Giovedì 6 marzo 2025 - Plzeň, stadio Města Plzně - Viktoria Plzen-Lazio 1-2
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6 marzo 2025 – Plzeň (Repubblica Ceca), stadio Města Plzně - Europa League – Ottavi di finale – Gara di andata - inizio ore 21.00
VIKTORIA PLZEN: Jedlicka, Dweh, Markovic, Jemelka, Memic (84' Kopic), Cerv (80' Panos), Kalvach, Cadu, Vydra, Sulc, Durosinmi (85' Adu). A disposizione: Tvrdon, Baier, Paluska, Sojca, Doski, Havel, Valenta, Vasulin. Allenatore: Koubek.
LAZIO: Provedel, Marusic, Gigot, Romagnoli, Nuno Tavares (55' Lazzari), Guendouzi, Rovella, Isaksen, Pedro (62' Vecino), Noslin (62' Tchaouna), Dia (82' Patric). A disposizione: Mandas, Furlanetto, Gila, Milani, Nazzaro, Serra. Allenatore: Baroni.
Arbitro: Sig. Rumšas (Lituania) - Assistenti Sigg. Radiuš e Sužiedėlis - Quarto uomo Sig. Lukjančukas - V.A.R. Sig. Brand (Germania) - A.V.A.R. Sig. Šimenas – Delegato UEFA Sig. - Osservatore arbitro Sig.
Marcatori: 18' Romagnoli, 53' Durosinmi, 90'+8' Isaksen
Note: ammonito 61' Kalvach, 63' Vecino, 71' Cadu, 75' Cerv, 83' Patric. Espulso 76' Rovella, 90'+3' Gigot. Angoli 7 a 2. Recuperi: 3' p.t., 8' s.t.
Spettatori: 15 mila circa (paganti 12.236), di cui circa 600 tifosi laziali.
► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
• Il Corriere dello Sport titola: “Lazio, hasta la Viktoria”. Continua il quotidiano sportivo romano: “I biancocelesti si portano avanti con Romagnoli ma poi subiscono il pari del Plzen, restano in nove e Provedel deve fare gli straordinari. All’ottavo minuto di recupero Isaksen firma il successo. Una partita pazzesca montagne russe d’emozioni. Rovella e Gigot mettono nei guai i compagni con due rossi diretti ma il danese è magico”.
Atrocemente si soffre, incredibilmente si vince. L’incredibile al 98', come a San Siro, con Isaksen alla Pedro. Ma a giro, di sinistro, con un gol da ballerino. Lui che i gol li aveva sbagliati tutti. L’ha servito l’indomito Guendouzi, calamita di aggettivi e superlativi, uomo di infinita sostanza e presenza. Tutto questo dopo un lancione di Provedel. Provarci sempre, crederci sempre, anche in 9 (rossi a Rovella e Gigot), anche dopo essere stati dominati nel secondo tempo. La Lazio lo sa fare più di tutti. È stata una vittoria faticosissima, arrivata dopo imbarazzi vari, dopo aver rischiato di capitolare tre volte dopo il 90'. La Lazio l’ha tenuta in piedi Provedel, di nuovo provvidenziale. Ha trovato la forza di ribellarsi ai suoi limiti e di sbugiardare il destino che aveva condotto il Viktoria al pareggio (dopo il gol di Romagnoli e Durosinmi) e poi più vicino alla vittoria. Facciano un bel respiro lungo Baroni e la Lazio, avranno bisogno di più tutto al ritorno. Nel secondo tempo il Viktoria, che non è il Real, era diventato inarginabile.
