Domenica 12 ottobre 1958 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 1-1


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12 ottobre 1958 - 1.183 - Campionato di Serie A 1958/59 - IV giornata

LAZIO: Lovati, Lo Buono, Del Gratta, Carradori, Janich, Pozzan, Bizzarri, Tagnin, Tozzi, Fumagalli, Prini. All. Bernardini.

UDINESE: Romano, Baccari, Valenti, Sassi, Gon, Piquè, Pentrelli, Sentimenti (V), Birtig, Giacomini, Fontanesi (I). All. Miconi.

Arbitro: sig. Famulari (Messina).

Marcatori: 16' Pentrelli, 43' Pozzan.

Note: la partita si è giocata alle 10:30 di mattina per la concomitanza con il Meeting di atletica. Tempo sciroccoso, caldo, temperatura impossibile per un incontro di calcio. Terreno in discrete condizioni. Nel corso del primo tempo Bizzarri è uscito dal campo per 5 minuti dopo essere stato colpito alla gamba destra da Valenti. E' rientrato sul terreno di gioco assai menomato. Calci d'angolo 7 a 2 in favore della Lazio.

Spettatori: 30.000 per un incasso di 9 milioni di lire. l'Unità titola: "La Lazio fermata (1-1) dal 'catenaccio' udinese. I biancoazzurri sono apparsi irriconoscibili rispetto alle precedenti prestazioni. Tutto deciso dai goal di Pentrelli e Pozzan".

L'articolo così prosegue: L'uno a uno è un risultato accettabile e giusto. La partita no, non si può accettare. Vedemmo giocare la Lazio sotto i fari delle notturne di Coppa Italia e gradimmo il suo gioco semplice, forte, ben combinato. Oggi continuiamo a vedere una Lazio piena di paure, di stenti, fiacca in alcuni giocatori chiave (Tagnin, Tozzi), che sembrano intontiti dalla luce e dal sole come le lucciole. E poi, la Lazio, sembra oggi una squadra ingenua, priva di cervello laddove solo due o tre mesi fa sembrava possedere, nello schema di gioco bene eseguito, le sue qualità migliori. E' vera la Lazio della Coppa Italia o è vera la Lazio di questo primo campionato incerto? Forse né l'una né l'altra edizione della squadra di Bernardini sono "vere". La realtà è che alla Coppa Italia pochi credevano, mentre la Lazio si stava costruendo sotto la spinta energica dell'entusiasmo e della novità. E per questo ha fatto piazza pulita e ha vinto la Coppa. Oggi l'aria del campionato è diversa. Le squadre (tutte le squadre) si battono forte, non vogliono lasciare punti sul campo, specie le squadrette che possono contare solo sui garretti saldi dei propri giocatori di basso nome. Se la squadra ha il nome di una "grande" come la Fiorentina, allora i problemi sono di altra natura ed è forse la Lazio (squadra di buoni combattenti) a ricevere in queste occasioni la spinta per la competizione. Ed allora ecco il limite della Lazio: una squadra che ha pochi giocatori di grande risonanza e semplicemente di discreto livello, ma che può imbroccarla giusta se non commette sciocchezze tattiche (ieri ne ha combinate tante) e se tutti e undici i giocatori sono in buone condizioni di forma. Il che, al momento attuale, non sembra affatto. La difesa, per esempio: Lo Buono convince perché ha una carica di energia da spaventare, Janich anche. Ma Janich convince quando lo vediamo terzino sinistro, non nel ruolo difficile di stopper completo, con le spalle scoperte.

A lui preferiamo Pinardi, che ieri non ha potuto giocare. Come preferiamo lo Janich terzino sinistro (non destro) invece di Del Gratta, che non sembra in palla. Il "quadrilatero". Mai visto un "quadrilatero" così squinternato. E' vero che lo schema classico del "quadrilatero" da WM ormai, non c'è più. La formula vecchia è ormai stravolta dalle ali di appoggio, dall'interno (Tagnin) che è più mediano che mezz'ala e dal mediano (Pozzan) che è più mezz'ala che mediano. Ma il problema non solo di combinare bene gli scambi scolastici, il problema è di ottenere che il Tagnin torni ad essere la forte mezz'ala che si conosceva nell'Alessandria e che l'altra mezz'ala sia, si, un centravanti in coppia con Tozzi, ma non solo un centravanti di quel tipo, con compiti di copertura troppo limitati. Limitati anche dai mezzi non raffinati di cui ancora dispone il giovane Fumagalli. Lo schema è bello, insomma, quando si riesce a farlo funzionare con uomini adatti e in forma. Ieri, a un complesso negativo di circostanze concomitanti (il clima estivo, il sole di mezzogiorno, l'ora insolita della gara, la cattiva disposizione di Tozzi, Tagnin e Del Gratta, un infortunio serio a Bizzarri) si è aggiunto l'annebbiamento dei cervelli e un gioco alla carlona e improduttivo. Chi ha contato i tiri in porta? E quanti ne ha contati, se non meno di cinque nel corso di tutta la partita? Si dirà che l'Udinese non ha tirato in porta più della Lazio; si dirà anzi che ha tirato molto meno. Ma questo aggrava le responsabilità della squadra di Bernardini, che non ha saputo battere un complesso francamente mediocre come l'Udinese. L'Udinese svende ogni anno. Quest'anno è rimasta a secco, se si esclude il Pentrelli ala destra, che l'allenatore Miconi ha minacciato di far uscire dal campo per avere il vezzo esagerato del dribbling. L'Udinese, dunque, è una squadra povera, con pochi soldi, e fa quello che può. Visto quello che succede nei club maggiori, non ci si può affatto scandalizzare se Sentimenti (numero 8 sulle spalle) abbia fatto ieri il difensore "libero" alle spalle del giovane e gaglardo Gon, che non si è lasciato scappare Tozzi nemmeno una volta.

