Sabato 23 maggio 2026 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Pisa 2-1
► Stagione
23 maggio 2026 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, XXXVIII giornata - inizio ore 20:45
LAZIO: Furlanetto, Marusic, Gila (46' Provstgaard), Romagnoli, Pellegrini (82' Lazzari), Basic, Belahyane, Dele-Bashiru (82' Przyborek), Cancellieri (71' Maldini), Noslin, Pedro (60' Dia). A disposizione: Pannozzo, Giacomone, Gigot, Patric, Isaksen, Ratkov, Hysaj, Farcomeni. Allenatore: Sarri.
PISA: Semper, Calabaresi (77' Bettazzi), Canestrelli, Bozhinov, Leris (71' Cuadrado), Akinsamiro (46' Hojholt), Aebischer (61' Loyola), Vural, Angori, Moreo, Stojilkovic (61' Piccinini). A disposizione: Nicolas, Scuffetta, Meister, Tourè, Durosinmi, Iling-Junior, Stengs, Albiol. Allenatore: Hiljemark.
Arbitro: Sig.ra Ferrieri Caputi (Livorno) - Assistenti: Sigg. Niedda - Emmanuele - Quarto uomo: Sig. Dimarco - V.A.R.: Sig. Ghersini - A.V.A.R.: Sig. Piccinini.
Marcatori: 23' Moreo, 33' Dele-Bashiru, 35' Pedro.
Note: esordio in serie A e in una partita ufficiale con la maglia della Lazio per Adrian Przyborek. Ammoniti 10' Gila, 30' Noslin, 73' Piccinini . Angoli 5 a 1. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.
Spettatori: 6.886 presenti.

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► I calciatori convocati per la partita odierna
► Le dichiarazioni dei protagonisti
► La classifica dopo la XXXVIII giornata di campionato
• Il Corriere dello Sport titola: “Pedro riempie di luce l’Olimpico”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Nello stadio vuoto, lo spagnolo saluta la Lazio con il gol della vittoria: Pisa ko. La squadra di Sarri conclude la stagione con una rimonta: nerazzurri avanti con Moreo, poi il pareggio di Dele-Bashiru e il sorpasso”.
La Lazio e l’Olimpico, resti fumanti di un mondo triste. I segni della grande rovina di Lotito. Negli annali resta un nono posto deprimente. Negli occhi un vuoto spaventoso: uno stadio senza vita. All’ultima 6.886 presenze totali ai tornelli, contando anche steward e inservienti. Sempre più solo, Lotito. Ma il solo che conta, per lui, è se stesso. Ormai alla Lazio si è persa anche l’intensità cinematografica degli addii. Le cerimonie per Sarri, un cane bastonato per tutto l’anno, pronto per l’Atalanta, e per Pedro, signore degli Slam del calcio, si sono svolte in un ambiente disabitato. Medaglia di lazialità per Mau. Fascia di capitano per lo spagnolo, unico protagonista esaltante, ha chiuso la rimonta dopo il gol di Moreo e il pari di Dele-Bashiru. Anche ieri la Lazio è andata sotto. Sarri e Pedro sono simboli di un tempo finito. Servono un nuovo allenatore e nuovi campioni per ricominciare. Serve una scossa tellurica per risalire. È stata l’ultima in A per il Pisa, ha chiuso con un bel piglio. È passato da Gilardino a Hiljemark. Il successore tra Pecchia e Baroni.
