Cronache ed eventi prima della finale di Coppa Italia del 26 maggio 2013 - p. 4



Il logo della Lega Calcio per l'evento
La maglia ufficiale della formazione biancoceleste per la gara di finale della Coppa Italia 2012/13
Il pallone ufficiale usato nella finale
La Coppa Italia 2012/13, per la prima volta nella storia della manifestazione contesa dalle due principali squadre romane

Stagione

La gara Roma-Lazio 0-1 del 26 maggio 2013

La conquista della Coppa Italia 2012/13


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In questa pagina riportiamo gli articoli concernenti la cronaca, gli eventi ed i commenti pubblicati dagli organi di stampa nella giornata di domenica 26 maggio 2013, data di disputa della storica finale di Coppa Italia tra Roma e Lazio allo stadio Olimpico di Roma.


Domenica 26 maggio 2013

Dal Corriere dello Sport:

"Dovete perdere altrimenti vi ammazziamo". Minacce di morte, le ha denunciate la Lazio. E' successo venerdì a Formello, alcuni giocatori hanno ricevuto telefonate intimidatorie. Le chiamate sono partite da un numero sconosciuto, non è apparso sui display: "Le minacce sono arrivate ieri (venerdì, ndr) a 3-4 giocatori, non è piacevole sentirsi dire "dovete perdere altrimenti vi ammazziamo". La Lazio ha già denunciato tutto, la formalizzazione avverrà però dopo la partita. Sono degli scriteriati, i tifosi veri diano vita a una festa di sport. Questo non collima con un derby all'insegna del rispetto delle regole e della correttezza", è l'accusa lanciata da Lotito attraverso i microfoni del Tg1. La denuncia alle autorità competenti in realtà non è stata ancora presentata, verrà fatto dopo il derby, al massimo domattina. Il presidente ieri si è messo subito in contatto con la Digos, ma la segnalazione non equivale alla querela. Lotito ha parlato di 3-4 calciatori intimiditi, tra questi c'è il portiere Federico Marchetti. Si sono fatti anche i nomi di Floccari e Candreva, non sono arrivate conferme. La Lazio ha preferito posticipare la presentazione della denuncia per non distrarre ulteriormente la squadra, già turbata per l'accaduto. La querela per minacce dovrà essere presentata dai calciatori che hanno subito l'intimidazione: dovranno indicare l'orario in cui hanno ricevuto la telefonata e il suo contenuto. In questo modo, accedendo ai tabulati telefonici, si procederà all'individuazione del chiamante.

La situazione è tenuta sotto osservazione anche dalla Procura Federale, ieri sera non aveva ricevuto segnalazioni da parte del club biancoceleste, ma è mobilitata. Le agenzie di stampa hanno battuto la notizia riprendendo le dichiarazioni del presidente Lotito, in Figc stanno seguendo la vicenda con attenzione, potrebbe scattare un'inchiesta. La notizia delle intimidazioni s'è diffusa ieri mattina, la Lazio ha affrontato l'argomento per la prima volta alle 15. Il responsabile della comunicazione, Stefano De Martino, ha aperto la conferenza stampa di Petkovic e Mauri puntualizzando i fatti: "Prima di iniziare la conferenza stampa vi informo che rispetto alle notizie che si sono diffuse sulla rete qualche ora fa, circa le minacce ricevute dai calciatori della Lazio su utenze telefoniche private, la società insieme ai diretti interessati, ha informato immediatamente le autorità competenti dell'accaduto, è stato consegnato tutto a chi di dovere".

Si può scomodare il termine imbarazzo per fotografare lo stato d'animo che scorreva lungo un filo tra il Viminale e la Questura da quando è arrivata la denuncia pubblica della società biancoceleste: soprattutto perché sarebbe stato gradito – questo è trapelato dagli uomini della sicurezza – che prima di dare rilevanza pubblica ai fatti fosse già arrivata la formalizzazione degli atti nei luoghi deputati: che nel frattempo sono stati tempestati di telefonate senza poter confermare nulla (e il fatto in sé sarebbe talmente grave da richiedere invece indagini approfondite immediate, è stato detto). E invece pare che oltre una telefonata del presidente della Lazio al dirigente della Digos non ci sia stato. Il problema trapelato dagli organismi della sicurezza, è che senza una denuncia scritta e dettagliata (e non postuma, come ha annunciato il presidente Lotito), la spiacevole sensazione che resta è quella di una gravissima ombra gettata dopo il grande lavoro che è stato fatto per arrivare all'evento attraverso iniziative condivise, con il concorso della Lega, dei club stessi e dei loro calciatori per far passare il messaggio di un derby sereno. E al di là del messaggio, quanto è effettivamente emerso anche dall'attività investigativa preventiva, non fa ombre o sospetti di rischio sicurezza su questo derby, almeno alla vigilia. Si potrà avere la stessa sicurezza ora? C'è solo da augurarselo. Anzi, vogliamo crederci ancora fermamente.