L'Udinese ha fatto il catenaccio più nero che si possa immaginare, il terzino sinistro Valenti ha aggiunto al catenaccio una disposizione a tirar calci (Bizzarri ne sa qualcosa) da mandarlo dritto negli spogliatoi se il signor Famulari non fosse stato di diverso avviso, ma non c'è proprio niente da dire. C'è semmai da aggiungere che Piquè ha più buona stoffa di tanti mediani ben retribuiti e che il Pentrelli nonostante le ire del suo allenatore, non è roba da buttare via con tanta facilità. Ma l'Udinese è tutta qui. E se non si riesce a batterla, vuol dire che l'energia conta più della presunzione e del facile ottimismo: quello di alcuni giocatori laziali che mostrano di apprendere le lezioni Bernardini solo a metà. Il discorso lungo che abbiamo fatto assorbe la cronaca, che del resto è poca cosa come si può facilmente immaginare. Cominciamo da un'azione sbrigativa verificatasi quando Carradori arriva di gran carriera sul pallone e gli assesta una pedata tremenda dalla quale il portiere Romano deve salvarsi in angolo. Poi arriviamo subito al goal udinese, frutto di un infelice malinteso della difesa. E' il 16': il centroterzino Gon interviene su Tozzi alla bell'e meglio, la palla arriva al centravanti Birtig che la devia di testa verso un corridoio libero tra Janich e Del Gratta; Pentrelli scatta, lascia uscire Lovati e lo batte con un tiro curioso: palla sotto la traversa e rete. Per l'Udinese è una manna. Sentimenti V, alle spalle di Gon, tira il petto in fuori e ha l'aria di dire: guai a chi si avvicina. Valenti si mette addosso a Bizzarri e finisce per dargli un paio di scarpate da renderlo quasi nullo. E il gioco, per una mezz'ora è proprio tutto qui, nei tentativi affannosi e privi di lucidità della Lazio di portarsi a rete e nei ripari estremi dei difensori udinesi privi di complimenti. In tutto questo periodo, registriamo un solo tiro di Tozzi (31') che finisce a lato, e se qualcuno ha notato altro, lo dica.

Fino a che, al 42', giunge l'azione del pareggio, grazie a un cross molto bello di Bizzarri sul quale Tozzi inciampa, pressato da Sentimenti V. Pozzan, grintosissimo, si trova il pallone sul piede e lo scaraventa in rete da due passi. Il secondo tempo è più movimentato. E' sempre la Lazio a muoversi (male) fino alle soglie della scadenza. Solo all'inizio (e poi alla fine) l'Udinese si fa viva. Al 9' i friulani scendono in area laziale con un'azione volante che mette in moto Pentrelli, il cross dell'argentino è pericoloso e Lo Buono deve evitare guai buttandosi a pesce sulla palla per allontanarla. Al 14' la Lazio fallisce una buona occasione con Fumagalli che offre a Bizzarri una palla troppo lunga per poter essere sfruttata. Al 20' Romano esce di pugno su un'azione; sulla pronta rimessa di Carradori, Pozzan si fa cogliere in offside. La partita si incattivisce per due episodi sui quali sarebbe stato lecito l'intervento dell'arbitro: il primo ha per protagonista il solito Valenti che infierisce di nuovo su Bizzarri, al 30' è ancora Bizzarri a subire le ire di Sentimenti V che, indispettito da un intervento regolare di Bizzarri sul portiere, lo sgambetta e lo atterra in area. L'arbitro incline ad assorbire il clima di severità che si vuole debba esistere nei campi di calcio, avrebbe dovuto espellere il bollente "Pagaja" e fischiare un calcio di rigore a favore della Lazio. Ma gli arbitri sono esseri umani. Dopo di che arriva rapidamente la sospirata fine di questa partita. Pentrelli si fa di nuovo vivo al 33' con un tiro al volo. Al 34' un tiro al volo di Pozzan (il migliore della Lazio) è fermato in angolo dalla testa di Sassi (altro ex laziale insieme a Sentimenti V). Al 35' Giacomini sbaglia generosamente un tiro da posizione comoda. Al 45', infine, Bizzarri manda a lato, di testa, una palla giunta in area su cross di Tagnin. E la partita continua poi inutilmente per altri due minuti.