Martedì 4 novembre 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Rotor Volgograd 3-0


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4 novembre 1997 - 2.755 - Coppa UEFA 1997/98 - Sedicesimi di finale, gara di ritorno

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, G.Lopez, Favalli, Fuser, Almeyda, Jugovic (63' Venturin), Nedved (46' Marcolin), Casiraghi, Mancini (78' Signori). A disposizione: Ballotta, Grandoni, Pancaro, Rambaudi. Allenatore: Eriksson.

ROTOR VOLGOGRAD: Zaharchuk, Olenikov, Shmarko, Junenko, Esipov, Krivov (66' Burlachenko), Berketov, Abramov, Veretennikov, Zemov (46' Zubko), Niedergaus. A disposizione: Kasimov, Borzenkov, Mysine, Smirnov. Allenatore: Prokopenko.

Arbitro: Sig. Michel (Slovacchia).

Marcatori: 4' Casiraghi, 34' Mancini, 89' Signori.

Note: ammoniti Zaharchuk, Krivov.

Spettatori: 30.000 circa.

Pierluigi Casiraghi ribatte in rete un pallone finito sul palo: è il vantaggio biancoceleste
Il biglietto (marrone) in"Distinti Nord"
Il biglietto (celeste) in "Curva Nord"
Il raddoppio di Roberto Mancini
Il biglietto (Lazio Clubs) in "Tevere"
Beppe Signori scocca il tiro del definitivo 3-0
Pierluigi Casiraghi scocca il tiro vincente
L'esultanza del bomber brianzolo dopo la marcatura
Roberto Mancini, uno splendido tiro al volo per la rete del 2-0
Beppe Signori tira in porta: sarà il 3-0 finale
L'abbraccio dei compagni al bomber biancoceleste
Vladimir Jugovic al tiro
Il saluto ai tifosi biancocelesti a fine partita

La squadra biancoceleste vince e convince con una bella prova corale che evidenzia, netta, la superiorità rispetto ai generosi atleti russi. I primi minuti del match vedono la squadra russa impostare il gioco e subito Berketov spreca di testa una buona occasione creatasi da un corner. Il Rotor Volgograd fa girare bene palla, ma la Lazio non rimane a guardare il bel gioco dei russi e colpisce freddamente in contropiede con una bella azione in velocità iniziata da Negro ed impostata da Mancini sulla fascia laterale che, con un cross preciso, innesca Casiraghi il quale abilmente controlla e passa la palla a Jugovic che con un tiro rasoterra coglie il palo, ma sulla ribattuta Casiraghi è pronto e va in gol. Il Rotor prova a reagire ma Nesta e Negro bloccano sistematicamente gli attaccanti avversari, rimanendo così, le sortite russe, affidate al solo Veretennikov a cui Almeyda applicherà una stretta ed attenta marcatura. Al 34' Favalli passa palla a Casiraghi il quale effettua un lancio millimetrico per Mancini che si coordina ed al volo esplode un gran tiro in porta: è il 2-0.

L'azione è bella e veloce ed il tiro vincente è di quelli indimenticabili, tanto da strappare un lungo applauso ai 30.000 spettatori presenti questa sera allo Stadio Olimpico. Nel secondo tempo una Lazio stanca per il derby giocato (e vinto) in settimana, concede un po' più di libertà di azione al Rotor Volgograd il quale, per venti minuti, cerca di rientrare in partita. Veretennikov direttamente da calcio d'angolo costringe Marchegiani ad una difficile respinta per salvare la porta laziale. Al 78' entra in campo Signori il quale, dopo poco più di dieci minuti, imbeccato da Casiraghi (migliore in campo), segna il 3-0 in contropiede chiudendo, di fatto, la partita: la Lazio accede agli ottavi.


La Gazzetta dello Sport titola: "Dopo il derby, prova convincente anche in Europa. Lazio, attacco delle meraviglie. Che bocche di fuoco davanti: Casiraghi, Mancini e Signori spengono i russi. Dominio assoluto dei laziali che hanno approfittato con piacere di ogni occasione che si è presentata. Spettacolare il secondo gol realizzato da Mancini".

