Domenica 19 settembre 2004 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 1-1


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19 settembre 2004 - 3106 - Campionato di Serie A 2004/05 - II giornata

LAZIO: Peruzzi (40' Sereni), Oddo, Siviglia (68' Negro), Fernando Couto, Zauri, A.Filippini, Giannichedda, Liverani, Seric, Di Canio (67' Rocchi), S.Inzaghi. A disposizione: Oscar Lopez, E. Filippini, Dabo, Muzzi. Allenatore: Caso.

REGGINA: Pavarini, Cannarsa, De Rosa, Zamboni, Mesto, Colucci (90' Paredes), Tedesco, Mozart, Balestri, Nakamura (88' Ganci), Bonazzoli (68' Borriello). A disposizione: Soviero, Piccolo, Morabito, Dionigi. Allenatore: Mazzarri.

Arbitro: Sig. Trefoloni (Siena).

Marcatori: 32' S.Inzaghi (rig), 35' Bonazzoli.

Note: giornata di sole, terreno in ottime condizioni. Ammoniti: S.Inzaghi, Zamboni, Tedesco, Bonazzoli, Giannichedda. Calci d'angolo: 1-9. Recuperi: 4' p.t. 5' s.t.

Spettatori: paganti 10.222 per un incasso di € 205.356,00, abbonati 27.551 per una quota di € 365.435,54.

La formazione laziale: Oddo, Siviglia, Couto, Di Canio, Peruzzi, Zauri; Seric, Inzaghi, Giannichedda, Liverani, A. Filippini
Paolo Di Canio abbraccia Simone Inzaghi
Simone Inzaghi festeggiato dopo la rete
Paolo Di Canio in azione
Un fotogramma della partita
Un'azione della gara
Il biglietto della gara
Il rigore di Simone Inzaghi
Peruzzi lascia il posto a Sereni

La Gazzetta dello Sport titola: "Bonazzoli sembrava Van Basten. Lazio avanti su rigore di Inzaghi. Il pari reggino è un capolavoro. Biancocelesti spesso in inferiorità numerica a metà campo. Infortuni per Peruzzi e Siviglia".

Continua la "rosea": Emiliano Bonazzoli aveva nove anni quando Marco Van Basten si laureò campione d'Europa con la sua Olanda. Quel giorno del 1988, l'Urss fu sconfitta 2-0 e Van Basten realizzò un gol al volo semplicemente leggendario, rimasto nella storia del calcio mondiale. Bonazzoli per fare altrettanto ha scelto un palcoscenico meno prestigioso. Ma l'Olimpico è pur sempre uno stadio speciale, anche quando scendono in campo la Reggina e la piccola Lazio di quest'epoca. Un gol fotocopia, sedici anni dopo. Il lancio di Mozart e il gran tiro al volo, di destro, collo pieno da posizione così defilata da infilare l'incrocio dei pali opposto, al cospetto di un ammirato Peruzzi. Questa rete benedetta è stata l'unica cosa davvero bella di un match mediocre, onorato solo dal grande impegno delle due contendenti e dal ritorno in famiglia (in questo caso quindici anni dopo l'esordio) del figliuol prodigo Di Canio. Gol benedetto perché capace dopo appena tre minuti di ripristinare, sul finire del primo tempo, quello che sarebbe stato il definitivo e giusto 1-1. La Lazio era infatti passata in vantaggio con un rigore gentilmente concessole da Trefoloni (peggiore in campo) e battuto stavolta, nel rispetto degli accordi seguiti al memorabile diverbio di Marassi con Di Canio, da Simone Inzaghi.

Il contatto manuale di Cannarsa, che sul cross di Oddo era accanto a Inzaghi, non sembrava davvero tale da potere essere interpretato come una spinta o piuttosto una trattenuta. Stupore generale, quindi, quando Trefoloni, che a Brescia l'altra domenica (Brescia-Juve 0-3) era stato fatto a pezzi dal presidente Corioni senza che un solo episodio da moviola fosse in grado davvero di accusarlo, ha indicato il dischetto. Quello che era invece stato risparmiato due volte alla Reggina da Tombolini, penalizzando l'Udinese. Deve essere stato per questo, o per via della giornata del fair play, che le proteste (almeno in campo) sono state ragionevolmente contenute. Da quel botta e risposta in poi, a livello di impegno dei tre portieri (Sereni avrebbe rilevato l'acciaccato Peruzzi) non ci sarebbe stato altro che una deviazione col piede di Pavarini sull'affondo di Inzaghi, l'unico a cercare di darsi da fare fino alla fine. D'altra parte, non ci voleva questa partita per sapere che l'obiettivo della Reggina è la salvezza e che la nuova autarchica Lazio di Lotito e Caso sembra destinata a galleggiare appena sopra la zona rossa.

