Domenica 26 febbraio 2006 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 0-2


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26 febbraio 2006 - 3.184 - Campionato di Serie A 2005/06 - XXVII giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Behrami, Dabo, Liverani, Manfredini (30' Bonanni, 83' Tare), Di Canio (68' Pandev), Rocchi. A disposizione: Ballotta, Belleri, Stendardo, Mudingayi. Allenatore: D.Rossi.

ROMA: Doni, Panucci, Mexes, Chivu, Cufrè, De Rossi, Aquilani (80' Dacourt), Taddei (88' Kharja), Perrotta, Mancini, Montella (68' Tommasi). A disposizione: Curci, Bovo, Kuffour, Alvarez. Allenatore: Spalletti.

Arbitro: Sig. Trefoloni (Siena).

Marcatori: 31' Taddei, 63' Aquilani.

Note: serata fresca, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Montella, Behrami, Aquilani, Mancini, Dacourt, Pandev. Angoli: 7-4 per la Lazio. Recuperi: 2' p.t., 4' s.t.

Spettatori: 60.000 circa.


La coreografia della Curva Nord
La rete di Taddei
Un fotogramma dell'incontro
Il biglietto della gara


La Repubblica titola: "Un gol per tempo (Taddei e Aquilani) all'Olimpico. Partita bella e corretta: la Lazio non si è mai arresa. Che Roma, anche senza Totti col derby, la vittoria numero 11. Rocchi ha preso un palo sullo 0-0. A fine partita tutta la squadra giallorossa prima dal capitano poi da Sensi".

Continua il quotidiano: Ha giocato la Lazio, ha vinto la Roma. Questo il succo del derby del Cupolone. La squadra di Spalletti ha quindi stabilito il nuovo record di vittorie consecutive: undici. Bisogna però dire che prima del gol di Taddei di testa, nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria giallorossa. E forse nemmeno dopo il primo tempo: la Lazio aveva preso un palo con Rocchi e attaccato molto pericolosamente. La Roma aveva segnato sull'unica occasione che le era capitata. Nella ripresa invece la squadra di Delio Rossi ha un po' mollato e i giallorossi hanno raddoppiato con Aquilani dopo una travolgente azione di Mancini sulla sinistra. I giallorossi hanno conservato così il quarto posto, ma all'inizio hanno rischiato. Del resto, giocarsi il derby senza Totti non è stato facile. Poche verticalizzazioni, manovra elaborata, rari tiri. La partita insomma l'ha fatta Lazio, nel primo tempo. La squadra di Delio Rossi ha attaccato sfruttando la spinta di Oddo e Behrami sulla destra - in difficoltà Chivu e Aquilani - e di Manfredini (che si è fatto male dopo mezz'ora) e Zauri sulla sinistra. Veloce e risoluta la manovra dei biancocelesti, più compassata quella della squadra di Spalletti che tuttavia ha fatto affidamento sulla sua solidità difensiva (quarta retroguardia: 25 gol presi) per arginare la maggiore intraprendenza della Lazio che al primo affondo (al 13') ha colpito un palo con Rocchi che ha girato di destro dopo una fuga di Behrami sulla destra.

Ma il calcio spesso non premia chi si dà maggiormente da fare e così su un calcio d'angolo da sinistra, al 31', Taddei ha anticipato Rocchi - che avrebbe dovuto marcarlo - e ha infilato di testa dalla posizione nei pressi del primo palo. La Lazio ha continuato ad attaccare e ha avuto due occasioni nel corso del primo tempo: Rocchi al 38' è andato sulla sinistra e ha tentato il tiro da posizione molto decentrata, deviato da Chivu. Al 42' un'altra veloce incursione di Oddo sulla destra: passaggio per Liverani al limite; il centrocampista ha lasciato a Di Canio che dal limite di sinistro ha messo la palla sopra la traversa. La Roma ha così sfruttato l'unica occasione, confermando che il calcio è fatto anche di concretezza, specie se si deve fare a meno di uno che si chiama Francesco Totti. La Lazio ha continuato ad aggredire l'avversario anche all'inizio della ripresa, lasciando ai giallorossi l'arma del contropiede, peraltro poco frequente. De Rossi e Perrotta sono state le due colonne portanti della squadra di Spalletti, mentre si son visti poco Mancini (più in evidenza nella ripresa) e Montella. Un intervento di Cufrè su Behrami a centro area, al 7', ha indispettito i giocatori della Lazio. La Roma si è limitata ad aspettare l'avversario ma, al 10' su calcio d'angolo, Montella e Panucci da due passi hanno messo fuori, ostacolandosi a vicenda. La Lazio poi ha perso un po' di lucidità, la Roma ha conquistato molti metri: Perrotta al 17' ha tirato al volo fuori. Poi Doni ha salvato sui piedi di Di Canio dopo un'iniziativa di Bonanni, molto attivo sulla sinistra.

