Domenica 20 maggio 2018 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 2-3


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20 maggio 2018 – Roma, stadio Olimpico - Campionato di Serie A, XXXVIII giornata - inizio ore 20.45


LAZIO: Strakosha, Luiz Felipe, de Vrij (84' Nani), Radu (76' Bastos), Marusic, Murgia, Leiva, Milinkovic, Lulic, Felipe Anderson, Immobile (75' Lukaku). A disposizione: Guerrieri, Vargic, Caceres, Wallace, Basta, Patric, Di Gennaro, Crecco, Caicedo. Allenatore: S. Inzaghi.

INTER: Handanovic, Cancelo, Skriniar, Miranda, D'Ambrosio (81' Ranocchia), Vecino, Brozovic, Candreva (61' Eder), Rafinha (68' Karamoh), Perisic, Icardi. A disposizione: Padelli, Berni, Lisandro, Gagliardini, Santon, Borja Valero, Dalbert, Pinamonti. Allenatore: Spalletti.

Arbitro: Sig. Rocchi (Firenze) - Assistenti Sigg. Di Liberatore-Di Fiore - Quarto uomo Sig. Guida - V.A.R. Sig. Irrati - A.V.A.R. Sig. Vuoto.

Marcatori: 10' Perisic (aut), 29' D'Ambrosio, 41' Felipe Anderson, 78' Icardi (rig), 82' Vecino.

Note: espulso al 79' Lulic per doppia ammonizione, al 90'+3' Patric dalla panchina per proteste. Ammonito al 13' Brozovic, al 23' Miranda, al 26' Luiz Felipe, al 34' Lulic, al 37' Leiva, al 48' D'Ambrosio tutti per gioco falloso, al 63' Strakosha ed all'83' Vecino entrambi per comportamento non regolamentare. Angoli 10-4. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 65.000 circa.


La splendida coreografia proposta dai tifosi in Tribuna Tevere
Foto sslazio.it
Sergej Milinkovic-Savic
Foto sslazio.it
Una fase di gioco
Foto Bartoletti
Ciro Immobile
Foto Ansa
Lucas Leiva
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Un momento della gara
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Caccia alla sfera
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Sergej Milinkovic-Savic
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Felipe Anderson
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Luiz Felipe
Foto Ansa

I calciatori convocati per la partita odierna

La Gazzetta dello Sport titola: "Pazza Inter, è Champions. La Lazio avanti due volte. Poi il ribaltone finale. Biancocelesti meglio per 75 minuti, ma Icardi (gol su rigore provocato dal futuro interista De Vrij) e Vecino firmano la rimonta: 4° posto e dimenticato il 5 maggio".

Continua la "rosea": Apteosi Inter, disperazione Lazio. Sembrava un altro 5 maggio, poi è diventata una vendetta terribile. Nerazzurri che nell’ultimo quarto d'ora dell'ultima partita danno improvvisamente un senso a tutta la stagione (e anche alla prossima), conquistando una Champions che mancava dal 2011-12. Spalletti in trionfo, festa in campo da scudetto, quasi una rinascita. Laziali in lacrime per essersi fatti sfuggire una qualificazione quasi sicura: la sconfitta cambierà inevitabilmente il mercato. Non perdevano da 10 turni, hanno subito 2 reti nell'ultimo quarto d’ora, 18 in totale. Troppe. Un po' ingenui, questo sì. Calcio spietato, partita bellissima. Fino al 33’ del secondo tempo dominata dalla Lazio e ribaltata in tre minuti dal rigore di Icardi (causato proprio dal futuro compagno De Vrij), dall’espulsione di Lulic (34’) e infine dal 3-2 di Vecino che ha capovolto la classifica (36'). Ai punti pcteva essere pareggio, ma proprio per questo l'impresa dell'Inter ha più valore. Perché i nerazzurri non si sono mai arresi, anche quando tutto pareva perso, trascinati nel f‌inale da Icardi capocannoniere alla pari con Immobile. E perché alla lunga Spalletti, cambiando e ricambiando, ha avuto la meglio su Inzaghi che la sfida l’aveva progettata meglio ma all'ultimo, con i cambi e il nervosismo, ha mandato messaggi sbagliati.

