Domenica 14 novembre 1982 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Lecce 3-0


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

14 novembre 1982 - 2142 - Campionato di Serie B 1982/83 - X giornata

LAZIO: Orsi, Podavini, Saltarelli (82' De Angelis), Vella, Pochesci (64' Tavola), Perrone, Ambu, Manfredonia, Giordano, D'Amico, De Nadai. A disp. Moscatelli, Spinozzi, Surro. All. Clagluna.

LECCE: Vannucci, Lo Russo, G.Bagnato, P.Bruno, Pezzella, Miceli, Cianci, Orlandi, Spica (46' Tusino), Mileti, Luperto (50' L.Ferrante). A disp. De Luca, P.Serena, Rizzo. All. Corso.

Arbitro: Angelelli (Terni).

Marcatori: 32' Giordano (rig), 60' Ambu, 79' Ambu.

Note: cielo coperto, terreno in buone condizioni. Espulso Pezzella al 33' per doppia ammonizione. Esordio in serie B per Mauro De Angelis.

Spettatori: 25.000 circa.

Il biglietto (viola) "Curva Nord"
(Gent. conc. Sig. Roberto Farina)
Il biglietto (avana) "Distinti Laterali Ridotti."
Un'azione dei pugliesi
Il biglietto (rosa) in "Curva Sud"
Un tiro dei giallorossi sventato dalla difesa laziale
Tavola e Bonomi

Con il successo per tre reti a zero, ottenuto all'Olimpico sul Lecce, la Lazio ha centrato il quarto risultato utile consecutivo, consolidando la sua posizione al vertice della classifica insieme con il Milan. La squadra biancoceleste, pur non riuscendo ad esprimersi sui livelli della vittoriosa partita disputata domenica scorsa contro il Palermo, ha conquistato piuttosto agevolmente i due punti. Il Lecce ha dato una mano alla capolista, rivelandosi avversario troppo fragile per poterne contrastare il passo. La squadra di Corso, nonostante i buoni propositi della vigilia, è scesa in campo adottando una., tattica rinunciataria, con la speranza di poter sfruttare a sorpresa lì suo contropiede affidato a Spica con la collaborazione saltuaria di Luperto, sostituito nella ripresa da Ferrante.

Alle velleitarie iniziative degli avversari, in cui è emerso praticamente il solo Cianci, impegnato in un duro lavoro di cucitura, la Lazio ha risposto con sprazzi di gioco che le hanno consentito di tenere tranquillamente in pugno le redini della gara per quasi tutti i novanta minuti. D'Amico e Manfredonia, schierato ancora mezz'ala, non hanno ripetuto le prove offerte in altre occasioni, ma hanno trovato validi sostituti in Vella e Podavini, i quali sono riusciti ad assicurare una notevole spinta a centrocampo. Giordano ha trovato sul suo cammino Lo Russo, avversario tenace e scorbutico che in più di una occasione è riuscito a frenare gli spunti del centravanti. Tuttavia Giordano ha trovato ugualmente gli spazi per far valere la sua classe anche se è sembrato condizionato dalla presenza, in tribuna dell'osservatore azzurro Brighenti. L'attaccante ha insistito troppo nel voler cercare il gol ad effetto. Una certa presunzione è sembrata emergere pure fra i compagni, probabilmente sicuri di poter disporre facilmente dell'avversario. Una convinzione che si è fatta certezza quando al 32', per un plateale fallo commesso in area da Cianci ai danni di Manfredonia, l'arbitro concedeva la massima punizione trasformata da Giordano. Due minuti più tardi i pugliesi restavano in dieci: Pezzella, già ammonito si faceva espellere per un applauso ironico verso il direttore di gara.

Le decisioni di Angelelli non sono state determinanti considerata la superiorità espressa dal biancocelesti. Ma in varie circostanze l'arbitro ha fornito una sconcertante impressione sulla valutazione dei falli, concessi spesso a proposito, meritandosi un voto ben al di sotto della sufficienza. L'errore più macroscopico, che avrebbe anche potuto infondere una svolta diversa alla partita, il direttore di gara l'ha commesso al 15': Giordano si rendeva colpevole di un grave fallo di reazione nel confronti di Lo Russo. Angelelli, vicinissimo all'azione ignorava l'accaduto.

Condotta in porto la prima parte della contesa senza squilli di tromba la Lazio è apparsa più equilibrata ed efficace nella ripresa. A causa di un infortunio di cui era rimasto vittima Pochesci, Manfredonia è tornato ad occupare l'antico ruolo di stopper, più aderente alle sue caratteristiche. Crescevano De Nadai e Perrone, mentre Vella continuava a marciare su un notevole standard. Ne ha tratto beneficio tutta la squadra che ha definitivamente chiuso la partita con una doppietta di Ambu. Il secondo gol nasceva al 50' dalla manovra più bella della partita: Vella, che lanciava di precisione De Nadai spostato sulla sinistra il cui cross teso a filo d'erba, veniva deviato in porta da Ambu con felice scelta di tempo. Sei minuti più tardi il Lecce, che stava giocando meglio nonostante l'inferiorità numerica, sciupava una grossa occasione per accorciare le distanze. Manfredonia atterrava in area Tusino, lanciato a rete. Calcio di rigore, che però Mìleti si faceva parare dal portiere Orsi. Le già tenui speranze del Lecce si spegnevano praticamente su questo episodio. Al 79' De Nadai scagliava un bolide verso la porta avversaria e sulla palla respinta dal portiere Vannucci si avventava ancora Ambu che non aveva difficoltà a centrare il bersaglio.

Fonte: La Stampa