Quindi il raddoppio giallorosso al 18': su errore di Siviglia, Mancini è partito sulla sinistra con una serie di finte, poi ha servito Aquilani (romano e prodotto del vivaio giallorosso) che dal limite di destro ha infilato rasoterra sulla destra di Peruzzi. A questo punto, ai giallorossi non è rimasto che controllare la partita e mettere al sicuro il risultato, un 2-0 prezioso, ma poco veritiero. La Lazio avrebbe meritato miglior sorte. Almeno un gol, visto il furibondo assalto finale. A fine partita, tutti intorno a Totti, tutti con la maglia del capitano. E poi, sempre cantando e ballando, i giocatori sono andati in tribuna d'onore per abbracciare il presidente Sensi in lacrime.


Il Corriere della Sera racconta così la gara:

La Roma entra nella storia del calcio, con 11 vittorie consecutive, accompagnata per mano dal suo capitano. Con la gamba rotta, accanto alla panchina di Spalletti, ma con la testa in campo. E tutti i suoi compagni, per questo, hanno dato qualcosa in più. Non era una finale di Coppa Campioni e il record assoluto non porterà lo scudetto alla Roma, come era successo a Juve, Milan e Bologna con dieci successi. Però fare il primato nel derby, contro la Lazio che non aveva mai perduto all'Olimpico ma che ora è a 16 punti di distacco, resta un'emozione unica. Un'emozione che Totti, quasi stritolato dall'affetto dei compagni a fine gara, ha descritto così: "È stata dura, ma grazie a loro è passato tutto. E ora vado a festeggiare con la bandiera". Purtroppo per lui, per la Roma e per la nazionale italiana non è passato tutto. Però, da ieri sera, c'è un motivo in più per recuperare il prima possibile. Un anno fa, nel derby di andata, aveva vinto Paolo Di Canio, perfetto nel creare nello spogliatoio della Lazio il clima adatto all'impresa. Ieri sera, invece, anche quando la Roma era sembrata un po' smarrita, e cioè nel primo quarto d'ora, il gruppo giallorosso ha dimostrato compattezza e spirito di sacrificio.

Perfetto Mexès, oggi come oggi il miglior centrale difensivo d'Europa; quasi perfetto De Rossi; utilissimo Perrotta. La Roma è parsa una squadra predestinata. La Lazio ha avuto la sua occasione al 13', quando Rocchi ha colpito il palo, al volo, su incursione Oddo-Behrami sulla fascia destra. Doni, però, per il resto della gara, è stato impegnato solo con i cross. Oddo è stato l'unico a mettere in difficoltà la Roma fino al 90'. Rocchi è stato pericoloso ma non ha avuto un partner all'altezza. Di Canio è stato sostituito ed è uscito sul 2-0 con la faccia scurissima. La gara si è sbloccata su azione da calcio d'angolo, al 31', come spesso accade nelle sfide più tese. Cross di Mancini e girata di testa di Taddei, lasciato saltare indisturbato da Rocchi. E anche Peruzzi non è sembrato impeccabile nella posizione. Perfetto e tutto "fatto in casa", invece, il contropiede che ha portato al 2-0: Mancini ha tenuto palla e atteso l'inserimento di Aquilani, che ha scaricato in porta di piatto destro. Era il 18' della ripresa: la partita è finita lì ed è iniziata la grande festa di Totti. Alla fine sono spuntate dalla panchina tante maglie con il numero 10. E se le sono infilate tutti, da Spalletti a Bruno Conti, dai massaggiatori ai giocatori. La Roma non ha smesso di sognare il quarto posto e i sogni, si sa, hanno una forza immensa.