La settimana prima di Lazio-Milan 1972/73



Il biglietto della gara
L'ingresso in campo delle formazioni

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La gara Lazio-Milan 2-1 disputata il 21 aprile 1973


La "settimana Santa" prima della gara raccontata, negli articoli che seguono, da alcuni organi di stampa:


Lunedi 16 Aprile

Da Roma:

A Roma è scoppiata la "febbre del Milan". Tutti ne parlano. I tifosi laziali tirano nel discorso anche gli indifferenti e forse gli stessi "nemici" romanisti, per cui in ogni circolo, in ogni caffè, sul tram, sugli autobus e sulla metropolitana fa argomento solamente Lazio-Milan. |La partita del Sabato Santo. I discorsi sono un misto di speranza e di timore; si crede nella freschezza del biancoazzurri, si paventa la caparbia esperienza del rossoneri. Tutti sono d'accordo: il pareggio non serve alla Lazio. La Lazio "deve" vincere. Che sia il "match dell'anno" lo conferma l'affannosa ricerca dei biglietti d'ingresso. I prezzi sono altissimi. Si parte dalle 10.400 lire per le tribune per scendere sino alle 2.500 per un popolare di curva. Siamo sul limite del sopportabile.

Ma nonostante le proteste, si prevede il tutto esaurito entro domani sera al più tardi. Oggi (primo giorno) sono stati venduti biglietti per sessanta milioni. Si preannuncia il record assoluto di 210 milioni d'incasso. Nel bel mezzo di questa spasmodica attesa fa tenerezza vedere l'opera incessante di Maestrelli che tende a sdrammatizzare tutto e tutti. Il trainer dei biancoazzurri ostenta un sorriso serafico quando dice: "Per la Lazio sarà una partita come tutte le altre". Poi di fronte allo scetticismo del suoi interlocutori, Tommaso Maestrelli aggiunge: "Certo la posta è alta, ma noi giocheremo tranquilli. Il risultato è importante, ma noi della Lazio abbiamo già vinto il nostro campionato. Non possiamo pretendere di ostacolare il Milan. Il secondo posto ci basta, è più che sufficiente, va oltre i nostri programmi".

L'intendimento di Maestrelli è chiaro: vuol riportare un po' di serenità tra i suoi giocatori, apparsi già domenica contro la Samp svagati e nervosi allo stesso tempo. Si tratta di vera crisi psicologica? Il tabellone luminoso dell'Olimpico riportando le vicende di San Siro, il gol di Brugnera e il susseguente pareggio di Rivera deve avere scosso i nervi di molti laziali. Cosi Maestrelli giustifica la scarsa vena di alcuni uomini come Re Cecconi e Chinaglia, Frustalupi e Martini. Wilson no. Wilson è stato sempre freddo e ragionatore come si addice a un capitano coraggioso. Maestrelli vuol evitare un aggravarsi del fenomeno e cerca di riportare la calma.

Per questo non cambia programma e non intende anticipare il ritiro prepartita. Parlare con Maestrelli di tattica o di previsioni è assolutamente inutile. Il trainer evita il discorso, e non accetta neppure l'argomento delle marcature. Incontrando il Milan, a tutti gli allenatori si presenta il problema di controllare Rivera, che è la vera fonte del gioco milanese. Maestrelli a San Siro aveva affidato la custodia di Rivera a Nanni. E' stato un piccolo disastro. Chiediamo all'interessato cosa ne pensa di una possibile conferma dell'incarico. Nanni risponde: "Non ne sarei entusiasta. Giocare su Rivera vuol dire rinunciare a tutto per seguire sempre e comunque l'avversario. Non credo che Maestrelli mi riaffidi l'onere di marcare Rivera. Noi dobbiamo vincere, ed io ritengo di essere assai più utile all'attacco".


