Domenica 1 maggio 1977 - Roma, stadio Olimpico – Lazio-Torino 0-0


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1 maggio 1977 - Campionato di Serie A - XXVII giornata

LAZIO: F. Pulici, Ammoniaci, L. Martini (23' Ghedin), Wilson, Manfredonia, Cordova, R. Rossi, A. Agostinelli, Giordano, Viola, Badiani (I). A disposizione: 12° Garella, 14° Garlaschelli). Allenatore: Vinicio.

TORINO: Castellini, Danova, Salvadori, P. Sala, Mozzini, Caporale, C. Sala, Pecci, F. Graziani, Zaccarelli, P. Pulici P. A disposizione: 12 Cazzaniga, 13 Butti, 14 Garritano. Allenatore: Radice.

Arbitro: sig. Michelotti (Parma).

Note: giornata nuvolosa, ma calda con leggero vento. Terreno in buone condizioni. Angoli 9-6 per la Lazio.

Spettatori: 48.326 di cui 33.994 paganti e 14.332 abbonati.

Vincenzo D'Amico in azione
I due capitani ad inizio gara
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Franco Cordova in azione di contrasto
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Pino Wilson sventa su Pulici in tackle
Fernando Viola
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Un momento della gara
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Bruno Giordano
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Lionello Manfredonia svetta di testa
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Una fase di gioco
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Felice Pulici in un intervento
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Roberto Badiani
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo
Un'immagine della gara
Gent. conc. Sig. Francesco Di Salvo

La Stampa titola: "Contro una Lazio scatenata granata in difficoltà. Il Toro contento così".

L'articolo prosegue: Contro una Lazio così avrebbe trovato duro chiunque e non soltanto il Torino. Il pareggio, quindi, può stargli benissimo, proprio nel modo in cui sta invece piuttosto strettino ai laziali. Se andiamo a guardare alle occasioni da rete e facciamo un conto, vediamo che i granata sono stati pericolosi due volte, mentre i loro avversari hanno fatto tremare la panchina del Torino parecchie volte di più. Nel gioco del calcio, però, quello che conta è sempre il pallone che rotola in fondo alla rete e gli uomini di Vinicio non sono arrivati a tanto, soprattutto perché si sono trovati di fronte un Castellini strepitoso, di epiche dimensioni ed anche perché i loro attaccanti non hanno una grossa statura di stoccatori. Il Torino se ne esce quindi con un punto che conta e si può affermare che se lo è meritato quando non ha perso la testa di fronte ad un avversario caricatissimo. Se la Lazio avesse sempre giocato così, forse a quest'ora si troverebbe al comando della classifica; visto che le cose non stanno in questo modo, è evidente che si è trattato della "partita dell'anno", quella che solitamente tutti cercano di giocare contro i campioni d'Italia.

E' uno scotto da pagare e certe volte costa carissimo. Di fronte ad una squadra tanto determinata a correre e lottare, il Torino ha opposto quello che oggi ha a disposizione, dopo una stagione logorante, soprattutto sotto l'aspetto psicologico. Anche la notizia che la Juventus aveva vinto contro il Napoli e poteva quindi stare tranquillamente a guardare, può aver, avuto il suo peso. Certo, in una partita di questo genere, parecchi granata hanno perso lo smalto. Non siamo più al "pressing", tanto per intenderci. O quantomeno questo vocabolo anglosassone affiora piuttosto di rado. Qualcuno probabilmente è stanco, qualcun altro — succede — non ha indovinato la partita. Il dato maggiormente positivo risulta dalla grossa prova di carattere fornita da una squadra che non ha perso la testa neppure quando la Lazio si è "esaltata" per le proprie prodezze. Abbiamo detto delle occasioni-gol costruite dai laziali. Per loro disgrazia, non dispongono di un cannoniere ad alto livello: nessuno possiede il guizzo risolutore. Quello che di solito sfoggiano Pulici e Graziani, tanto per intenderci. Ma all'Olimpico i "gemelli" se ne sono stati buoni buoni. Forse, in questo loro "assenteismo" si può trovare la chiave per spiegare, la sconcertante prova del Torino che si è fatto pericoloso esclusivamente grazie ad un bel colpo di testa di Zaccarelli (i fotografi piazzati dietro la porta assicuravano addirittura che la palla aveva superato la linea bianca) e ad un affondo vincente di Patrizio Sala che però tirava appena a lato.

Non è molto, per una squadra abituata sempre ad assalire l'avversario, a stringerlo, a metterlo alle corde. Nel primo tempo non si sono registrate grosse emozioni, ma la ripresa è stata perlomeno elettrizzante. Ed ha messo in mostra, come abbiamo detto, un Castellini più giaguaro che mai. Se pensiamo che non molto tempo fa qualcuno lo metteva in discussione c'è soltanto da sorridere. Ha parato tutto. 52', gran batti e ribatti con stangata finale di Giordano ribattuta da campione, 67', corner battuto da Viola, colpo di testa di Ghedin, altra respinta ad alto livello. Poi i minuti finali, certamente drammatici per i tifosi granata. 81', Giordano impazza in area, si libera di Mozzini, potrebbe tirare da due passi, ma Castellini lo ipnotizza, l'altro cerca il difficile, vuol saltare anche lui, perde l'attimo e qualcuno (Patrizio Sala?) potrà respingere sulla linea. Ed infine, proprio quando Michelotti si prepara a fischiare la fine, ancora Ghedin che tira ed il portiere del Torino che salva. Nonostante tutto ciò, comunque, il Torino ci ha messo una pezza ed il suo pareggio se l'è abbondantemente guadagnato, anche se attraverso qualche difficoltà. Castellini, tra l'altro, è uno degli undici della squadra. Qualcuno dei compagni non è a questo livello di forma ed è comprensibile se si guarda alle tante battaglie sostenute. Qualcun altro, invece, se la cava in modo egregio, come se il campionato cominciasse adesso. Salvadori è stato il migliore ed è proprio da qualche sua impennata vincente che ha preso forma la riscossa del Torino. Un Torino che lascia l'Olimpico contento del pareggio.


