Domenica 16 gennaio 2000 - Reggio Calabria, stadio Oreste Granillo - Reggina-Lazio 0-0


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16 gennaio 2000 - 2.875 - Campionato di Serie A 1999/00 - XVII giornata

REGGINA: Taibi, Cirillo, Stovini, Giacchetta, Foglio, Brevi, Baronio (67' Reggi), Pralija, Morabito, Kallon, (74' Bernini), Pirlo (74' Cozza). A disposizione: Belardi, Oshadogan, Martino, Iannuzzi. Allenatore: Colomba.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Mihajlovic, Favalli, Conceição (74' Ravanelli), Stankovic, Almeyda, Veron (54' Simeone), S.Inzaghi (54' Boksic), Mancini. A disposizione: Ballotta, Pancaro, Gottardi, Lombardo. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Sig. Cesari (Genova) - Guardalinee Sigg. Di Mauro e Cerofolini - Quarto uomo Sig. Consolo.

Note: giornata nuvolosa, terreno in discrete condizioni. Ammoniti Almeyda e Favalli per gioco falloso, Taibi e Mancini per reciproche scorrettezze, S.Inzaghi per proteste, Foglio per simulazione, Mihajlovic per comportamento non regolamentare. Angoli 5-2 per la Lazio. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 24.041 per un incasso di £. 729.350.000.


Alessandro Nesta sempre attento in difesa
Roberto Mancini imprendibile per gli amaranto
L'azione del rigore reclamato da Roberto Mancini
La discussione sul rigore non assegnato all'attaccante biancoceleste
Simone Inzaghi si dispera
La cronaca in sintesi dal Messaggero

La capolista va in scena a Reggio Calabria galvanizzata ma trova una Reggina molto attenta e combattiva soffrendo non poco. Gli amaranto partono bene e vanno al tiro con il giovane Pirlo che colpisce di testa, ben servito da Kallon, ma Marchegiani è attento. Al 33' un retropassaggio di testa di Mihajlovic costringe il portiere laziale ad una difficile parata a terra. Al 45' si affaccia in avanti la Lazio con Mancini che, lanciato verso la porta, viene steso dal portiere Taibi. L'arbitro fa proseguire e fra i due scoppiano scintille. La ripresa vede la squadra biancazzurra prendere le redini dell'incontro alla ricerca della rete. Al 51' Simone Inzaghi viene steso in area da Stovini ma anche questa volta l'arbitro sorvola tra le furibonde proteste dei giocatori laziali. Al 70' la Lazio va in rete con Simeone dopo un colpo di testa su cross di Mancini ma per Cesari è fuorigioco su segnalazione del guardalinee. Poco dopo dai piedi di Boksic e Mancini nasce la più grande azione da rete della gara: il croato crossa in area e l'ex-doriano batte al volo di destro costringendo Taibi alla miracolosa respinta in angolo con i piedi. Il forcing finale della Lazio non produce grossi effetti ed il pareggio sa tanto di due punti persi in classifica. La Juventus vince e così si riporta in testa con 36 punti, uno in più della Lazio. Seguono Parma e Roma a 32, Milan a 31.


La Gazzetta dello Sport titola: "Lazio campione di nervosismo. Sceneggiata di Mancini, tante proteste: meglio la Reggina. Formazione sbagliata, errori di piazzamento della difesa, inferiorità tecnico fisica a centrocampo: che brutta la Lazio vista al Granillo".