Derby di massima sicurezza. Preparato, pensato, messo nelle condizioni di poter essere una festa. La macchina dell'ordine pubblico operativamente si è mossa senza sosta nell'ultima settimana. Ma il lavoro era cominciato molto prima. All'indomani dell'8 aprile, derby di ritorno di campionato, quando ancora la finale di Coppa Italia non era scritta, si poteva solo supporre, senza ancora certezze, che proponesse il terzo derby capitolino dell'anno, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro lanciò un segnale forte, conseguenza degli incidenti occorsi nel pomeriggio della gara (serale) tra opposte tifoserie: "Mai più un derby di sera". Il messaggio fece discutere, aprì un dibattito, un contraddittorio con punti di vista discordanti, con lo sport e il calcio da una parte ad adeguarsi a fatica, fino a dire fuori dai denti che l'eventuale scelta sarebbe stata sopportata, non troppo condivisa. Quando poi è stato ufficializzato il derby, è venuto fuori anche il discorso della concomitanza con le elezioni amministrative, le indicazioni del sindaco in carica che avrebbe voluto una data diversa dal 26 maggio per giocare la finale, la Lega irremovibile sul giorno già fissato. Il discorso degli impegni commerciali con Rai e sponsor che un suo peso, visto dalla parte della Lega e delle eventuali azioni che sarebbero potute partire a suo carico, lo aveva. Sono stati giorni di confronto, di scambi di lettere, di telefonate: e si è arrivati a una decisione condivisa, quella di lasciare ferma la data, il 26 maggio, ma di anticipare l'orario dalle 21 alle 18, per evitare – raccomandazione fatta subito dal prefetto Pecoraro – che la gara si svolgesse di notte e i festeggiamenti arrivassero al mattino dopo.

A fronte di questi timori tutto quel che si è mosso attorno a questo derby è stato improntato alla condivisione tra i club e i giocatori che in diverse circostanze e iniziative hanno trascorso porzioni di mattine o pomeriggi insieme (quelli da Papa Francesco e dal presidente della Repubblica Napolitano i momenti più alti). Per creare le condizioni migliori. "Perché sia una festa". Uno spot? Molto più che uno spot. Un obiettivo. Per il prefetto Pecoraro, il questore Della Rocca, il presidente del Coni Malagò, il presidente della Lega Beretta, il primo dirigente della Polizia di Stato Roberto Massucci, vice presidente operativo dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive e responsabile per conto della Lega, ente organizzatore dell'evento, della sicurezza dentro lo stadio. Duemila agenti fuori lo stadio (un migliaio della Questura e altrettanti di rinforzo dai vari reparti d'Italia), tra l'area riservata e le zone nevralgiche intorno all'impianto e 1.200 steward (600 di Roma e Lazio e altrettanti da varie città d'Italia) coordinati da 9 delegati alla sicurezza, i due delle società romane e 7 da Bologna, Verona, Parma, Torino, Modena, Firenze e Napoli.

Dalle 9 partirà il divieto di parcheggio e dalle 13 l'interdizione al traffico per le seguenti vie: viale Giuseppe Volpi, piazzale della Farnesina, piazza Lauro De Bosis, lungotevere Maresciallo Diaz, piazzale Maresciallo Diaz, largo Maresciallo Diaz, via Edmondo De Amicis,via del Campeggio, largo Ferraris IV, viale Tommaso Tittoni, viale Paolo Boselli, via Mario Toscano compresa area di parcheggio, via Salvatore Contarini compresa area di parcheggio, via dei Monti della Farnesina per un tratto di mt. 200 dall'intersezione con largo Ferraris IV, lungotevere Maresciallo Cadorna; via Roberto Morra di Lavriano compreso il parcheggio lato distributore di carburante; viale dei Gladiatori; viale delle Olimpiadi; Ponte Duca D'Aosta; piazzale Maresciallo Giardino (su viale della Macchia della Farnesina, via dei Robilant, piazzale dello Stadio Olimpico, viale dello stadio Olimpico e via Antonino di San Giuliano le interdizioni verranno attuate a vista). Cancelli aperti alle 14,30 (con due fan area dalle 16 in Curva Sud e Curva Nord) e strade di accesso allo stadio rigorosamente divise tra le due tifoserie: ai romanisti ponte Duca d'Aosta, ponte della Musica, via delle Olimpiadi, via dei Gladiatori e via Franchetti; ai laziali Ponte Milvio, piazzale Dodi, via Boselli e Curva Nord.