Da Milano:

"L'unica paura che ho della Lazio è... il ginocchio di Benetti". Questo il Nereo Rocco del lunedì: volto riposato, elegante, nuovamente frizzante, la battuta facile degna del suo humour. I guai di ieri sembrano dimenticati. Alla prima battuta ne segue un'altra: "Tanto a Roma facciamo 1-1, perché dovrei preoccuparmi?". E l'allenatore ride soddisfatto. Ieri non aveva parlato perché infastidito dalle dichiarazioni di Zignoli che se l'era presa per la esclusione. Si era sentito tradito un po' dal giocatore che aveva polemizzato in un momento così delicato per il Milan. Zignoli probabilmente sarà multato di centomila lire ma l'episodio è già circoscritto. Oggi quindi si sbottona. Nereo Rocco è fatto così, prendere o lasciare. "Ho incominciato già a pensare alla Lazio" riprende Rocco facendosi improvvisamente serio. "Ma che cosa dovrei dire. Paroloni? Inventare qualche slogan? A Roma farà caldo, ragazzi: non sarò certo io ad attizzare il fuoco subito, al lunedì".

Ma poi il discorso scivola inevitabilmente sulla grande paura di ieri e sull'arbitro e su certi apprezzamenti di Fraizzoli sui rigori concessi al Milan. Rocco dice: "Non ho capito bene dove vuole arrivare Fraizzoli, non so cosa vogliono da noi questi cugini "fuoco e fiamme". Io cerco sempre di evitare con cura di mettere il naso in casa d'altri. Certo che sull'uno a zero si era messa male... Io dico che ci è andata bene. In contropiede potevamo prenderne altri due di gol. Ma non lo facevo per raccontarvi storie se alla vigilia avevo dichiarato che il Cagliari poteva crearci del fastidi". Manco a farlo apposta avevo centrato in pieno l'argomento.

Il Milan aveva stravinto sette giorni fa a Genova incantando per la freschezza psico-fisica, la spigliatezza della manovra, la facilità disarmante con la quale i suoi attaccanti si portavano in zona tiro e coglievano il bersaglio. Il trionfo contro la Sampdoria rendeva l'ambiente euforico e ottimista. Ma l'ottima prestazione non si ripeteva mercoledì contro lo Sparta Praga: anzi il Milan soffriva oltre ogni dire prima di cogliere con Chiarugi uno striminzito successo. Poteva essere una serataccia ma ecco che il fatto si ripete contro il Cagliari. Suona quindi il campanello d'allarme per i rossoneri. Che il Milan abbia toccato a Genova l'apogeo di un periodo di forma brillantissima? Difficile diagnosticare con esattezza.

La miglior risposta sarà la partitissima con la Lazio a fornirla. A Roma il Milan non può fallire. In caso contrario comprometterebbe il campionato che sinora ha controllato con disinvolta autorità. Lo stesso Rocco ritiene decisivo lo scontro con gli uomini di Maestrelli: "Se non perdiamo sabato lo scudetto è nostro". Non ritiene la Juventus nuovamente in corsa? "Con quattro punti di vantaggio credo di star un pochino meglio del mio amico Vycpalek..". Maestrelli dice che sarà una bella partita... "Mi andrebbe bene anche brutta ma che vincesse il Milan" risponde Rocco ridendo. Domani il Milan parte per Foligno dove mercoledì disputerà un incontro amichevole. Rocco stamane ha ricevuto buone notizie da Benetti in via di miglioramento. Ma prima di poter stabilire se Romeo potrà scendere in campo nell'incontro che vale lo scudetto occorrerà aspettare sino a giovedì o venerdì. I medici sono ottimisti, Rocco spera. A Foligno fra i molti rincalzi che manderà in campo il tecnico osserverà con occhio particolare il rientrante Turone per il quale oggi ha speso parole di elogio. Con la Lazio, Sogliano dovrebbe comunque essere disponibile. Per Prati e Sabadini invece la ripresa si preannuncia piuttosto lenta.


Martedi 17 Aprile

Da Roma:

Lazio-Milan è alle porte. I cronisti sportivi si sbizzarriscono sui protagonisti della partita dell'anno cercando affannosamente motivi nuovi e suggestivi. Per i rossoneri, inseguire il traguardo dello scudetto, costituisce un fatto scontato. Per la Lazio, invece, è una avventura inedita. Ai biancoazzurri spetta quindi di diritto il ruolo di primattori sui quali vengono puntati i riflettori dei commenti. Nello studio del presidente Umberto Lenzini, il principale personaggio che è riuscito a costruire dalle fondamenta il meraviglioso castello biancoazzurro, è possibile dare una dimensione all'avvenimento il cui termometro si avvia a raggiungere vette vertiginose. Sul tavolo del presidente sfilano velocemente centinaia di buste contenenti biglietti omaggio, doveroso e inevitabile tributo alla "capitale dei portoghesi". La cernita è accurata, Lenzini vorrebbe accontentare tutti, ma non è possibile. Sarebbero necessari due stadi olimpici per contenere la massa di persone che desiderano assistere al match-scudetto. "Avremo in tribuna quasi tutti i presidenti di Serie A — dice in tono trionfante Lenziniparlamentari, personalità politiche. Chi l'avrebbe immaginato un anno fa, quando la Lazio stava ancora lottando per risalire nella serie maggiore!".