La partita. L’ultima Lazio di Sarri coi pezzi di ricambio. Basic alla prima da regista titolare. Belahyane mezzala. Hiljemark con Aebischer mezzala e Akinsanmiro play. Una comparsata, la partita. Ma è iniziata movimentata. Ritmo alto, parti rovesciate. Pisa pronto a saltare alla gola della Lazio, pressing ultra-offensivo, primo tiro dopo 31 secondi di Vural. L’aggressione era alta, fino a Furlanetto. Lazio pasticciona in costruzione. Poi la sveglia. Cancellieri ha sfruttato lo scivolone di Bozhinov per involarsi, s’è fatto deviare il tiro da Canestrelli. Troppa grazia segnare, vero? Palo di Marusic con una sovrapposizione interna. Il Pisa ha continuato a pressare costringendo la Lazio a giocare dietro. Gila s’è beccato un giallo da Ferrieri Caputi per bloccare una ripartenza. Per fortuna Pedro ha iniziato a offrire colpi. Tiro a giro, anguillesco Semper. Palleggio oratoriale da entrambe le parti. Al 16' si sono contati 12 palloni persi a testa. Errori e ripartenze da pernacchie. È passato il Pisa. Pedro, più basso, ha attivato Belahyane, s’è fatto soffiare il pallone da Calabresi, a proposito della pressione alta. Il Pisa ha ammassato uomini e munizioni, è arrivato con 5 uomini nell’area della Lazio. Di Aebischer la palla morbida per Moreo, incornata tra Gila e Marusic. Mani in faccia per Sarri. La Lazio aveva smesso di pressare, pisolo generale. Altra frittata di Belahyane. Il contropiede del Pisa lanciato da Leris, Moreo per Stojilkovic, ha crossato per Angori, tutto solo in area. Sventola e volo di un gommoso Furlanetto. Figuraccia evitata, non i fischi dei pochi presenti. La Lazio s’è ribellata a se stessa. Palla recuperata in pressione alta. Belahyane s’è fatto perdonare le paperissime beffando in tunnel Aebischer, suo l’assist per Dele-Bashiru. Piroetta e palla nell’angolo. Solo Pedro nell’attacco della Lazio. Si è accentrato, s’è defilato sulla destra, sinistro a giro per il 2-1, il suo marchio. Quinto gol in campionato, capocannoniere con Isaksen, 39º con la Lazio. La dedica per l’Olimpico, l’abbraccio con Sarri.
La ripresa. Gila fuori, dentro Provstgaard. Hojholt per Akinsanmiro. Lazio alta, Pisa schiacciato. Noslin di testa, poi di destro, azionato da Pedro. Due respinte di Semper. Sarri ha richiamato lo spagnolo al 60', in piedi i 6.886 dell’Olimpico. Dentro Dia da centravanti, Noslin ala. L’olandese da Gialappa’s davanti a Semper, svirgolata colossale. Salvato dal fuorigioco. Poi ha servito Dia, arrivato in ritardo. Soliti errori dei centravanti, i più inoffensivi. Sarri ha inserito Maldini, dentro da ala. La scelta era Isaksen, si è rifiutato. Furlanetto è andato ko, ha rischiato di entrare Giacomo Giacomone, sarebbe stato il quinto portiere dell’anno. Esordio per Przyborek. Ratkov fuori. Le scortesie ricambiate di Sarri a Lotito.
• Il Messaggero titola: “Lazio e Pedro salutano nel deserto”. Continua il quotidiano romano: “Battuto il Pisa nell’ultima di campionato davanti a poche migliaia di spettatori. A segno Dele-Bashiru e lo spagnolo, che dà così l’addio al club. Ufficiale il nono posto. Il 38enne: “L’affetto della gente vale come un trofeo”. Debutta Przyborek. Caso Isaksen: si rifiuta di entrare”.