Sei giocatori della Roma e altrettanti della Lazio sottoposti ai controlli antidoping a sorpresa del Coni prima della finale di Coppa Italia. Gli stessi controlli erano stati effettuati anche nella passata edizione della Coppa in occasione della finale tra Juventus e Napoli. Una procedura normale, scontata. Si fanno i controlli in ogni sport, anche nel calcio. C'è stata semplicemente un po' di tensione nel caso della Lazio, perché i medici ispettori del Coni sono piombati venerdì pomeriggio nel ritiro di Norcia. La squadra biancoceleste, subito dopo pranzo, era in partenza per rientrare al centro sportivo di Formello e si è ritrovata i medici sul pullman che chiedevano di procedere subito ai controlli. La società biancoceleste, dopo qualche discussione, ha chiesto e ottenuto che i controlli fossero eseguiti in serata a Formello. Ieri pomeriggio erano trapelate alcune indiscrezioni (totalmente infondate) secondo cui la Lazio si sarebbe rifiutata di sottoporsi ai controlli. In realtà sono stati eseguiti dopo il viaggio di rientro da Norcia. L'equivoco alla base è nato dalle incertezze che hanno avvolto il periodo di ritiro della Lazio. Inizialmente la squadra biancoceleste sarebbe dovuta restare a Norcia sino a ieri mattina. I medici del Coni, quando sono arrivati in Umbria, pensavano di trovare ancora la Lazio all'hotel Salicone e non sul pullman in partenza.


Sorpasso in volata e forse non perché Dias sarebbe stato bloccato da un leggero mal di schiena dopo l'allenamento di venerdì. Ieri stava benissimo e ha partecipato alla rifinitura senza difficoltà. Petkovic, però, gli ha preferito Lorik Cana. L'albanese, nelle prove generali del derby, faceva coppia con Biava. Test attendibile, perché si trattava della linea difensiva titolare. Konko a destra, Biava e Cana centrali, Radu a sinistra. Il dubbio, in mezzo alla difesa, esisteva dall'inizio della settimana e Petkovic, durante il ritiro di Norcia, ha ruotato tutte le possibili coppie. L'unico del reparto a non essere entrato minimamente in corsa è il francese Ciani, che ieri nella partitella è stato schierato accanto a Dias nel blocco alternativo completato da Pereirinha e Crecco. La rifinitura doveva servire soprattutto per verificare le condizioni di Gonzalez. L'uruguaiano si è allenato con il gruppo, ha giocato anche la partitella, sta meglio e sarebbe disposto a scendere in campo con un'infiltrazione antidolorifica.

Ritmi blandi, ma il test ha avuto una risposta positiva. Petkovic parlerà con il giocatore e prenderà una decisione questa mattina. Gonzalez è un tipo che giocherebbe anche con una gamba sola e la sua esperienza sarebbe fondamentale. Scelta delicatissima e ballottaggio aperto. Ieri sera, però, Eddy Onazi era ancora in leggero vantaggio e sembrava destinato a entrare nel blocco dei titolari completando il pacchetto dei centrocampisti con Hernanes e Ledesma. Il playmaker italo-argentino si muoveva a contatto di Biava e Dias, perno arretrato della manovra. Modulo confermato, anzi scontato: 4-1-4-1. E dall'altra parte del campo correvano Candreva sulla fascia destra, Onazi ed Hernanes nel ruolo di interni, Klose davanti. Il tedesco come unico terminale offensivo confidando negli inserimenti e nei tagli degli esterni. Ederson, Mauri e Floccari i primi cambi per provare, se necessario, ad aggiungere peso e fantasia all'attacco.


Sorrideva quando ha visto i suoi giocatori scherzare con il pallone tra le mani all'inizio della rifinitura. S'è sforzato per riportare durante il ritiro di Norcia quel sorriso che la Lazio sembra aver smarrito in questo finale di stagione con il freno a mano tirato. E' il sorriso, abbinato alla concentrazione, la chiave per vincere la Roma. Vlado ha chiesto ai suoi ragazzi di scendere in campo con il piacere e il gusto di giocarsela questa partita. Divertirsi. Senza pensare a cosa significherebbe perdere la Coppa Italia e l'ingresso in Europa League. Il modo migliore per battere prima la paura e poi la Roma. Ecco cosa ha raccontato Petkovic, che alla prima stagione italiana può subito vincere un trofeo.