L’avvio. Aria gelata come un ghiacciolo a Plzen. Baroni per sua fortuna aveva riconferito gli ordini europei a Provedel. Alla fine ha confermato Marusic, capitano claudicante, ma non ha risparmiato Tavares. Il campaccio infame ha accentuato i motivi di preoccupazione. Un campo di zucche, spelacchiato e desertificato sulle fasce. Nel calcio internazionale non può succedere. Baroni aveva chiesto alla Lazio bravura nella prima gestione e scarico sui terzini per aprire spazi. Il piano non ha funzionato. Geometrie costipate, fievole spinta sulle fasce, squadra a rilento. Per quanto cambiata, fiaccata dai 98 minuti di San Siro. Il Viktoria, più scattante, è partito a bomba. Offensiva tecnica ed emotiva di Koubek, s’è opposto con il 3-4-2-1. I due mediani Kalvach e Cerv su Guendouzi e Rovella più due trequartisti per creare superiorità e rendere vulnerabile la fase difensiva. Scompensi non lievi, asimmetria palese. Troppe correnti. Davanti una girandola: Sulc e Vydra trequartisti pronti a scambiarsi le posizioni da sinistra a destra. Nel gioco di ruoli era coinvolto anche il centravanti-pennellone Durosinmi. I biancocelesti hanno ondeggiato e tentennato davanti. Noslin sempre leggerino. Pedro a sprazzi, quando i ritmi sono alti subisce. Diserzioni di Isaksen.
La svolta. In 6 minuti, dall’11' al 17', la doppia svolta su doppio angolo. Quello del Viktoria l’ha battuto Kalvach, respinta di Marusic, Isaksen ha dormito sulla ribattuta. Sulc, stop e giravolta, ha segnato in fuorigioco, ravvisato dal Var. Chi di corner ferisce, di corner perisce. Il calcio è di una crudeltà insopportabile, meglio per Baroni. Sul corner di Pedro c’è stata la spizzata di Noslin e Romagnoli sul secondo palo ha incornato. Acque sempre tempestose per i biancocelesti. Il Viktoria ha ricominciato ad assaltare. La Lazio ha faticato ad uscire mentre il Viktoria ha messo in mostra la bellezza del ricamo. Ma la Lazio almeno fin qui ha tenuto. Il campo ci ha messo del suo, rimbalzi falsati, palla poco scorrevole. Ha rischiato grosso Jemelka, palla all’indietro, ma Isaksen non ne ha approfittato e ha permesso a Jedlicka di recuperare. Era un gol fatto.
La ripresa. Il Viktoria, spietato, ha colpito all’8'st. Kalvach pennella, Tavares tiene in gioco Durosinmi, incornata. Provedel sballottato. Dentro Lazzari, fuori proprio il portoghese dopo 54 minuti. Lazio sotto assedio. Fior d’occasione per i cechi. Palla buttata da Marusic, buco centrale, Durosinmi murato dal montenegrino, poi da Provedel. Dentro Tchaouna per Noslin e Vecino per Pedro (4-3-3). Solo il Viktoria in campo: Provedel si è immolato su Memic. Fallaccio di Cadu su Guendouzi, entrata killer. Rosso a Rovella, gamba alta su Sulc (dopo check Var). Era il 32'. Lazio con il 4-4-1. Patric per Dia. Dentro Kopic, gol di mano. Ciabattata di Isaksen. Rosso a Gigot (entrataccia su Adu). Miracoli di Provedel su Vydra e su Adu. Poi quel fuoricampo che riempie l’orizzonte mentre il Bodo schianta 3-0 l’Olympiakos e la panchina travolge Isaksen d’abbracci.
• Il Messaggero titola: “Lazio di ferro. Impresa in nove”. Continua il quotidiano romano: “In vantaggio a Plzen con Romagnoli, i biancocelesti subiscono il pari di Durosinmi. Poi dopo i rossi a Rovella e Gigot, resistono al Viktoria e lo battono al 98’ con Isaksen. Diciannovesima rete negli ultimi 15’ e l’ottava dopo il 90’. Proteste di Fabiani con la UEFA per il terreno disastrato”.