La notte degli addii urlati nel silenzio assordante dell'Olimpico. Giù il sipario, ed è un velo pietoso. Il ritorno di Sarri si spegne dopo appena un anno dentro una nuvola di fumo nero. L'ultimo saluto di un campione come Pedro (capitano onorario nel commiato) si consuma dentro il suo volto commosso e stampato sulla manica di una maglia speciale, con il gol della vittoria e un abbraccio infinito di tutta la panchina, ma di nuovo in uno stadio deserto: "L'affetto che mi ha dato qui la gente dal primo giorno vale come un trofeo. Dopo la Coppa Italia sfumata e il derby perso, l'ultima gara col Pisa (già retrocesso) conta zero, ma il desolante contorno è lo stesso di un'intera stagione horror. La Lazio finisce fra le lacrime, senza nulla in mano, nona in campionato. È uno dei peggiori risultati dell'era Lotito. Non succedeva da 34 anni che i biancocelesti rimanessero fuori dall'Europa per due stagioni di seguito. Si ripartirà dai 32esimi di Coppa Italia contro il Mantova ad agosto. Anche questo non accadeva da 12 anni ovvero dal 2013/2014, la stagione successiva al 26 maggio.
Le gioie. Il presente è amaro, il futuro un rebus. Chi sarà il nuovo Comandante in panchina, non è ancora dato saperlo. Chi rimarrà in squadra, nemmeno. C'è Lotito in tribuna al centro della Lazio e intorno il vuoto. Giovedì partirà la conferenza dei Servizi per il Flaminio, un impianto che non si sa se e fra quanti anni verrà realizzato, ma tanti laziali minacciano di non tornare più all'Olimpico nemmeno il prossimo anno, prima ancora di sentire l'orientamento del tifo organizzato. Serve una scossa, una fiamma che sciolga le tensioni e riaccenda un amore disperso. Sarri abbandona, tre giocatori hanno esaurito il contratto (Hysaj, Basic e Pedro) e altri nove (fra cui Provedel, Gila, Romagnoli, Patric e Cataldi) saranno in scadenza fra un anno. Va rifondata la Lazio e ritrovato il consenso. Il pubblico sciopera fino all'ultimo, ma c'è tutta la squadra (anche squalificati e infortunati in borghese) per salutare Pedro. É la fine di un altro ciclo, di un gruppo provato da una stagione estenuante sotto ogni profilo. Motta è ancora ko, Furlanetto chiude il campionato a fatica, con un crociato lesionato già dall'esordio nel derby perso: è il quarto portiere utilizzato, un record negativo, ma per lo meno una vetrina al talento (strepitosa una parata su una stoccata di Angori da un metro). Nell'ultima partita non c'è un regista disponibile, Sarri non vede ancora Belahyane come vertice basso. Basic fa il play, il marocchino la mezzala e crolla al primo contrasto: Aebischer parte sulla fascia e crossa, Moreo svetta di testa fra Gila e Marusic e porta il Pisa in vantaggio. Belahyane si riscatta con un bell'assolo e l'assist per l'1-1 all'angolino di Dele-Bashiru. Pedro triangola con un intermittente Noslin e centra il raddoppio sul palo opposto.
I dolori. Un campione eterno, il quasi 39enne spagnolo. Rimpiangeremo il suo veleno, soprattutto dopo aver rivisto gli affanni di Cancellieri alternato con Maldini (per la prima e ultima volta sulla fascia sinistra, prima del ritorno a Bergamo) e Noslin litigare con i gol. I casi non si spengono: Isaksen si rifiuta di entrare, Dia dà il cambio a Pedro e Ratkov si scalda, ma si risiede in panchina fino all'ultimo. Per lo meno c'è il debutto nei 10' finale di Przyborek, enfant prodige acquistato a gennaio e ancora oggetto misterioso. C'è anche uno strano conciliabolo finale Basic-Lotito. Gila chiude la stagione con la solita maledetta infiammazione al tendine rotuleo (non va escluso un intervento estivo). Oltre cinquanta infortuni, andranno fatte valutazioni sulla prossima preparazione in ritiro, sui campi di Formello. E andrà risistemato il comparto sanitario (c'è in ballo ancora un esposto all'ordine dei medici di Rodia e Pulcini al dottor Leo). Prima di decidere se andare avanti o meno, Fabiani vuole confrontarsi con Lotito: il grande credito del ds sono i 50 milioni di plusvalenze che-insieme ai crediti futuri pari a quasi 20 milioni (16 più 4) con la transazione IMG e a un anticipo del nuovo sponsor Polymarket potrebbero rivelarsi decisivi per il prossimo mercato. Il problema è che si rischia di sapere solo a fine giugno se i prossimi acquisti saranno liberi o a saldo zero. E solo allora potrà essere rialzato il sipario.