La Lazio viene dal ritiro di Norcia. Come vi siete avvicinati al derby? "Dopo quello che ho visto negli ultimi giorni, sono soddisfatto di come la squadra ha risposto sul campo e si è compattata nel mini-ritiro di Norcia. Sono sicuro che questo spirito di gruppo ci darà una mano per vincere la partita".

Quanto vale la Coppa Italia? "Vale tanto, vincere una competizione non è mai facile. Non hanno avuto tutti la fortuna di potersela giocare. Sono orgoglioso del cammino della Lazio, abbiamo sbagliato qualcosa, ci aspettavamo di più. Ma vincere la Coppa Italia darebbe ancora maggior valore alla stagione".

E' orgoglioso di guidare la Lazio? "Sono molto orgoglioso di guidare la Lazio, per 10-11 mesi questi giocatori hanno dato tutto, compiendo tanti sacrifici in Europa e in Italia. Hanno lavorato tanto. Meritano un successo nel derby. Per me è molto importante scendere in campo e divertirsi, dovremo avere il piacere di giocare, con la consapevolezza che siamo forti. Dovremo restare positivi per 90 minuti, abbiamo tutte le carte in regola per vincere".

Settimo posto con il sorpasso finale della Roma. L'epilogo può avere un'incidenza sul derby? "Abbiamo un triplo obiettivo. Il primo è entrare in Europa League. Il secondo è vincere un derby molto sentito, il terzo conquistare una Coppa che vale tantissimo. Ora, però, è importante non pensare a tutto quello che significa la partita, ma solo ad offrire una buona prestazione. Se facciamo così, se giocheremo con questo pensiero, avremo la possibilità di raggiungere questi obiettivi".

Conterà il risultato di questa partita sul futuro di Petkovic? "No, non penso che c'entri tantissimo. Ogni allenatore dipende dai risultati, faremo le valutazioni alla fine della stagione. Come i ragazzi, vedo l'opportunità di entrare nella storia, vincere il trofeo e finire la stagione in modo molto positivo".

C'è stato del nervosismo nei giorni scorsi? "Un po' di nervosismo ci deve essere, è normale, sarebbe brutto se i giocatori non sentissero la partita. A Norcia ho visto segnali positivi, il gruppo è riuscito a compattarsi, a respirare insieme, si è visto quando abbiamo cenato insieme uno spirito combattivo e sereno da portare in campo".

Se la Lazio perdesse, sarebbe una stagione fallimentare? "Non penso fallimentare, ma di sicuro deludente. Siamo arrivati molto vicini al traguardo in tutte le competizioni, ma non siamo andati sino in fondo in Europa e in campionato per tanti motivi, non solo nostri. Ora dobbiamo guardare in modo positivo e cercare di fare tutto per vincere questa ultima sfida".

Tanti gol presi sui calci piazzati. Ci avete lavorato a Norcia? "E' mancata la concentrazione. Ci siamo esercitati anche in fase di non possesso palla, sappiamo bene quanto i dettagli possano decidere una partita".

Conterà di più l'esperienza, il gioco o la condizione fisica? "L'aspetto principale è la testa. Gestire bene le situazioni tecnico-tattiche parte dalla testa, dalla capacità di assorbire le tensioni provocate da una finale di Coppa e da un derby. Dovremo crederci sino in fondo".

Perché negli ultimi tempi Mauri non è entrato nella sue scelte? "Già da qualche mese Stefano è stato assente per cause reali legate agli infortuni. Da quell'incidente banale con il Napoli di inizio febbraio non è mai tornato al 100 per cento. Ora si avvicina a questa quota e spero che nel derby possa darci una mano".

L'attesa può rappresentare un limite o uno stimolo? "A questi livelli, perché si gioca un derby in una finale di Coppa Italia, non ho mai avuto modo di confrontarmi, ma ho diverse finali di Coppa oppure per stabilire una promozione. Lo so cosa mi aspetta. La pressione si deve trasformare in uno stimolo per dare il massimo e vincere".