Una finalissima da 35-40 milioni vinti dall’Inter: tanto vale il semplice ingresso nella nuova Champions "4X4". Ne avrà però di rimorsi la Lazio. La sfida con l’Inter era stata studiata alla perfezione: non c’era bisogno di fare la partita, ma non è nella mentalità di Inzaghi gestire. Un’aggressione intelligente la sua. Pur concedendo il possesso all'Inter, addirittura il 60%, è la Lazio a comandare nelle zone chiave. Merito saprattutto del centrocampo: il 3-5-2 è mobilissimo, Leiva dirige a gran ritmo, Murgia a destra è un indemoniato e Milinkovic un mostro per come pressa e dà profondità. Un triangolo che diventa quadrilatero con Felipe Anderson: seconda punta teorica alle spalle del generosissimo Immobile, è in realtà creativo a tutto campo. La spinta degli esterni, soprattutto Marusic a destra, mette sempre in inferiorità l'Inter. Uno spettacolo che impedisce a Brozovic di ragionare. In più, Inzaghi riesce ad attirare l'Inter da un lato e poi a cambiare improvvisameme fronte, lanciando i contropiedisti in grande libertà. Per quantità e qualità di gioco, la Lazio concretizza anche poco. Marusic segna al 9' con la complicità di Perisic, Luiz Felipe (sotto porta) e Milinkovic (palo su punizione) hanno due grandi occasioni, ma anche l’Inter spreca due volte con Icardi e trova 1’1-1 con D’Ambrosio in un mischione in area.

Ma per andare in Champions bisogna solo vincere: in campo non si vedono i presupposti, anche se Spalletti ha capito che la sua mediana non può restare sempre in balia della tempesta laziale. La prima invenzione è il passaggio a un 4-4-2 sui generis, con un doppio binario mai visto: il primo è parallelo, con Rafinha che si sposta a destra, raddoppiando Cancelo; il secondo in orizzontale, con Perisic secondo attaccante che va quasi ad affiancare Candreva a sinistra. Mossa che costringe la Lazio ad allargarsi e a concedere spazio in mezzo. Ma é un leggero imbarazzo, cancellato dal bellissimo contropiede Lulic-Anderson: 2-1 a fine primo tempo, non si vede come la storia possa cambiare. Forse il primo rimprovero che si può fare alla Lazio (e a Inzaghi) è aver pensato di tenere un ritmo così ossessivo fino alla fine. Il calo della ripresa è fisiologico, neanche un tiro in porta, ma lo stesso l’Inter non riesce a prendere in mano la partita. Poi, nel finale, l'altro errore: mentre Spalletti, con Eder e Karamoh, riesce comunque ad alzare il baricentro, Inzaghi toglie Immobile e mette Lukaku. Ovvio l’intento di coprirsi, ma non è la prima volta in stagione che una scelta del genere "punisce", vedi il Psg con il Real: senza più punta vera, e con le idee un po’ appannate, la Lazio non ha più una sponda per ripartire e si fa stringere dall'Inter. Milinkovic e Anderson si spengono, Brozovic e Cancelo danno la carica. E servono anche gli episodi. Do- po un rigore cancellato dalla Var, arriva al 33’ quello vero per fallo di De Vrij su Icardi (2-2): olandese f‌ino a quel momento impeccabile, ma la questione del contratto è stata gestita male. Quindi Lulic, sempre al limite, prende il secondo giallo al 34’ ed è la fine: l’Inter sente l'odore del sangue, della preda che non ha più forze, e su angolo trova il gol dell’anno con Vecino. Successo e Champions.


► Il Corriere dello Sport titola: "L'Inter è eterna. Dominata per quasi un tempo, rovescia la gara in 4 minuti. Dramma Lazio, tradita da De Vrij e Lulic. I nerazzurri tornano in Champions dopo sei lunghe stagioni di assenza".