• Il Tempo titola: “Fa festa solo Pedro”. Continua il quotidiano romano: “Con il successo di misura sul Pisa già retrocesso in un Olimpico di nuovo deserto si chiude un anno da dimenticare per la Lazio di Lotito: nona in classifica e fuori da tutto”.
Finalmente è finita. Cala il sipario su una delle stagioni più modeste della storia della Lazio: davanti a una sparuta minoranza, i biancocelesti battono per 2-1 un Pisa già retrocesso grazie alle reti di Dele-Bashiru e Pedro. Clima da ultimo giorno di scuola, e ritmo agonistico da torneo amatoriale; gli ospiti sfiorano subito il gol con un diagonale di Angori, poi trovano il vantaggio con un colpo di testa di Moreo che capitalizza un cross dalla destra di Aebischer. Sullo slancio dell'entusiasmo il Pisa sfiora il raddoppio poco dopo, serve un intervento superlativo di Furlanetto sulla conclusione al volo di Angori per evitare il peggio. La Lazio - colpita nell'orgoglio - ribalta la situazione poco dopo la mezz'ora; Belahyane salta un paio di uomini e serve Dele-Bashiru al limite: il nigeriano si libera di Vural con una piroetta, poi piazza il destro nell'angolino. Il raddoppio arriva due minuti dopo - al 35' - con Pedro che si porta la palla sul sinistro e calcia dal limite dell'area trovando il palo più lontano: lo spagnolo corre verso la panchina ed esulta insieme a tutti i suoi compagni ricevendo - da ultimo - l'affettuoso abbraccio di Sarri. In avvio di ripresa Noslin non capitalizza un assist di Pedro che dopo un'ora viene sostituito da Sarri: è il momento più emozionante della serata, lo spagnolo saluta e si commuove. La partita intanto va avanti, Noslin fallisce un'altra occasione clamorosa per chiudere la partita. Dall'altra parte Piccinini fallisce l'opportunità per pareggiare fallendo l'impatto con la palla a pochi metri da Furlanetto. Nel finale Maldini sfiora il terzo gol, Semper compie una parata superlativa.
E così arriva l'epilogo di un campionato nato male e finito peggio; è stata una stagione irrisoluta, che ha distribuito più amarezze che emozioni; le responsabilità sono da ascrivere principalmente a una dirigenza che ha tradito le attese della tifoseria che - nonostante il blocco di mercato - ha risposto in maniera indomita con trentamila abbonamenti soffocando d'amore una squadra e un tecnico lasciati andare alla deriva; disamorati per troppo amore, alla fine hanno lasciato gli spalti vuoti pur supportando sempre giocatori e tecnico. Sarri si è trovato in un labirinto senza via d'uscita: aveva accettato di tornare sulla panchina senza conoscere la realtà dei fatti, si è trovato ad allenare un organico incompleto e successivamente depauperato dal mercato invernale. Il comandante ha navigato per dieci mesi in mezzo alla tempesta portando la nave in porto; un tecnico deluso, tradito, inascoltato, un uomo con il megafono che ha denunciato a più riprese la reale situazione della Lazio che è diventato nel corso dei mesi l'unico punto di riferimento amato e osannato dai tifosi. Ha fatto un miracolo, e chi dice il contrario è in malafede. È arrivato in finale di Coppa Italia eliminando Milan, Bologna e Atalanta, ha evitato tenendo la barra dritta i patemi che durante il campionato sarebbero potuti comparire all'orizzonte: alla fine ha ottenuto 54 punti in classifica, riflesso delle 14 vittorie, dei 12 pareggi e delle 12 sconfitte. Per il secondo anno consecutivo la Lazio fallisce l'approdo in Europa, un insuccesso che andrà a riflettersi sul bilancio: il rischio di un mercato condizionato è concreto, e non lascia spazio a voli pindarici.
