Domenica 12 settembre 2004 - Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 0-1


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12 settembre 2004 - 3104 - Campionato di Serie A 2004/05 - I giornata - inizio ore 20.30

SAMPDORIA: Antonioli, Sacchetti (65' Kutuzov), Castellini, Falcone, Pisano (27' Turci), Diana (46' Donadel), Volpi, Palombo, Tonetto, Flachi, Bazzani. A disposizione: Carrozzieri, Rossini, Pavan, Zenoni. Allenatore: Novellino.

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Fernando Couto, Zauri, Filippini A., Giannichedda, Liverani (68' Seric), Cesar (58' E.Filippini), Di Canio (51' Muzzi), S.Inzaghi. A disposizione: Sereni, Dabo, Rocchi, Negro. Allenatore: Caso.

Arbitro: Sig. Rosetti (Torino).

Marcatori: 29' Di Canio (rig).

Note: serata calda, terreno in buone condizioni. Presente in tribuna il C.T. della Nazionale Lippi. Espulso al 27' Antonioli per fallo da ultimo uomo. Ammonito S.Inzaghi. Angoli: 4-2 per la Sampdoria. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 23.000 circa con 5.277 paganti (incasso euro 115.750) e 19.021 abbonati (quota 220.141,09 euro).

Il biglietto della gara
L'espulsione del portiere doriano Antonioli (Foto Grazia Neri)
Il calcio di rigore trasformato da Paolo Di Canio
Un'azione della gara
Esultanza biancoceleste
Paolo Di Canio in azione
Un momento dell'incontro
Cesar sfugge a due avversari

La Gazzetta dello Sport titola: "Tra i litiganti gode Di Canio. Scenata sul dischetto con Inzaghi, poi gol: la sua nuova Lazio abbatte la Samp".

Un tiro nello specchio della porta. Uno solo e per giunta su rigore. Ma tanto è bastato per regalare alla Lazio la prima gioia e la prima vittoria. E alla Samp la prima cocente delusione. Una magia di Di Canio, un colpo di tacco a smarcare Inzaghi, solo davanti a Antonioli e poi il freddo centro dagli undici metri, rigore che ha voluto a tutti i costi calciare, mentre il rigorista designato Inzaghi, furioso, era costretto a guardare. Fra i due c'è stato un confronto duro. Niente abbraccio e anche un battibecco fra i due nuovi compagni di squadra. Per fortuna, l'episodio è stato chiarito alla fine con l'abbraccio di rito e la promessa da parte dello stesso Di Canio di lasciare via libera a Simone al prossimo tiro dal dischetto. È stata una bella partita, anche se a un certo momento è diventata un confronto disperato e affannoso fra inseguiti e inseguitori. Sampdoria e Lazio, del resto, fanno parte della mini aristocrazia del calcio. E c'era tanto da vedere, ieri sera a Marassi. E non a caso, in tribuna d'onore, c'era pure Lippi, reduce dal matinée di Parma. Il ritorno nel campionato italiano di Paolo Di Canio. L'esordio in A (in panchina) del 50enne Mimmo Caso. La resistenza di Cesar alla delusione per il mancato trasferimento.

E, dall'altra parte, la conclamata solidità della Samp di Walter Novellino, che comincia così la sua terza stagione sulla stessa panchina (prima non gli era mai riuscito). Samp non al completo, per l'assenza di Doni, ma con i suoi gioielli, Flachi e Bazzani. Un po' di spettacolo, insomma, era già garantito prima di cominciare. E dalle prima battute del match, 4-4-2 dei padroni di casa, contro un 4-4-2 cangiante all'occorrenza, ma raramente, in 4-2-3-1 degli ospiti, si è avuta l'impressione che ogni promessa potesse essere mantenuta. Soprattutto, a prima vista, per merito della Samp, mentre Giannichedda da una parte e Palombo dall'altra si incaricavano di inaridire le fonti del gioco avversario, cioè rispettivamente Volpi e Liverani. La Samp aveva più soluzioni, sembrava avere più corsa e più grinta. Volava a destra con Diana (peccato i tanti errori di palleggio!), duettava bene al limite, con Flachi e Bazzani. Mentre la Lazio, attenta in difesa, sembrava aver scelto la tattica della difesa a oltranza, in attesa del contropiede buono. Ma lì, è venuta fuori l'esperienza di Peruzzi. Non per niente 400 partite in serie A festeggiate proprio ieri sera.

Il portierone ha tenuto in piedi la Lazio nel suo momento di maggiore difficoltà, vietando due volte il gol a Flachi, al 14' e al 22', in attesa della puntuale magia di Di Canio, che per 27 minuti si è mosso con un passo troppo felpato per essere vero (e competitivo) e al 28' ha inventato un colpo di tacco che ha messo Inzaghi a tu per tu con Antonioli in uscita disperata. Il contatto, la regola davvero troppo penalizzante per il reo, rigore ed espulsione. Di Canio ha battuto Turci, poi ha gioito davanti ai tifosi della sud che si sono arrabbiati, trovando in Bazzani e Flachi, che hanno inveito contro Di Canio, i difensori strenui delle loro ragioni. Scintille. Poi Novellino, che aveva dovuto forzatamente optare per la difesa a tre, ha inserito Donadel al posto di Diana. Flachi si è spostato a sinistra, comprimendo produttivamente Oddo. E la Samp è ripartita, alla ricerca del non impossibile pareggio, sfiorandolo al 2' con Bazzani, al 3' con Flachi e mangiandoselo, ancora con Bazzani, tutto solo davanti alla porta sguarnita, al 13'. Tattica disperata, dispendiosa e rischiosa, perché ovviamente la Lazio, velocizzata da Muzzi e Emanuele Filippini, ha trovato spazio per il contropiede. Insomma, ce ne era da dare e da prendere, da una parte e dall'altra. Anche per Muzzi al 9' e per Inzaghi al 30'. Entrambi però sbadati nel tiro. La stanchezza ha finito col togliere puntualità e precisione a tutti. E soprattutto alla Samp, che ha continuato inutilmente, ma generosamente, a lottare contro i mulini a vento.


