Domenica 17 maggio 2026 - Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 2-0

Da LazioWiki.

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17 maggio 2026 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, XXXVII giornata - inizio ore 12:00

ROMA: Svilar, Mancini (83' Ziolkpwski), Ndicka (37' Rensch), Hermoso, Celik, Cristante, El Aynaoui, Wesley, Dybala (88' Dovbyk), Pisilli (46' El Shaarawy), Malen (83' Soulè). A disposizione: De Marzi, Gollini, Angeliño, Tsimikas, Vaz, Ghilardi. Allenatore: Gasperini.

LAZIO: Furlanetto, Marusic (79' Lazzari), Gila, Provstgaard, Nuno Tavares, Basic, Rovella, Taylor (62' Dele-Bashiru), Cancellieri (71' Isaksen), Dia (62' Maldini), Noslin (79' Pedro). A disposizione: Giacomone, Pannozzo, Gigot, Pellegrini, Ratkov, Belahyane, Hysaj, Przyborek, Cataldi. Allenatore: Sarri.

Arbitro: Sig. Maresca (Napoli) - Assistenti: Sigg. Peretti e Perrotti - Quarto uomo: Sig. Fabbri - V.A.R.: Sig. Di Bello - A.V.A.R.: Sig. Abisso.

Marcatori: 40' Mancini, 66' Mancini.

Note: esordio in serie A e in una partita ufficiale con la maglia della Lazio per Alessio Furlanetto . Ammoniti 21' Taylor, 42' Hermoso, 42' Cancellieri, 64' Nuno Tavares, 85' El Shaarawy. Espulsi 71' Rovella, 71' Wesley. Angoli 8 a 3. Recuperi: 5' p.t., 6' s.t.

Spettatori: 50.152, di cui circa 800 tifosi laziali.


Il vuoto della curva laziale, continua la protesta
Gila difende in anticipo
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Primi pericoli dai calci d'angolo
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Un gol giustamente annullato a Dia
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Diagonale di Noslin di poco al lato
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Esordio in A di Furlanetto
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Gila anticipato di testa da Mancini
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Sorpresa la difesa biancoceleste
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La palla si insacca alle spalle di Furlanetto
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Vantaggio per i giallorossi
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Sarri richiama i suoi
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Cancellieri controlla la palla
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Provstgaard su Malen
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Noslin in area, senza successo
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Un tentativo di Dia
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Il raddoppio di Mancini, fotocopia del primo
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Il disappunto di Noslin
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Provstgaard affronta Dybala
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Marusic su Wesley
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Tavares in marcatura
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Rissa tra i giocatori
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Si accendono gli animi
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Espulsi Rovella e Wesley
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Finisce il derby, delusione biancoceleste
Foto Bartoletti
Il rammarico di Mario Gila
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I calciatori convocati per la partita odierna

Le dichiarazioni dei protagonisti

La classifica dopo la XXXVII giornata di campionato

• Il Corriere dello Sport titola: “Roma, derby e Champions”. Continua il quotidiano sportivo romano: “Mancini fa doppietta: il mattatore è lui. Espulsi Wesley e Rovella. Scatto Gasp, Juve e Como 2 punti dietro. Deve vincere a Verona e sarà festa. Lazio ko e adesso il 4° posto va solo difeso dai giallorossi”.

