arbitrino", uno dei tanti messi in circolo da un sistema malato, che discrimina, e l'errore più grave che la Fiorentina potrebbe commettere è quello di appigliarsi ai moviolisti.

La sconfitta della Viola ci sta, perché la Lazio ha giocato meglio, con ordine, precisione, immediatezza. Buso aveva provato a sorprendere il "Papa" con una sorpresa, Valdes in luogo di Fantini, salvo correggersi nel momento cruciale, a metà della ripresa, sotto di un gol, e sostituire l'ispirato cileno con Portillo. A Firenze ritengono che, attraverso certi arbitri, il potere faccia pagare alla Viola la crociata anti-Galliani di Diego Della Valle. Fantapolitica, la verità che questa squadra è sbilanciata perché, attorno a un fuoriclasse quale Miccoli, è stata seminata una manciata di mezzi giocatori e di giovani di qualità, ma acerbi. Miccoli ha segnato due gol: un rasoterra biliardesco su sponda di petto di Riganò (1-0) e un rabbioso tiro ravvicinato su passaggio dello stesso Riganò (la rete del 2-3, quella dell'illusione). In più Mara-Miccoli ha colpito l'incrocio dei pali su punizione (sull'1-1, 8' s.t.). Tra un Miccoli e l'altro i tre gol della Lazio: quello irregolare di Di Canio; l'1-2 di Pandev, “figlio” di un dai-e-vai con Liverani; l'1-3 creato da Pandev, abile nel rubar palla a Savini e altruista nel porgerla a Dabo, col francese chirurgico nel suo tiro dal limite. Fiorentina-Lazio è stata una partita vera, con qualche eccesso agonistico come l'entrataccia di Dabo su Maresca, che nel primo tempo ha innescato una mega-rissa a centrocampo, ma a Firenze spengano le moviole e riflettano su altre cose. Per esempio su Papadopulo, che è di Casale Marittimo, in provincia di Pisa; i fiorentini ce l'avevano lì, a portata di superstrada, però non se lo sono filato e il “Papa” è volato a Roma, nella sua sede naturale. Che il "Lotitus" sia più furbo di tutti noi che lo pigliamo benevolmente in giro?


La Repubblica titola: "I biancocelesti passano a Firenze. La doppietta di Miccoli non basta. Proteste dei viola per un fuorigioco di Di Canio non rilevato dalla terna. Lazio, tre gol alla Fiorentina. Della Valle furioso con l'arbitro".

Continua il quotidiano: La cura Papadopulo trasforma la Lazio che dimostra come la vittoria nel derby non arrivava solo dalla carica agonistica della stracittadina. I tre gol realizzati dai biancocelesti piegano una Fiorentina volenterosa e pungente che ha da recriminare per il gol del pareggio di Di Canio in evidente fuori gioco e per un rigore per un atterramento di un giocatore viola ad opera di Siviglia al 14' del secondo tempo. Decisioni arbitrali che hanno fatto arrabbiare il presidente Andrea Della Valle che, a fine partita, ha attribuito le decisioni arbitrali alla battaglia che la Fiorentina sta conducendo in Lega Calcio. Sta di fatto, però, che Papadopulo ha azzeccato tutte le sue mosse: dalla riconferma di Giannichedda in difesa alla fiducia al combattente Di Canio fino alla sostituzione dello stesso Di Canio con un Pandev che ha realizzato il secondo gol e propiziato il terzo. Da parte sua Buso costruisce la manovra dei suoi inserendo Valdes vicino a Miccoli e lasciando Riganò a fare l'ariete. Ed è proprio su Riganò che convergono tutti i palloni quando i viola si trovano in affanno. Riganò risponde bene tanto da essere insieme a Miccoli e a Valdes (ma perché poi Buso ha deciso di sostituirlo?) tra i migliori in campo tra i suoi. E' il collettivo, invece, ha dare valore alla Lazio che all'inizio del secondo tempo ha dovuto fare a meno di Peruzzi per infortunio che ha lasciato il posto tra i pali a Sereni.

Ricca la cronaca di una gara giocata sul filo del nervosismo di fronte al ct della Nazionale Marcello Lippi seduto in tribuna dietro i fratelli Della Valle. Sin dall'inizio è la Lazio ad essere messa meglio in campo, la Fiorentina è in affanno e subisce dopo 4' è di Cesar il primo tiro in porta dalla distanza messo in angolo da Lupatelli. La manovra di Miccoli e Valdes viene imbrigliata dalla difesa biancoceleste. Sono i viola però a trovare la strada del gol al 21' del primo tempo con Miccoli servito da Riganò che stoppa la palla in area e la dà di petto al compagno che mette in rete il suo quinto gol in campionato. A quel punto la Fiorentina dà l'impressione di poter raddoppiare al 30' e al 32' è Peruzzi a salvare in entrambi i casi su Maresca. Ma la doccia fredda arriva al 33' con il pareggio di Di Canio macchiato da un evidente fuori gioco del laziale. Nel secondo tempo la Lazio sembra rinvigorita e l'ingresso in campo di Pandev fa il resto perché il macedone prima segna il secondo gol dopo un uno-due con Liverani e poi propizia il primo gol in campionato del francese Dabo al quale serve una palla d'oro dopo una calvalcata sulla fascia destra e una conversione al centro. Miccoli, servito di testa dal solito Riganò, riapre la gara a cinque minuti dalla fine mettendo dentro il 2-3 ma la partita finisce così. E adesso il tecnico viola Sergio Buso, solo due vittorie in nove giornate di gestione, rischia.