Domenica 12 febbraio 1984 - Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 2-1


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12 febbraio 1984 - 2194 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1983/84 - XIX giornata

JUVENTUS: S.Tacconi, C.Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Penzo (80' Vignola), Tardelli, P.Rossi, Platini, Boniek. A disp. Bodini, Caricola II, Prandelli, Furino. All. Trapattoni.

LAZIO: Orsi, Filisetti, Spinozzi, Piscedda (77' Meluso), Batista, Podavini, Vinazzani, Manfredonia, D'Amico (58' Piga), Laudrup, Cupini. A disp. Cacciatori, Miele, Piraccini. All. Carosi.

Arbitro: Pieri (Genova).

Marcatori: 12' Piscedda (aut), 63' Platini (rig), 71' Laudrup.

Note: giornata di sole, terreno buono.

Spettatori: 35.000 circa

Il biglietto della gara
Una fase della partita
Spinozzi a guardia di Rossi (Gent. conc. Arcadio Spinozzi)
Joao Batista in azione
Angelo Cupini
Un momento dell'incontro
Il calcio di rigore trasformato da Platini
Un'altra immagine del penalty
Un momento dell'incontro

Poiché l'umiltà nel calcio paga certamente più della presunzione, la Juventus ha dimenticato l'atteggiamento distaccato di mercoledì scorso in Coppa Italia con il Bari ed ha pensato soprattutto a vincere. Cosa che le è riuscita perfettamente, grazie all'autogol di Piscedda su tiro di Boniek ed al gol di Platini su rigore contro quello di Laudrup. Quella dei bianconeri è stata una partita essenzialmente pratica, anche se il divario esiguo espresso nel punteggio farebbe pensare a chissà quali sofferenze. Sempre frenata dalla paura di subire un gol da una Lazio non potente ma agile ed imprevedibile in uomini come D'Amico, Batista e soprattutto Laudrup, la squadra di Trapattoni si è schierata con molta diligenza, cercando di tenere la palla per il maggior tempo possibile e di superare in contropiede quel fastidioso tessuto che Carosi aveva predisposto a metà campo, sostenuto da un pressing continuo.

Anche la Lazio giocava in francescano raccoglimento, già impressionata dal valore tecnico dell’avversario ed ancor più spaventata dalla prevedibile reazione che i bianconeri potevano sprigionare dopo la caduta in Coppa. E poiché a parità di concentrazione e di volontà a determinare l'oscillazione decisiva della bilancia bastano la tecnica e la fantasia, ecco spiegato perché Platini, Boniek, Paolo Rossi, Gentile, Scirea eccetera abbiano fatto differenza e risultato. Soprattutto il polacco, all'inizio, ha dato autentici strattoni alla propria squadra, ed appena riusciva a superare quella fastidiosa ma fraglie intercapedine di centrocampo, aveva la possibilità di correre a percussione per quaranta metri.

Già al 1' Zibì avrebbe potuto far centro, ma li suo colpo di testa era laterale. Al 13’ il gol di apertura: uno scambio fra Rossi e Platini permetteva al polacco di calciare di destro. La palla subiva una deviazione di Piscedda e finiva in rete. L'uno a zero avrebbe dovuto allentare la stretta di marcamenti operati da Carosi (Cupini ombra di Platini, Vinazzani di Boniek e Spinozzi di Rossi). Invece la Lazio non si affacciava alla finestra, probabilmente per timore di cadere nel vuoto, ed indugiava. La Juventus vi si adeguava e - grazie alla spinta di un Bonini eccellente cursore, alla propulsione di Boniek in giornata felice, alla mobilità e altruismo di Rossi, alla spinta di Scirea. Gentile e Tardelli — teneva sempre in possesso il bandolo del gioco. Per ben cinque volte nel primo tempo sfiorava la segnatura per un'inezia: Rossi (17'), Boniek (22’), Rossi ancora (27’), Cabrini e di nuovo Boniek fallivano, talvolta di piede talvolta di testa, occasioni che in altre circostanze sarebbero state concretizzate. Ma poiché la Lazio era vitale in Cupini, Batista (troppo lezioso però), Spinozzi e Filisetti ma spenta in D'Amico, Laudrup e Vinazzani (bravo solo nel secondo tempo), la Juventus non correva rischi e continuava in questa diligente sfida alla pazienza.

L'altro gol sarebbe arrivato. Ma si doveva aspettare il secondo tempo: dopo ripetute giocate fra Boniek, Platini e Rossi, dopo qualche pezzo di rara bravura dello stesso Platini eseguito con fantasia pari alla precisione, dopo una serie di interventi del bravo Orsi su tiri e tiracci ispirava alle prodezze del francese e pescava Boniek sulla sinistra: ancora una galoppata, poi l'atterramento in area da parte di Podavini. Rigore, che Pieri assegnava subito e che Platini trasformava nonostante l'intuizione del portiere. Prima che la Lazio potesse avvicinarsi alla Juventus, Platini eseguiva alla perfezione un millimetrico lancio di 40 metri per Rossi; l'epilogo sarebbe stato scontato se Orsi non si fosse superato. Ed ecco che nel momento in cui la partita si faceva caotica, con molti passaggi indietro da parte di una Juventus che non voleva rischiare nulla dopo aver fatto due gol e da parte della Lazio che non voleva subirne ancora, c'era distrazione in area bianconera. Sbaglio che Laudrup dal piede buono e dall'intuito fino si ritrovava solo e batteva Tacconi al 72'. Niente più brividi a quel punto, se non quelli che i tifosi nel finale si creavano da soli, condizionati dal match con il Bari e dunque impauriti oltre misura. Ultima annotazione: al 53' Tacconi si lasciava sfuggire un pallone alto proveniente dalla sinistra. Intervento di Gentile deciso per la verità ad evitare guai da parte di Manfredonia che reclamava un rigore forse legittimo. Ma Pieri era di parere contrario. Dagli altri campi il transistor diffondeva frattanto notizie buone per la Juventus.

Fonte: La Stampa