L’anima, il cuore, ma soprattutto la testa: la Roma ha conquistato il derby che può spalancarle le porte della Champions mettendola due volte al posto giusto, cioè nello spazio lasciato libero dalla Lazio sui corner, sempre tra Gila e Cancellieri. Il cranio di Mancini, cervello finissimo e mente da leader, ha cambiato la storia della partita con due incornate in fotocopia, riscrivendo al tempo stesso pure quella della corsa per il 4° posto. La squadra di Sarri, svuotata emotivamente dopo la finale di Coppa Italia e senza i suoi tifosi, ancora in protesta contro Lotito al motto di “Dignità e rispetto valgono più di un derby”, non ha mai avuto la forza di reagire. E pensare che aveva giocato meglio degli avversari prima di andare sotto. In quattro giorni Mau ha visto sfumare ambizioni e obiettivi, mentre Gasp, bissando il successo dell’andata, è entrato nel gotha del romanismo: un tecnico giallorosso non vinceva due stracittadine in una stagione da 10 anni e al debutto era accaduto una sola volta negli ultimi 50, proprio a Ranieri, l’uomo che con uno sfogo aveva rotto gli equilibri precari di Trigoria. La capacità di Gian Piero di ricompattare il gruppo dopo quello strappo è stata fenomenale. Oltre il 95', dopo il giro di campo festoso e il congedo emozionante a El Shaarawy, persino lui è stato trascinato sotto la Sud: zompettava con gioia sulle note degli stornelli romani, intravedendo il traguardo. La stessa Signora che l’estate scorsa ha rifiutato, adesso l'ha messa dietro in classifica: la graduatoria, a 90 minuti dalla fine, dice Milan e Roma a 70 e in Champions, Juve e Como a 68 e in Europa League.

Due facce. La Lazio la davano tutti in fin di vita, con il debuttante Furlanetto tra i pali e senza altri tre titolari, eppure ha azzannato il derby. La Roma, più sorniona e con Cristante partito sulla trequarti, ha soprattutto speculato aspettando l’errore altrui; solo che tecnicamente ha sbagliato il doppio degli avversari. Il traffico in mezzo al campo ha generato duelli che i biancocelesti hanno affrontato meglio (13 vinti a 5 al 45'), mentre i giallorossi si esponevano alle ripartenze. Il trauma dell’autogol, come in Lazio-Inter, per poco non si è riaffacciato: stavolta, sul colpo goffo di Tavares, il portiere di scorta è stato reattivo. Il campo scivoloso non ha certamente aiutato lo spettacolo: da entrambe le parti cadevano come foglie d’autunno. Gila di testa, Cancellieri di volée e Noslin in contropiede hanno spaventato Svilar. Dia ha segnato ma in netto fuorigioco. Poi N’Dicka s’è fatto male. A spaccare il match è stato un calcio da fermo, l'angolo che Malen s’è guadagnato dal nulla grazie a uno scatto felino e che Pisilli ha pennellato sulla testa di Mancini, fino a pochi secondi prima disteso a terra dolorante. Era il 40' e lì è cominciata davvero un'altra partita.

Svolta. Nella ripresa, quando Dybala è salito in cattedra, la gara è lievitata dal punto di vista tecnico. Un paio di serpentine e una punizione velenosa di Paulo sono stati il preludio al 2-0, realizzato ancora una volta da Mancio: stessa azione del vantaggio e stesso esito, con l’aggiunta di una corsa a perdifiato verso i tifosi. La Lazio, a quel punto, ha salutato il derby, mentre la Roma ha capito di poter infierire coi cambi: il palo del rientrante Dovbyk, l’occasione di ElSha e il tiro di Soulé potevano trasformare la stracittadina in una mattanza. Sarebbe stata forse una punizione troppo severa. La solita rissa ha portato a due espulsioni: Wesley e Rovella. Nel primo tempo Maresca aveva sedato una colluttazione con un paio di gialli: non sono bastati. È finita con i romanisti ebbri di felicità e i laziali con gli occhi gonfi di lacrime. Come in una dissonante danza degli opposti, il paradiso e l’inferno sulla stessa terra, a pochi metri di distanza.


Il Messaggero titola: “Doppio Mancini, sogno a un passo”. Continua il quotidiano romano: “Il difensore firma il successo della Roma sulla Lazio. I giallorossi agganciano il Milan al terzo posto: con tre punti a Verona, potranno festeggiare il ritorno in Champions League dopo 7 anni”.