Si prevede che l'incasso record sfiorerà i 210 milioni. Ma l'aspetto economico, pur importante, passa in secondo piano nei commenti del comm. Umberto che si compiace all'idea di essere considerato il "presidente profeta". Fin'ora ha azzeccato quasi tutto. Non crede di sbagliare anche questa volta, la più importante? "Non è difficile formulare profezie con questa Lazio — commenta il presidente — è una squadra che gioca, diverte, centra il risultato con una naturalezza che non sorprende più nessuno. Perciò dico che la Lazio batterà il Milan per due reti a zero". Non c'è spavalderia nelle parole di Lenzini ma soltanto la consapevolezza di poter contare sulla realtà di questa Lazio che non finisce di sorprendere: "Se riusciremo ad aggiudicarci i due punti, il campionato si deciderà a Torino, contro i granata". Il presidente liquida poi con una secca replica il sospetto di arbitraggi favorevoli al Milan rispolverato dopo la partita con il Cagliari: "Io non esprimo commenti sui direttori di gara, non ho mai protestato. E' una classe che difendo anche se qualche volta può cadere in errore".

Che cosa prova un presidente, dopo le amarezze degli scorsi anni, non abituato a guidare una società impegnata nella lotta per lo scudetto, in questa imprevista situazione? "Ho riacquistato la gioia della serenità, assisto alle partite della Lazio con il cuore leggero, tutto fila a meraviglia. E' una stagione in cui ogni episodio, anche il più insignificante, si risolve positivamente. Ho messo in archivio i brutti ricordi. Tuttavia non sono mai stato tentato di lasciare la presidenza, anche quando avrei potuto vendere Massa, Mazzola, Wilson, Chinaglia per tirare fuori la Lazio dai guai finanziari che l'affliggevano. Ho sempre rifiutato. Non mi piace recitare a lungo la parte dello sconfitto. Sapevo dentro di me che prima o poi il vento della sorte avrebbe mutato direzione". E' dunque soltanto fortuna il segreto della Lazio? "Niente affatto — risponde Lenzini con tono leggermente risentito — il merito principale è di Maestrelli il quale, con la sua calma, il suo buon senso ha restituito all'ambiente una fiducia che prima non aveva. Poi abbiamo indovinato una valida formula a centrocampo con l'inserimento di Re Cecconi, Nanni e Frustalupi. Maestrelli è stato abile a sfruttare sotto il profilo tecnico la spina dorsale della squadra ma soprattutto ha saputo creare una autentica famiglia". Ma su questo piano è doveroso riconoscere anche i meriti del presidente, soprannominato affettuosamente dai giocatori "papà" Lenzini. Se la Lazio dovesse vincere lo scudetto, la società biancoazzurra è pronta ad ereditare la pesante responsabilità? "E' un pensiero che non mi fa dormire — replica il presidente — si renderebbe necessario un Consiglio molto forte economicamente. La rosa dei giocatori, sempre se avremo la fortuna di aggiudicarci 11 titolo, dagli attuali 15 elementi dovrebbe essere portata a 24 perché non bisogna dimenticare che saremmo impegnati anche in Coppa dei Campioni. E' un problema che dovremo studiare attentamente perché, anche se non conquisteremo il titolo, ci sentiamo moralmente impegnati a ritentare l'impresa il prossimo anno. Dopo questa stagione non possiamo permetterci di tornare indietro. La Lazio deve continuare ad essere grande, non voglio più sentire parlare della "lazietta" di altri tempi".

