Domenica 5 marzo 2006 - Verona, stadio Marc'Antonio Bentegodi - Chievo-Lazio 2-2


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

5 marzo 2006 - 3.185 - Campionato di Serie A 2005/06 - XXVIII giornata

CHIEVO: Fontana, Moro, Scurto, D'Anna, Lanna, Semioli, Brighi, Giunti, Franceschini (89' Gemiti), Amauri, Tiribocchi (81' Luciano). A disposizione: Squizzi, Malagò, Mantovani, Landolina, Rickler. Allenatore: Pillon.

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Behrami, Dabo, Liverani, Mauri (82' Bonanni), Rocchi (77' Di Canio), Pandev (65' Tare). A disposizione: Ballotta, Giallombardo, Mudingayi, Belleri. Allenatore: D.Rossi.

Arbitro: Sig. P.Mazzoleni (Bergamo).

Marcatori: 32' Mauri, 42' Tiribocchi, 45' Tiribocchi, 67' Oddo (rig).

Note: pomeriggio freddo, terreno in pessime condizioni. Ammoniti: Moro, Giunti, Behrami e Dabo tutti per gioco falloso. Calci d'angolo: 6-4. Recuperi: 1' p.t., 3' s.t.

Spettatori: paganti 1.445 per un incasso di 22.643 euro, abbonati 4.016 per una quota di 36.594,17 euro.

Il biglietto della partita
Il rigore calciato da Massimo Oddo
Un fotogramma della gara
Da City del 5/3/2006

La Gazzetta dello Sport titola: "Il Chievo perde l'occasione. Sul 2-1 manca il ko, poi la Lazio pareggia. La corsa Uefa continua per entrambe".

Continua "la rosea": La geometria di Liverani contro la fantasia di Semioli: la sfida tra Chievo e Lazio è soprattutto in questo confronto a distanza tra i due elementi di maggiore qualità, e se finisce in pareggio il motivo è che non si può possedere solo una metà della mela per essere veramente felici. Il Chievo, quando traballa e lo fa in particolare nel primo tempo, si affida alla classe dell'ala destra, una specie di Garrincha del quartierino che con un paio di finte e cross manda in tilt l'intera retroguardia della Lazio, ma poi non ci sono, da parte dei veneti, la necessaria logica nella costruzione dell'azione e la conseguente saggezza nell'amministrazione del risultato. Sull'altro fronte, la Lazio sta in piedi (e bene nella prima parte) grazie ai disegni e ai ricami di Liverani che imposta, suggerisce e va perfino a concludere: però mancano all'appello i guizzi degli attaccanti (Rocchi e Pandev dormono beatamente) e quel minimo di imprevedibilità che darebbe spessore al gioco. Il 2-2 mantiene in corsa Chievo e Lazio per un posto in zona Uefa, ma considerata la sconfitta interna del Livorno c'è di che rodersi il fegato. Gli uomini di Delio Rossi, a testimonianza di quanto il calcio sia strano e per nulla soggetto alle regole della razionalità, vanno meritatamente in vantaggio con Mauri al 32' e, proprio mentre stanno dominando, finiscono k.o. nell'arco di 3': dal 42' al 45' Tiribocchi s'incarica di rivoltare il copione come un calzino e in questa operazione il contributo di Semioli è fondamentale (stupendo il dribbling su Zauri sul raddoppio).