La Roma - per citare Allegri - mette il musetto davanti, poi si vedrà. Intanto è terza (di fatto, quarta per lo scontro diretto negativo), proprio col Milan. E la Champions nelle sue mani: a Verona, con tre punti, lo dirà anche l'aritmetica, idem per i rossoneri, che ospiteranno il Cagliari. Ma c'è chi, per la Roma, adesso invocherà il miracolo, e forse non è proprio così. Gasp, vincendo il derby per due a zero, si mette dietro il Como, quinto, e la Juve, sesta, che proprio al tecnico della Roma aveva pensato e che lui stesso ha rifiutato perché si, diciamolo pure, quella telefonata di Comolli alla fine dello scorso campionato, proprio non gli era piaciuta. Ma proprio la Juve, che oggi è di Spalletti, e che qui aveva riacceso le sue di speranze Champions, è caduta rovinosamente in questo finale inaspettatamente tormentato, che ha attualmente il sapore di Europa League, dando ai giallorossi lo spunto definitivo.

La Roma si è riaccesa nelle ombre degli altri, facendo quasi filotto dopo la brutta figura in casa dell'Inter, vincendo pure la sua partita delle partite, il derby, insidioso più per l'atmosfera che per gli attuali valori tecnici a confronto. La Roma si fa guidare da uno dei suoi condottieri, Gianluca Mancini, quello della "banda del sesto posto", con Bryan Cristante e tutti gli altri. Questi ragazzi hanno mostrato il loro lato migliore, guidando la Roma in una cavalcata entusiasmante, che ha vissuto solo qualche pausa (anche di troppo), specie dopo la famosa partita con la Juve e dopo quel gol di Gatti che sembrava aver ucciso ogni speranza, riportando tutti all'incubo di quel solito, quinto/sesto posto. Ma la banda passò e ha detto amen, come l'angelo, che si chiama Gasperini, capace di alzare il livello di tutti e ora sta provando a farlo con tutta la baracca. Solo la Roma adesso può buttare ciò che si è guadagnata, con fatica, con merito. Da Svilar a Malen, ultimo arrivato ma protagonista a suon di gol di questa seconda incredibile parte della stagione, anche il tecnico fa festa con i suoi, pure con chi se ne andrà, vedi ElSha. Ma il traguardo è a un passo: la Champions manca dal 2019 e i Friedkin non l'hanno mai vista. Ci voleva Gasp.

Palla (ferma) avvelenata. La Roma è in zona Champions senza aver vinto uno scontro diretto, è al quarto posto nonostante le undici sconfitte in campionato (troppe). Vuol dire che con un minimo di attenzione in più, non era nemmeno necessario questo sforzo contro una Lazio modesta e senza obiettivi, ma che, sospinta dall'orgoglio, ha creato qualche prurito alla squadra di Gian Piero da Grugliasco. Ci ha pensato Mancini, con due capocciate a mettere a posto i conti e con l'eventuale qualificazione, gioiranno pure i Friedkin, con Rayan, ieri sorridente e con gli occhi color dollaro. Sia chiaro, questa squadra va bene per il quarto posto, ma per il resto serve ben altro. Soldi, idee, e un Gasp sempre più ambizioso. Mancini ha abbattuto per due volte Gila, che aveva avuto il merito di normalizzare Malen, riuscito a girarsi in area solo una volta, ed è stato bravo l'esordiente Furlanetto che è nato nel trevigiano, a Motta e, per scherzo del destino, ha sostituito proprio quel (Edoardo) Motta, eroe della cavalcata in Coppa Italia. A Sarri, ormai all'ultima corsa, sono mancati pure, Romagnoli, Zaccagni, Patric, mentre Gasp ha dovuto rinunciare a Koné, più a Pellegrini, bloccato nella rifinitura e, a metà primo tempo, ha perso Ndicka, che si è stirato per inseguire Noslin lanciato in area (al suo posto, dentro Rensch, con Celik abbassato tra i difensori).