• La Gazzetta dello Sport titola: “Pedro festa d’addio”. Continua il quotidiano sportivo: “Lo spagnolo va in gol e ribalta il Pisa. Lazio ora cambia tutto. Sarri chiude al nono posto e si prepara a salutare. Da Gila a Romagnoli, in tanti via: sarà rifondazione”.
Doveva essere la festa di Pedro. E tale è stata, anche se davanti a pochi intimi, una colossale ingiustizia per un fuoriclasse del suo calibro. Festa all’inizio (con il premio consegnato dal club), alla fine (con l’omaggio dei compagni di squadra), ma soprattutto durante la partita. Perché a decidere la sfida con il Pisa è proprio il campione spagnolo. Con il bel gol che fissa, già prima dell’intervallo, il punteggio finale sul 2-1, ma anche con i guizzi e le giocate che non saranno più quelle dei bei tempi andati del Barcellona e del Chelsea, ma che restano esempi di classe cristallina che resiste al tempo che passa. L’abbraccio con cui i compagni in campo e quelli della panchina lo sommergono dopo la rete è il manifesto di una partita che per il resto aveva poco da dire e che poco in effetti dice.
Punto e a capo. La Lazio chiude con una vittoria che le regala un nono posto finale in campionato che è il peggior risultato degli ultimi dieci anni. E per il secondo anno consecutivo resta fuori dalle coppe (non si verificava da vent’anni). Il match con il Pisa, che è l’ultimo di Sarri sulla panchina biancoceleste (anche se manca ancora l’ufficialità alla separazione con il tecnico), rispecchia pregi e difetti di una squadra che, per tanti e diversi motivi (mercato bloccato, infortuni a catena, diserzione dei tifosi) non è mai riuscita a decollare. Proprio a causa di quei limiti che si ripropongono pure nell’ultimo match stagionale. Su tutti la scarsa capacità realizzativa. Anche contro la squadra più perforata della Serie A, alla Lazio servono ben nove conclusioni verso la porta avversaria per segnare due gol. E, oltre a questo, i biancocelesti confermano pure la fragilità difensiva sulle palle alte: è di testa il gol di Moreo che porta in vantaggio gli ospiti (primo gol fuori casa della gestione Hiljemark). Problemi che starà al nuovo allenatore risolvere e anche ai nuovi giocatori. Perché se per Pedro l’addio è ufficiale, per altri è molto vicino (da Gila a Romagnoli, a Basic e Isaksen). L’ultima recita è comunque l’occasione per vedere all’opera elementi come Belahyane e, nel finale, Przyborek che magari potranno tornare utili nel nuovo ciclo. E come lo stesso Dele-Bashiru che torna titolare e realizza con un bel movimento il gol dell’1-1.
Arrivederci. Il Pisa saluta la Serie A con l’ennesima sconfitta, la nona consecutiva, realizzando così un record negativo: mai, nella sua storia, la squadra toscana aveva inanellato una simile serie di ko di fila. Alla formazione di Hiljemark va però dato atto di fare tutto il possibile per accomiatarsi dal massimo campionato con un mezzo sorriso. Dopo il gol di Moreo che sblocca la gara, i nerazzurri vanno vicinissimi al raddoppio con Angori (mezzo miracolo di Furlanetto). È il segnale che le stagioni che nascono male finiscono peggio. Da quel momento è infatti la Lazio a menare le danze, con gli ospiti che però non tirano mai i remi in barca. Ripartiranno anche loro con un nuovo tecnico e altri giocatori. Con l’obiettivo di riconquistare subito la Serie A salutata ieri.
• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.
