Domenica 30 settembre 1984 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 1-1


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

30 settembre 1984 - Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1984/85 - III giornata

LAZIO: Orsi, Storgato, Filisetti, Vianello, Batista, Podavini, D'Amico (76' Garlini), Vinazzani (61' Torrisi), Giordano, Laudrup, Manfredonia. A disp. Cacciatori, Spinozzi, Calisti. All. Lorenzo.

INTER: Zenga, Bergomi, Baresi I, Mandorlini (79' G.Marini), Collovati, Ferri II, Pasinato, Sabato, Altobelli (70' C.Muraro), Brady, Rummenigge. A disp. Recchi, Bini, Causio. All. Castagner.

Arbitro: Bergamo (Livorno).

Marcatori: 27' Giordano, 33' Altobelli.

Note: pioggia battente. Ammoniti Vianello, Manfredonia, Filisetti e Mandorlini. Angoli 9-5 per la Lazio.

Spettatori: 50.000 circa, di cui 33.920 paganti.

Il Presidente Chinaglia in Curva Nord
Il biglietto (rosa) in "Tribuna Tevere"
Il biglietto (celeste) in "Curva Nord"
Lo striscione dedicato a Lorenzo
Il biglietto (verde) in "Monte Mario"
Lorenzo in panchina

Con Lorenzo in panchina ma quasi solo da osservatore, visto che è planato a Roma da appena due giorni, la Lazio è riuscita a conquistare un punto importante contro una delle grandi del campionato. L'Inter di Castagner non nasconde le proprie ambizioni e all'Olimpico, scosso da una pioggia battente, ha messo in evidenza un ottimo Rummenigge, che dopo aver saltato la prima per un malanno, sta mostrando tutta la sua classe e il suo scatto imperioso. Tra i biancocelesti è emersa l'ottima vena di Batista, uomo-ovunque e al contempo costruttore di gioco: è stato lui il cardine della barriera di centrocampo che ha cercato con successo di limitare la spinta offensiva nerazzurra. Storgato e Podavini hanno retto sulle rispettive fasce, Filisetti ha sofferto da cane contro lo scatenato "Kalle". Ma è in attacco che la Lazio mostra ancora troppi limiti, con un Laudrup sempre in ritardo nell'imbeccare i compagni che provano a liberarsi e Giordano che, nonostante il gol, stenta a ritrovare la forma perduta. Da rivedere la posizione di D'Amico che, da centrocampista puro mostra pregi e difetti: incisivo e decisivo al limite dell'area avversaria, quasi nullo in copertura, e comunque uscito dal campo stremato dopo una partita di sacrificio.

Ha iniziato meglio la Lazio, spinta dall'orgoglio, ma la prima occasione è stata per Altobelli che ha ciccato un pallone invitante. Ma è stato il gol improvviso dei biancocelesti a far crescere il match d'intensità: un bel cross di D'Amico, mancato a centroarea da Storgato, ha liberato al tiro Giordano che ha calciato di potenza, Zenga ci ha messo il ginocchio ma non ha potuto evitare che il pallone carambolasse in rete. Il vantaggio laziale ha resistito però poco più di cinque minuti: un'accelerazione potente di Rummenigge sulla destra ha squassato la difesa e sul suo invito centrale si è avventato Altobelli fulminando Orsi. Il portiere biancoceleste è stato grande protagonista nel prosieguo, opponendosi da campione nella ripresa ancora allo scatenato tedesco. La Lazio ha balbettato dietro soprattutto in Vianello, apparso troppo acerbo per giocare a certi livelli nonostante la lunga esperienza, ma ha resistito alla spinta costante di Pasinato e Mandorlini. L'arbitro Bergamo ha ben visto fuori area un fallo su Sabato e Collovati ha sfiorato di testa il gol del vantaggio quando l'incontro si stava avviando alla conclusione. Su un pareggio che, alla fine, sembrava accontentare entrambe le squadre.

Nota

La vigilia in casa biancoceleste è stata vissuta con stati d'animo contrapposti. Ecco cosa scrive "La Repubblica" presentando la partita con l'Inter.

Chissà se sarebbe venuto Lucescu ove Lovati avesse accettato di fare il Clagluna... Fatto sta che Bob si è rifiutato di fare il vice dell'allenatore della Romania e la trattativa, già avviata, è stata archiviata. Così Chinaglia ha pensato a Lorenzo. Ma Lucescu era già d'accordo, in linea di massima. Oggi alla Lazio si pensa che sia stato meglio così. Ci sarebbero state difficoltà con la Figc, sarebbe stato necessario aspettare del tempo, ci si domanda se sarebbe stato giusto affidare una squadra da salvare a un uomo come Lucescu, che non sa nulla del campionato italiano. Ma se Lovati avesse accettato di dargli una mano? Lorenzo, intanto, non sta in sè dalla gioia. Seguo perfettamente il campionato italiano ha detto a Chinaglia so tutto, ho solo bisogno che mi diate un consiglio, tu, Pulici, Governato, per la prima partita. Perché l'Inter è avversario formidabile, coi suoi Brady e Rummenigge. Però la Lazio non deve più avere paura di nessuno. Ha troppi giocatori validi. Evidentemente è solo una questione di morale. E io in queste cose sono un maestro. Lui ci crede. Parla di Batista, Laudrup, Giordano, Manfredonia, ma già pensa alla tattica (era un maestro) e a come allontanare gli influssi maligni. Chissà quale amuleto tirerà fuori? Serve velocizzare il gioco, anticipare. Ma non tutto è tranquillo nella squadra. Molti giocatori non hanno apprezzato l'autocritica di Giordano, che ha detto che Carosi ha pagato le colpe della squadra. Ma quali colpe ? han protestato. Così i 5 gol di Udine son tutti sulle spalle dell'allenatore.

Fonte: La Repubblica