Domenica 20 maggio 1923 - Bari - Ideale Bari-Lazio 0-3


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20 maggio 1923 - Campionato Nazionale Divisione Sud Fase Interregionale - III giornata - inizio ore 16.30

IDEALE BARI: Sebastiani, Lomienti, Turchiarulo, Alboreto, Vacca, Piscopo, Ugenti (IV), Maselli, Guidobaldi, Solfrizi, Geruzzi.

LAZIO: Agazzani, Saraceni (I), Dosio, Nesi, Parboni, Orazi (I), Fraschetti, Filippi, Bernardini, Maneschi, Saraceni (II).

Arbitro: sig. Alfieri (Bologna).

Marcatori: nel primo tempo 40' Bernardini; nel secondo tempo 22' Bernardini, 44' Saraceni (II).

Note: giornata ventosa.

Spettatori: pubblico numeroso.


Un articolo concernente la gara tratto da "La Gazzetta di Puglia" del 22 maggio 1923
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La partita comincia con due squadre che sembrano temersi e il pallone staziona spesso al centro del campo. L'Ideale sembra più propositivo mentre la Lazio mostra più padronanza tecnica. Non vi è nessuna azione degna di essere registrata fino al 40', quando Bernardini, ricevuta palla al limite dell'area da Maneschi, scaglia un bolide in rete senza che Sebastiani possa neppure vedere il pallone. La ripresa mostra una Lazio aggressiva che non lascia spazio a nessuna reazione barese. Anzi, al 22' Fraschetti manda una palla invitante al centro su cui interviene con perfetta scelta di tempo il solito Bernardini che porta a due le reti laziali. Al 44' un tiro violento di Saraceni (II) viene deviato sia da Bernardini che da un difensore barese e finisce in rete nonostante il disperato tentativo di Sebastiani.


Da La Gazzetta di Puglia del 22 maggio 1923:

La vittoria dei romani e la sconfitta degl'idealisti. "Lazio" batte "Ideale" 3-0.

Giornata splendida di sole, fervida di attesa, satura di ottime speranze, di buoni propositi, di pronostici disparati, culminanti per la maggior parte nell'esito favorevole o nell'affermazione onorevole. Sembra persino che l'aria limpida, il cielo allegro, il sole gaio e sfolgorante siano un buon auspicio per gli striscioni verdenero, dopo tante domeniche di pioggia... sconcertante per gli spettatori e per la... cassetta. Il pubblico numeroso - non quello delle grandi, solenni occasioni - ma più numeroso delle altre domeniche, attratto dallo abbondante richiamo reclamistico, fatto anche con mezzi... scherzosi, circonda il ground di Via Carbonara con trepidazione, contenua in un silenzio quasi religioso... Scatterà poi, quando i concittadini avranno dato prova del loro valore, violando col sacramentale pallone di cuoio la rete a larghe maglie del campo degli ospiti... Allora proromperà in applausi, in osanna, in evviva, darà la stura alla passione che tumultua nell'anima. Il giuoco comincia: vario, vivace, scapigliato, brioso da ambo le parti. I romani - campioni regionali del Lazio - sono gli autori di un team possente, saldo, poderosamente inquadrato: i nostri più piccoli di statura, ma non meno agili, tengono testa con pari foga si battono con pari accanimento. L'esito è ancora lontano; ma si apire lo spiraglio alla fiducia, le speranze cominciano a fondarsi sulle basi della realtà, il successo - numerico o morale, non importa comincia a delinearsi. Ad un inizio battagliero, succede un intervallo quasi fiacco: gli avanti delle due squadre non insistono negli attacchi, le difese non hanno gran lavoro nell'arginare e respingere. Una tregua, un armistizio alla battaglia grossa iniziale.

Il primo tempo va s'eloiguer rapidamente: che debba chiudersi alla pari? Non sarebbe un gran male. Ma la danza ricomincia; Bernardini riappare minaccioso più volte sotto Sebastiani trascinando le due coppie laterali. Turchiarulo e Lomienti si alternano nel fermare, ma l'irrequieto Parboni e Nesi lavorano a rifornire, Fraschetti, Filippi e Bernardini pronti a raccogliere. Maneschi e Saraceni II seguono l'attacco come veltri pronti a ghermire la preda - una preda di cuoio - ed a sorprendere Sebastiani. Gli attacchi si reiterano, Alfieri insiste nel fischiare, nel fermare ogni accenno di rudezza, ricondurre il giuoco sulla normale del regolamento. Un minuto ancora, solo un minuto e poi la destata fine senza... scuotimenti di rete. Ma Bernardini è ancora lì con la palla tra i piedi, un passaggio lungo e rapido a Saraceni II, un frecciata di pallone alto, il portiere barese che si allunga alla presa, ed il bolide che sfugge alle due mani pronte e si scuote la polvere contro la rete a maglie larga, dai colori di Bari. Uno: non conta, vi sono ancora quarantacinque minuti di giuoco. V'ha speranza. Spes, ultima Dea!