La Lazio gioca bene, tiene palla, riparte, fa quel che può, con sufficienti energia e lucidità, ma là davanti il trio Cancellieri, Dia e Noslin è davvero inconsistente, come lo sarà quello della ripresa, con Isaksen, Maldini e Pedro, la Roma approccia male, subisce gioco e falli, senza produrre granché, se non un tiraccio innocuo di Wesley. La Lazio sfiora la rete con Gila, di testa, su azione d'angolo dopo aver scaldato le mani di Svilar con gli affondi di Cancellieri e Noslin. Dybala subisce troppi colpi e non riesce a inventare, Malen è stoppato e gli arrivano pochi palloni, Pisilli all'esordio dal primo minuto, arranca. Il gol arriva da palla inattiva: angolo di Niccolò, testa di Mancio, che brucia Gila. Il vantaggio abbatte la squadra di Sarri, che fatica a rialzarsi e concede qualcosa alla Roma nella ripresa. Con il vantaggio acquisito, la squadra di Gasperini può gestire meglio il pallone e sfruttare le ripartenze, con Malen che impegna per la prima volta Furlanetto dopo un assolo incantevole di Dybala. E non sarà l'unica magia dell'argentino, che comincia a prendersi gioco di Tavares e manda in porta chi gli capita sotto tiro. Wesley è uno di questi, ma si addormenta davanti al portoghese, che salva in rincorsa. La partita si incattivisce, si scatena una rissa, la seconda, appena dopo il raddoppio di Mancini, che arriva di nuovo da calcio d'angolo, stavolta disegnato dalla Joya: Gianluca vince ancora il duello aereo con Gila. Wesley e Rovella si appiccicano, Maresca caccia entrambi, mentre la rissa del primo tempo aveva prodotto solo i gialli a Hermoso e Cancellieri. Numerino per la Lazio ottavo gol subito da angolo, sui quattordici incassati da palla inattiva. La squadra di Sarri, alla disperata ricerca della rimonta, ha poche forze e sempre meno idee, più facile che la Roma sfiori il terzo gol: nell'ordine, falliscono l'appuntamento Dovbyk, Soulè, Dybala ed El Shaarawy. Ma forse sì, il tris sarebbe stato anche troppo.


Il Tempo titola: “Festa Roma”. Continua il quotidiano romano: “I giallorossi vincono il secondo derby stagionale e ipotecano la qualificazione alla Champions. All’Olimpico decide una doppietta di Mancini. Ora a Verona tre punti per la certezza. Il ko della Lazio conferma una stagione da dimenticare”.

Estasi Roma, sprofondo Lazio. La Capitale, come sempre dopo il derby, ha due facce. Ma stavolta le distanze sembrano più ampie di altre volte. Non solo per la seconda stracittadina su due vinta dalla Roma. E non solo per i diciannove punti che a novanta minuti dalla fine del campionato separano le due squadre. I giallorossi grazie alla doppietta di Mancini continuano a sognare un posto Champions dopo una stagione tra alti e bassi ma senza mai mollare un colpo. Dall'altra parte del Tevere, invece, la sensazione è quella di un lento declino senza possibilità di risalire. Almeno finché le cose, nelle sfere alte del club, non cambieranno. All'Olimpico in un mezzogiorno piuttosto fresco per il periodo, va in scena un derby non bellissimo ma carico di significati. I cinquantamila sugli spalti sono praticamente tutti romanisti, eccetto i circa 800 laziali che in controtendenza con la protesta hanno occupato i seggiolini dei distinti Nord. La Roma si presenta senza Koné e Pellegrini (entrambi in tribuna) e con un 3-4-1-2 ricco di centrocampisti che cambierà forma più volte nel corso del match. Dall'altra parte tante assenze, tra cui quella del portiere Motta che lascia la difesa dei pali all'esordiente Furlanetto, e un tridente insolito con Cancellieri, Dia e Noslin.