Prosegue il quotidiano sportivo romano: La Lazio aveva impiegato un campionato intero per tornare in Champions, l'Inter gliel'ha portata via in quattro minuti. Due a due di Icardi su rigore al 33', espulsione di Lulic al 34', tre a due di Vecino al 37'. Viene da dire che la Lazio, per come aveva giocato nel primo tempo, per quanto aveva prodotto in attacco e per come era riuscita ad arrivare f‌ino a quel momento senza Parolo e Luis Alberto, l'ha buttata via. Ma nell'incredibile ribaltone dell’Inter vanno messi anche i cambi di Spalletti, che nella ripresa ha rovesciato la partita, riportando la sua squadra in Champions dopo sei stagioni. Il primo tempo è stato quasi tutto della Lazio, per ritmo, qualità e intensità del gioco, per organizzazione e disposizione tattica, per l'eccellente produzione offensiva, ma anche per la personalità con cui è tornata in vantaggio dopo che l’Inter l’aveva riagguantata sull’1-1. Due gol, un palo, altre tre occasioni nitide, la Lazio è stata dentro la partita f‌in dall’inizio, lasciando all’Inter solo l’impressione di poter nuocere con un pressing iniziale molto alto. La squadra di Inzaghi ha impiegato meno di 10’ per capire dove avrebbe dovuto attaccare: sul molle fianco destro dell’Inter. In quel settore, Spalletti aveva una buona ala (Cancelo) schierata come terzino e un’ala vera (Candreva) poco propensa, almeno ieri sera, a rientrare.

Era lo spazio ideale per quella catapulta di Lulic, per Milinkovic, che aveva libertà sufficiente per far valere tecnica e potenza fisica, per Felipe Anderson che da quella zona avrebbe fatto iniziare l’azione dell’uno a zero, gol preannunciato da due occasioni nate proprio in quel settore. C'era un Olimpico in amore, strapieno di gente e di cuore, e sulla spinta dei 50.000 laziali quelli in campo volavano. Primo gol: Cancelo ha concesso il cross a Felipe Anderson, col corpaccione di uno scaricatore di porto che indossa le scarpette da ballerina. Milinkovic ha controllato di petto la palla (prendendo lo spazio a Perisic) e ha toccato per Marusic che ha sbagliato la mira ma ha avuto ugualmente fortuna facendo sponda con la faccia di Perisic: Handanovic battuto. Icardi ha avuto in regalo da Radu (passaggio sbagliato e intercettato da Cancelo) la palla dell’l-l, ma con un diagonale strozzato ha ricambiato il gentile pensierio. Milinkovic, che stava imperversando con una tecnica mostruosa, ha centrato il palo su punizione. Tutta la Lazio stava giocando una partita bellissima. Spalletti ha aggiustato per la prima volta la squadra togliendo Candreva dal buco nero di destra e spostandolo dall’altra parte per allargare ora Vecino, ora Rafinha. L’Inter ha pareggiato su calcio d’angolo battuto da Brozovic, dopo una mezza incertezza di De Vrij e con una girata di D'Ambrosio quando era già a terra.

Ma la Lazio era padrona dei suoi mezzi e ha colpito di nuovo, stavolta con un contropiede pazzesco. E’ partito vicino all’area laziale con un sombrero di Felipe Anderson, proseguito con un’accelerazione micidiale di Lulic il cui assist per Felipe è stato una gemma autentica, ancor più del diagonale del brasiliano sul secondo palo. Spalletti ha cambiato ancora nella ripresa aumentando la pericolosità dell'attacco con Eder e poi con Karamoh, quando la Lazio non aveva più energie e non ce la faceva più a ripartire. Ora il gioco era dell’Inter, Inzaghi si è impaurito, ha messo Lukaku per Immobile. Rocchi ha fischiato un primo rigore per i nerazzurri ma il Var gli ha suggerito che il tocco di Milinkovic era di spalla e non di braccio. Pochi minuti dopo altro rigore, stavolta senza bisogno del Var, per uno sciagurato intervento di De Vrij su Icardi, fino a quel momento grande assente. Palla dentro e titolo di capocannoniere conquistato con Immobile. Chi era stato gigante nel primo tempo è franato di colpo: Lulic ha preso il secondo giallo per un fallo stupido su Brozovic. La Lazio è crollata e ancora da angolo (sempre di Brozovic) ha preso il terzo gol con un colpo di testa di Vecino. Lo marcava Milinkovic, un altro gigante crollato.


Il Messaggero titola: .

