Domenica 29 ottobre 2006 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 0-0


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29 ottobre 2006 - 3.215 - Campionato di Serie A 2006/07 - IX giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Mutarelli (83' Firmani), Mudingayi (77' S.Inzaghi), Ledesma, Mauri, Rocchi, Tare. A disposizione: Ballotta, Belleri, Bonetto, Quadri, De Silvestri. Allenatore: D.Rossi.

REGGINA: Pelizzoli, Di Dio (69' Barillà), Lucarelli II, Aronica, Mesto, Amerini, Tognozzi (74' Amoruso), Modesto, Esteves, Missiroli (66' Carobbio), R.Bianchi. A disposizione: Campagnolo, Morabito, Castiglia, Nielsen. Allenatore: Mazzarri.

Arbitro: Sig. Gava (Conegliano).

Note: espulso Ledesma al 92' per doppia ammonizione. Amoniti: Mudingayi, Mauri, Mutarelli, Carobbio e Amerini per gioco scorretto, Tare per proteste. Angoli 10-2 per la Lazio. Recuperi: 0 p.t., 6' s.t.

Spettatori: 5.616 per un incasso di 102.596 euro, abbonati 12.699 per una quota di 169.502,69 euro.


Il biglietto della gara
Simone Inzaghi in azione
Tommaso Rocchi in azione
Cristian Ledesma in un fotogramma della gara
Gaby Mudingayi in un momento dell'incontro
L'espulsione del centrocampista argentino
Dal Corrsport del 28/10/2006
Da Epolis del 28/10/2006
Igli Tare in un intervento aereo

La Gazzetta dello Sport titola: "La Reggina ringrazia per gli sconti della Lazio. I punti restituiti dall'arbitrato non spingono i biancocelesti che sbattono contro Pelizzoli. I calabresi non rubano nulla".

Continua la "rosea": Otto punti dall'arbitrato, due nelle ultime quattro partite. La risalita della Lazio passa più dalle aule della giustizia sportiva che dai campi di gioco, dove chi dei benefici della Corte non ha ancora goduto ci mette qualcosa in più e porta in cascina fieno prezioso. E' la Reggina dei ragazzini di Foti e Mazzarri, che senza rubare nulla inchioda i biancocelesti sullo 0-0. Un risultato specchio fedele di un match orrendo nel primo tempo e vivace nella ripresa, quando diventano protagonisti Peruzzi e Pelizzoli. Quattro parate il primo, due il secondo, saranno i migliori in campo. Mazzarri è bravo, sa cambiare pelle alla squadra, che comincia con il 3-4-2-1 e finisce col 3-5-2 e Amoruso davanti insieme a un Bianchi un po' sbiadito. Nel giorno delle assenze pesanti (il fantasista Leon, e poi Lanzaro, Giosa e Tedesco) la Reggina si fa bella con tanti giovanotti: Mesto e Modesto, due esterni ormai collaudati, vera forza propulsiva, terzini e mediani insieme, sono dell'82, poi c'è Missiroli ('86), e gli esordienti in serie A Di Dio ('85) e il subentrato Barillà ('88). Un bel gruppo. Il gioco della Lazio passa molto se non tutto attraverso Oddo. Il capitano rientra dopo due turni di squalifica (sconfitte con Catania e Samp) e non ha il piede caldo. Ne escono lanci o troppo corti o troppo lunghi, e sarà tutto un inseguire invano, fino alla fine, la giusta misura.

Così, senza il tradizionale motorino di avviamento, la Lazio resta a lungo in blackout. Più che le assenze da squalifica (Stendardo e lo stralunato Pandev) pesano quelle da infortunio (Behrami, Foggia, Manfredini, Makinwa) che privano Delio Rossi di tutti gli esterni di destra. Ci prova con Mutarelli, ma è un flop. In una domenica in cui la panchina offre poco (ma almeno si sono rivisti Simone Inzaghi e Firmani) ecco nella ripresa il cambio di modulo. Il centrocampo diventa a rombo, con Mauri vertice centrale avanzato. E' una piccola cosa, ma funziona, tanto che la prima metà della ripresa propone la Lazio migliore. Pelizzoli si oppone a Tare, Mauri, Rocchi e ancora Mauri su punizione. L'arbitro Gava perde un po' il controllo della partita, quando il gioco s'incattivisce e la Lazio diventa troppo nervosa. Un giallo tira l'altro fino al rosso, in pieno recupero, di Ledesma. Amoruso è già entrato da un po' e ci ha provato, insieme a Lucarelli che cerca di imitare il proprio fratello centravanti. Ma c'è super Peruzzi. Di sbloccare lo 0-0 neanche a parlarne.