La Repubblica riporta:

La nuova Lazio è subito "marchiata" Paolo Di Canio. Suo il gol su rigore che ha deciso Sampdoria-Lazio, sua la giocata più bella (assist di tacco), lui il protagonista di un brutto battibecco (con tanto di mani addosso) con il compagno di squadra e di reparto Simone Inzaghi. Insomma, ad otto anni dal suo ritorno in Italia, il fantasista 36enne si riprende subito una scena che poche volte è stata sua. Dagli inizi con la stessa Lazio alle esperienze con le maglie di Juve, Napoli e Milan, Di Canio soltanto a tratti è riuscito a dimostrare il suo enorme talento e la classe che gli hanno permesso di diventare un idolo in Scozia e in Inghilterra. Il campionato della Lazio inizia con un "colpaccio", con una vittoria sul campo della solida ed ambiziosa Sampdoria di Walter Novellino. Un successo segnato dall'espulsione di Antonioli al 27' del primo tempo e dal rigore trasformato da Di Canio due minuti dopo. E dire che la Samp, disposta con il 4-4-2 tanto caro a Novellino, aveva iniziato alla grande andando al tiro con Bazzani (ben servito da Diana) dopo 30 secondi di gioco.

Bella la Samp con Volpi a dettare i tempi della manovra, Palombo a macinare chilometri e due esterni offensivi come Diana e Tonetto. In avanti perfetta l'intesa Flachi-Bazzani decisi a riconquistare il ct azzurro Lippi che li guarda dalla tribuna. Al 13' Flachi ha sfiorato il vantaggio, ma Peruzzi ha respinto prodigiosamente il suo tiro ravvicinato con la punta del piede. Lazio in difficoltà nei primi minuti, poi la squadra di Caso ha trovato le contromisure per arginare la furia doriana: Cesar e Antonio Filippini hanno cominciato a spingere, Giannichedda e Liverani hanno trovato la posizione in campo e il modo di servire Inzaghi e Di Canio. Partita bella, ritmi alti, dopo i due tentativi doriani, la Lazio si fa vedere con Inzaghi che, al 14', sfiora il gol con un destro a girare che spaventa Antonioli. Al 21' Bazzani è bravo a fare la torre per Flachi, gran destro e splendida risposta dell'"eterno" Peruzzi. Poi, al 27', l'episodio che cambia la partita: Di Canio inventa un assist di tacco per Inzaghi, Antonioli esce alla disperata non tocca il pallone e prende le gambe dell'attaccante che, da parte sua, non fa nulla per evitare il contatto. Rigore ed espulsione per Antonioli (dentro Turci e fuori Pisano), mentre Di Canio ed Inzaghi litigano per chi deve calciare il penalty: vince Di Canio che segna ed esulta sotto la curva doriana facendo saltare i nervi a Flachi e compagni.

La gara si infiamma, Rosetti è bravo a tenerla in pugno, mentre Zauri è fortunato al 33', quando la sua deviazione di testa sulla punizione di Volpi finisce di un soffio sopra la traversa. E' l'ultima emozione di un bel primo tempo che la Sampdoria non merita di chiudere in svantaggio e che premia una Lazio prima timorosa e poi sempre più autoritaria. Nella ripresa Novellino prova a sopperire all'inferiorità numerica, inserendo un interditore come Donadel e rinunciando alla spinta di Diana sulla destra. Caso, invece, al 6' toglie Di Canio (51 minuti di buon calcio e a nervi tesi per lui) ed inserisce Muzzi. Ma prima del cambio la Lazio aveva tremato su due tentativi di Flachi (appena larghi i suoi destri), mentre al 13' era Bazzani a sprecare da buona posizione. La Lazio gestisce bene la superiorità numerica, non difende il vantaggio, ma fa girare palla e cerca il raddoppio in contropiede, anche perché Novellino è costretto a rischiare: al 20' dentro la punta Kutuzov, fuori il difensore centrale Castellini. Samp lunga in campo, Lazio ordinata nonostante il cambio forzato di Liverani che lascia il posto a Seric. La Sampdoria non ha più idee, è stanca (Tonetto e Bazzani hanno anche i crampi, ma Novellino ha esaurito i cambi), non è più lucida e soffre il palleggio della Lazio. Finisce 0-1, per Mimmo Caso un esordio in A da incorniciare, per Novellino una Sampdoria da rivedere, ma giocare 60 minuti in 10 contro 11 non è semplice per nessuno e la Samp aveva iniziato davvero bene.