Tratte da La Stampa, alcune dichiarazioni post-gara:

I giocatori laziali ci sono rimasti male. Avevano messo in preventivo una vittoria sui campioni d'Italia, ci hanno provato con tutte le loro forze, ma non ci sono riusciti. A Vinicio e compagni sono rimasti lo sfogo a parole, le recriminazioni per l'occasione perduta e qualche velata critica alla direzione dell'arbitro Michelotti che avrebbe commesso l'errore di non concedere un paio di calci di rigore ai padroni di casa. Tuttavia il clima dello spogliatoio laziale, dopo parecchie "scintille" che si erano viste in campo, non sembra troppo polemico come si temeva. Non mancano neppure, però, certi apprezzamenti che nell'euforia generale hanno un tono buffo per il sapore di esagerazione: "Se qualcuno in tribuna non avesse saputo quale delle due squadre era campione d'Italia — dichiara Vinicio con il petto in fuori — certamente avrebbe finito per indicare la Lazio. Il risultato è bugiardo. Ho avuto la grossa soddisfazione di ammirare la mia squadra che ha saputo applicare alla perfezione gli schemi da me suggeriti. Solo all'inizio ci siamo trovati un po' in difficoltà. Il Torino chiudeva bene gli spazi, abbiamo stentato a trovare il filo. Ma quando siamo usciti, fuori, siamo diventati padroni del campo. Ci dispiace di non aver potuto regalare la vittoria che meritavano i nostri tifosi, però ci resta la grande soddisfazione di aver giocato una delle più belle partite". E' sembrato che i suoi giocatori fossero animati da un eccessivo agonismo. "No — replica seccamente Vinicio — avevano soltanto tanta birra in corpo, ci tenevano a far bella figura e ci sono riusciti. Fra la Lazio e il Torino di oggi, ci sono almeno due o tre gol di differenza, a nostro favore ovviamente".

Il discorso finisce inevitabilmente per scivolare sul pronostico-scudetto: "Adesso è questione di piccoli fattori — commenta Vinicio —, basta una distrazione e saltano nervi e punti. Devo dire, però, che il Torino, pur non giocando come qualche mese fa, ha saputo portarsi via un punto. E' stato un grosso merito, perché oggi pochi avversari avrebbero resistito di fronte al nostro ritmo". Qualche polemica, ma non troppo accesa, viene da Giordano: "Quando Rossi mi ha dato la palla — dichiara il centravanti laziale — sono entrato in area bruciando sullo scatto Mozzini il quale mi ha nettamente sgambettato per impedirmi d'andare in gol. Si è trattato di un limpidissimo fallo da rigore. Ho protestato con il risultato di prendermi un'ammonizione". Felice Pulici ci tiene a fare risaltare il suo valore su quel colpo di testa sferrato da Zaccarelli che avrebbe potuto assicurare i due punti al Torino: "Ho seguito bene il cross di Sala — racconta Pulici — e quando Zaccarelli ha colpito, sono riuscito ad intuire la traiettoria. Lo stesso Zaccarelli si è messo ad urlare reclamando il gol. Ma posso assicurare che la palla, quando l'ho respinta, era abbondantemente fuori della riga di porta". Manfredonia: "E' stato un duello bello e corretto con Graziani. Ci siamo affrontati da amici. Qualcuno dice che Graziani non era in giornata buona, ma io dico che sia a lui che a Pulici sono mancati i riferimenti necessari da parte del centrocampo granata troppo impegnato a cercare di fermare i nostri attaccanti".

Ammoniaci, che in campo aveva fatto la "scena" per un colpo ricevuto da Paolino Pulici, nello spogliatoio appare più sereno, forse perché anche lui ha riconosciuto le sue colpe sull'episodio: "Sono entrato sulla palla trattenendo un po' Pulici, lui si è voltato e mi ha sferrato un pugno. Ma diciamo che non l'ha fatto apposta. Non vale pena tornare sull'episodio che però l'arbitro avrebbe dovuto punire". Nella rapida inchiesta, a chiusura della carrellata negli spogliatoi, su chi vincerà il titolo di campione d'Italia, i laziali assegnano un leggero vantaggio alla Juventus "perché — dicono in coro per incrementare i loro meriti — il Torino ha il punto in meno che gli abbiamo tolto noi". Alla Juve, se andrà a finire come pronosticano i biancocelesti, non rimarrà che dire grazie, come in cuor suo deve aver già fatto l'avvocato Gianni Agnelli, spettatore interessato e per un giorno tifoso laziale.


Nota: questa gara è la prima partita in assoluto trasmessa "a colori" dalla Rai sul canale nazionale. Viene trasmessa la sintesi del secondo tempo e il telecronista è Nando Martellini.