Il saluto di Pedro “Lazio ti auguro l’Europa”. L’ultima gara biancoceleste e un diluvio di emozioni forti “Spero che la squadra torni dove merita. L’affetto della gente come un trofeo. Sarri? Un onore”.
Questo gol d’addio è il modo più giusto per il saluto, da hombre del partido. Golden Pedro, uomo d’oro. Un campione ragazzino fino alla fine, questa è sempre stata la sua eccezionalità. La fascia di capitano, il colpo vittoria di sinistro a giro, il più celebre, da grandissimo. Poi il giro di campo finale dopo essere stato portato in trionfo dai compagni, dopo l’abbraccio con Lotito. I flash con la squadra e le targhe, una incorniciata consegnata da Zaccagni, una foto portata da Cataldi. Questi i top moment dell’ultima notte. Pedrito era stato applaudito dall’Olimpico pieno dopo la finale con l’Inter. Il saluto di ieri è avvenuto in un Olimpico vuoto. Klose, Leiva, Pedro. Campioni immortali. La Lazio ne ha avuti. Non si vedono altri eroi, eredi, successori. Questo rende il saluto di ieri più triste.
Le emozioni. Pedro non ha contato i tifosi presenti, conta l’amore: "L’affetto della gente come un trofeo. Questa stima non posso ripagarla con qualcosa, solo con tutto il lavoro fatto in questi anni. Difficile per me gestire tutta questa emozione, alla fine è uscita una bella partita, ci tenevamo a vincere". È stato premiato anche da Fantacalcio con una targa celebrativa, consegnata da un fantallenatore. Pedro è entrato nella Fantacalcio Legends. È arrivato pronto all’addio: "Tutto ha un inizio e una fine, volevo lasciare la Lazio al meglio che potevo, ora auguro il meglio per il futuro e che la squadra torni dove merita di stare". Quanti pensieri in testa: "Ho ricordato tanti momenti della mia carriera molto speciali. Per me è dura". Cinque anni con la Lazio, lunghissimi: "Tanti i bei momenti vissuti qui, difficile sceglierne uno. Ho dato tutto per questa maglia, penso di aver fatto bene. Mi sarebbe piaciuto vincere, ma non è stato possibile. È stato un anno difficile, è dura giocare senza tifosi".
Il gol. Pedro ha avverato l’ultimo sogno: "Me ne vado contento, con un bel ricordo, era quello che volevo". Dopo il gol ha abbracciato Sarri, anche all’uscita: "Rapporto molto bello, abbiamo vissuto molti anni insieme, anche al Chelsea. Per me è stato un onore essere un calciatore suo e aver imparato così tanto da lui. Adesso voglio solo riposare, vediamo cosa accadrà". Il futuro inizierà oggi, non sa ancora cosa farà: "Voglio staccare da questa stagione che è stata dura mentalmente". Le emozioni più forti di tutto: "Non me l’aspettavo di finire così, sono contento di aver ottenuto una bella vittoria. Mi sono goduto questa serata con la famiglia e i tifosi. Sono molto contento di questo". Tanti ringraziamenti: "Ringrazio tutti per quello che mi hanno fatto provare dal primo all’ultimo giorno, spero che tutti i bambini che giocano nel nostro settore giovanile facciano una grande carriera, che siano il futuro come Furlanetto. Spero che la Lazio torni dove merita, in Europa, e di poter festeggiare tutti insieme un trofeo". Sarri l’ha celebrato prima e dopo la partita: "Pedro è stato un fenomeno tecnico, professionale e comportamentale, ha vinto tutto quello che c’era da vincere, è arrivato a questa età con l’entusiasmo di un ragazzo, è uno spettacolo da vedere. La sua seconda carriera? Ha la fortuna di poter scegliere, ha un nome importante, farà un periodo di riposo e poi deciderà".