Partita bloccata, lenta e piena di errori. I giallorossi, probabilmente per l'assenza di giocatori col cambio di passo e con un Wesley spento, non azzannano la patita e i biancocelesti di Sarri provano a sfruttare gli spazi ma senza sfondare. La prima occasione è per i "padroni di casa" ma il protagonista è Tavares, che per anticipare Malen per poco non beffa Furlanetto, reattivo nella respinta. Poi un paio di buone chance per la Lazio: la prima con Gila su corner, la seconda col diagonale di Noslin pescato da un ottimo Dia, che fa soffrire parecchio N'Dicka. Proprio sull'occasione dell'olandese il difensore sente tirare il flessore ed è costretto al cambio. Gasperini sceglie Rensch con Celik che torna tra i centrali. Pochi minuti dopo il primo urlo dell'Olimpico. Corner di Pisilli e testa di Mancini che sblocca una partita tutt'altro che in discesa per la Roma. Al tecnico piemontese, però, la squadra non convince e allora ecco El Shaarawy per Pisilli.

La Roma non parte benissimo neanche nella ripresa ma poi sale in cattedra con i suoi trascinatori, Cristante e Dybala su tutti. Furlanetto nega la gioia del primo gol in un derby all'argentino ma dagli sviluppi dello stesso corner (stavolta battuto proprio dalla Joya) ancora Mancini di testa sotto la Curva Sud che esplode in un boato di gioia. Doppietta per il difensore eroe di giornata e anche terzo gol contro i biancocelesti. Da lì in poi è gestione per la Roma. Al 70' Rovella reagisce a un contrasto e accende una mischia dove Maresca tira fuori un rosso per parte: oltre al laziale espulso anche Welsey (assenza pesante per Verona). Soulé in combutta con Dovbyk (che rientrava da un'assenza di quattro mesi) sfiorano il tris, ma la vittoria, nella ripresa, per Gasperini non è mai in discussione. Il secondo successo nella stracittadina vale al tecnico il sorpasso alla Juve al quarto posto con il destino che nell'ultima partita a Verona, torna incredibilmente nelle mani sue e della squadra. Sarri dall'altra parte esce ancora sconfitto dopo il ko di settembre e medita sul futuro. Senza tifosi e senza speranze: l'avvenire biancoceleste è avvolto in un'oscurità che preoccupa. L'altra parte della città gode e spera: domenica al Bentegodi c'è l'occasione di tornare in Champions. Mai come stavolta, vietato sbagliare.


La Gazzetta dello Sport titola: “Il derby del sorpasso”. Continua il quotidiano sportivo: “Supera la Lazio e sale al 4° posto, con 3 punti è dentro. Doppietta di Mancini di testa, espulsi Rovella e Wesley, buon Dybala: quarta vittoria di fila, l’ultimo ostacolo è la trasferta di Verona”.

Derby vinto e Champions in pugno. Cosa poteva pretendere di più la gente della Roma? Forse un gol di Dovbyk, a secco e infortunato dalla Befana, ma il suo tiretto è finito sul palo. Forse la rete d’addio di El Shaarawy, invocato da tutto lo stadio, ma la sua occasione è finita a lato, però dopo è stato portato in trionfo ugualmente. Il tutto negli ultimi minuti, quando ormai i giallorossi sono certi del successo e del rientro fra le prime quattro. Il giro di campo finale, con 50 mila spettatori in piedi, è un saluto per la stagione che si sta chiudendo con un epilogo piacevole quanto inatteso un mese fa.

Le conseguenze. Queste sono le istantanee calde di un mezzogiorno di passione all’Olimpico. Nel resto, la qualità della partita non è eccelsa, ma dopo un primo tempo macchinoso, la Roma nella ripresa legittima il successo. Andrà a Verona padrona del suo destino, dopo il sorpasso sulla Juve. In giorni come questi, Gian Piero Gasperini ha la sua storia scritta in faccia. Se gli avessero detto l’estate scorsa che sarebbe arrivato all’ultimo turno con la Champions in tasca, avrebbe sorriso per la soddisfazione e il compiacimento. Adesso si inchina sotto la curva: da solo, per il tributo. Gasp si è preso tutto il potere nel club, deciderà ogni mossa con i Friedkin, e al ruolo onnicomprensivo può aggiungere anche i risultati, la coppa dei milioni. Sembra quasi che sia finito ieri il campionato della Roma, probabilmente perché la quarta vittoria consecutiva le dona un senso di invincibilità. Non sarà il Verona retrocesso a travestirsi da Lecce 86? Si vedrà domenica.