Continua la "rosea": Premiata ditta Casiraghi, Mancini & C. Laddove per C è bene leggere il nome di Signori, che si aggiunge al momento giusto per completare la festa del gol. L'onda lunga del derby derby stravinto rimbalza sull'Europa e sulla derelitta difesa del Rotor Volgograd. E' presto per dire se può essersi trattato di un'anteprima di Italia-Russia, passaporto per i mondiali tra meno di due settimane a Napoli. Ma il 3-0 con cui la Lazio spazza via il Rotor è di buon auspicio e sicuramente rassicurante. Casiraghi, Mancini e Signori su tutti, non solo in quanto autori dei gol-partita, ma anche e soprattutto perché (perdurando l'assenza dell'infortunato Boksic) l'attacco del turn-over problematico sembra avere trovato una straordinaria e definitiva armonia tra titolari e panchinari di extralusso. Il Rotor, difesa a parte, non è una cattiva squadra e non a caso domenica prossima contenderà lo scudetto allo Spartak Mosca. I russi si presentano bene e dopo appena un paio di minuti falliscono con Berketov una favorevolissima occasione su corner. E' la solita amnesia da palla inattiva della difesa biancoceleste, colpevoli soprattutto i centrali, e buon per Marchegiani che Berketov incorna fuori tempo e fuori misura. Giocano bene i russi, con quella tradizionale rotazione a metà campo (scuola Lobanowski) che dà sempre pochi punti di riferimento agli avversari. Giocano bene ma si compiacciono troppo. Beccare gol in contropiede, fuori casa e dopo cinque minuti è francamente il massimo.

Ci riescono gli uomini di Prokopenko, che invano, rispetto a due settimane or sono, ha piazzato al centro della difesa un libero (Shmarko) diverso da quello tradizionale (Geraschenko) che non figura nemmeno in panchina. L'azione della Lazio è tutta in verticale, bella e veloce. Negro a Mancini sulla linea dell'out, il cross per Casiraghi che controlla e pone l'assist all'accorrente Jugovic. Rasoterra, palo e botta vincente di un Casiraghi prontissimo. Ci vuol poco, per constatare che Olenikov e Zunenko sono del tutto inadeguati alla marcatura di Casiraghi e Mancini. La Lazio controlla col centrocampo a quattro il 3-5-2 degli ospiti con Esipov e Abramov larghissimi, l'uno per Favalli e l'altro per Fuser visto che Negro s'occupa insieme a Nesta e Lopez delle punte Niedergaus e Zernov, due che davanti fanno gran movimento ma pungono proprio poco. Con Jugovic a dominare sul play opposto Krivov, le risorse del Rotor sono tutte nei piedi e nella testa di Veretennikov, trequartista e decisamente buon giocatore. Purtroppo per lui, gode delle asfissianti attenzioni di Almeyda, che dopo il derby più che dimezzato ha voglia di rifarsi e strappa applausi. Sulla Lazio piovono occasioni con una certa continuità, mentre Marchegiani deve disturbarsi solo su un tiro da fuori di Veretennikov. Nedved impegna severamente Zaharchuk, il portiere che poi s'arrangia con un fallo appena fuori area su Casiraghi dopo fesseria congiunta dei suoi terzini. Ci potrebbe stare il rosso, ma l'arbitro sloveno Michel opta per il giallo, mentre i suoi guardalinee mostrano di capirci poco coi fuorigioco. E' il prologo al momento magico della serata. Azione simile a quella dell'1-0, solo sulla corsia opposta. Da Favalli a Casiraghi, cui viene lasciato il tempo per un cross millimetrico. Mancini prende la mira e scarica un tiro al volo che fa tremare l'Olimpico e spellare le mani a tutti i presenti. Gol leggendario e pratica Volgograd archiviata con 55' d'anticipo.

In avvio di ripresa Nedved zoppicante viene sostituito da Marcolin mentre poco dopo anche Jugovic lascia spazio a Venturin. I due subentrati fanno la loro parte, ma è chiaro che il tasso tecnico del centrocampo della Lazio non è più quello di prima. Per 20 buoni minuti il Rotor, nel quale Zoubko ha rilevato l'altra punta Zernov, cerca di rientrare in partita, ma a parte Veretennikov che impegna Marchegiani addirittura da calcio d'angolo gli altri hanno mira e piedi sbilenchi. Invocato dalla curva arriva il momento di Signori, a cui a voler essere pignoli Eriksson riserva un po' troppa anticamera. Detto e fatto, bastano dieci minuti al Beppe tifoso del derby per tornare il bomber di mille stagioni. Lo innesca Casiraghi. Naturalmente in contropiede, come in occasione delle altre due reti. Scherzi russi.


La Repubblica titola: "Mancini-Casiraghi, Lazio show".