Gelo danese sulla Repubblica Ceca al 98'. Santo Gustav dopo San Pedro a San Siro: diciannovesimo timbro d'oro negli ultimi 15', anzi l'ottavo nel recupero. Ancora all'ultimo respiro, in nove contro undici, un'altra vittoria epica della Lazio: la settima in Europa League come nel 2017/18. Viktoria invece per la seconda volta ko nella sua Doosan Arena (in 16 gare) nell'ultimo biennio. L'andata degli ottavi non poteva andare meglio ai biancocelesti, intelligenti nel far sfogare i cechi, abili nel punirli al primo e all'ultimo abbaglio. Una capocciata di Romagnoli viene annullata da quella di Durosimni, ma Isaksen spalanca le danze e il boato dei 600 laziali nel settore Ospiti, in vista del ritorno del 13 marzo all'Olimpico. Sicuramente in condizioni diverse, dopo l'inferiorità numerica vissuta e sofferta per le espulsioni di Rovella e Gigot.
LA SVOLTA Non solo. Organizzazione e campo da terza categoria nella cittadina ceca, non certo adatti a un match di questo calibro. La gara eliminatoria si gioca su un terreno disastrato, ai limiti dell'impraticabilità, fra le proteste della vigilia del ds Fabiani a muso duro con la Uefa e il suo delegato: «Non si può giocare una competizione simile in un campo ridotto in questo stato». Come dargli torto? Volano zolle e si alza la sabbia (riposta in mattinata per nasconderle) già dal fischio d'inizio. Baroni decide di rischiare comunque Marusic, nonostante il dolore al ginocchio. Adam è ovviamente il capitano e completa con Romagnoli, Gigot e Tavares il quartetto difensivo. Confermate tutte le altre scelte del 4-2-3-1, con Pedro a sinistra al posto dell'infortunato Zaccagni, Isaksen a destra, Dia trequartista e Noslin al centro dell'attacco. Bis di Provedel fra i pali in Coppa, dopo il ritorno a San Siro. Il Viktoria è schierato con il consueto 3-4-2-1, Cerve e Kalvach aggrediscono Rovella e Guendouzi, Durosinmi e Sulc si scambiano le fasce di continuo per non dare punti di riferimento. Buono il ritmo dei padroni di casa, che trovano subito il vantaggio con Sulc sugli sviluppi di un calcio d'angolo: il trequartista ceco segna al volo in fuorigioco sulla deviazione di Marusic, ma l'arbitro Rumsas va al Var e lo annulla perché Dweh ostacola il terzino montenegrino. La Lazio si scuote e passa al contrattacco con un corner di Pedro: spizzata di Noslin, Romagnoli anticipa Markovic sul secondo palo. Secondo gol in carriera in questa Coppa e bis in stagione per il centrale romano. Esclusi i rigori, dodicesimo centro biancoceleste da calci da fermo. I cechi reagiscono subito con veemenza e orgoglio, sono pericolosi in ogni ripartenza e si trovano a proprio agio sul terreno balordo. Provedel invece si fida comunque troppo di se stesso: torna a forzare le uscite dal basso e Durosinmi per poco non lo beffa all'angolino. Dia sciupa una chance per il raddoppio perché è troppo defilato, quando incrocia il mancino. Isaksen fa peggio: innescato da un retropassaggio folle di Jemelka, si spaventa tutto solo davanti al portiere Jedlicka e gli consente di arpionare il pallone in area con un sospiro di sollievo. Baroni è furioso e preoccupato, perché i suoi fanno fatica a uscire da dietro e ad alzare il baricentro, devono quindi sfruttare ogni occasione d'oro. Rovella è impreciso, Tavares sembra pagare gli sforzi ravvicinati e non fa una discesa per un tempo: nel finale del primo però lancia Noslin, che si fa anticipare sul più bello.