"Sarà Maestrelli — continua Lenziniad indicarmi il piano di rafforzamento. Tuttavia voglio già anticipare che la squadra sarà riconfermata in blocco. Per quanto riguarda il rafforzamento non commetteremo l'errore di andare in cerca di grossi nomi che tra l'altro sono avviati verso il tramonto. Continueremo la politica dei giovani e acquisteremo quei giocatori che per le loro caratteristiche possono inserirsi nel nostro meccanismo. E' un esempio che dovrebbero seguire anche le altre società. L'anno scorso non abbiamo puntato sui campioni eppure eccoci qui, siamo secondi in classifica". Che cosa significa sul piano economico, l'"exploit" della Lazio? "E' stata una stagione decisiva — commenta Lenziniper pagare tutti i debiti. Al termine del campionato prevediamo di pareggiare il bilancio. Tutto ciò ci consente di riservare per il prossimo campionato l'intera somma che frutteranno gli abbonamenti. Ci muoveremo sul mercato con Sbardella che ha compiuto passi da gigante nella sua nuova veste di general manager. Indubbiamente la collaborazione di Sbardella si è rivelata una componente importantissima per il nostro successo". In questi giorni i tifosi della capitale sono divisi in due parti. I più numerosi, che sono di fede romanista, assistono malinconici ai trionfi dei "cugini" i quali, con il loro entusiasmo, danno l'impressione di aver raddoppiato le fila.


Da Milano:

Nereo Rocco allarga le braccia in modo assai fatalistico: "Proprio adesso mi dovevano capitare tutti questi infortuni — dice — non succede nulla per mesi e poi è come una valanga. Romeo Benetti non si è allenato. Io spero che ce la faccia ma certo domani non potrò mandarlo in campo a Foligno. Sabadini è a riposo, Prati ha ripreso oggi con cautela. Sogliano continua le cure in sede e ci raggiungerà venerdì. Però il risentimento alla coscia non è certo guarito. Speriamo bene". Questi contrattempi vi saranno comunque di sprone nel momento più delicato del campionato... "E' ciò che dico io ai ragazzi. La partita con la Lazio dimostrerà anche se il Milan è veramente una signora squadra, una compagine di rango che non si arrende nemmeno di fronte all'avversità, per dirla alla Garibaldi: qui si fa... lo scudetto o si muore".

Come potete arguire Rocco non ha certo perduto il suo proverbiale buon umore. Del resto le notizie su Benetti confortano molte speranze. Il medico sociale dottor Monti è ottimista al cinquanta per cento. Rocco però ha confidato agli amici di avere motivi validi per credere che Romeo Benetti si rimetterà in tempo. Benetti contro il Cagliari non ha offerto una prestazione positiva e Rocco stamane gliel'ha ricordato alla sua maniera con una battuta: "Altro che il "tigre", domenica: mi sembravi un gatto, per giunta senza unghie". Si deve essere trattato, per chi conosce Romeo Benetti, di una partita nata storta sin dall'inizio: è chiaro che l'assenza del forte interno rossonero si ripercuoterebbe negativamente sul gioco di tutta la compagine. Domani a Foligno (i rossoneri in serata hanno raggiunto la città umbra) Rocco avrà comunque modo di accertarsi delle reali condizioni di Turone che contro la Lazio potrebbe essere utile. L'allenatore farà ruotare tutti i giocatori a disposizione. Alla comitiva si sono aggregati anche il giovane Maldera attualmente in prestito al Bologna e i comaschi Cattaneo e Turini, avendo ottenuto il permesso dalle rispettive società. Turini, secondo fonti degne di fede sarebbe già stato acquistato dal Milan. Comunque Rocco lo tiene sotto osservazione e domani lo metterà in formazione.

I pareri dei giocatori milanisti su questo match che può valere uno scudetto sono discordanti. Rivera per esempio è d'accordo con Maestrelli il quale sostiene che è il Milan ad aver tutto da perdere. Benetti invece non la pensa cosi: "A leggere i giornali — dice Romeo — sembra che dopo il pareggio con il Cagliari il Milan sia in crisi. Invece non è successo nulla. Abbiamo pur sempre due punti di vantaggio. Quindi siamo tranquilli. Semmai à la Lazio che deve vincere a tutti i costi. A noi basta il pareggio".