I motivi. In un derby smunto, troppo influenzato dalle ultime vicende della Lazio, nervoso come da copione con i 20 falli del primo tempo e la rissa generale che costa il rosso a Rovella e Wesley (75’), decidono i calci d’angolo. Gianluca Mancini entra nelle statistiche delle sfide capitoline con una doppietta di testa, saltando nella stessa posizione per due volte, fendendo le pieghe larghe della zona laziale. Nel primo tempo piace di più la Lazio ma è la Roma a chiuderlo in vantaggio perché l’altra possibilità, sempre da corner, di Gila va fuori di poco. Mancini invece piazza l’1-0 vicino al palo. Ma decidono anche i dettagli: Malen potrebbe giocare la palla che sta per finire in corner, ma preferisce farla uscire. Mancini è a terra a centrocampo, ma si rialza zoppicando e piomba in area. Tutte le difficoltà della Roma vengono così dimenticate all’intervallo. Gasp riesce a dare più respiro e profondità alla manovra nella ripresa, con El Shaarawy per Pisilli. Il raddoppio nasce da una deviazione eccellente di Furlanetto, portiere debuttante e migliore dei suoi, su una punizione di Dybala. Angolo e 2-0. Poi la Roma potrebbe dilagare quando in 10 contro 10 la Lazio si è sciolta, ma Furlanetto la ferma.

Le sentenze. Il successo della Roma è meritato. La Lazio si rammarica per le chance non sfruttate a metà primo tempo, quando il 4-3-3 sarriano copre bene il campo, però manca di cattiveria nell’avvicinarsi a Svilar. Superiore nelle verticalizzazioni (154-122) la banda di Sarri si perde poi nella finalizzazione e riesce a tirare solo 4 volte dentro l’area contro le 12 della Roma. Alla quale può bastare anche la giornata ordinaria di Malen, mentre Dybala cerca di meritarsi il rinnovo e convince con alcune giocate al velluto, pur fra qualche pausa. La Roma arriva a Verona con l’entusiasmo dei sopravvissuti e il suo calcio impastato di concretezza. Può bastare per entrare nella grande Europa.


• Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara.

“E Sarri prepara l’addio” titola il quotidiano romano. Dal tecnico della Lazio prime parole che sanno di divorzio “Io mai ascoltato così non si può. Se i piani non collimano non serve andare avanti”.

È finita se parla così. Sarri ha iniziato a sfilarsi, a togliersi sassolini: "La situazione di quest’anno non mi è piaciuta, sono stato ascoltato zero, magari non è contenta nemmeno la società. Finiamo il campionato e sentiamo se hanno qualcosa da dirmi". Non proprio un invito alla conciliazione in vista dell’incontro con Lotito, più parole da ex. Sarri non rimarrà da allenatore-comparsa: "Di programmi futuri a me non ha parlato nessuno. Chiaro, ogni allenatore vorrebbe avere più voce in capitolo". Rimarrebbe per i tifosi, ma non può rivivere un anno di strappi con la società: "Si deve parlare in maniera separata dell’ambiente e della società. A livello ambientale avrei voglia di rimanere, mi sento parte integrante. A livello societario se i piani non collimano è inutile continuare ad andare avanti. Bisogna distinguere i due aspetti". Tre ko di fila, due con l’Inter, ieri il derby. La settimana che rispecchia una stagione: "Quando perdi una finale e dopo poco un derby non è un momento semplice dal punto di vista mentale per i giocatori. Un po’ di rammarico c’è per mercoledì, potevamo fare una partita più coraggiosa", l’ammissione di Mau. Non si è fatto sconti: "Purtroppo sono abbastanza abituato a perdere le Coppe nazionali, probabilmente ci metto anche del mio. Fa più male perdere il derby perché lascia un po’ di rottura".