La ripresa. Terza gara da titolare nel 2025 per l'olandese, che commette un fallo ingenuo dal limite subito dopo l'intervallo. Kalvach batte la punizione, Durosinmi sfugge alla marcatura di Marusic (ed è tenuto in gioco da Tavares, sostituito con Lazzari subito dopo) e trafigge di testa Provedel, uscito a metà strada, quindi a vuoto. Il numero uno friulano si riscatta con un gran parata sull'attaccante nigeriano, ma è devastante l'ennesimo buco centrale, lasciato prima ancora a Sulc. La furia ceca non si arresta un attimo, Baroni corre subito al riparo: fuori Noslin e Pedro, dentro Tchaouna e Vecino per passare al 4-3-3 più conservativo. Non diminuisce però la sofferenza a centrocampo perché il Viktoria vince i contrasti su tutte le seconde palle e non accenna ad abbassare il suo ritmo forsennato. Provedel salva il pari con uno schiaffo sul pallone, che anticipa Memic in agguato. L'arbitro Rumsas viene richiamato al Var per un calcione involontario di Rovella al volto di Sulc: è rosso. La Lazio finisce in dieci al 78', inserisce Patric per Dia, alza Lazzari e passa al 4-4-1. Entra Kopic e segna, ma il 2-1 è annullato per un controllo di mano. Gigot viene espulso nel recupero per un'entrata folle sul subentrato Adu. Provedel ferma lui e prima ancora Vydra quasi sul gong. Baroni fissa il cronometro al polso per congelare il punteggio, ma ci pensa Isaksen a fare meglio: siluro all'incrocio un secondo prima del triplice fischio, alla Doosan Arena scende un gelo magnifico.
• Il Tempo titola: “Delirio Lazio”. Continua il quotidiano romano: “Vittoria di cuore a Plzen: apre Romagnoli, pari di Durosinmi poi le espulsioni di Rovella e Gigot. In nove prodezza del danese Isaksen al 98’. Ritorno giovedì all’Olimpico per prendersi i quarti”.
La Lazio passa a Plzen in nove contro undici: incredibile Viktoria. Apre Romagnoli, pareggia all'inizio della ripresa Durosinmi, poi doppio rosso a Rovella e Gigot ma nel recupero Isaksen inventa la rete della vittoria che rende meno complicata il ritorno di giovedì prossimo all'Olimpico. Baroni si affida ai migliori: in porta a sorpresa c'è Provedel, il quartetto Marusic, Gigot, Romagnoli e Tavares costituisce il muro difensivo. A centrocampo l'inamovibile coppia Guendouzi-Rovella protegge le spalle alla batteria di trequartisti formata da Isaksen, Dia, Pedro, in attacco Noslin preferito a Tchaouna. Viktoria Plzen di Koubek con il 3-4-2-1, Vydra e Sulc agiscono dietro a Durosinmi per una squadra molto fisica in tutte le zone di un campo della Doosan Arena in condizioni inguardabili. Pesa eccome questo fattore, rinvii sbagliati, controlli complicati, tanti errori tecnici anche da parte della Lazio. Che sbaglia clamorosamente in avvio e al 10' subisce un gol evitabile con un po' più di attenzione: il tiro al volo di Sulc è letale, per fortuna che c'è un fuorigioco in partenza: gol annullato dall'arbitro lituano Ramsas dopo essere stato richiamato al Var. Otto minuti dopo la Lazio mette il muso fuori e trova il vantaggio su angolo. Noslin svetta, il tap-in sul secondo palo è di Romagnoli che realizza una rete pesantissima.
