Sabato 7 aprile 2007 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Messina 1-0


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7 aprile 2007 - 3.228 - Campionato di Serie A 2006/07 - XXXI giornata

LAZIO: Peruzzi, Behrami, Stendardo, Siviglia, Zauri, Mudingayi, Baronio, Manfredini, Mauri (82' Jimenez), Pandev (90' Makinwa), Rocchi (90' Firmani). A disposizione: Ballotta, Belleri, Bonetto, S.Inzaghi. Allenatore: D.Rossi.

MESSINA: Paoletti, Zanchi, Iuliano (73' Morello), Candela, Lavecchia, Pestrin, De Vezze, S.Masiello (81' Di Napoli), Giallombardo, Riganò, Bakayoko (54' Alvarez) - A disposizione: Ferla, D'Aversa, Cordova, Floccari. Allenatore: Bruno Giordano.

Arbitro: Sig. Girardi (San Donà di Piave) - Assistenti di linea Sigg. Rossomando e Lanciano - Quarto uomo Sig. Zanzi.

Marcatori: 45' Stendardo.

Note: espulso Candela per doppia ammonizione (al 35' ed al 54'). Ammonito al 39' Manfredini per gioco scorretto, al 41' Giallombardo per comportamento non regolamentare ed al 66' Behrami per gioco scorretto. Recuperi: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: paganti 9.308 per un incasso di 175.302,00 euro; abbonati 14.798 per una quota di 191.781,35 euro.


La rete di Guglielmo Stendardo
Un altro fotogramma della rete-vittoria
L'esultanza del difensore biancoceleste
Tommaso Rocchi in azione
Il bomber veneziano stretto nella morsa difensiva dei peloritani
Sebastiano Siviglia contrasta Riganò
Luciano Zauri in un fotogramma della gara
Christian Manfredini in un momento dell'incontro

La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio super. E sono otto vittorie di fila. Col Messina arriva il 13° risultato utile consecutivo. Punte a secco, c'è Stendardo".

Continua la "rosea": Gli anni buoni si vedono anche da alcuni piccoli-grandi episodi. Come quello che, all'ultimo giro di lancette, consente alla Lazio di salvare l'ottava vittoria consecutiva e blindare così terzo posto e Champions League. Nell'unica occasione creata dal Messina, Riganò ha la più comoda delle palle per pareggiare: il suo tiro, a Peruzzi battuto, esce di un niente. Sarebbe un premio eccessivo per i siciliani. Ma sarebbe anche la logica punizione per una Lazio pigra che, dopo aver sbloccato il risultato con Stendardo poco prima dell'intervallo, fa pochissimo per chiudere una gara che si era pure messa in discesa per l'espulsione di Candela al minuto 8 della ripresa. Non è la prima volta che la squadra di Rossi tentenna quando l'impegno si presenta facile. Alla fine, però, i tre punti arrivano lo stesso: un segno del destino, certo, ma anche l'indice della piena maturità ormai raggiunta dalla Rossi-band. Quella che col Messina è l'ottava vittoria consecutiva e il tredicesimo risultato utile dei biancocelesti. Che domenica ad Ascoli avranno l'opportunità di eguagliare il record di 9 successi di fila, realizzato da Eriksson nel 1998-99. Ed avranno anche la possibilità di migliorare il primato di 8 successi esterni, che hanno già eguagliato. Ma c'è un altro dato ancora più significativo. Da ieri la Lazio è, con l'Inter, la squadra che ha fatto più punti nel girone di ritorno (29, frutto di 9 vittorie e 2 pareggi, esattamente come i nerazzurri). Lotito, insomma, ha di che gongolare, anche se la curva continua a beccarlo (ma il resto dello stadio si dissocia sonoramente e fa lo stesso quando ci sono un paio di accenni di buu razzisti per Bakayoko e qualche coro contro le forze dell'ordine). La macchina di Delio Rossi funziona anche se manca qualche titolare e le punte girano un po' a vuoto. Pure contro il Messina (come a Udine domenica scorsa) tocca a Stendardo sbloccare il risultato: ancora di testa, su assist di Zauri.