18 aprile - Tommaso Maestrelli a Foligno per "spiare" il Milan

Mercoledi 18 Aprile

"La Lazio è il miracolo vivente di questo campionato. Può vincere una partita anche con Lenzini centravanti". E' Rocco che parla, un Rocco vivace ed euforico, un Rocco tranquillo, non polemico ma allegro. Non lo preoccupa neppure il malanno di Benetti, non lo turba la reale forza della Lazio, non lo scompone il possibile anche se poco probabile ritorno della Juventus. Rocco crede che sia "l'anno sì" della squadra romana, ma è troppo sicuro di sé stesso ed ha troppa fiducia nei suoi uomini per temere la trasferta allo stadio Olimpico. Gli elogi alla Lazio sono il preambolo del discorso-vulcano del mister rossonero. "Se la Lazio è seconda in classifica — continua — vuol dire che è forte, ma non mi spavento lo stesso. Ripeto quanto detto alcune settimane fa: a 45 punti si vince lo scudetto ed il Milan a 45 punti arriva di sicuro". La Lazio e la Juventus potrebbero conquistare eguale punteggio ed anche superarlo. Rocco, però, non ha dubbi: "Alla Juventus non credo più, i bianconeri non ci raggiungeranno mai. Li sfido a superare un handicap di quattro punti in sole cinque partite. Ma scherziamo? Il Milan, non starà a guardare. Comunque vada sabato a Roma, la Juventus è fuori gioco. Anzi i bianconeri non vinceranno neppure contro il Vicenza". Sulla Lazio Rocco è più prudente ma non meno ottimista: "Il Milan non parte mai perduto. Dirò di aver perso soltanto dopo, non lo dirò mai prima".

Eccessiva sicurezza? Rocco impersonifica l'umore dei suoi giocatori. Siamo alla vigilia di una gara decisiva, ma i rossoneri sono calmi come se tutto fosse già deciso. Ripetiamo una frase di Rivera, che copia (per qualcuno invece suggerisce) l'idea di Rocco: "Se la Lazio è seconda, vuol dire che è forte. Noi sabato giocheremo come se l'avversario si chiamasse Juventus o Inter. Non faccio pronostici, ricordo soltanto che per noi sono utili due risultati, pareggio e vittoria. Per loro invece uno solo. La nostra sconfitta. Due per noi e una per loro, quindi...". Rivera precisa: "Non è un pronostico, ma una considerazione". Rocco e Rivera, quindi, non hanno dubbi: il Milan ha già vinto il campionato. Si può anche non condividere questa eccessiva euforia, ma si deve convenire che i rossoneri si apprestano alla volata finale con notevole vantaggio: hanno quattro punti in più della Juventus e rispetto alla Lazio vantano maggiore esperienza nei confronti ad alto livello di classifica. I romani sono esordienti nelle gare per il primato, i milanesi invece hanno l'abitudine vecchia da decenni. Rivera così si esprime: "Tutto dipenderà dalle condizioni psicologiche dei laziali. Se supereranno la paura potranno anche impegnarci a fondo, se invece dovessero cadere nell'orgasmo, per noi sarebbe più facile". Il discorso passa sugli arbitraggi che — secondo alcuni commentatori — sarebbero stati finora in gran parte favorevoli al Milan. Rivera, bruciato dalla disavventura dello scorso anno, si alza e se ne va. Rocco, invece, accetta la discussione anche se da Milano gli sono giunte disposizioni precise di tacere. Al trainer non piace la campagna contestataria che il quotidiano sportivo della capitale sta conducendo dopo il rigore concesso domenica da Francescon in Milan-Cagliari.

"Ma che amico e amico — sostiene Rocco —. Nessuno ricorda cosa fece Francescon due anni fa nella finale della Coppa Italia a Genova? Vinse il Torino con un rigore contestato, prima annullato e poi convalidato proprio da Francescon. Rivera stava battendo il penalty, Agroppi fece correggere la posizione, nacque una discussione e Rivera fallì il tiro. Francescon voleva far ripetere, poi cambiò idea e noi perdemmo la Coppa. Vi pare un amico? Domenica i rigori contro il Cagliari erano tre. Ne ha dato uno solo ed ancora non va bene!". Anche nella verve polemica Rocco conserva il sorriso. Vorremmo sapere quale sarebbe secondo lui l'arbitro ideale per sabato: il tecnico triestino non si pronuncia, gira la risposta in battuta: "Secondo alcuni, dovremmo giocare addirittura con un arbitro romano". E sorride di gusto. Rocco non sembra preoccupato dell'infortunio di Benetti. E' chiaro che non rinuncerà al suo "panzer". Lo manderà in campo, caso mai, imbottito di novocaina. Il medico che segue i rossoneri in questa trasferta in terra umbra è titubante, il giocatore è pessimista. Rocco è fiducioso. Benetti domenica ha lamentato una distorsione ai tendini della "zampa d'oca" del ginocchio sinistro. L'arto è gonfio e dolente. A Foligno non è possibile una terapia di ultrasuoni perché manca l'attrezzatura. La decisione è comunque rinviata. Benetti dice: Non so se potrò giocare. Ho paura di no". Il medico aggiunge: "Deciderà Benetti stesso sabato, naturalmente dietro parere di Rocco". Oggi, nell'"amichevole" con il Foligno, Turone ha dimostrato di avere recuperato bene.