Il Viktoria reagisce, si butta in avanti, la Lazio aspetta ma ha con Isaksen un'occasione colossale sul retropassaggio suicida di Jemelka. Il danese perde un tempo di gioco, cade sul pallone e agevola il ritorno del portiere Jedlicka. Tant'è, si va al riposo sullo 0-1, gara spezzettata e poco spettacolare con tanti contrasti e il fraseggio solito della banda di Baroni impossibili su un terreno del genere. Si riparte con la solita distrazione difensiva di Tavares: punizione dal limite di Sulcm stacco di Durosinmi per il meritato pareggio dei padroni di casa. Provedel è gigantesco sempre sullo scatenato Durosinmi e, in colpevole ritardo, Baroni inserisce Lazzari, Vecino e Tchaouna per Tavares, Pedro e Noslin ma la Lazio annaspa, non vince un contrasto, non riesce a uscire. Rovella prende un rosso giusto (gioco violento su Sulc) risparmiato poco prima però a Cadu. Il tecnico di casa inserisce gli attaccanti Kopic e Adu, Baroni risponde con Patric per Dia ma si soffre in tutte le parti del campo. Espulsione anche per Gigot che entra in ritardo: la Lazio chiude in nove. Provedel salva su Markovic poi l'invenzione di Isaksen che ribalta tutto: sinistro telecomandato all'incrocio al 98': 1-2 nonostante la doppia inferiorità numerica. Ora tre gare fondamentali prima della sosta per le nazionali, bisogna raccogliere tutte le energie rimaste e gettare il cuore oltre l'ostacolo. Proprio come accaduto ieri sera alla Doosan Arena.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Lazio eroica. Fa l’impresa in 9”. Continua la “rosea”: “Rosso per Rovella e Gigot. Isaksen al 98’ stende il Viktoria. Una notte da ricordare a Plzen, dove arriva un’altra vittoria nel recupero dopo quella in campionato con il Milan: i quarti sono ipotecati”.
Quella volta che a Plzen… Sì, è da raccontare a lungo una vittoria così, la quarta fuori casa della Lazio in questa Europa League, perché fino a un attimo dalla fine, minuto 98', era un pareggio soffertissimo, in nove per due espulsioni, con il terrore di cadere a ogni intrusione di massa in area da parte del Viktoria. Che vede sconfessato il suo nome per merito di una girata potente e precisa di Isaksen, nel recupero del recupero. Non è certo che i giochi siano chiusi, perché si sono viste due squadre poco regolari, nel bene e nel male. Nulla è deciso definitivamente, ma tanto è stato fatto dalla Lazio nel momento più critico di una notte da tramandare.
Entusiasmo. Isaksen passa di colpo da colpevole, per l’occasione buttata nel primo tempo, a protagonista della serata. Tutta la squadra raccolta indietro crede nell’ultima azione, su rilancio del portiere e assist di Guendouzi, e poi festeggia il danese. I tanti interrogativi di una partita con troppi errori andranno analizzati per il ritorno, ma l’entusiasmo di una vittoria simile a quella di San Siro con il Milan, sempre al 98’, farà passare una settimana più leggera a Baroni. Che dovrà far tenere i piedi per terra ai suoi, evitare di considerarsi già ai quarti dove attendono Bodo (che ha vinto 3-0) o Olympiacos.
I motivi. Il Viktoria è più tonico, pressa in massa, la Lazio almeno per un tempo cerca di non rinunciare alle sue più classiche linee guida, tipo la partenza a tre con l’abbassamento di Rovella, o l’espansione sulla fascia aiutata da sovrapposizioni o tagli verso l’interno, di Pedro soprattutto, ma Dia quando può colpire sporca tiri non troppo difficili. Però sono troppi gli sbagli, dovuti anche al campo gibboso, e anche tanti i retropassaggi a Provedel che denuncia le difficoltà nel rilancio. Baroni non può nemmeno usare troppo le rotazioni, perché ha già fuori Zaccagni, Dele-Bashiru, Castellanos e Hysaj. In difesa può risparmiare Gila, ma propone Marusic uscito malconcio dal match con il Milan. In avanti come punta centrale fluttua Noslin. Pedro viaggia tra sinistra e centro, propone qualche incisione interessante nella prima parte, sulla trequarti, non sfruttata dai compagni, poi si sgonfia. Isaksen a destra è più confusionario, certe volte si perde per strada, come quando potrebbe raddoppiare su errore di Jemelka, ma ingarbuglia anche le speranze nel tentativo di dribbling al portiere. La Lazio così chiude avanti il primo tempo per la rete di Romagnoli, che sbuca di testa su spizzata di Noslin da corner: tutto nasce da una percussione di Tavares a sinistra, una specialità della casa ma che rimane figlia unica. La rete è anche la reazione allo spavento vissuto dopo 11’ perché un gol di Sulc viene annullato dopo un lungo consulto al Var, per fuorigioco.