La Repubblica titola: "Lazio fermata dalla Reggina e la tribuna vip insulta Agnolin"

Continua il quotidiano: Finisce con scene isteriche in tribuna d'onore. Quelli della Lazio ce l'hanno con l'arbitro Gava e allora, per responsabilità oggettiva, se la prendono con Agnolin: Lotito si lamenta furibondo, l'ultrà vip Daniela Fini rovescia frasi offensive sul commissario straordinario dell'Aia, costretto a lasciare l'Olimpico scortato. In effetti Gava riesce in un'impresa straordinaria di questi tempi: lo stadio-teatro, con i soliti 18mila spettatori, nella ripresa di Lazio-Reggina torna un catino infernale grazie alle sue scelte sbagliate su falli e ammonizioni. I tifosi biancocelesti, quelli della curva in sciopero e gli altri a sbadigliare nel soporifero primo tempo, si trasformano in ultrà avvelenati. E Gava fa arrabbiare anche i calabresi con le classiche compensazioni dell'arbitro in confusione. Ma non è colpa sua se la Lazio non vince, sia chiaro. "Niente alibi", dice saggio Delio Rossi alla fine. Il fatto è che neanche lo sconto dell'Arbitrato ha rigenerato la squadra. Che ha ritrovato 8 punti ma non il filo del gioco, ormai perso da tempo. Ne approfitta la Reggina, che soffrendo meno del previsto porta in Calabria lo 0-0 desiderato; nonostante l'assenza di elementi importanti come Lanzaro, Tedesco, Leon e Amoruso, entrato solo nel quarto d'ora finale. Alla Lazio non resta che riflettere sui numeri di una crisi: nelle ultime quattro partite solo due punti e un gol. In più, un dato inquietante: biancocelesti mai a segno nel primo tempo in 9 gare. Una specie di record che la dice lunga sull'approccio troppo morbido alla partita, soprattutto se paragonato alla verve dello scorso anno. Dopo la sosta, la squadra si è persa. E' confusa, appannata e non crea gioco.

Paga di sicuro la condizione approssimativa di Rocchi, costretto a giocare nonostante un problema muscolare, e la scarsa qualità del centrocampo. Ancora una prova insufficiente per Ledesma, tra l'altro espulso per doppia ammonizione nel finale (e sono quattro i cartellini rossi nelle ultime quattro gare, di cui tre all'ultimo minuto: c'è nervosismo). Troppo spesso Tare è costretto a cercare palloni sulle fasce invece che trovarli in area. E solo nella ripresa riesce a rendersi pericoloso, ma Pelizzoli - fischiato per il suo passato romanista - risponde alla grande. Lui e Peruzzi i migliori in campo: il portiere della Reggina vola due volte su Mauri e un'altra su Rocchi, il capolavoro però lo firma il campione del mondo all'88': Lucarelli in mischia colpisce forte e preciso da pochi metri e già pensa a come esultare, balzo prodigioso di Peruzzi - riflesso felino - e palla deviata. Incredibile. Bravo, il portiere laziale, anche su Amoruso qualche minuto prima. Farraginoso il forcing dei biancocelesti nella ripresa, cui partecipa nel finale anche il redivivo Simone Inzaghi. Per puntare all'Europa, come pretende Lotito, serve un altro ritmo, un'altra Lazio.



Nota

Nell'articolo seguente, tratto dal Corriere della Sera, ripercorriamo i fatti dopo la sentenza del Collegio arbitrale del Coni che restituisce 8 punti alla classifica della Lazio.


Tre sconti su quattro: questa la sorpresa più rilevante della sentenza di ieri sera emessa dai giudici del collegio arbitrale del Coni. Juventus e Lazio, com'era nelle previsioni della vigilia, beneficiano dello sconto più alto: 8 punti, e quindi fanno festa. Per la Fiorentina - sulla cui posizione c'è stato il confronto più aspro - la riduzione è di soli 4 punti, mentre il Milan (ma anche questa non è una sorpresa clamorosa) non ottiene alcuno sconto e si tiene l'handicap di 8 punti deciso dalla Corte federale tre mesi fa in appello. I giudici del Coni hanno alleggerito la posizione di Diego Della Valle: il patron della Fiorentina è ritenuto colpevole di violazione dell'articolo 1 del Codice di giustizia sportiva (slealtà) e non più di quello più grave dell'articolo 6 (illecito) in relazione alla partita Lecce-Parma: per questa gara la società viola deve rispondere solo per violazione dell'articolo 9 (responsabilità presunta). L'accusa di illecito resta comunque in piedi nei confronti di Mazzini, Bergamo e De Santis (e ciò spiega perché la società viola ha goduto di una riduzione minore). Alla luce del "lodo arbitrale", come tecnicamente si chiama l'ultimo verdetto pronunciato dalla giustizia sportiva su Calciopoli, la Lazio in serie A affianca il Milan a quota 7 in classifica e può cominciare a inseguire la zona Uefa, mentre la Fiorentina è ora a zero punti, ma sempre penultima in graduatoria. In B, invece, la Juventus sale a 10: lascia la terz'ultima posizione e si colloca a metà classifica assieme al Lecce di Zdenek Zeman. Si chiude così forse (adesso bisogna vedere se la Fiorentina farà ricorso al Tar del Lazio, come sempre minacciato in caso di insoddisfacente riduzione) lo scandalo più grave - e più ammorbidito - della storia del calcio italiano. I cinque giudici del collegio arbitrale (il presidente Pierluigi Ronzani e i membri Guido Cecinelli, Marcello Foschini, Luigi Fumagalli e Giulio Napolitano) hanno sciolto le riserve dopo le 22, al termine di una riunione estenuante. Due i nodi fondamentali, per i quali la discussione si sarebbe fatta molto accesa: la posizione della Fiorentina (da qualcuno ritenuta meritevole di una riduzione più ampia) e la quantità di punti da togliere. Tutti e quattro i club si sono visti invece cancellare la squalifica del campo: dovranno versare una quota dell'incasso per i biglietti venduti delle partite casalinghe.