Domenica 26 febbraio 1995 - Parma, stadio Ennio Tardini – Parma-Lazio 2-0


Stagione

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26 febbraio 1995 - 2640 - Campionato di Serie A 1994/95 - XXI giornata

PARMA: Bucci, Benarrivo, A.Di Chiara (67' Mussi), Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Pin, D.Baggio, Sensini, Zola, Asprilla (80' Branca). A disp.: Galli, Susic, Fiore. All. Scala.

LAZIO: Marchegiani, Negro, Favalli (17' Nesta), Di Matteo, Bergodi, Cravero, Rambaudi, Fuser, Boksic (65' Casiraghi), Winter, Signori. A disp.: Orsi, Bacci, Venturin. All. Zeman.

Arbitro: Collina (Viareggio).

Marcatori: 11' Asprilla, 52' Asprilla.

Note: ammoniti Chamot, Boksic e Signori per la Lazio, Fernando Couto per il Parma. calci d'angolo: 6-7.

Spettatori: 23.000 circa.

Una fase della gara
Una fase della gara
Una fase della gara
Una fase della gara
Una fase della gara

Prendendo l'uomo come fine e utilizzando lo spazio come mezzo, il Parma è tornato a essere Parma lasciando alla Lazio la certezza della propria immutabilità: teoria e pratica stentano sempre a farsi squadra. Ieri, la somma degli errori di Zeman e la nullità quasi totale dei suoi giocatori hanno prodotto, in senso letterale, una prova che solo di poco ha superato lo zero. Il Parma ha fatto due (gol: di Asprilla), raddoppiando la fluidità di manovra con Pin (sempre decisive le sue assenze), triplicando le prospettive: campionato, Coppa Uefa, in Coppa Italia. Non è più (quest'anno non è mai stato) il Parma di una stagione fa, non è più la fervida macchina di calcio che l'aveva reso appetibile e alternativo, ma è una compagine che con la buona condizione di Asprilla e la coscienza tattica di Pin ha ritrovato forme di armonia ed equilibrio. Rispetto alla Lazio, almeno ieri, ha avuto dalla sua anche un miglior rendimento fisico atletico: e il pressing, così come la resistenza, se proprio non hanno deciso, di certo hanno orientato il confronto. Esempi: al 10', Rambaudi applica un pressing esemplare (ma l'unico, di parte biancazzurra) ai danni di Apolloni, serve in area Boksic che, sbuffando e squassando, scardina la difesa avversaria chiudendo le operazioni con un tocco goffo che procura un calcio d'angolo. Sull'azione successiva, da Pin a Zola in verticale, da Zola (che vede Sensini smarcarsi largo) ad Asprilla (che s'intromette di coscia): stop di destro e, dai 20 metri, girata di sinistro che coglie Marchegiani colpevolmente impreparato. La bravura di Asprilla, davvero snodabile nell'esecuzione, è rilevante almeno quanto l'inefficiente chiusura difensiva (in specie di Bergodi) e la sorpresa di Marchegiani che, pur indovinando la traiettoria, si fa battere usando il braccio sbagliato. Per quanto, poi, si possa accreditare rapidità di movimento al colombiano, risulta poco comprensibile come si possa concedergli il tempo di un controllo e di un tiro senza che nessuno provveda all'opera di disturbo. Sul pressing, il Parma ha costruito la sua vittoria; sull'assenza di pressing la Lazio si è consegnata all'avversario. Intanto allungandosi e allargandosi, come in occasione del primo gol emiliano, poi subendo l'urto parmense fin dalla propria area. Il raddoppio, al 6' della ripresa, ancora di Asprilla, è stato infatti favorito da una palla consegnata da Cravero a Zola. Quindi, da questi, recapitata ad Asprilla per un allungamento (di destro) in rete. Sarebbe puerile (ma quasi sempre capita) addossare a Zeman responsabilità ideologiche. Ce ne sono, invece, di più prosaiche. Esse non riguardano la disposizione in linea della retroguardia, quanto le scelte degli uomini: inspiegabile preferire lo spento Boksic a Casiraghi; affrettato il recupero di Fuser (forse sarebbe stato meglio Venturin); incompatibile la coppia Bergodi Cravero (Negro centrale non avrebbe potuto peggiorare la prestazione). Puntando uno di questi giocatori, Zola, e soprattutto Asprilla, hanno sventrato la Lazio non solo nelle occasioni dei gol, ma almeno altre tre volte (bravo Marchegiani a inizio di ripresa). Il dominio del Parma stava nella riconquista della palla e nella rigiocata rapida, profonda: per questo, attaccare lo spazio è stato peculiare. Altrettanto determinante il primato del centrocampo: Pin ha surclassato Di Matteo per passo e concretezza, Sensini piallato Fuser, Dino Baggio vinto alla distanza contro Winter. E la vocazione offensiva di almeno uno dei due terzini (Benarrivo, in questo caso) ha costretto Signori a sprofondare nella linea mediana. Quando ne è emerso ha tentato improbabili soluzioni personali, evitando - si era a metà ripresa - un assist a Rambaudi che avrebbe permesso alla Lazio di riaprire la partita. E nel momento in cui il collettivo viene dopo il singolo, il calcio diventa meno calcio e le partite si perdono.

Fonte: Corriere della Sera