L’analisi. Tante domande sul futuro, Sarri ha chiesto di parlare della partita: "Abbiamo fatto 60’ di buon livello, ci siamo trovati sotto per colpe nostre. Sul primo gol abbiamo commesso un’ingenuità clamorosa battendo il calcio di punizione con Marusic ancora a terra. Sui due angoli la sensazione è che loro hanno attaccato la palla e l’avversario, noi abbiamo subito. La palla non è stata aggredita. Con questi saltatori così rischi". In dieci la Lazio ha perso i pochi riferimenti che aveva: "Loro hanno fatto meno fatica di noi a risistemarsi, ma fino a quel momento la Lazio meritava molto di più". La sua prima Lazio, la Lazio di oggi. Differenze nette: "Quella era molto più qualitativa. Se l’anno prossimo sarà davvero l’anno uno è da vedere, ci sono tanti giocatori in scadenza". Sarri, per restare, vorrebbe i tifosi accanto alla squadra: "Riconquistare i tifosi è un qualcosa che non so da cosa possa dipendere, noi dobbiamo fare risultati più importanti ma ci sono cose che vanno al di là dei risultati e io e i ragazzi penso che non ci possiamo fare più di tanto. Sicuramente nel lungo periodo è una situazione ingestibile".

La Lega. Prima del derby aveva riparlato della provocazione lanciata in settimana attaccando la Lega: "Non venire? La mia era una provocazione, non avrei lasciato da soli i miei giocatori nella bolgia, ho troppo rispetto per loro. Ho espresso la mia opinione sulla Lega che non sta gestendo al meglio il nostro campionato e il nostro prodotto, che è già in difficoltà di suo. Non parlo pro Lazio, ma pro calcio. Poteva essere una giornata su cui confezionare un prodotto per risalire nell’opinione pubblica mondiale. Due derby di Roma, uno giocato alle 12.30 a 30 gradi all’ombra e uno alle 12. Nel campionato Primavera la prima partita la Lazio l’ha fatta il 16 agosto a mezzogiorno, l’ultima venerdì alle 11, la tribuna era vuota. Non si può pretendere che ragazzi che giocano in questo contesto possano essere pronti dopo sei mesi per giocare a San Siro. Io parlo per il bene del calcio, il bene della Lazio ce lo dobbiamo fare da soli. Troppa politica sportiva, poco calcio".


In un altro articolo le parole di Marusic. Adam senza filtri: "Da tutti il massimo, ma serve di più”. Marusic oltre il derby: “Siamo delusi, senza tifosi è dura. E quanti infortuni Ora pensiamo al Pisa e poi si vedrà. Mai tanti problemi alla Lazio”.

Senza filtri e con più di qualche alibi. Marusic si è presentato così, davanti ai microfoni, con il peso della sconfitta e quello di un’intera stagione travagliata sulle spalle. Quasi un decennio alla Lazio, e parole che raccontano più di qualsiasi analisi tattica: "In nove anni che sono qui non ho mai visto così tanti problemi".

Partita. È una frase che fotografa l’annata biancoceleste. Non solo per il risultato del derby, ma per tutto quello che c’è stato intorno. Assenze, infortuni, il blocco del mercato, una squadra spesso costretta a reinventarsi, e soprattutto uno stadio senza la sua gente. "Giocare senza tifosi è pesante per noi", ha aggiunto il montenegrino, riportando al centro un tema che ha accompagnato ogni partita casalinga, compreso il derby formalmente "in trasferta": "Era una partita che valeva più di tutte, c’è molta delusione da parte nostra". Eppure, nonostante tutte le problematiche, almeno all’inizio la Lazio aveva dato segnali diversi: "Abbiamo avuto l’approccio giusto, dimostrando di poter giocare con tutti, con determinazione e voglia nel primo tempo. Poi i due calci d’angolo ci hanno fatto male".

