Giovedì 17 settembre 1998 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Lausanne 1-1


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17 settembre 1998 - Coppa delle Coppe 1998/99 - Primo turno

LAZIO: Marchegiani, Fernando Couto, G.Lopez, Mihajlovic, Pancaro (60' Lombardi), Stankovic, Venturin, Nedved, De La Peña (23' Sergio Conceicao), Salas (81' Gottardi), R.Mancini. A disp. Ballotta, Marcolin, Baronio, Protti. All. Eriksson.

LOSANNA: Brunner, Hottiger, Puce, Londono, Haenzi (80' Iglesias), Douglas, Celestini, Piffaretti, Rehn, Udovic (59' Thurre), Shahgeldyan (66' Gerber). All. Bregy.

Arbitro: Koren (Israele).

Marcatori: 37' Nedved, 53' Douglas.

Note: espulso al 2' Stankovic per fallo di mano sulla linea di porta. Ammoniti Celestini e Couto. Marchegiani para un rigore a Celestini al 3'. Calci d'angolo: 5-4.

Spettatori: 22.659 per un incasso di 552.970.000.

Il biglietto (celeste) in "Curva"
Il biglietto (verde) in "Tribuna Tevere"
Luca Marchegiani neutralizza il calcio di rigore assegnato al Losanna
Pavel Nedved realizza la rete biancoceleste
L'esultanza del centrocampista ceco
La rete del pareggio della formazione ospite

Dalla Gazzetta dello Sport:

C'è tempo e modo di rifarsi. A patto di giocare 11 contro 11 e non in inferiorità numerica per tutta la partita come avviene all'Olimpico dopo l'espulsione di Stankovic (forse ingiusta) con annesso rigore (parato). Tra la mediocre Lazio giallorossa targata Del Monte (ahi ahi scaramanzia...) e il modesto Losanna finisce 1-1 con reti di Nedved e Douglas. E ci si può pure stare. C'è modo di rifarsi, a patto che l'intera Lazio cominci a correre e a fare sul serio. Ci sono molti modi per cominciare male un match. La Lazio sceglie il peggiore. Pronti via e la dormita è generale, mentre tale Shahgeldyan ha tempo e modo di rimettere al centro un pallone che tra un rimpallo e l'altro finisce al liberissimo Douglas. Tiro a colpo sicuro e parata sulla linea di Stankovic. A velocità normale Stankovic sembra rubare il mestiere a Marchegiani. Ma la moviola renderà curiosamente giustizia al pianto disperato dello slavo: il pallone colpisce in un primo tempo il petto del giocatore che poi alza il braccio destro, ma almeno apparentemente senza colpire la sfera mentre quella scorre via in angolo. L'arbitro israeliano Koren non ha la moviola a bordo campo. Per lui è rigore e contemporanea espulsione di Stankovic. Al suo posto avremmo fatto lo stesso. Probabilmente sbagliando. A rendere non inutile il sacrificio di Stankovic pensa subito Marchegiani, che col contributo del morbido Celestini gli respinge il tiro dal dischetto. Comincia così una partita che per quasi mezzora (e per larga parte della ripresa) non troverà giustificazione alcuna nella superiorità numerica del modesto Losanna.

La Lazio del teorico 4-3-1-2, infatti, è già diventata un 4-4-1 con la linea di centrocampo, da destra Mancini-Venturin-De la Peña-Nedved, che punta tutto sulle accelerazioni del ceco. Ma non funziona. Perché a correre sono solo Nedved e Salas, e il resto è una Lazio che cammina, impresentabile nei suoi difensori esterni (Couto e il rientrante Pancaro) al punto da consentire al Losanna di dilagare, nonostante una cifra tecnica generale degli svizzeri decisamente insufficiente. L'attacco, formato da un improbabile duo armeno - sloveno (Shahgeldyan-Udovic) va vicino al gol in più occasioni, e su Udovic Marchegiani si deve aiutare (28') con l'incrocio dei pali. E soprattutto da sinistra, dove imperversa Douglas, che il Losanna sfonda, penetrando nel burro del duo Mancini-Couto. Ci vuole l'incidente muscolare di De la Peña (la solita coscia destra al centro di mille polemiche estive) per restituire senso ed equilibrio alla Lazio. Esce lo sfortunato spagnolo ed entra Conceicao (23') così da ridisegnare un centrocampo che partendo a destra dal portoghese poggia su Venturin e Nedved centrali e Mancini esterno di sinistra. E, sia pure nella contingenza, la Lazio più sensata, quella in grado di mettere in movimento i suoi straordinari solisti. Avviene al 37', nell'unica circostanza della partita in cui i biancocelesti-giallorossi si affacceranno con efficacia nell'area di rigore avversaria. L'azione è Mancini-Salas-Nedved, tutto di prima e bellissimo, con lo stacco aereo del ceco appostato a una buona dozzina di metri dalla porta di Brunner sul cross del cileno, che non perdona. Un gran gol. Buono per scacciare paura e fantasmi? Ma neanche a parlarne.