Le mosse. La Lazio difende a 4-4-2, arretrando Pedro e alzando Dia, mentre il Viktoria dietro è un impasto a 5-4-1 di vigore fisico, qualche fallo ma anche sbagli che non sono sfruttati a dovere. Se la Lazio aveva chiuso al primo posto la maxi classifica, i cechi avevano finito sedicesimi e poi hanno superato il Ferencvaros al playoff. Squadra non spettacolare, ma quadrata, quella di Koubek, che gioca in verticale e sulle seconde palle. Il 3-4-2-1 di casa in possesso, con Sulc e Vydra che si scambiano dietro al centravanti Durosinmi, o a turno lo affiancano, aumenta la pressione nella ripresa, basandosi anche sui calci piazzati o sulle incursioni di gruppo sulla trequarti laziale. I padroni di casa riescono di fisico a prendere sul tempo gli avversari, vedi anche la rete del pareggio di Durosinmi, testa su punizione, con Tavares che lo tiene in gioco e Provedel incerto, anche se qualche minuto dopo in qualche maniera si riscatta sempre sull’attaccante centrale.
Le espulsioni. Baroni capisce che deve arginare le ondate, quindi toglie Tavares, Pedro e Noslin per Lazzari, Tchaouna e Vecino. Un 4-3-3 più robusto a centrocampo, anche se Vecino viene subito ammonito. D’altronde il lavoro della coppia Guendouzi-Rovella è al solito enorme, ma tra imprecisioni e fatiche extra è comprensibile che quando comincino a sentirne il peso, tutto il complesso ne risenta. Rovella conclude una serata molto difficile con un’espulsione via Var per un calcione a Sulc. Baroni è costretto a ripiegare su un 4-4-1 che di rado diventa 4-3-2, quindi toglie Dia per Patric come ulteriore tentativo di copertura. La Lazio resiste anche in nove , tremando dopo il rosso a Gigot al 93’. E va a colpire quando il Viktoria non se l’aspetta.
► Il sito web "Uefa.com" commenta così la gara:
Viktoria Plzeň-Lazio 1-2. I Biancocelesti vincono in Repubblica Ceca. La squadra di Baroni si aggiudica l’andata degli ottavi trovando il successo allo scadere con una perla di Isaksen nell’ultimo minuto di recupero.
Allo Stadion města Plzně, nell’andata degli ottavi di UEFA Europa League, fa festa la Lazio. Biancocelesti in vantaggio nella prima frazione, nella ripresa la reazione del Viktoria Plzeň, che trova l’1-1 e poi cerca di sfruttare la doppia superiorità numerica, ma nel finale arriva il guizzo di Gustav Isaksen, che regala la vittoria alla squadra di Marco Baroni. Avvio molto equilibrato, con i brividi maggiori che nascono tutti da palla inattiva. È proprio da un calcio d’angolo che la Lazio, al 18’, sblocca il match: sponda aerea di Tijani Noslin verso il secondo palo, Alessio Romagnoli arriva col tempo giusto e di testa batte Martin Jedlička. Le palle inattive si confermano un fattore anche nella ripresa. Al 53’, infatti, il Viktoria Plzeň trova il pareggio sugli sviluppi di una punizione sulla trequarti: cross di Lukáš Kalvach e deviazione vincente, di testa, di Rafiu Durosinmi. La Lazio accusa il colpo e i padroni di casa cercano di approfittarne per ribaltare tutto: Adam Marušić si immola sul tiro di Pavel Šulc, Ivan Provedel respinge la conclusione di Durosinmi, alto sopra la traversa il terzo tentativo di Sampson Dweh. La formazione di Baroni soffre e al 77’ resta anche con un uomo in meno per l’espulsione di Nicolò Rovella. Il Viktoria Plzeň preme alla ricerca della vittoria, ma non riesce a superare il muro biancoceleste, nonostante la doppia superiorità numerica dovuta al rosso diretto a Samuel Gigot al 93’. I Biancocelesti stringono i denti e al 98’ trovano addirittura il colpaccio in nove contro undici: una perla di Isaksen, infatti, regala il successo all’ultimo respiro.