La Messa di Pasqua celebrata sul campo di Tor di Quinto da Padre Antonio Lisandrini il 19 aprile

Giovedi 19 Aprile

Da Roma:

Gli infortuni di Wilson e Nanni turbano la tranquillità di Maestrelli e della Lazio in attesa di scendere in campo per la partitissima con il Milan. Oggi i due giocatori si sono allenati cautamente ma soltanto domattina, dopo l'ultimo collaudo, il trainer potrà sciogliere il dubbio sulla loro utilizzazione. Al momento appare abbastanza sicuro il recupero di Nanni la cui caviglia non è più gonfia come nei giorni scorsi. Per Wilson, invece, afflitto da uno stiramento all'inguine, esistono poche probabilità di giocare. Intanto la squadra al completo, dopo aver ascoltato stamane una messa al campo di Tor di Quinto celebrata da padre Lisandrini alla quale hanno assistito anche il presidente Lenzini, Sbardella e i familiari dei giocatori, ha terminato nel pomeriggio la preparazione. Maestrelli ha diramato la lista degli atleti che dovranno trovarsi domani a mezzogiorno in un albergo che si trova a pochi chilometri da Roma. L'elenco comprende: Pulici, Polentes, Martini, Wilson, Oddi, Nanni, Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi. Manservisi, Moriggi, Petrelli, Mazzola, Moschino, La Rosa. Maestrelli deciderà la formazione nella mattinata di sabato. Il trainer, al contrario dei giocatori che sembrano calmissimi, non riesce a nascondere un certo nervosismo. Ha accolto i giornalisti con queste parole: "Non c'è più nulla da dire su questa partita. Inutile cercare altri argomenti altrimenti rischio un esaurimento. Io spero soltanto che la Lazio possa comportarsi nella stessa maniera dell'Ignis. Se il Milan avesse vinto domenica contro il Cagliari, sarebbe forse venuto a Roma più tranquillo. Adesso, invece, anche i rossoneri dovranno preoccuparsi". Si profila intanto una lieta notizia per gli sportivi. Avendo la Lazio praticamente esaurita la vendita dei biglietti (rimangono soltanto due o tre mila posti di curva) il presidente Lenzini ha dato mandato a Sbardella di prendere contatto con i dirigenti della televisione per la trasmissione in differita dell'intero incontro. La partita con il Milan ha fruttato, fino a stasera, l'incasso record di 220 milioni.


Da Foligno (PG):

Benetti difficilmente giocherà contro la Lazio. La rinuncia non è definitiva ma le possibilità di un recupero del centrocampista sono poche. Rocco insiste per il "si", i medici sono sempre più titubanti, Benetti è in piena crisi perché teme l'aggravarsi del male sotto sforzo. Anche se la decisione è rinviata all'ultimo momento, è prevedibile che Benetti debba rinunciare alla partitissima di sabato. Oggi si è allenato, ma non riusciva a scattare, non era in grado di calciare in porta. Naturalmente Rocco ha subito varato una soluzione di emergenza, resa possibile anche dalle buone notizie giunte nel pomeriggio da Milano: Sogliano — assente contro il Cagliari — sta meglio, si è allenato ed è pronto a giocare. Resta il rischio di una ricaduta, ma non c'è molto da scegliere. Rocco ha dichiarato: "Non posso fare altro che accettare i danni di un periodo difficile. Niente Sabadini, niente Prati, e forse niente Benetti. Però il Milan ha validi rincalzi, almeno lo spero". La soluzione cui accennavamo poc'anzi comporta una mezza rivoluzione: Zignoli giocherebbe terzino, Rosato passerebbe in mediana, Biasiolo avanzerebbe all'attacco in sostituzione di Benetti. Rimarrebbe in panchina come tredicesimo Turone.