L'articolo così prosegue: La coppia di funamboli Casiraghi-Mancini fa un'altra esibizione da circo e dà alla Lazio la qualificazione al terzo turno di Coppa Uefa, risultato non consueto nella storia laziale e mancato nelle ultime due stagioni zemaniane. La magia del derby è continuata, con un avversario ancora più arrendevole della Roma, tramortito dal genio delle punte laziali, impegnate nella perfetta dimostrazione dell'inutilità di tante chiacchiere sugli schemi. Oh, certo, ci vuole "collettivo più individualità" per fare una squadra, come diceva Eriksson (e non solo lui per la verità, anzi praticamente tutti) e la Lazio li ha entrambi: ma poi perché qualcosa accada, e perché negli occhi rimanga la polvere del miracolo, servono i gesti dei giocolieri. Una palla lunga quaranta metri, precisa, ma alta, difficile, così Casiraghi ha lanciato Mancini, intravisto in un attimo dall'altra parte del campo. E Mancini ha avuto il tempo di seguire quella palla, di prepararsi e poi di battere a rete perfettamente, colpendo con il collo del piede, una botta violenta che ha piegato le mani al portiere del Rotor. Era il secondo gol, la qualificazione ormai raggiunta, ricordava certe azioni a Genova anni fa, da Mancini a Vialli, o viceversa, il campo tagliato con una palla di cinquanta metri, una conclusione al volo di sapore psichedelico, e il pubblico a battere le mani e a dirsi quant'è bello il calcio in questi momenti, e a chiedersi dove vadano a finire le arzigogolate riflessioni su movimento-pressing-spazi vuoti, ecc. E momenti così, ecco la gelosia che dovrebbe prendere i tifosi laziali, sono più universali che della sola Lazio.

L'avranno meditato i pochi presenti (e chissà che altro deve fare questa squadra per portare la sua gente allo stadio)? Detto delle magie bisogna anche dire della consistenza di tutta la squadra, compatta a centrocampo, attenta in difesa, dove Nesta ha dato saggi di potenza e anticipo. Nella ripresa poi questa solidità si è un po' persa, insieme alla voglia di aggredire e lavorare, un po' pigramente affidandosi a un contropiede ancora più estremo. Anche perché Nedved, colpito duro, non era rientrato, sostituito da Marcolin, e poi, più avanti nella gara, Eriksson ha deciso di concedere un po' di riposo a Jugovic, uomo cruciale nel gioco di questa squadra, attesa domenica a un'altra riprova della sua maturità, contro la Sampdoria. Il vantaggio era arrivato alla prima azione, al 4', con un contropiede che approfittava di un'errata manovra di fuorigioco di Shmarko, che lasciava strada libera a Mancini in posizione di ala destra. Sul fondo il suo cross era preciso per Casiraghi, che non aveva modo di mirare a rete ma appoggiava per Jugovic. Il tiro teso, radente, del serbo finiva sul palo, sul rimpallo però era Casiraghi ancora il più rapido e di sinistro ricacciava in gol. Il Rotor aveva già avuto la sua chance, la possibilità su un milione per sorprendere il mondo, ma l'aveva fallita, al 2', quando su calcio d'angolo, Berketov, lasciato libero, colpiva di testa sbagliando mira. Con nobile coerenza il tecnico Prokopenko ha presentato lo stesso assetto dell'andata, con Veretennikov (del quale verranno ricordate le passeggiate e la incipiente pinguedine) dietro le punte. In difesa marcature a uomo di Oleinikov su Casiraghi e di Junenko su Mancini, duelli dai quali usciranno alla fine distrutti. Eriksson presentava a destra Negro al posto di Pancaro, il resto erano gli eroi di sabato. Il primo tempo, il più logico della Lazio, era stato segnato dai gol e da una serie di situazioni create tutte da Casiraghi, apparso ispirato da subito, autore anche al 28' di un vis-a-vis con il portiere russo al limite dell'area, dopo l'ennesimo errore di passaggio dei mediocri rotoriani.

Il lavoro dei giocolieri finiva poi al 12' della ripresa, quando Mancini dalla destra mandava un'altra palla stratosferica, per il centravanti lontano. Casiraghi tentava la rovesciata ma colpiva solo con lo stinco, mandando alto: il tempo dei miracoli, anche in una serata propizia come questa. La Lazio attendeva la fine traccheggiando, poco convinta di dover cercare un terzo gol, c'era spazio anche per una comparsata di Signori al posto di Mancini: in contropiede c'era un premio anche per lui su lancio di Casiraghi con palla che passava tra le gambe di Zaharchuk. Ai russi, che stancamente avevano tentato la rimonta, era stato negato anche un probabile rigore per un contatto al 34' tra Negro e Zubko.


