Sabato 14 febbraio 2004 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Empoli 3-0


Stagione

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14 febbraio 2004 - 3087 - Campionato di Serie A 2003/04 - XXI giornata -

LAZIO: Peruzzi, Stam, Couto, Mihajlovic, Favalli (20' Zauri), Fiore (80' S.Inzaghi), Giannichedda, Liverani, Cesar, Corradi (76' Muzzi), C.Lopez. A disposizione: Casazza, Colonnese, Oddo. Allenatore: Mancini.

EMPOLI: Balli, Belleri, Cribari, J.Vargas, Lucchini, P.Zanetti, Ficini (59' Giampieretti), Buscé, Vannucchi (66' Foggia), Di Natale, Rocchi (73' Tavano). A disposizione: M.Cassano, Pratali, Cupi, Cappellini. Allenatore: Perotti.

Arbitro: Sig. Racalbuto (Gallarate).

Marcatori: 5' Couto, 45' Zauri, 71' Stam.

Note: Ammoniti Mihajlovic e Vargas per gioco scorretto. Recuperi 2' pt. e 3' st.

Spettatori: Paganti 3.018 per un incasso di euro 54.188,00, abbonati 41.491 per una quota di euro 524.049,85.


Un'azione della gara
L'esultanza di Fernando Couto
Abbracci biancocelesti

La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio in volo con i retrorazzi. Couto, Zauri e Stam battono l'Empoli. Fuga da Champions con 10 gol in 7 giorni. Anche la fortuna, vedi il secondo gol, aiuta i laziali. Apparsi comunque molto brillanti e dinamici. Dall'Empoli ci si aspettava di più, ma ha subito la schiacciante inferiorità tecnica a centrocampo".

Continua la "rosea": Lazio, la parola è alla difesa. Un colpo di testa di Couto, un cross sbagliato di Zauri, una punizione di Stam. Il match con l'Empoli passa agli archivi coi gol di un reparto nel quale per una volta manca all'appello proprio quello che con la porta avversaria ha maggiore confidenza, Mihajlovic. E' peraltro lui a calciare il primo corner della partita sul quale inzucca, dopo appena cinque minuti, lo stopper portoghese che Lucchini si perde per strada. Ed è ancora lui, a metà del secondo tempo, a cedere al gigante olandese la battuta da fuori area, terrificante e aiutata dall'aprirsi della barriera, che imprime al pallone anche una piccola ma importante deviazione. Tra l'una e l'altra rete, a contribuire al rotondo 3-0, c'è quella di Zauri, che nel recupero del primo tempo vorrebbe sfruttare meglio sul filo del fuorigioco ma in posizione regolare un assist di Cesar (altro ex-difensore): ma il centro è molle e sbilenco e Balli fuori dai pali, così che la palla quasi svirgolata diventa avvelenata e imprendibile per il portiere ospite. Le stelle sono con la Lazio, in questo periodo. E lo vedi anche dalle piccole cose, come il gol di Zauri (presto subentrato all'infortunato Favalli) che sorride quasi imbarazzato o quello di Stam che sfrutta la deviazione fortunata o quello di Couto che vede l'altrui difesa spalancarglisi davanti quando la partita è appena cominciata.

Tutto fila per il verso giusto, non c'è l'ombra di un intoppo e anzi gli avversari ti si sciolgono davanti come neve al sole: Parma, Milan di Coppa Italia e ora Empoli, in sette giorni la Lazio stampa un parziale di 10-0 che incute rispetto, tutto una settimana dopo la partenza di Stankovic. In ventuno giornate, i punti (39) sono gli stessi dell'anno scorso, comunemente definito dei miracoli. E che il distacco dalla vetta della classifica, sia (per ora) esattamente il doppio di quello precedente (dodici punti anziché sei) non è davvero fenomeno imputabile alla Lazio. Onore a Mancini, dunque, che passa con semplicità dal 4-4-2 al 4-3-3, che tiene la squadra su ottimi livelli di tonicità muscolare e di brillantezza dinamica e che riesce a cavare sempre il meglio da tutti anche nel freddo pomeriggio in cui Cesar e Lopez, i due ex-infortunati di lungo corso, valori aggiunti di questa fase della stagione, non brillano granché. Dall'Empoli, diciamocela tutta, ci aspettavamo qualcosa di più. I dieci punti conquistati nelle ultime cinque partite contro i sei raggranellati nelle precedenti quindici, la vittoria di San Siro con l'Inter e il pari a suon di gol con la Juventus, inducevano a un certo ottimismo. Invece, eccezione fatta per la coppia d'attacco Rocchi-Di Natale, abbastanza agili e brillanti per impegnare a fondo la difesa laziale, il resto della compagnia è apparso fin troppo molle e remissivo.

Una tiepida reazione dopo il gol a freddo, la resa incondizionata dopo il 2-0 e il tè dell'intervallo che forse era una camomilla. Perotti ha preso atto della schiacciante inferiorità tecnica che la squadra pativa a metà campo e ha cercato di mescolare le carte nella prima metà della ripresa. Fuori Ficini e Vannucchi e dentro Giampieretti e un frizzante Foggia. Qualcosa è cambiato, ma la Lazio cominciava a sentirsi sazia e Stam ha fatto subito il resto. Non sappiamo cosa resterà di questa Lazio la prossima stagione e certo solo pensare al fatto che non ci sarà più Stam fa venire i brividi (a proposito, beato chi se lo piglia). Ma se solo la società fosse in grado di tenersi stretti Fiore, Giannichedda e Liverani, cioè la cerniera di metà campo, già si creerebbero dei buoni presupposti per avviare la ricostruzione. La partita è stata piacevole, come può esserlo un libro scritto bene ma privo della più piccola emozione. In gol subito, i biancocelesti hanno potuto gestire a piacimento il confronto, coi due esterni Lopez e Cesar ora attaccanti e ora centrocampisti aggiunti. Soprattutto, l'Empoli immediatamente in svantaggio si è visto sottrarre il copione, che prevedeva difesa e contropiede. Se a Di Natale e Rocchi levi metri e spazi, diventano quasi normali. Vannucchi, l'acquisto di gennaio che certo ha contribuito a migliorare il tasso tecnico della squadra, ha cominciato bene, costringendo Mihajlovic al cartellino giallo e impegnando Giannichedda in ripetuti ripiegamenti, ma si è perduto troppo presto. Finendo col giustificare la sostituzione con Foggia, che ci è sembrato muoversi assai bene e che forse merita un po' più di fiducia.

Resta tuttavia l'impressione di una squadra leggera. Forse troppo, guardando la classifica, per sperare davvero di acciuffare la serie A per la coda. Quanto alla Lazio, oggi si mettono tutti comodi in poltrona a guardare cosa fa l'Inter con l'Udinese dopo la velenosa maratona di giovedì con la Juve. Il quarto posto è buono per i preliminari di Champions e la Lazio sembra avere ancora tutto in regola per conquistarlo. Mancini contro Zaccheroni. O, forse, contro il suo futuro.