Se, a differenza del Friuli, il gol del napoletano resta isolato è perché gli attaccanti si prendono un anticipo di ferie pasquali. Rocchi e Pandev hanno due ghiotte opportunità a testa (la prima del macedone sullo 0-0, le altre nella ripresa), ma la mira non è quella dei giorni felici. A parte un paio di spunti di Mauri e Manfredini, la Lazio produce poco altro. Il gioco dei biancocelesti scorre più lento del solito sia perché la regia di Baronio (titolare dopo cinque mesi) non può garantire lo stesso ritmo di quella dello squalificato Ledesma, sia perché gli otto uomini piazzati da Giordano davanti a Paoletti non facilitano le operazioni. Ma se la Lazio non chiude la pratica, rischiando la beffa finale, il "merito" è anche dell'arbitro Girardi che, a metà ripresa, nega ai padroni di casa un netto rigore (Paoletti esce per prendere il pallone, ma trova le gambe di Mudingayi) dopo averne ignorato un altro sullo 0-0 per un fallo di mano di Zanchi su tiro di Pandev. Non è fortunato il secondo debutto di Giordano sulla panchina del Messina. Pur riveduta e corretta (il tecnico romano si è affidato ad un 3-5-2 che nel primo tempo è stato più spesso un 5-3-2), la formazione siciliana continua a dare l'idea di una squadra rassegnata. Il muro eretto per fermare la Lazio serve solo a limitare i danni, anche se c'è l'attenuante dell'espulsione di Candela (per doppia ammonizione: giusti entrambi i gialli) che taglia le gambe ai giallorossi nel momento in cui si accingono a cambiare spartito. Resta però l'impressione di una squadra in imbarazzante crisi di autostima. Le servirebbe un'iniezione di fiducia. Come pareggiare al 90' una partita nella quale si è fatto poco o nulla per meritarlo. Ma, come gli anni buoni, anche quelli cattivi si riconoscono dagli episodi.


Il Corriere della Sera così racconta la gara:


Come Maestrelli e a un passo da Eriksson. Seduto tra i due allenatori che hanno regalato lo scudetto alla Lazio, Delio Rossi fa una gran bella figura. La sua squadra contro il Messina centra l'ottava vittoria consecutiva, tredicesimo risultato utile, e domenica ad Ascoli può eguagliare il record dello svedese che si era fermato a nove. Inarrestabile l'armata biancoceleste, che nella classifica limitata al girone di ritorno è prima con l'Inter. Il segno di una progressione inarrestabile anche se contro l'ex Giordano, ignorato dai suoi vecchi tifosi, è meno scintillante e travolgente del solito. Nelle ultime tre partite la Lazio aveva segnato dieci gol, stavolta ne confeziona uno solo anche se preziosissimo. Poco ispirati Rocchi e Pandev, ci pensa un difensore, Stendardo, che studia per diventare avvocato e di testa, da centravanti consumato, gira nell'angolo lontano da Paoletti l'ultimo pallone buono del primo tempo. Con Baronio regista al posto dello squalificato Ledesma, sono Mudingayi e Manfredini gli angeli della squadra di Rossi, i più costanti e convinti in una anomala domenica in cui la Lazio alla fine rischia pure di essere raggiunta. Giordano schiera la difesa a tre e il centrocampo a cinque, chiude tutti i varchi, punta allo 0-0. La squadra di Rossi è poco reattiva, forse perché fa caldo, forse perché Rocchi e Pandev non trovano il guizzo nell'affollata area dei siciliani, probabilmente perché non è facile giocare sempre al massimo. Di sicuro anche per le decisioni dell'arbitro Girardi, che dopo appena undici minuti nega un rigore alla Lazio per un evidente tocco di braccio di Zanchi sulla giocata di Pandev. Il direttore di gara si ripete nella ripresa tralasciando un intervento di Paoletti su Mudingayi, il più applaudito dalla curva Nord che si distingue per il solito coro contro i carabinieri e un accenno di buuu razzista nei confronti di Bakayoko, peraltro subito cancellato dai fischi dello stadio.

Resta il fatto che i biancocelesti sono meno determinati e precisi del solito. Mauri è generoso, ma si muove con difficoltà tra le linee e sbaglia un paio di buone opportunità. Pandev, dopo l'ottimo suggerimento di Rocchi, spreca invece l'occasione migliore della partita, un diagonale sinistro a porta aperta, che si perde sul fondo. Il macedone sbaglia due minuti prima del gol di Stendardo, nato dall'ennesima azione di Manfredini e dal cross puntuale di Zauri. Nella ripresa il Messina non cambia atteggiamento anche perché dopo otto minuti rimane in dieci per l'espulsione di Candela (doppia ammonizione). La Lazio vuole chiudere il conto e non arrivare in fondo con il fiato in gola. Ma non è una domenica come le altre, Rocchi non trova la porta, Pandev è impreciso, la squadra non sfonda sulle fasce e la regia di Baronio è prevedibile. In giornate come questa, la vittoria vale doppio. Anche perché, proprio alla fine, De Vezze smarca Riganò che cerca di incrociare il pallone nell'angolo più lontano sbagliando la mira. Così la Lazio rinsalda il terzo posto e anche se il secondo della Roma rimane lontano sette punti non rinuncia all'inseguimento. Sognare, come dice Rossi, è gratis.