In un altro articolo, le parole di Sarri che si sfoga e rinvia ogni decisione sul futuro “Qui è dura. Nessun dialogo con il club sulle cose importanti. A Formello puoi sbattere i pugni, ma non ti ascoltano”.
Addio desolante, solo Pedro l'ha reso meno triste. Il saluto a Sarri in un Olimpico spettrale, 6.886 persone allo stadio per la sua ultima partita alla guida della Lazio. Stavolta senza ripensamenti. Il Comandante ha salutato la squadra a fine gara, nelle interviste però ha preso tempo in attesa dell'incontro con Lotito. Avverrà a stretto giro. Ha già un accordo con l'Atalanta, non si è potuto comunque esporre prima del confronto definitivo con il presidente: "Sono sotto contratto, ho ancora due anni, valuteremo tutto nei prossimi giorni. Non sono contento, non mi sono sentito ascoltato. Devo parlare prima con la società". E ancora: "Vediamo se c’è la possibilità di andare avanti o se prendere altre decisioni. Non ho condiviso alcune cose. Se c’è stato dialogo con la società? Sì, su cose poco importanti. Nessun dialogo invece per le cose importanti. A Formello puoi sbattere i pugni quanto vuoi, non ti ascolta nessuno lo stesso. Ho le mie perplessità, ci sta che le abbia anche il presidente. Magari anche per loro le cose non vanno bene e troviamo subito un accordo... Formello non è un ambiente semplice se tanti tecnici arrivano a dimettersi. Le ultime parole di Lotito mi hanno lasciato indifferente, lo so io com'è fatto il mio gruppo".
Grazie. Il messaggio ai tifosi è arrivato dopo una lettera che ha ripercorso le sue frasi di vicinanza verso i laziali: "Ringrazierò per sempre il popolo laziale, mi ha mostrato un amore incondizionato. Il mio rapporto con i tifosi non c'entra niente con il resto. Sono nel mio cuore e ci resteranno. Non mi sono pentito di esser tornato". Ha parlato alla rosa: "L'ho ringraziata vista la stagione devastante, non ha mai mollato. Come valori morali forse è la migliore che io abbia mai allenato. La stagione è stata formativa, la più difficile da quando sono in A. Avrei preferito viverla a 40 anni e non adesso". All'ennesima domanda sul futuro si è spostato sulla gara con il Pisa: "Ricorderò questa serata per il gol di Pedro, l'ha trasformata in una notte da ricordare. Lui ha vinto tutto, ci ha detto che è un onore aver chiuso la carriera con noi".
Separazione. Il toto-allenatore della Lazio, intanto, è iniziato prima che finisse la stagione. L'addio è scontato, al netto del tira e molla che potrebbe nascere per il suo contratto. Le separazioni da Lotito sono sempre imprevedibili, quasi mai consensuali. È partita la ricerca del successore. È stato sondato il terreno per Gattuso, ricorre ciclicamente tra i papabili quando è imminente un cambio di rotta. Nulla di nuovo in casa Lazio, abituata ai casting allargati di Lotito. Spunteranno altri nomi, un primo contatto c'era stato per Thiago Motta, più interessato a una soluzione estera. In lizza ci sono Pisacane, Conceiçao e Palladino.
Saluti. La certezza è il saluto di Sarri. Non poteva andare peggio, l'annata del suo ritorno. Campionato chiuso al nono posto, il peggior piazzamento dei biancocelesti dal 2013-2014: nona posizione anche in quel caso, con Reja che aveva preso il posto di Petkovic a metà campionato. Sarri ha ribadito l'affetto per l'ambiente Lazio: "Solo da dentro si capiscono bene i tifosi, le etichette sono sbagliate. Mi sono sentito uno del popolo, ho avuto la fortuna di rappresentarlo in panchina. Ora sta vivendo una fase che non dà grandi soddisfazione, ma anche i momenti difficili finiscono. Ho rispettato l'impegno preso fino alla fine".
