Domenica 29 settembre 1996 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 2-1


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Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1996/97 - 4ª giornata - Lazio-Parma 2-1

LAZIO: Marchegiani, Negro, Nesta, Chamot, Favalli, Fuser, Okon (90' Marcolin), Nedved, Signori (83' Rambaudi), Casiraghi, Protti. n.e. Cudicini, Gottardi, Fish, Franceschini, Piovanelli. All. Zeman.

PARMA: Bucci, Zé Maria, Thuram, Sensini, Cannavaro, Crippa, D.Baggio, Bravo, Strada (64' Melli), Chiesa, Zola. n.e. Buffon, Apolloni, Minotti, Amaral, Mussi, Brambilla. All. Ancelotti.

Arbitro: Sig. Boggi (Salerno).

Marcatori: 25' Protti, 62' Casiraghi, 66' D.Baggio.

Note: ammoniti Nedved, D. Baggio e Cannavaro Crippa. Calci d'angolo: 3-2.

Spettatori: 40.000 circa.

Dal Guerin Sportivo:foto della gara
Dal Guerin Sportivo:foto della gara
Protti sblocca l'incontro

Il Parma è in crisi fra i lussi e basta uno sguardo alla sua panchina per trasecolare. Ieri ha rimpolpato la classifica dei laziali, uscendo troppo tardi dall'equivoco d'un attacco anomalo, dove diventa facile spegnere le attitudini realizzative di Chiesa, specie se Zola gira senza supportarlo. Volete mettere l'apporto decisivo che fornisce Casiraghi nel varo del tridente zemaniano comprendente Protti? Arrigo Sacchi gongolerà sul rendimento esplosivo di questo centravanti ormai universale (purtroppo messo a riposo davanti ai ceki durante gli Europei), usato contro il Parma perfino da contraerea, quando Ancelotti aggiunge Melli nel rischiatutto dei minuti finali. Tuttavia il Parma sconfitto, forse causa meccanismi difensivi spesso grippati, pare trattenere un'anima agonistica che esprime subito fra le strettoie d'una partita di scacchi, arrivando due volte allo spreco sotto misura prima d'evaporare. Manca Crespo. Manca l'opportunista d'area, che Strada e Chiesa mimano soltanto. Più logico questo 4 3 3 laziale, reso praticabile dai movimenti simultanei del reparto arretrato e avanzato verso i mediani interdittori; un muro elastico, il trampolino organizzato dei ribaltamenti. E difatti quel gol di Protti, annullato per una virgola parecchio dubbia di offside, prevede la procedura d'approccio presto fotocopiata: esterni alti; Negro pressante insieme all'accoppiata Fuser-Okon; Negro che azzecca l'attimo, si proietta, prevale nel rimpallo, libera Signori al tiro palo. Protti perfeziona. Beh, occorre ammettere che la prima vittoria casalinga, ora avvistabile, inalbera tre padri putativi:l'esemplare Nesta alle chiusure, l'equilibratore Okon alle verticalizzazioni, il potente Casiraghi ovunque. Casiraghi sgretola ad ogni rifornimento Thuram e Sensini, Cannavaro e Zé Maria, spaziando sempre ispirato come non può Signori, autore giusto d'un numero di raffinato palleggio per eludere due sentinelle, che Bucci disinnesca.

Sì, è ancora la contrapposizione Casiraghi centrali emiliani che determina il raddoppio applaudito, come se vigilanti leziosi o poco sbrigativi esaltassero l'ariete in picchiata. Che in volo costringe Bucci a farsi aiutare dalla traversa; che travolge, arretra e smazza palloni, che straripa nell'azione di sfondamento scattando dietro l'assist di Okon. Povero Zé Maria! Capitato nel ciclone, argina fortunato l'immediata bordata, ma Casiraghi coglie la carambola, cambia passo, stanga imparabile di sinistro. Tutto risolto? Preannunciano la goleada le prodezze ribadite del bomber? Sensazioni sbagliate. Chi segue la Lazio ne avrà memorizzato le abitudini a complicarsi la vita. Qui pochi giorni fa il Lens sfiorò agli sgoccioli la clamorosa promozione Uefa; qui il Parma torna in discussione senza particolari meriti. No, non c'entra l'ingresso del panchinaro Melli. Sono gli zemaniani che si prestano a trasformare una lunga punizione di Zola nell'omissione colpevole. Dino Baggio, redivivo e tagliato fuori dagli intrecci centrocampistici, assapora un mezzo riscatto grazie all'elevazione che dimezza il passivo. Chamot contempla. Marchegiani, già inappuntabile, sembra renitente ad abbozzare l'uscita. E' però una botta di salute illusoria per un Parma psicologicamente cagionevole, dopo gli sfratti sopportati nelle Coppe. In altri tempi la rimonta sarebbe stata centrata, profittando d'avversari che perdono colpi. In altri tempi, anzi l'anno scorso, Chiesa non spropositerebbe la volée che adesso grazia Marchegiani. Gli emiliani sottraggono d'orgoglio il possesso palla ai laziali, senza rimediare lucidità conclusiva e nemmeno gli equilibri che comunque scongiurano mortificazioni. Così deve provvedere Bucci ai facili arrovesciamenti, infilando soprattutto una parata lotteria su tiro in mischia di Okon quasi a botta sicura.

Lo stakanovista Zeman volge intanto verso la prudenza. Fuori il capitano Signori e Rambaudi agli ormeggi. Il 2-1 va protetto con il cuore e le squadernate acrobatiche di Nesta, che sulla linea di porta toglie a Sensini il vanto del rocambolesco pareggio. Invece Alessandro Melli non incide, ciondola stralunato, diventa ostaggio. Crespo dove sei? La corazzata Parma lentamente affonda, risparmiata dall'imprecisione balistica di Rambaudi, propiziatore il solito Casiraghi. La Lazio è un attentato alle coronarie dei tifosi, ma i vip in campo di Ancelotti spalancano soltanto supposizioni. E mastro Zdenek, tra una sigaretta e l'altra, rifiata. Il Progetto Impossibile accettato per la tranquillità economica di Cragnotti lascia affiorare orizzonti consolanti.

"Il Parma è una delle maggiori espressioni del calcio italiano. Per noi, è una vittoria molto importante". Zeman è ovviamente soddisfatto, promuove a pieni voti il tridente Signori Protti Casiraghi ma è in disaccordo con Ancelotti su un punto importante: la legittimità del successo della Lazio. Secondo il tecnico degli emiliani, Zola e compagni non meritavano di tornare a casa a mani vuote. Anzi: "Non meritavamo la sconfitta", sostiene Ancelotti che, però, ammette il "momento no". L'allenatore del Parma è consapevole del fatto che, dopo l'eliminazione in Coppa Italia e Coppa Uefa, l'unico obiettivo rimasto è il campionato. "Bisogna avere pazienza, abbiamo cambiato il modulo. Subiamo delle reti per disattenzioni". Nel panorama generale dello "scaricabarile", Marchegiani confessa: "Sul gol ho sbagliato io. Dovevo uscire dai pali, ho calcolato male la traiettoria e Baggio è stato bravo a scavalcarmi".

Fonte: Corriere della Sera