Cosa pensa del mental coach? "Una terza persona può vedere in modo oggettivo diversi movimenti che nascono all'interno di una squadra. Ho avuto modo di lavorare per 2-3 anni con una persona del genere, che faceva bene come sta facendo bene questo mental coach. Ci aiuta ad analizzare le doti, la personalità degli uomini per trasformare e capire il collettivo in modo omogeneo. E' un processo appena iniziato e c'è tanta volontà di approfondire. Sia per me come allenatore, sia a livello individuale per i giocatori. Sono maniere positive, innovative, si usano tanto in altri sport, nel calcio meno. Possono aiutare tanto per lo sviluppo dell'atleta e della squadra".


L'onore di alzare al cielo la Coppa spetta al capitano. E' il prescelto, è il primo a prenderla, a tenerla in mano, a farsi abbagliare dalla sua luce mentre la bacia. Nel 2009 toccò a Rocchi e Ledesma, la consegnarono a loro, la alzarono in tandem. Mauri, il capitano di oggi, sogna il podio, che giochi o non giochi dall'inizio vuole esserci sul primo gradino: "E' la partita più importante della mia carriera, ho giocato altre finali di Coppa con la Lazio, ma questa, per ciò che riveste a livello locale e italiano, è storica. Lo è per Roma e per l'Italia, un Roma-Lazio così non s'è mai visto". La tensione è forte, ti toglie il fiato, bisogna saperla gestire: "Come si prepara una partita così? Non bisogna essere troppo tranquilli, c'è parecchia tensione, va gestita e trasformata in carica positiva, bisogna sfruttarla in campo". E' una finale unica, dal valore triplo, scriverà una pagina di storia incancellabile: "Vincere un trofeo è importante, ti dà la possibilità di partecipare alla Supercoppa e di entrare in Europa League".

Mauri c'era nel 2009, ma la finalissima contro la Sampdoria la guardò dalla panchina: "La squadra di oggi è più forte rispetto a quella, l'ha dimostrato nei campionati scorsi e in quello appena concluso". Dalla Sampdoria di Mazzarri alla Roma di Andreazzoli, è tutta un'altra finale: "Rispetto al 2009 cambia l'avversario, sarà una partita strana, una finale-derby da disputare a Roma. Ci sono molte pressioni, è una gara difficile da affrontare, dovremo giocarla anche per tutto l'ambiente che ci circonda. Sarà più difficile scendere in campo e disputarla, ma so che la Lazio è pronta. Abbiamo preparato bene il match, andremo in campo con la convinzione di potercela fare". Dentro la Coppa c'è tutto, onore, ambizione, supremazia cittadina, Europa. La Lazio era partita a razzo, ha chiuso male l'annata: "Le ambizioni erano alte, ci sono stati dei momenti negativi, potevamo fare meglio. Resta questa finale, è da vincere, permette di raggiungere tre obiettivi in uno". I bilanci si faranno domani, il capitano, in caso di sconfitta, non butterebbe tutto: "Eravamo vicini alla Juve al termine del girone di andata, per una serie di motivi le cose sono andate un po' male, siamo anche usciti dall'Europa League. La finale può raddrizzare la stagione, ma non va buttato ciò che è stato fatto".

Mauri non sa se giocherà, farebbe di tutto per esserci: "Sono guarito, sto bene, mi sono curato all'estero per rientrare nelle ultime partite". Gli è stato chiesto se sarà in campo, accanto a lui nella sala conferenze dell'Olimpico c'era Petkovic, deciderà il tecnico: "Sono a disposizione, qui c'è il mister, forse la domanda andava rivolta a lui...". La Lazio sa dove colpire la Roma e sa quali errori andranno evitati: "Conosciamo i punti di forza della Roma e i punti deboli nostri, dirli qui non è il caso". Sarà un derby eterno, sia uno spettacolo, comunque andrà: "C'è tanta attesa, spero sia uno spettacolo in campo e che rimanga tale fuori senza che si verifichino eventi spiacevoli. Roma e i tifosi romani, laziali e romanisti, devono dimostrare di essere grandi, gente civile e tranquilla". Il ritiro di Norcia, l'aiuto del mental coach, gli effetti sono stati benefici: "Il mental coach è una figura importante, tante sfumature non si conoscono, avere una persona che ti insegna a gestirle è utile. E' un lavoro lungo, va affrontato passo dopo passo, ci ha dato una mano e ce la darà anche in futuro". La conferenza stampa s'è aperta con la domanda di un giovane calciatore, rappresentava le squadre degli oratori che oggi scenderanno in campo prima dei big. Il piccolo ha chiesto un consiglio, e Mauri: "Divertitevi, è questo il consiglio. Il calcio rimane un gioco, un ragazzo deve divertirsi con gli amici, poi viene il resto...".