L'ex genoano negli allenamenti di Foligno ha confermato ai medici e ai tecnici d'essere guarito e di avere raggiunto una buona condizione atletica. Le scelte comunque sono imposte dalle circostanze, ma si deve convenire che Rocco ha optato per una soluzione difensiva a danno forse dello spettacolo. Rocco accetta la critica e spiega: "Il Milan non va a Roma con la tracotanza di voler vincere ad ogni costo. A noi contro la Lazio basterebbe un pareggio, 0-0 o 1-1. Sono risultati che ci consacrerebbero virtualmente campioni d'Italia. Perché rischiare?". Il ragionamento è logico. La posta in palio è troppo alta per pretendere dal Milan anche il bel gioco. Uscire senza danni dalla trasferta romana potrebbe significare lo scudetto, una vittoria voluta e sofferta per lunghi mesi, un premio rincorso da anni.

Sarebbe il decimo scudetto, e sulle maglie rossonere comparirebbe la stella d'oro che già fregia le casacche della Juventus e dell'Inter. Rocco guarda al sodo, non pensa agli applausi. Fatte le debite proporzioni, si può dire che il trainer farà giocare i rossoneri come il Padova degli Anni 50. Data per scontata l'assenza di Benetti, ammesso come sicuro il recupero di Sogliano, trascriviamo la probabile formazione della squadra per l'incontro con la Lazio: Belli; Anquilletti, Zignoli; Dolci, Schnellinger, Rosato; Sogliano, Biasiolo, Bigon, Rivera, Chiarugi. Portiere di riserva Vecchi, tredicesimo Turone. L'ultima giornata dei rossoneri nel ritiro di Foligno è trascorsa tranquilla e senza grandi novità. In mattinata i rossoneri sono saliti a Deruta per visitare alcune fabbriche di ceramiche artistiche e per un cocktail offerto dalla Giunta comunale del posto. Nel pomeriggio Rocco ha portato tutti sul campo per l'ultimo allenamento della settimana. Nelle ore di ozio che purtroppo si registrano nei lunghi ritiri si è discusso delle novità delle ultime ore. Naturalmente ha tenuto banco il passaggio di Helenio Herrera dalla Roma all'Inter. Il mago detiene un primato; in pochi anni è riuscito a farsi assumere e licenziare per due volte dalle stesse squadre, dall'Inter e dalla Roma. A proposito del trasferimento, Rocco ha detto: "Dò il benvenuto ad Herrera tra noi milanesi". Ed ha riso di gusto. Poi ha aggiunto: "Meno male. Con l'arrivo del mago e con quello che guadagna spero di convincere Buticchi ad aumentarmi lo stipendio".

Tagliente ma molto efficace il commento di Rivera: "Se sta bene a loro, a me non disturba affatto". Per finire, raccontiamo un episodio che potrebbe non piacere ai tifosi della Lazio, ma che merita di essere ricordato. Ieri sera nel pieno dei festeggiamenti per la consegna del "baiocco d'oro" al tavolo dei premiati sedevano Buticchi, presidente del Milan, e Maestrelli, allenatore della Lazio. Parlavano naturalmente di calcio, e parlavano della partitissima di sabato. Ad un certo punto Maestrelli ha detto a Buticchi: "Presidente, scommetto mezzo milione che il Milan vincerà il campionato". La risposta di Buticchi: "Accetto, qua la mano". Il patto era concluso. Per vincere il campionato il Milan non dovrebbe perdere all'Olimpico. Allora Maestrelli non ha fiducia nei suoi uomini? Forse si è trattato di un complimento o addirittura di scaramanzia. Maestrelli ha puntato 500 mila sul Milan, ma riteniamo che sia più disposto a perdere che a vincere. Il trainer biancoazzurro non ha nascosto il suo gesto a nessuno, ed ha informato, primo fra tutti, Rocco ed ha abbracciato il collega con cordiale simpatia. Un episodio senza importanza, che comunque dice ancora una volta come il Milan sia il favorito nella corsa allo scudetto. E' favorito perché è forte, bravo e per giunta conta un buon vantaggio in classifica. Ha due punti in più della Lazio, quattro in più della Juventus. A cinque giornate dalla fine è un vantaggio importante.