Sempre tratte dalla "rosea", alcune dichiarazioni post-gara:

Camminando per l'Europa la Lazio si scopre finalmente squadra. Eriksson è soddisfatto, ci mancherebbe. La sua squadra lo rende sereno, fiducioso, sorridente. "Nel primo tempo abbiamo giocato benissimo e sono arrivati anche due gol bellissimi. Nella ripresa abbiamo fatto fatica: il derby non è stata una gara normale. Abbiamo giocato 10 contro 11, s'è speso tanto, fisicamente e mentalmente. S'è pagato tutto nel secondo tempo, quando per un po' è mancato il filtro a centrocampo e il Rotor è andato con maggior frequenza al tiro. Questo non vuol dire che i ragazzi non abbiano dato tutto. Abbiamo una grande squadra, quando giochiamo come sappiamo andiamo alla grande. Lo scudetto? Per favore, riparliamone più in là, tra qualche mese. L'Inter è troppo avanti. Almeno per ora". Soddisfatto e con certezze che lievitano di giorno in giorno, di partita in partita. La Lazio tipo prende corpo. Lo svedese va cauto, ma non nega che una scala di preferenze prenda forma. "Per adesso la Lazio tipo inizia a intravedersi. Anche se per il futuro non si sa cosa può succedere. Ma per domenica non credo si cambi". Mancini e Casiraghi dunque verso la riconferma anche con la Samp. Le ragioni della metamorfosi dell'attaccante della nazionale? "Casiraghi giocò bene in Russia col Rotor, fu sfortunato a non segnare, come Mancini. Oltre a essere un gran lottatore oggi ha anche mostrato un piede alla Maradona. L'assist per Mancini, quello del raddoppio, è stata una grande giocata. Poi è entrato Signori, che in panchina è un grande lusso: l'unica palla buona e fa gol". Mancini va incontro alla Samp. "E non sarà un problema. Posso garantire".

Intanto in Uefa resta pure l'Inter. Sven si complimenta: "Spero di evitarla. Meglio all'estero, anche perché l'Inter è tra le favorite". Il silenzio stampa blocca tutti. Ma il clima di euforia spiazza Nedved: incrocia una telecamera Mediaset. I fari si accendono, non riesce a divincolarsi. A dire no. Mostra la gamba gonfia per la ginocchiata e rompe la consegna del silenzio stampa. "Ho preso una botta sulla gamba sinistra, mi fa male. Ho messo il ghiaccio e spero non sia nulla di serio - ammette il boemo, contuso come Jugovic (al polpaccio) -. Spero di non saltare la Samp. La vittoria sul Rotor è giusta, abbiamo meritato la qualificazione ma ora dobbiamo pensare a domenica. Una vittoria che ci permette di fare il salto di qualità? No, eravamo forti e avevamo fatto bene già prima. La differenza è che ora sono arrivati i risultati". Non cade nella tentazione di dare una preferenza, tra le coppie d'attacco non sceglie. "Mancini e Casiraghi la coppia perfetta? No, abbiamo quattro attaccanti tutti bravi". Anche Favalli arriva in sala stampa, ma giusto per rispettare la norma: gara Uefa, almeno il capitano deve dire la sua. Il silenzio durerà ancora. Forse continuerà finché si vince. "Abbiamo giocato bene. Bravi ad amministrare la partita, poi s'è fatta avanti la stanchezza e loro sono usciti. Rigore netto per il Rotor? Un episodio, siamo stati fortunati, non credo che avrebbe messo in discussione la qualificazione. E' stata più dura sabato con la Roma. Contenti per il risultato secco, senza avere preso gol: svolta per grandi traguardi? Ora siamo più uniti, più forti. Ora siamo una squadra".

Adesso Sergio Cragnotti non trattiene più la sua euforia. Il doppio, temuto, impegno di sabato e martedì è stato superato a pieni voti da una Lazio che convince non solo per i tanti gol segnati, sei, ma soprattutto per gioco e continuità. Ci si può lasciare andare a qualche commento più ottimistico. "Specie nel primo tempo - sottolinea l'uomo della Cirio - ho visto una buona Lazio, capace di esprimere un bel gioco e di finalizzarlo. Questi russi non erano male e ci hanno anche messo in difficoltà in qualche situazione, bravi i ragazzi a contenerli e a non subirli". Gli echi del derby però ancora non si sono spenti: "E' stato un piacere immenso per me. Anche in questo caso il mio grazie va ai ragazzi per aver disputato una grande partita conquistando una vittoria importantissima per la classifica e per il morale". Di scudetto però Cragnotti non vuol parlare, almeno per il momento: "Abbiamo un bel gruppo, un elenco completo in tutti i ruoli. Finalmente il nostro valore sta venendo fuori, possiamo di sicuro competere ai massimi livelli in tutte le competizioni". Cragnotti evita ogni riferimento al suo ex tecnico Zeman, che aveva preannunciato la sua presenza all'Olimpico ma poi, sconsigliato anche dai suoi dirigenti, ha preferito soprassedere.




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