Molto più dell' effetto Coppa Uefa di giovedì (schierati solo quattro undicesimi di quella formazione), l'infortunio che sabato ha tolto di mezzo Cesar per più di un mese ha impoverito la cifra tecnica di una rosa che ora ha nei soli Di Canio e Liverani giocatori capaci di dare davvero del tu al pallone. I minuti e i metri contati del primo, sommati al doppio puntuale controllo del secondo (Nakamura gli partiva sui piedi, Mozart lo prendeva di petto), hanno mandato in blackout la Lazio. Che ha patito anche la prevalente inferiorità numerica a metà campo, parente stretta di dispositivi tattici assai diversi. Caso ha infatti insistito con la difesa a quattro nonostante Mazzarri non andasse oltre il solo Bonazzoli (poi Borriello) di punta. E nessuno dei due se la è sentita di osare di più. Caso con qualche attenuante, visto che all'infortunio di Peruzzi si è aggiunto quello di Siviglia (sostituito da Negro), costringendolo in attacco alla semplice staffetta Di Canio-Rocchi. Mazzarri, quando nella seconda metà della ripresa ha visto la sua Reggina prendere completamente in mano il match, avrebbe anche potuto andare oltre Borriello per Bonazzoli. Ma Ganci, giovane attaccante ex-Treviso, è entrato solo a due minuti dalla fine dei tempi regolamentari. Troppo tardi per mettere davvero alle strette la Lazio. Che da ieri guarda la Roma dall'alto. Condizione difficilmente destinata a durare nel tempo.


La Repubblica titola: "Finisce pari all'Olimpico con il penalty del centravanti e per i calabresi una spettacolare rete di Bonazzoli. Stavolta il rigore tocca a Inzaghi. Ma la Reggina riaggancia la Lazio".

Continua il quotidiano: Lazio e Reggina si accontentano di un punto che permette ad entrambe di continuare la serie positiva e muovere la classifica. I biancocelesti avrebbero voluto vincere per rimanere a punteggio pieno a sorpresa, i calabresi non hanno fatto nulla per evitare che si vedesse la loro voglia di espugnare l'Olimpico. L'1-1, dunque, frutto di un penalty di Inzaghi e di un gol capolavoro di Bonazzoli, è alla fine giusto e lascia contenti tutti. Di Canio torna all'Olimpico da giocatore della Lazio dopo 15 anni e l'emozione è palpabile nell'aria. Caso schiera una formazione che deve rinunciare a Cesar infortunato ma competitiva quanto basta per mettere in difficoltà la Reggina. Solo a tratti, però, perché da parte sua Mazzarri (che deve inserire Zamboni per lo squalificato Franceschini ed al cambio ci perde un po') può contare su una squadra quadrata che sembra aver assimilato a dovere i suoi dettami. Il primo tempo presenta molte fasi di studio: la Lazio gioca più sull'entusiasmo, la Reggina sugli schemi in particolare dalle fasce con Mesto e Balestri. Mozart è il faro che Giannichedda contrasta con difficoltà, Nakamura il fine tessitore delle trame, Bonazzoli il finalizzatore anche se Peruzzi (uscito per infortunio al 41' del primo tempo) non ha moltissimo da fare se non in poche circostanze. Così come Pavarini, che si trova a dover fronteggiare qualche sortita della coppia Di Canio-Inzaghi.

Una di queste, al 28', poteva costare cara alla Reggina se Inzaghi fosse stato più altruista mentre invece ha preferito calciare addosso al portiere amaranto piuttosto che servire Di Canio tutto solo. 2' dopo, però, si verifica l'occasione che tutti aspettavano: un rigore per la Lazio per fallo (dubbio) su Inzaghi da parte di Cannarsa con lo stesso Inzaghi (questi erano i patti) che si presenta sul dischetto e spiazza Pavarini. L'Olimpico esplode ma la gioia dura poco perché Bonazzoli si trasforma in Van Basten ed al 35' pareggia con un destro al volo dal vertice destro (ricordate quello dell'olandese nella finale degli Europei del 1988 ?) dopo un assist di Tedesco. Il match si apre e si infiamma nel finale con due sortite di Mesto e Inzaghi ma si va al riposo sull'1-1. Nella ripresa la Lazio evidenzia limiti fisici, di tenuta, Caso ricorre ai cambi ma è la Reggina a fare la partita, soprattutto sulla fascia destra dove Mesto imperversa a piacimento. La difesa della Lazio (con il neo entrato Negro che lascia la fascia a Couto che gliela offre al suo ingresso) soffre ma tiene, anche quando entra Borriello e verso la fine Ganci.