E venne il giorno. Derby di Coppa Italia, nel nome di Roma. Una finale, una sfida, uno stadio tutti romani. Non s'è mai vista una partita così, non l'avremmo potuta immaginare. Roma-Lazio è tutto, è un derby eterno, figlio di una domenica infinita. Sarà trasmesso nel mondo, sono stati accreditati 500 giornalisti (stampa, radio e tv). La Lega ha programmato uno show, sarà l'antipasto della partitissima. I cancelli dell'Olimpico saranno aperti alle 14.30, lo spettacolo in campo inizierà alle 15. Il derby è stato pensato nell'ottica della sportività, dei valori positivi. Il primo fischio d'inizio vedrà protagonisti i ragazzi degli oratori, disputeranno le finali del torneo "Junior Tim Cup". Al termine delle partitine verrà svolta la premiazione dei baby calciatori, la musica di Radio Italia intratterrà gli spettatori. Sono stati venduti oltre 58 mila biglietti, le ricevitorie saranno aperte sino alle 13, si può arrivare a quota 60 mila.

Alle 17 si entrerà nel vivo della manifestazione, sul palco allestito in campo salirà il cantante sudcoreano Psy col suo corpo di ballo (18 artisti): canterà Gangnam Style (oltre un miliardo e mezzo di visualizzazioni su Youtube) e Gentleman (la sua ultima opera musicale). La Tim, sponsor di Coppa Italia, ha coperto i costi del concerto. I tifosi di Roma e Lazio hanno annunciato fischi sonori, la scelta di invitare Psy non è piaciuta. Alle 17,15 sul rettangolo verde entreranno le squadre per effettuare il riscaldamento. Il ritorno in campo di Roma e Lazio è previsto alle 17,55, le formazioni si allineeranno mentre la Coppa Italia sarà posizionata su un trespolo. I nomi dei giocatori saranno annunciati dagli speaker delle società. Momento sacro, appena le squadre saranno schierate partirà l'Inno di Mameli, lo canterà Malika Ayane, spetterà a lei l'onore: "Sarà emozionante, mi sento di rappresentare tutti gli italiani, spero che in tanti cantino con me. Ci vogliono forza e coraggio ad eseguire, da sola, l'Inno a cappella. Sarà un'esperienza fantastica, coronerà la mia passione sportiva". La partita inizierà alle 18, nell'intervallo si esibiranno le cheerleader e si disputerà il concorso "Tim Challenge". Quattro prescelti (individuati scegliendo alcuni video pubblicati sul web) daranno vita ad una sfida di traverse sotto le Curve: chi le colpirà (da 40 metri) vincerà 10 anni di ricariche telefoniche.

La Coppa Italia è la Coppa del Presidente della Repubblica, ma Giorgio Napolitano non assisterà alla finale. In sua vece ci sarà il presidente del Senato, Pietro Grasso, premierà lui la squadra vincitrice. Il protocollo è deciso: chi vincerà si schiererà a corridoio sotto al palco, renderà onore alla squadra perdente che salirà per prima e ritirerà la medaglia d'argento. I vincenti alzeranno la Coppa al cielo, effettueranno il giro di campo, faranno da sottofondo l'inno societario e l'immancabile "We are the Champions" dei Queen. Roma e Lazio hanno tenuto segreto il programma notturno. La festa, per scaramanzia, per ora è solo da immaginare.


Da La Repubblica:

"Dovete perdere il derby, altrimenti ammazziamo i tuoi figli". L'ultima scintilla nel derby della tensione corre sul filo del telefono. Quattro chiamate da utenze anonime, una dopo l'altra, nel giro di due ore hanno raggiunto, due mattine fa, i cellulari di tre calciatori della Lazio, tra cui il portiere Marchetti e si vocifera l'attaccante Sergio Floccari e l'esterno Antonio Candreva, oltre un membro dello staff tecnico di Petkovic. Frasi dure e inequivocabili: "Contro la Roma dovete perdere la partita. Oppure...". A dare notizia delle minacce subìte dai giocatori è stato il responsabile della comunicazione biancoceleste Stefano De Martino nel corso della conferenza stampa di presentazione della finale di Coppa Italia che per la prima volta nella storia del calcio vede sfidarsi Roma e Lazio. "Un gesto irresponsabile", secondo gli investigatori, quello dell'annuncio davanti a microfoni e telecamere. Anche perché nessuna denuncia formale è stata presentata né al Viminale né alla questura. Solo una telefonata di Lotito al dirigente della Digos, Lamberto Giannini, che senza querela non può iniziare alcuna indagine. Tutto, pare, verrà formalizzato lunedì. Nel frattempo la Procura potrebbe addirittura decidere di aprire un fascicolo contro la Lazio per "procurato allarme".