Prosegue il quotidiano romano:


► Tratte dal Corriere dello Sport, alcune dichiarazioni post-gara:

Così è dura, impossibile da metabolizzare. La Champions portata via sotto gli occhi dall’Inter a un quarto d’ora dal sogno. L’uscita di Immobile, i crampi di Radu, il rigore provocato da De Vrij, il rosso di Lulic, la zuccata di Vecino. Tutto in sei minuti. Come si faceva a resistere e ribaltare il destino? Una maledizione. Inzaghi ha ringraziato i cinquantacinquemila laziali dell’Olimpico e la sua Lazio. Di più non si poteva combinare al rischiatatutto nello spareggio. I rimpianti sono legati a Crotone e alle partite precedenti. "Dovevamo chiudere prima il discorso e non arrivare all'ultima partita. E’ stato un ottimo cammino, avevamo la partita in mano, sono stati presi tre gol, due su calcio piazzato e uno su rigore. Chiudiamo con gli stessi punti dell'Inter e usciamo per lo scontro diretto. Ho ringraziato i ragazzi alla fine della partita per quello che hanno fatto durante l’anno. E’ normale, una serata così dispiace, avremo tempo per pensarci. Una cosa è certa. Questa sconfitta non toglie niente alla stagione della Lazio". E’ uscito Immobile ed è uscita la Lazio. Inzaghi lo ha cambiato con Lukaku, forse poteva mettere Caicedo per mantenere un riferimento offensivo, ma la Lazio non ne aveva più. Simone ha spiegato tutto. "L’Inter non ci ha messo ancora di più alle corde, non avrei voluto toccare niente, ma Immobile veniva dall’infortunio, da 20 giorni di stop e con due allenamenti di mezz’ora. Non stavamo soffrendo, la partita era in pugno, avevo Caicedo che si stava scaldando, sarebbe entrato cinque minuti dopo. Il rimpianto è che avrei dovuto togliere Lulic perché era ammonito, ma pensavo che Senad tenesse altri cinque o sei minuti".

Le polemiche non si spegneranno. Ieri la Lazio si è dovuta giocare la Champions, ma tanti e troppi punti sono stati persi lungo la strada a causa dei torti arbitrali. "Non mi piace, penso sia inopportuno parlare ora degli arbitri, abbiamo avuto tante occasioni per chiudere sul campo. La partita è stata dominata, non meritavamo di perdere, abbiamo creato tanto, senza una parata di Strakosha l’Inter ha segnato tre gol. Non perdevamo dal 3 marzo". Un difetto di maturità e nella gestione del risultato da parte della Lazio. Ne ha parlato Simone. "In determinate partite sul finale paghiamo, forse non siamo maturi, dobbiamo cercare con calma di ragionare, di guardare a come muoverci". Il tecnico ha difeso De Vrij. "Non ho ancora visto le immagini, De Vrij o un altro è lo stesso, ci doveva stare il rigore, già prima era stato dato e poi tolto, poi è arrivata l’espulsione di Lulic. La Lazio meritava e non è andata in Champions. Penso l'olandese abbia giocato un’ottima partita, quell’azione non doveva andare cosi, Strakosha doveva tenere la palla e non rinviare, c’è stata una concomitanza di colpe". Restano le immagini da cui ripartire. "Penso la gente si sia divertita quest’anno a veder giocare la Lazio, è un altro traguardo aver riempito l’Olimpico come non succedeva dai tempi dello scudetto. Ora c’è delusione in tutti noi e nei tifosi, è normale". Ci voleva la Champions per coronare una stagione fantastica. "Nessuno se lo aspettava. Siamo arrivati a un centimetro da tutto, abbiamo vinto la Supercoppa, in semif‌inale di Coppa Italia siamo usciti al quattordicesimo rigore, la semif‌inale di Europa League è sfumata a Salisburgo in sei minuti, ci sono tante occasioni per chiudere prima. Avremmo meritato di più con l’Inter, ma questo è il calcio. E’ una lezione che ci servirà. Quel punto che mancava dovevamo prenderlo prima, è una sconf‌itta da accettare, arrivata in modo strano e immeritato". E' f‌inita male una stagione bellissima, l'alba di una nuova Lazio.



Galleria di immagini sulle reti della gara
Adam Marusic, con una deviazione, porta in vantaggio la Lazio
La rete dell'1-1 nerazzurra
Felipe Anderson per il 2-1 biancoceleste
Il rigore che porta l'Inter sul 2-2
La rete-vittoria interista



La formazione biancoceleste:
Strakosha, Immobile, de Vrij, Luiz Felipe, Milinkoic-Savic, Murgia;
Radu, Leiva, Felipe Anderson, Marusic, Lulic
La formazione iniziale biancoceleste in grafica





► Per questa partita il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha convocato i seguenti calciatori:




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