La Lazio che scende in campo nel secondo tempo è la stessa piena di limiti dinamici e caratteriali che è stata per due terzi del primo tempo in balia del Losanna. Gli svizzeri ci mettono solo fiato e buona volontà. Al resto pensano gli uomini di Eriksson e, torniamo a sottolinearlo, l'inferiorità numerica non può rappresentare un alibi, se non assai relativo. Il gol del pareggio del Losanna arriva quasi subito (8') ed è assolutamente emblematico della disastrosa situazione in cui versa la Lazio (beninteso orfana di Nesta, Negro e Favalli oltre che di Vieri, Boksic e Almeyda) in difesa. Sia quanto a presidio delle corsie esterne, sia quanto a gestione dei palloni alti. Il cross arriva da destra, dove Pancaro concede a Shahgeldyan tempo e misura del lancio. Al centro lo scellerato Couto corre dietro a Rehn disinteressandosi completamente di Douglas, peraltro lasciato incustodito da Conceicao. Il piatto destro dell'1-1 è addirittura irridente. Bregy, l'allenatore ex nazionale svizzero, annusa il profumo di colpaccio e dà il cambio alle sue punte, inserendo Thurrè e Gerber. Eriksson risponde come può, con Lombardi al posto dell'arrancante Pancaro mentre la curva nord vorrebbe lo scalpo di Couto e poi con Gottardi per Salas (e qui piovono fischi pesanti). Finale straziante, con la Lazio a tenere stretto coi denti l'1-1. E con Marchegiani a salvare (su Douglas) risultato e pellaccia svalutata di Couto.


Il Messaggero titola: "Che notte per i biancocelesti: Stankovic espulso al 2’ per un dubbio fallo di mano in area: Marchegiani para il rigore. De la Peña si fa male poi va in gol Nedved ma il Losanna pareggia".

L'articolo così prosegue: In dieci per novanta minuti, un pessimo record. E un pareggio pericolosissimo quello che la Lazio riesce a sgraffignare dopo sofferenze tattiche indicibili, alla "prima" di una coppa dove parte fra le favorite. Il Losanna si è fatto forza della sua modestia, ha approfittato di una decisione probabilmente affrettata del modesto arbitro israeliano, ha sbagliato il conseguente rigore (bravo Marchegiani, salvatore della patria), ma si è meritata il suo gol da dieci carati, sfiorandone almeno altri cinque e, ipotecando, stando ai numeri, una fettina di qualificazione. Nel senso che toccherà alla Lazio fare la partita fra quindici giorni, sperando che ad armi pari la musica cambi, che la squadra si scrolli di botto i pesantissimi limiti che ne hanno caratterizzato la peggiore uscita in Europa della gestione Eriksson. Ognuno avrà le sue certezze sulla sostanza dell'episodio chiave di questo esordio balordo: cinque replay non sono riusciti a chiarire con quale parte del corpo Stankovic abbia deviato, comunque fortuitamente, il pallone scagliato da Douglas e spizzato da Couto dopo un minuto o poco più. Sembrerebbe petto e non avambraccio, dunque uno scippo decisivo. Ma la determinazione con cui l'israeliano Koren, alla seconda partita arbitrata nelle coppe, è comunque piombato sul centrocampista laziale, sventolando il cartellino rosso, ne garantisce la buona fede. Espulsione più rigore: da stendere un toro. Ma colpe evidenti da parte della difesa "giallonera", presa d'infilata sul proprio fronte sinistro e tardiva nel contrasto: svizzeri, se per questo, anche fortunati, il pallone lo aveva toccato con la mano prima Rehn.

Il guaiaccio lo ha rimediato in buona parte Marchegiani, volando sulla propria destra a deviare il tiro dal dischetto del perugino Celestini, il bomber del primo turno. Ma la Lazio è rimasta per mezz'ora abbondante sotto shock, consentendo agli elvetici di sventagliare in mezzo all'area, specie per merito del biondissimo terzino Haenzi, una serie di palloni invitanti. Sull'ultimo dei quali lo sloveno Udovic ha colto pieno l'incrocio. Saltato subito l'assetto centrale, Eriksson ha aspettato a correggere la squadra, in chiaro affanno. Solo l'infortunio muscolare di De la Peña ha sbloccato l'impasse: dentro Conceicao per coprire la fascia più pericolosa. Il bel gol di Nedved, saltato indisturbato a raccogliere il cross arcuato di Salas, avrebbe dovuto concedere ai laziali almeno il vantaggio della tattica, difesa e contropiede. Invece la squadra si è ripresentata, dopo l'intervallo, con gambe ancora più molli e idee, se possibile, ancora meno chiare. Fino a consentire all'imperterrito Douglas, l'esterno di sinistra, di piombare indisturbato su un cross da destra di Shahgeldyan e sbattere in porta il pallone del pareggio: incredibili, nella circostanza, il salto scoordinato di Couto ed il ritardo di Conceicao nella copertura. Ingenuità in coppia, che non si possono non pagare a caro prezzo.