Una decisione "irresponsabile" e incomprensibile alla vigilia di un derby esplosivo, che coincide, malgrado infinite polemiche sulla data, col giorno delle elezioni comunali e che ha trascinato dentro lo stadio Olimpico oltre duemila, tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, chiamati da varie regioni italiane. Uno schieramento di forze dell'ordine mai visto in nessun evento sportivo italiano. Che l'allerta sia ai massimi livelli lo si respira da giorni in città: lo scorso giovedì pomeriggio a Trigoria, è apparso lo striscione: "O coppa o morto". Non bastavano dunque il valore mai così significativo di una sfida capitolina, l'esperienza, anche recentissima, degli incidenti tra tifoserie proprio tra queste due squadre, gli accoltellamenti registrati negli ultimi derby (il più recente è dello scorso 8 aprile) e la concomitanza con la chiamata al voto di oltre due milioni di romani. La notizia delle intimidazioni, che ha iniziato a circolare via etere, ha alzato ancora di più l'asticella della tensione. La voce di Radio Radio, che aveva inquietato la mattinata capitolina, si è trasformata in una conferma nel primo pomeriggio dalla sala stampa dell'Olimpico. A gettare acqua sul fuoco ieri ci hanno pensato le forze dell'ordine che a più riprese hanno sottolineato come le tifoserie organizzate siano d'accordo per evitare scontri prima del match: allo stadio arriveranno in cortei separati e da direzioni opposte evitando contatti.

Per il dopo però, quando una delle due squadre festeggerà il trofeo, la preoccupazione è altissima. Gli agenti blinderanno l'Olimpico (già supervigilato da ieri alle 18) e le piazze della festa, da piazza del Popolo a piazza Venezia. A scaldare ulteriormente gli animi la voce dell'esibizione, prima della gara, della popstar Psy, che dovrebbe ricevere un cachet da 1,3 milioni. Indiscrezione che ha indispettito i supporter perché il prezzo del biglietto sarebbe aumentato. Anche per questo il questore di Roma Fulvio Della Rocca ha chiesto alla Lega calcio una smentita. Come se il piatto non fosse già abbastanza deflagrante, due giorni fa nel corso di un incontro in questura, il sindacato di polizia Anip e Aspil ha denunciato come nelle operazioni di sicurezza siano stati impiegati funzionari "picchiatori", "coinvolti in procedimenti penali, connessi proprio alla mala gestione dell'ordine pubblico".


Da Il Tempo:

Divertirsi e vincere: una ricetta "semplice" per portare a casa derby e Coppa Italia. Vladimir Petkovic non ha dubbi: la Lazio vincerà la finale, ha tutte le carte in regola per farcela e oltretutto merita il trofeo. Il tecnico di Sarajevo ne era convinto al termine della disastrosa gara di campionato persa contro il Cagliari e a maggior ragione ne è convinto ora, dopo aver visto la squadra lavorare con grande voglia nel ritiro di Norcia. "Sono soddisfatto – ha rivelato Petkovice orgoglioso di poter guidare questi ragazzi: hanno dato tutto, fatto tanti sacrifici e meritano la Coppa Italia. Il gruppo si è compattato: questo spirito ci aiuterà a vincere la partita". Secondo Petkovic il segreto per centrare il triplice obiettivo – la vittoria nel derby, la conquista del trofeo e la qualificazione alla prossima Europa League – è nascosto nella "testa": "Sarà fondamentale rimanere concentrati e calmi – ha spiegato il tecnico di Sarajevo – Solo in questo modo potremo gestire le diverse situazioni durante i 90 minuti. Un po' di nervosismo c'è, anzi deve esserci, è inevitabile: sarei preoccupato se non sentissimo la pressione, vorrebbe dire che non siamo pronti ad affrontare una gara del genere. Ma i ragazzi devono scendere in campo con l'obiettivo di divertirsi e la consapevolezza di essere forti: abbiamo le carte in regola per vincere questa finale".