E' pronto. Ricordando i giudizi di Rocco, si può credere che Turone giocherà contro la Lazio sabato, forse come mediano, in modo da potere schierare Biasiolo nel ruolo di ala tattica. Nella partita contro il Foligno (quarta serie, squadra di metà classifica), i rossoneri hanno sviluppato un gioco brioso e interessante, con otto gol a 1. Di questi otto gol quattro sono stati realizzati nel primo tempo, quando la squadra si è presentata con tutti i titolari, meno Benetti e Sogliano. Reti di Turone, Chiarugi e Biasiolo; nella ripresa gol di Anquilletti (2), Rosato e Casone. Hanno assistito alla prova di Foligno i due tecnici della Lazio, Maestrelli e Lovati. Maestrelli dice: "Non sono qui per scoprire il Milan, tanto più che a Roma giocheranno anche Benetti e Sogliano. Questo quindi non è il vero Milan. Conosco già il valore di Rivera e del suoi compagni".


Venerdi 20 Aprile

La partita-scudetto fra Lazio e Milan si disputerà in una eccezionale cornice di folla che, secondo le previsioni, frutterà un incasso record di circa 260 milioni (compresi i 29 milioni degli abbonati). E' la prima volta che si registra in Italia un incasso di queste dimensioni sia per quanto riguarda gare di Coppa che di campionato. Lo stadio Olimpico, secondo i dati ufficiali forniti dal Coni può contenere 79 mila persone. La Lazio ha venduto 60 mila biglietti. A questi bisogna aggiungere i 13 mila 800 abbonati e gli inevitabili portoghesi che stavolta, però, rischiano di incontrare parecchie difficoltà. Attraverso questi dati non è difficile immaginare il clima di attesa che regna nella capitale per un avvenimento che non ha precedenti. I bagarini non si lasciano sfuggire l'occasione e già, in qualche quartiere, vengono offerti posti di tribuna Monte Mario al "modico" prezzo di 30 mila lire. Sul fronte della squadra ci sono da registrare le migliorate condizioni di Nanni e Wilson, che quasi certamente potranno scendere in campo. Stamane i due giocatori hanno affrontato l'ultimo collaudo sul campo di Tor di Quinto. Gli infortuni non sono stati del tutto smaltiti. Nanni è sicuro al 90 per cento. Le probabilità diminuiscono per il capitano che tuttavia dovrebbe farcela. Maestrelli ci spera ardentemente, perché, in caso contrario, si vedrebbe costretto a rivoluzionare pericolosamente l'estrema retroguardia.

"E' un problema cui non voglio neppure pensare — ha dichiarato il trainer, Wilson costituisce uno dei punti di forza della nostra squadra". Per precauzione Maestrelli ha deciso di portare in panchina Moschino. L'ex granata, con la sua esperienza, è in grado di assicurare un notevole contributo nel ruolo di libero se Wilson fosse costretto ad uscire durante la gara. Ma c'è un altro pensiero che preoccupa Maestrelli e i suoi giocatori: come fermare Rivera in forma strepitosa? Secondo quanto ha lasciato capire il tecnico biancoazzurro, Gianni sarà sottoposto ad una doppia marcatura: in prima battuta sarà Nanni a contrastagli il passo e in seconda Martini. Maestrelli, però, conta soprattutto sul ritmo della sua squadra. Sarebbe pericoloso lasciare l'iniziativa al Milan.

C'è infine da mettere sul piatto della bilancia la "rabbia" di Chinaglia, deciso a smentire le critiche di questi ultimi tempi. Il giocatore continua a sentirsi a disagio nel gioco che pratica là Lazio. Non risparmia qualche frecciatina polemica verso i compagni che non lo servono come desidererebbe lui. Ha dichiarato, però, che è pronto a sacrificarsi per la squadra in una occasione così importante. A lui non interessa chi segna, purché la Lazio riesca ad andare in gol. Ma Rocco e compagni correrebbero un grosso rischio immaginando un Chinaglia in veste di suggeritore. E' vero che quest'anno le circostanze lo hanno portato spesso a ricoprire l'inedito ruolo, ma il gol costituisce per Giorgio il desiderio più grande. In settimana, durante un allenamento, si è sfogato bersagliando una panchina di legno finché non l'ha ridotta in pezzi. Belli è avvertito.



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