Analisi. La squadra ha lottato, ma non è bastato. E allora Marusic allarga il discorso, andando oltre i novanta minuti del derby: "È stata una settimana difficile, c’è tanta delusione da parte di tutti. Ognuno di noi deve trovare forza ed entusiasmo, fa parte del calcio. Dobbiamo lavorare di più, perché alla fine si può cambiare tutto". Il suo è un richiamo collettivo, non individuale. Nessuno escluso. "Ognuno di noi ha dato il massimo in questa stagione, ma si può fare sicuramente di più. La parte più difficile sono stati gli infortuni. Abbiamo perso uomini importanti ed era complicato giocare". Condizionate le scelte di Sarri, le rotazioni e il rendimento. Marusic però difende il gruppo: "Ogni ragazzo che ha giocato ha dato sempre il massimo, abbiamo un gruppo sano".

Pisa. Nel mezzo della difficoltà, anche una nota positiva. Il montenegrino, da colonna dello spogliatoio, ha speso parole importanti per Furlanetto, chiamato in causa in un contesto complicato: "È un ragazzo umile, non era facile. Gli faccio tanti complimenti, è stato bravissimo". Ma il futuro incombe e l'obiettivo è chiudere dignitosamente la stagione. "Dobbiamo trovare entusiasmo e pensare alla prossima partita col Pisa, poi vedremo come sarà la situazione. Dobbiamo capire dove abbiamo sbagliato e non ripetere gli errori". Marusic non cerca scuse. Ci mette la faccia, ancora una volta.




La formazione biancoceleste:
Furlanetto, Gila, Cancellieri, Provstgaard, Basic, Nuno Tavares; Noslin, Dia, Taylor, Rovella, Marusic
La formazione iniziale biancoceleste in grafica



► Per questa partita il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri ha convocato i seguenti calciatori:

I convocati in grafica



Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/
Dal sito http://www.legaseriea.it/it/serie-a/



• La classifica dopo la XXXVII giornata del campionato di Serie A:

Classifica Punti GG V N P GF GS DR Punti C VC NC PC Punti F VF NF PF
Inter 86 37 27 5 5 86 32 54 45 14 3 2 41 13 2 3
Napoli 73 37 22 7 8 57 36 21 40 12 4 2 33 10 3 6
Roma 70 37 22 4 11 57 31 26 42 13 3 3 28 9 1 8
Milan 70 37 20 10 7 52 33 19 32 9 5 4 38 11 5 3
Como 68 37 19 11 7 61 28 33 36 10 6 3 32 9 5 4
Juventus 68 37 19 11 7 59 32 27 37 10 7 2 31 9 4 5
Atalanta 58 37 15 13 9 50 35 15 33 9 6 4 25 6 7 5
Bologna 55 37 16 7 14 46 43 3 21 6 3 9 34 10 4 5
Lazio 51 37 13 12 12 39 39 0 27 7 6 5 24 6 6 7
Udinese 50 37 14 8 15 45 47 -2 23 6 5 8 27 8 3 7
Sassuolo 49 37 14 7 16 46 49 -3 29 9 2 8 20 5 5 8
Torino 44 37 12 8 17 42 61 -19 27 8 3 7 17 4 5 10
Parma 42 37 10 12 15 27 46 -19 18 4 6 8 24 6 6 7
Fiorentina 41 37 9 14 14 40 49 -9 20 4 8 6 21 5 6 8
Genoa 41 37 10 11 16 41 50 -9 22 6 4 9 19 4 7 7
Cagliari 40 37 10 10 17 38 52 -14 25 7 4 8 15 3 6 9
Lecce 35 37 9 8 20 27 50 -23 17 4 5 9 18 5 3 11
Cremonese 34 37 8 10 19 31 53 -22 16 3 7 8 18 5 3 11
Verona 21 37 3 12 22 25 59 -34 8 1 5 12 13 2 7 10
Pisa 18 37 2 12 23 25 69 -44 10 2 4 13 8 0 8 10





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