Per stemperare la tensione – dopo aver riportato la squadra a Formello venerdì sera – ieri Petkovic ha aperto le porte del centro alle famiglie dei calciatori per un pranzo con mogli e figli, un modo intelligente per chiudere il lungo e poco gradito ritiro e arrivare alla gara con la necessaria serenità. Poi, naturalmente, bisognerà tenere in considerazione gli avversari. Perché la Roma – oltre a terminare il campionato sopra ai biancocelesti – è squadra tecnicamente valida. E poi ci sono i numeri e le statistiche: negli ultimi 13 derby i giallorossi hanno sempre segnato almeno un gol. "Non temiamo la Roma – ha dichiarato Petkovicpiuttosto dobbiamo fare attenzione a non commettere errori, perché in una partita del genere le piccole cose possono risultare determinanti. In campionato abbiamo subito troppi gol sulle palle ferme: ci siamo esercitati su queste situazioni, dovremo restare attenti e concentrati. Un epilogo ai rigori? Siamo pronti per ogni eventualità ma vogliamo vincere nei novanta minuti".

Petkovic ha le idee chiare, la sconfitta non è presa in considerazione: "Sicuramente renderebbe la stagione deludente per le tante occasioni sfiorate – ha sottolineato il tecnico di Sarajevo – ma il risultato non influenzerà il mio futuro in ogni caso. E poi noi vogliamo vincere per entrare nella storia". Un pensiero condiviso dal capitano Stefano Mauri, disponibile almeno per la panchina nonostante il lungo periodo di inattività. "È la partita più importante della mia carriera – ha osservato Mauriuna gara storica per la città e difficile da giocare. Questa partita serve per raddrizzare una stagione nata con grandi aspettative: rispetto al successo del 2009 siamo più forti, ma abbiamo di fronte un avversario difficile come la Roma. Vogliamo vincere e lo faremo anche per i tifosi". La Lazio ci conta.


Alle 18 il fischio d'inizio del tanto atteso derby della finale di Coppa Italia. Roma e Lazio si incontreranno sul prato dello Stadio Olimpico, sugli spalti il tutto esaurito o quasi. Ma non tutti i tifosi riusciranno a vedere la gara dal vivo. Chi per scaramanzia, chi perché non ha avuto la possibilità di comprare il biglietto, per alcuni sostenitori non sarà possibile seguire il match direttamente "live". Ma il derby non si può perdere. Per questo sono stati allestiti due mega raduni di tifosi alternativi allo stadio durante i quali i supporter di Roma e Lazio potranno assistere alla partita attraverso i maxi-schermi. Le due strutture accoglieranno complessivamente circa 4mila tifosi e saranno bonificate e presidiate dalle forze dell'ordine per tutta la giornata. Ingresso gratuito e posti sono esauriti in 48 ore. I tifosi romanisti si incontreranno presso il Teatro Tendastrisce di via Perlasca, 2500 poltrone disponibili per ricreare il clima della curva sud. Il Teatro Atlantico, all'Eur in via dell'Oceano Atlantico è, invece, la location dedicata ai tifosi laziali (1200 posti).

Gli eventi andranno in diretta sulle due emittenti che hanno organizzato il tutto, Rete Sport e Radio Sei, a partire dalle 16. Chi sarà in teatro potrà assistere al racconto della gara dal vivo dalle due storiche voci Carlo Zampa e Guido De Angelis. In attesa dell'inizio del match si esibirà per la prima volta in Italia, il cantante sudcoreano Psy, famoso per il suo "Gangnam Style" che salirà sul palco allestito in mezzo al campo, con la coreografia di una quindicina di ballerini. Il tradizionale inno di Mameli verrà cantato da Malika Ayane e saranno gli speaker delle due squadre ad annunciare l'ingresso in campo dei giocatori. Nell'intervallo, spazio a uno spettacolo di cheerleader che si sfideranno a colpire la traversa calciando il pallone da 40 metri. E naturalmente in serata ci saranno i festeggiamenti. La scaramanzia la fa da padrone e non trapela nulla, ma in qualunque caso i tifosi si incontreranno probabilmente a Piazza del Popolo e Circo Massimo, come di consueto, per poi aspettare una vera e proprio festa organizzata in settimana. È top secret il contenuto dell'eventuale maglietta celebrativa della vittoria, in entrambi i casi, che con ogni probabilità, verrà indossata a fine partita dai giocatori durante un possibile "terzo tempo" sul terreno di gioco.



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Stagione La gara Roma-Lazio 0-1 del 26/05/2013 La conquista della Coppa Italia 2012/13 Torna ad inizio pagina