Furlanetto, Gila, Cancellieri, Romagnoli, Dele-Bashiru, Basic; Pedro, Noslin, Pellegrini, Marusic, Belahyane |
► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:
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• La classifica dopo la XXXVIII giornata del campionato di Serie A:
| Classifica | Punti | GG | V | N | P | GF | GS | DR | Punti C | VC | NC | PC | Punti F | VF | NF | PF |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Inter | 87 | 38 | 27 | 6 | 5 | 89 | 35 | 54 | 45 | 14 | 3 | 2 | 42 | 13 | 3 | 3 |
| Napoli | 76 | 38 | 23 | 7 | 8 | 58 | 36 | 22 | 43 | 13 | 4 | 2 | 33 | 10 | 3 | 6 |
| Roma | 73 | 38 | 23 | 4 | 11 | 59 | 31 | 28 | 42 | 13 | 3 | 3 | 31 | 10 | 1 | 8 |
| Como | 71 | 38 | 20 | 11 | 7 | 65 | 29 | 36 | 36 | 10 | 6 | 3 | 35 | 10 | 5 | 4 |
| Milan | 70 | 38 | 20 | 10 | 8 | 53 | 35 | 18 | 32 | 9 | 5 | 5 | 38 | 11 | 5 | 3 |
| Juventus | 69 | 38 | 19 | 12 | 7 | 61 | 34 | 27 | 37 | 10 | 7 | 2 | 32 | 9 | 5 | 5 |
| Atalanta | 59 | 38 | 15 | 14 | 9 | 51 | 36 | 15 | 33 | 9 | 6 | 4 | 26 | 6 | 8 | 5 |
| Bologna | 56 | 38 | 16 | 8 | 14 | 49 | 46 | 3 | 22 | 6 | 4 | 9 | 34 | 10 | 4 | 5 |
| Lazio |
54 | 38 | 14 | 12 | 12 | 41 | 40 | 1 | 30 | 8 | 6 | 5 | 24 | 6 | 6 | 7 |
| Udinese | 50 | 38 | 14 | 8 | 16 | 45 | 48 | -3 | 23 | 6 | 5 | 8 | 27 | 8 | 3 | 8 |
| Sassuolo | 49 | 38 | 14 | 7 | 17 | 46 | 50 | -4 | 29 | 9 | 2 | 8 | 20 | 5 | 5 | 9 |
| Parma | 45 | 38 | 11 | 12 | 15 | 28 | 46 | -18 | 21 | 5 | 6 | 8 | 24 | 6 | 6 | 7 |
| Torino | 45 | 38 | 12 | 9 | 17 | 44 | 63 | -19 | 28 | 8 | 4 | 7 | 17 | 4 | 5 | 10 |
| Cagliari | 43 | 38 | 11 | 10 | 17 | 40 | 53 | -13 | 25 | 7 | 4 | 8 | 18 | 4 | 6 | 9 |
| Fiorentina | 42 | 38 | 9 | 15 | 14 | 41 | 50 | -9 | 21 | 4 | 9 | 6 | 21 | 5 | 6 | 8 |
| Genoa | 41 | 38 | 10 | 11 | 17 | 41 | 51 | -10 | 22 | 6 | 4 | 9 | 19 | 4 | 7 | 8 |
| Lecce | 38 | 38 | 10 | 8 | 20 | 28 | 50 | -22 | 20 | 5 | 5 | 9 | 18 | 5 | 3 | 11 |
| Cremonese | 34 | 38 | 8 | 10 | 20 | 32 | 57 | -25 | 16 | 3 | 7 | 9 | 18 | 5 | 3 | 11 |
| Verona | 21 | 38 | 3 | 12 | 23 | 25 | 61 | -36 | 8 | 1 | 5 | 13 | 13 | 2 | 7 | 10 |
| Pisa | 18 | 38 | 2 | 12 | 24 | 26 | 71 | -45 | 10 | 2 | 4 | 13 | 8 | 0 | 8 | 11 |
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