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Baroni: “La mia Lazio non si arrende mai”. Il tecnico biancoceleste sottolinea i meriti della squadra “In questo campo era difficile anche tenere il pallone a terra, gara dura. Ci siamo difesi con ordine pur essendo rimasti in nove senza rinunciare ad attaccare”.
Resistere, insistere, lottare, soffrire per arrivare dove si vuole. È la Lazio di Baroni: "È stato il 19º gol negli ultimi 15 minuti, la squadra ci crede sempre e non rinuncia mai. Il gol al 98' anche in Europa è un premio per lei, ci crede fino alla fine. Non mi stupisce, stiamo facendo il salto mentale, di convinzione, di capacità di calarci in partite così. Siamo stati bassi, ci siamo difesi con ordine. Soprattutto in 9. Il carattere della squadra, la voglia che c’è. Sono ulteriori passi verso la nostra crescita". Attaccare sempre, l’ordine non cambia mai fino alla fine: "La squadra sa che deve attaccare - ricorda Baroni - che deve riempire l’area. A San Siro abbiamo speso tanto e qualcuno era affaticato. Su questo campo occorreva tanta attenzione. Ci siamo calati in questo tipo di partita, sappiamo che non dobbiamo mai rinunciare e per questo tengo sempre giocatori offensivi, anche in nove". Come si stringe forte sul campo, in questo abbraccio, la Lazio quando tutto è finito e molto di più è cominciato. Erano andati sotto i biancocelesti, erano quasi inabissati, assenti, sfasati, timidi, quasi puniti. Il risveglio è iniziato proprio nel momento peggiore: "La partita di Milano ci aveva prosciugato energie fisiche e mentali. Ma noi abbiamo la capacità mentale di rimanere in partita e di provare a vincere. A Milano siamo ripartiti con convinzione a poco dal 98', stavolta eravamo in 4 in area sull’ultimo pallone. Il gol è bellissimo, il risultato fondamentale, ma è ancora tutto in gioco".
I meriti. Baroni è innamorato perso dei suoi uomini: "Sono contento per i ragazzi, è stata una partita per noi difficile perché siamo usciti dalla nostra gara e ci siamo calati in un calcio non facile per come giochiamo. Di solito corriamo in avanti, stavolta all’indietro. Loro aggrediscono, corrono, portano pressione, su questo campo era difficile anche tenere il pallone a terra, ma questo dà ancor più valore alla vittoria e alla prestazione. Sono contento per i ragazzi e i tifosi". Un’altra carica di adrenalina: "Le vittorie ti danno sempre mentalità, convinzione, però io ricordo sempre ai ragazzi che è la prestazione che ci aiuta a crescere. Abbiamo saputo soffrire e difendere bassi e lo abbiamo fatto con ordine e sacrificio". Si cresce soffrendo, meglio non soffrire troppo: "Ci vuole maggiore attenzione, ci stiamo lavorando. Sono gare che poi si complicano". Isaksen ancora decisivo, stavolta dopo errori clamorosi: "Sono contento ma non stupito. Era un ragazzo che aveva bisogno di fiducia, io l’ho un po’ liberato. Gli dico sempre che mi piace quando fa qualcosa che rischia perché un attaccante si vede da questo, dalle giocate decisive. Inizia a essere determinante e questo mi fa piacere. L’ho notato subito e sapevo che sarebbe esploso. Sta bene, crede nei suoi mezzi, deve continuare così, può crescere ancora di livello. Ricordo ai miei giocatori sempre di giocare con dedizione, passione e voglia. Adesso deve riconfermarsi così come tutti i giovani che abbiamo, sanno che hanno responsabilità ma io cerco sempre di alleggerirgli la pressione". Milano e Plzen, che notti: "Sono state due vittorie diverse. La squadra ha fatto una partita di dedizione, attenzione e sofferenza. Dobbiamo continuare così e recuperare le energie. Lunedì c’è l’Udinese, ancora è tutto in gioco in Europa".