La ripresa è fatale. Le maglie azzurro-sbiadite pressano con la potenzialità di una maggiore prestanza fisica, di una fusione perfetta, di una classe superiore, sul leggero undici avversario. Occhio e polso, Vacca, se non vuoi che la compagine si disgreghi!! Cuore saldo, ragazzi, ché la sconfitta onorevole vale forse più di una vittoria mal conseguita. Cedere, cadere ma con le armi in pugno, e con l'onor delle armi, per avere diritto alla estimazione dei vostri avversari, dei vostri consoci, dei vostri simpatizzanti, ed infine della critica inesorabilmente... sportiva! Ma ai colpi più frequenti, alle battute più serrate, alle fughe più veloci di parte romana, risponde una specie di discesa di parte appula; è la "calata" che in gergo sportivo vuol dire l'abbandono di ogni desiderio di affermazione, vuol dire la rinuncia al proseguimento della lotta, vuol dire l'azione negativa quando più sensibile deve essere quella positiva. Una scaramuccia interna, nel grosso del combattimento, fra i due centri (attacco e sostegno), breve, rapido, inosservato: poi Vacca avanza e sostituisce Guidobaldi, questi arretra e rimpiazza Vacca. E' la schermaglia eterna che si svolge tra le quattro pareti di una sede sociale che si trasferisce all'aria aperta, sul campo di gara, al cospetto di avversari e di pubblico. E' lo sforzo continuo, tenace, portentoso di dirigenti, che hanno fede - a torto - in qualcuno di quei troppo giovani campioni - si chiamano così tutti i partecipanti ad una gara, oggi - che non hanno amore pel giuoco, per i colori sociali, che non sanno di dignità! E' lo sforzo tenace e prodigioso che viene sfasciato, travolto da chi non sa rendersi degno dell'alta funzione che compie. La partita precipita, la fine s'avvicina, la minaccia persiste. La squadra romana, a cui il pubblico - generoso e cavalleresco pubblico barese, affidato alla critica di mestieranti settimanali - tributa applausi agli ospiti di cui riconosce il maggior valore, la completezza tecnica e morale, e non tenta neppure l'incoraggiamento ai suoi. Geruzzi galoppa infruttuosamente, Solfrizzi intesse ragnatele e giroglifici sul campo, Alboreto e Piscopo, Turchiarulo e Lomienti si prodigano, Sebastiani ha un lavoro incessante, costretto com'è a difendersi dagli attacchi dei cinque levrieri. Ma Guidobaldi - perno della discordia - e Vacca sono fermi. E' la débacle. L'ora precipita, l'attacco si stringe intorno al difensore estremo dei colori della città. Ma non v'ha azione, non v'ha coraggio, non v'ha generosità che basti: Bernardini prima, poi un gruppo di romani, mandano la palla a meditare, là in fondo alla rete, sui calci presi dagli ospiti, e su quelli... non presi dai suoi legittimi padroni! Guidobaldi ha fatto rimpiangere la formazione di due domeniche fa, E due: Audace e Lazio passeranno alla storia dei nero verdi.

La partita

Alle 16.30 precise Alfieri fischia l'inizio alle due squadre che giuocano nella seguente formazione: S.P. Lazio: Agazzani, Saraceni I, Dosio, Nesi, Parboni, Orazi, Fraschetti, Filippi, Bernardini, Maneschi, Saraceni II. U.S. Ideale: Sebastiani, Lomienti, Turchiarulo, Alboreto, Vacca, Piscopo, Ugenti, Maselli, Guidobaldi, Solfrizzi, Geruzzi. I romani giuocano contro sole, mentre i baresi hanno contrario il vento. L'inizio è vivace: le azioni sono condotte con foga da ambo le parti, e le forze sembrano equivalersi. Ma dopo i primi 20' la foga rallenta, e la palla staziona di preferenza al centro. Il 1. tempo pare si debba chiudere alla pari, ma in una velocissima, travolgente discesa degli azzurri romani, Bernardini scaraventa un pallone contro Sebastiani che è uscito intempestivamente e non può impedire il bolide vada a scuotere la rete idealista. La ripresa ritrova il brio e la vivacità del 1. tempo, gli azzurri forti del vantaggio acquisito menano la danza, solo a tratti infrenati dagli idealisti, che sembra non sappiano ritrovarsi. Un certo scompiglio pare sopraggiunto tra le fila dei nero verdi, sicché le azioni sono fiacche all'attacco e deboli in difesa. Ma la superiorità di classe dei romani prevale ancora e in una discesa in linea Fraschetti porta un preciso pallone al centro, che raccolto da Bernardini sopraggiunto veloce segna il 2. punto, mentre Sebastiani tenta un tardivo tuffo. Il secondo punto provoca dissapori in seno agli idealisti: Vacca passa avanti e Guidobaldi lo sostituisce. Ma lo spostamento nuoce anziché giovare e poco dopo tutti gli uomini sono inspiegabilmente fermi. In un ultimo attacco, a un minuto dalla fine, su azione provocata davanti al goal di Sebastiani la palla calciata da Saraceni II, Bernardini ed un altro giuocatore, entra per la 3. ed ultima volta nella rete. L'arbitraggio di Alfieri della Virtus di Bologna è stato meticoloso, ma preciso ed imparziale, specialmente nell'infrenare ogni accenno di giuoco pesante.




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