Nella ripresa, invece, quando il Chievo, in vantaggio, dimostra di poter controllare le operazioni e magari anche di pungere in contropiede per ottenere il gol della tranquillità, ecco che arriva il rigore realizzato da Oddo (minuto 22). Non si può capire l'accaduto se non attribuendone la responsabilità al destino: a rigor di logica, il primo tempo lo avrebbe dovuto concludere in vantaggio la Lazio, e la ripresa avrebbe dovuto essere a favore del Chievo. Nel predominio della squadra di Delio Rossi, nella fase iniziale della gara, c'è l'impronta di Liverani, agevolato (e non poco) dalla scarsa pressione che gli mette Brighi, l'uomo deputato a seguirlo come un'ombra. Il centrocampista laziale, se lasciato libero di agire, ha tecnica sopraffina ed è in grado di innescare tutte le azioni da metà campo in su: all'8' è lui stesso a cercare la rete, dopo un bel dribbling, ma Fontana respinge coi piedi. Peccato per la Lazio che Pandev e Rocchi non si muovano in sintonia con le ispirazioni di Liverani e dunque il castello costruito dal regista finisce per crollare al limite dell'area avversaria. Nella ripresa Pillon ordina a Brighi di "stringere" su Liverani, per imbrigliare il gioco della Lazio e ripartire in contropiede. La mossa sembra riuscire, perché Semioli va come una scheggia, Zauri non lo prende quasi mai e se qualcuno del Chievo in mezzo all'area sfruttasse i cross che piovono dalla destra arriverebbe il terzo gol. Tuttavia l'ingenuità di Scurto che trattiene Tare (appena entrato al posto di Pandev) su azione d'angolo scombina i piani di Pillon, e la partita torna in parità. Com'è giusto che sia, d'altronde, perché non può bastare una mezza mela per saziarsi completamente.


Il Corriere della Sera racconta così la gara:

La Lazio è ritornata a sé stessa con una velocità famelica, proprio mentre sembrava stesse imboccando un tunnel senza uscita. Attesa da un delicatissimo esame in trasferta contro il Chievo - che in classifica, dopo il 2-2 di ieri, continua ad anticiparla di due lunghezze - la formazione biancoceleste ha dato dimostrazione di essersi lasciata alle spalle la bruciante delusione del derby perso due domeniche fa contro la Roma dei record, e di aver recuperato la capacità di ripartire. Ritirando fuori il carattere (per tutta la durata dell'incontro) e il bel gioco (questo addirittura eccellente nei primi quaranta minuti). Per queste ragioni, è proprio la Lazio a recriminare più di quanto non possano fare i padroni di casa. Per avere concretizzato solo una delle diverse occasioni da gol create in quei brillanti quaranta minuti, con Mauri (imperioso il suo stacco di testa per il momentaneo vantaggio); per avere spento la luce prima dell'intervallo, in quei tre minuti che hanno permesso al Chievo di ribaltare il risultato grazie a una doppietta di Tiribocchi; e per avere infine subìto la rete dell'1-1 che invece andava annullata dall'arbitro Mazzoleni, come evidenziato dalle immagini televisive, per un fuorigico di Moro. Nessuno, forse, è del tutto contento per questo pareggio al Bentegodi. Ma Delio Rossi, guardando alla prova complessiva della sua squadra dopo la batosta nel derby, non si limita, giustamente, a rimpiangere i due punti considerati persi.

"Il nostro primo tempo contro il Chievo è stato decisamente il più bello, il più brillante da quando io alleno la Lazio. Poi, che vi devo dire, ci ha preso la sindrome di Penelope, e abbiamo disfatto in pochissimo tempo ciò che avevamo tessuto". Onesto anche Pillon, tecnico dei veneti. "Peccato per i due punti persi, anche se forse non sono proprio persi. Certo, si poteva vincere ma, sinceramente, si poteva anche perdere. Ora, a quota 41, possiamo dirci salvi. A fine stagione tireremo le somme". Il pareggio non cambia le ambizioni Uefa delle due formazioni, entrambe sempre in piena corsa per trovare un posto buono nel salotto "minore" d'Europa. La Lazio poteva segnare già dopo 7', ma il destro di Liverani], solo in area, era troppo debole per impensierire Fontana. Poteva passare al 17', con un tiro da lontano di Dabo, intercettato sulla linea di porta dall'ex Franceschini a portiere battuto. Passava invece poco dopo la mezz'ora: cross di Zauri, testa di Mauri e Lazio davanti in classifica. Partita segnata? Neanche per idea. Ci pensava Tiribocchi con una doppietta in 180 secondi a rovesciare l'andamento della gara fino a quel momento dominata dai romani. Poi, nella ripresa, il giusto pareggio della Lazio al 65': Scurto abbracciava in area Tare, entrato in campo da non più di 30 secondi. Rigore netto, che Oddo trasformava spiazzando Fontana.