Continua la "rosea": Come spesso succede alle squadre di Eriksson, la vista di un traguardo, per quanto effimero come il titolo d'inverno, manda a tal punto in confusione la Lazio da farglielo mancare. È una maledizione che non risale a Tutankhamen, ma quasi; unita a un secondo flagello biblico, il mese di gennaio delle formazioni preparate atleticamente da Ivan Carminati (che però le fa correre, e tanto, nel resto della stagione), la sindrome da obiettivo vicino svuota la Lazio di tutte le sue sicurezze lasciandole, di grande, soltanto l'arroganza del primo tempo e la disperazione della ripresa, quando è di minuto in minuto più chiaro che a Taibi non si farà gol, e che quindi la Juve passerà per prima al giro di boa. Vincere a Reggio Calabria non è semplice, perché la Reggina al meglio è una buona squadra e perché il clima di passione del Granillo è una spinta non lieve a dare questo meglio (e far dare il peggio all'arbitro, che non vede un rigore e mezzo). Se poi le dai una mano sbagliando formazione (Almeyda e Veron sono sostituiti da due imitatori neanche divertenti), rischi pure di prenderle: gli errori di piazzamento della difesa, che lascia come ultimo uomo il lento Mihajlovic anziché il velocista Nesta, costano nel primo tempo due palle-gol pulite che Kallon non sfrutta, più un attimo di libertà su calcio piazzato che Brevi non capitalizza per un millimetro. Occasioni serie, figlie della superiorità a centrocampo della Reggina, ben diretta dall'unico laziale in forma: Baronio, il cui pacchetto azionario è al 50 per cento di Cragnotti. Colomba disegna un rombo svelto ed elastico, tecnico nei vertici (Baronio dietro, Pirlo davanti) e dinamico sui lati (Brevi a destra, Pralja a sinistra).

La corsa sulle fasce di Foglio e Morabito fa il resto, togliendo a Conceiçao l'acqua nella quale nuotare, e costringendo Negro e Favalli a un'assidua assistenza al centrocampo. Abituata a far transitare tutto il suo gioco attraverso Veron, dopo i primi errori la Lazio oscilla fra la tentazione di bypassarlo (ma anche Mancini non è che se la passi bene) e quella di continuare a cercarlo, fidando nel colpo di genio. Al centro dell'attacco, però, Inzaghino non tiene un pallone, il che vanifica anche il gioco di sponde che la tanta classe presente a un certo punto consiglia. Di guardabile c'è soltanto il fervore di Stankovic, pure lui impreciso ma almeno continuo negli assalti. I tanti passaggi elementari sbagliati di metri e le non poche litigate col pallone di piedi che dovrebbero essere da museo d'arte moderna sottintendono gambe imbastite, e qui si ritorna al gennaio di Carminati. In più, la Lazio equivoca sul comportamento che deve tenere la grande squadra, osservando schifata il minimo rimbalzo irregolare della sfera su un terreno tutt'altro che paludoso e allestendo con Cesari continui dibattiti. Pare di essere al Costanzo Show fino al 45', quando il contatto in area Taibi-Mancini cambia il programma mandando in onda un film di Van Damme: mezzo rigore ci sarebbe, quel che succede dopo, da lì all'intervallo, è un misto tra insulto libero, kung-fu, schiaffo del soldato e videogioco picchiaduro. Sin lì eravamo attoniti per un tifoso della Reggina che incitava la curva agitandosi in mutande (Reggio Calabria non sarà Oslo, ma fa freddo lo stesso): dopo una rissa che bambini di 6 anni avrebbero avuto la maturità di evitare, quel tifoso ci pare una delle persone più normali in zona. Il rigore intero è quello del minuto 5 della ripresa, felice assist di Stankovic per Inzaghino e intervento da dietro del dispettoso Morabito.

Impallato, Cesari non ottiene lumi dal guardalinee e lascia proseguire, togliendo così a Eriksson la chance che gli resta per fare bottino pieno malgrado la giornata grigia: il colpo di classe (l'assist in questo caso). Innervata da Simeone e Boksic, la ripresa laziale è senz'altro migliore, anche perché la Reggina riduce molto le sue ambizioni sino ad azzerarle con un cambio sbagliato (Reggi per Baronio, acciaccato ma ancora indispensabile). Molto discutibile lo schema con il quale Eriksson attacca nell'ultimo quarto d'ora: due centravanti sulle fasce, Ravanelli e Boksic, un fantasista centravanti, Mancini. Se il vecchio Mancio centrasse la porta al 33', con un bel tiro al volo sul quale è bravo Taibi, avrebbe ragione lo svedese; così, la sensazione che nessuno faccia il suo mestiere è dominante. Ora che il traguardo è nuovamente lontano 17 domeniche, e che gennaio comincia a filarsela verso febbraio, facile che la Lazio riprenda a correre: ma questi lasciati a Reggio sono punti pesanti. Come i rimpianti che potrebbero diventare.