Sta di fatto che la Lazio, con tutti gli alibi del caso, non ha un gioco né un filo logico. Si è lasciata metter sotto da avversari disciplinati e rapidi, ha assistito impotente al compiersi del destino. Il Losanna ha avuto le sue occasioni per vincere, addirittura divertendosi come sul sintetico del calcio a cinque, e dalle tribune sono cominciati a piovere i dissensi. Venturin è spesso arretrato sulla linea della difesa, Mancini e Nedved si sono spompati perdendo costrutto, Conceicao, Pancaro e poi Lombardi hanno continuato a scodellare palloni ingiocabili per Salas, già in serata non eccelsa. Una pena davvero, sotto gli occhi increduli e la smorfia fissa di Cragnotti in tribuna. Quando, per esempio, Marchegiani ha dovuto opporsi col piede al tiro ancora a botta sicura dello scatenato Douglas, capace di bersi Couto come un bibita rinfrescante. O quando le conclusioni dei sempre più baldanzosi svizzerotti hanno sibilato ancora vicino ai pali del portierone laziale. O quando Eriksson ha firmato l'armistizio togliendo Salas e rispolverando Gottardi, che certo sarebbe servito molto prima al posto di Couto, meno mobile di una statuina di gesso. L'Europa rischia di sfuggire beffarda, come i miliardi promessi dallo sponsor. Come minimo la nuova maglia non ha portato fortuna. Fosse solo quello...


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Eriksson, mai tanti fischi all'Olimpico. Qualificazione a rischio? «I fischi diventeranno applausi, garantito. Basterà aspettare qualche settimana. Andremo a Losanna e vinceremo. Non corriamo pericoli. Basterà giocare in undici». Gli svizzeri non si fanno illusioni: «Abbiamo solo il trenta per cento di possibilità di passare il turno». Bregy, l'allenatore, dice di aver visto la stessa Lazio di Piacenza: «In difesa ha qualche battuta a vuoto di troppo e gli automatismi non scattano sempre. Ho puntato proprio su questo e ho detto ai miei ragazzi di portare la palla in fondo, di cercare sempre l'azione in profondità. Ce l'abbiamo fatta a portare via un bel pareggio ma sarà difficile nella partita di ritorno confermare la nostra posizione di vantaggio». Gottardi suona la sveglia: «Ragazzi qui dobbiamo correre tutti. Avversari modesti? D'accordo ma le partite bisogna giocarle lo stesso altrimenti come si fa a vincerle? La verità è che manca il collettivo. Speriamo di trovare la soluzione presto. Rischiamo di restare fuori dall'Europa? Per favore non scherziamo. La partita è apertissima, è ancora tutta da giocare. Pensiamo a correre e vedrete che arriveranno i risultati e la qualificazione».

«Quando le cose non vanno ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Cragnotti merita un'altra squadra»: Julio Velasco si schiera al fianco dei giocatori. Invita alla calma ma non contesta i tifosi per tutti quei fischi: «Loro hanno il diritto di criticare quando il gioco e il risultato non sono quelli che si aspettano». Lazio ancora una volta in dieci. E' il sesto cartellino rosso della nuova stagione. Ma questa volta Eriksson non se la prende con i suoi. Difende Stankovic: «Questa volta non è colpa nostra se siamo rimasti in dieci. Il giocatore non ha colpe. Dalla panchina non ho visto niente, non era possibile distinguere quello che succedeva sulla linea di porta. Ma lui mi ha giurato che non ha colpito la palla con la mano. E' finita sul petto ed è schizzata fuori. Purtroppo l'arbitro ha visto diversamente. Non è facile giocare tutta la partita in dieci». Losanna modesto, anzi modestissimo. Eppure ha fatto una gran bella figura. Soprattutto nella ripresa con una Lazio incredibilmente apatica e fuori fase. Ma Eriksson esalta gli avversari: «Gli svizzeri sono molto bravi nel possesso di palla. E, poi, in classifica stanno male adesso perché hanno perso due partite di seguito. Ma tre domeniche fa hanno vinto ed erano al secondo posto. Douglas è molto bravo. Ma tutta la squadra ha giocato un buon calcio».

Per Couto un uragano di fischi. Eriksson se la prende con i tifosi: «Fischiate pure me, ma lasciate stare i giocatori. Soprattutto quelli che danno l'anima. Per aiutare la lazio Couto ha accettato di giocare terzino destro. Non lo aveva mai fatto nella sua carriera». Perché ha sostituito Salas? «Era troppo stanco». Ma anche Mancini era stanco. «Salas lo era di più. E, poi, aveva giocato 90 minuti a Piacenza. Tutti erano stanchi alla fine. Quando si gioca in dieci non è davvero una passeggiata per nessuno». La Lazio è apparsa in difficoltà anche sul piano fisico, ma Eriksson rassicura tutti: «A Losanna sarà tutta un'altra musica».