In un altro articolo, le parole dell’autore del gol decisivo. Il capolavoro di Isaksen “È il mio gol più bello”. Come Pedro a San Siro, l’esterno danese ha firmato il 2-1 al minuto 98. “Lo preferisco a quelli realizzati contro il Napoli: questa è l’Europa e ho segnato all’ultimo istante”.
Gustav, l’eroe di Plzen. Ha preso palla, se l’è aggiustata sul sinistro, gli è bastata un’occhiata per prendere la mira e ha sganciato una sassata di sinistro, gelando Jedlicka e il Viktoria. Un gol da impazzire come a San Siro, quando Pedro aveva steso il Milan, di nuovo al minuto 98. La zona Caicedo da aggiornare. Isaksen ha firmato l’andata dei quarti di Europa League, quando nessuno più ci credeva e la Lazio si sarebbe portata a casa il pareggio senza lamentarsi. Quel risultato stava stretto ai cechi. Dal 2008/09, secondo le statistiche Opta, è il gol più tardivo della Lazio nelle competizioni europee. Ci ha pensato il danese, che sembra finalmente arrivato ai livelli toccati nella sera in cui fece impazzire Radu e Sarri e i biancocelesti lo conobbero. Era il 15 settembre 2022, finì 5-1 per il Midtjylland, un gol e due assist. Un funambolo imprendibile. Come nelle ultime settimane, quando finalmente si è liberato dalle paure e ha cominciato a esprimere il suo talento.
Felicità. Ieri ha timbrato la quarta vittoria in cinque trasferte di Europa League in fondo a una notte in cui ha alternato lampi a imprecisioni, lavorando tantissimo sulla fascia. Nel primo tempo si era divorato l’occasione del possibile raddoppio, perdendo il pallone davanti al portiere. Si è fatto perdonare con il capolavoro del 2-1 a tempo scaduto. "Mamma mia, è una vittoria troppo importante. Partita durissima e lunghissima - ha raccontato - Ho pensato che l’1-1 andasse bene, ma quando è arrivata la palla e si è presentata l’occasione giusta ho provato a calciare. Non so come ho fatto a segnare, ma sono troppo felice".
Napoli. Il danese segna solo gol belli, come al Napoli (andata e ritorno), sfruttando il suo tiro potente e preciso. Baroni lo invita a tagliare il campo e avvicinarsi alla porta. "Mi piacerebbe segnare anche qualche gol brutto, non importa come. Conta solo mettere il pallone in porta. È il più bello, lo preferisco ai gol segnati al Napoli, perché ha determinato una vittoria all’ultimo minuto e in Europa League". La Lazio vede i quarti di finale, ma non è ancora fatta. Sentite la maturità di Isaksen. "Conosco molto bene queste partite in cui è difficile giocare, trovi un ambiente caldo e il campo brutto. Sono le notti in cui si vede una squadra vera. La Lazio, nonostante i due cartellini rossi, è rimasta in partita. Diciamo la verità, il pareggio era abbastanza, ma prendiamo i tre punti. Ora va finito il lavoro all’Olimpico".
Fiducia. Isaksen ha trascorso un’estate in bilico, lo voleva il Feyenoord e anche a gennaio, per qualche giorno, è stata ipotizzata la sua cessione, perché ancora non convinceva in pieno e poteva portare qualche soldo. La Lazio gli ha confermato la fiducia e Baroni lo ha aiutato a esplodere. Gustav ha risposto con una battuta simpatica. "Il mister lo ringrazio, mi sta dando grande fiducia. E poi mi ha tenuto in campo sino alla fine, così ho segnato...". Vero anche questo, bravo Gustav.
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Marco Baroni ha convocato i seguenti calciatori:
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