Domenica 31 agosto 1997 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-0


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31 agosto 1997 - 2.742 - Campionato di Serie A 1997/98 - I giornata

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, G.Lopez, Nesta, Favalli, Fuser, Almeyda, Jugovic, R.Mancini (80' Nedved), Boksic (88' Rambaudi), Signori (46' Casiraghi). A disposizione: Ballotta, Negro, Grandoni. Allenatore: Eriksson.

NAPOLI: Taglialatela, Ayala, Baldini, Prunier (93' Sbrizzo), Sergio, Crasson, Goretti (73' Scarlato), Rossitto, Longo, Protti, Bellucci (89' M.Esposito). A disposizione: Di Fusco, Facci, Altomare, Panarelli. Allenatore: Mutti.

Arbitro: Sig. Braschi (Prato).

Marcatori: 68' R.Mancini, 76' Pancaro.

Note: giornata estiva, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Protti per proteste, Ayala per gioco scorretto e Almeyda. E' stato osservato un minuto di raccoglimento per la morte di Antonio "Tonino" Di Vizio presidente dell'Associazione Italiana Lazio Club (A.I.L.C.). Taglialatela ha parato un calcio di rigore a Casiraghi. Esordio in serie A per Matias Almeyda classe 1973. Calci d'angolo: 13-2.

Spettatori: 55.739 per un incasso di lire 1.887.817.000 (paganti 24.978 per lire 1.001.440.000; abbonati 30.761 per una quota di lire 886.377.000).


Il minuto di raccoglimento per la morte di Tonino Di Vizio
La rete di Roberto Mancini
La rete del vantaggio biancoceleste vista da altra angolazione
Il calcio di punizione che origina il raddoppio di Giuseppe Pancaro
Giuseppe Pancaro scocca il tiro vincente...
... che si insacca alla sinistra del portiere partenopeo
Il penalty fallito da Pierluigi Casiraghi
Roberto Mancini in azione
Esultanza biancoceleste

La Gazzetta dello Sport titola: "E' un Mancini super all'Olimpico. Incanta nel suo nuovo stadio e la Lazio supera il catenaccio del Napoli. Proprio Mancini e Pancaro, giocatori fortemente voluti da Eriksson, hanno trascinato la Lazio. Giusta la mossa di sostituire Signori nell'intervallo, Casiraghi era quello che ci voleva per mettere in difficoltà il fortino del Napoli".

Continua la "rosea": Sven Goran Eriksson aveva posto due condizioni a Sergio Cragnotti. Portare con sé, a Roma, Mancini e Pancaro. Come dire il sacro e il profano. Il patron della Lazio lo ha accontentato e i due giocatori hanno ricambiato subito, firmando il perentorio 2-0 al derelitto Napoli. Arrivato peraltro dopo un'ora e passa di gioco: gran capocciata d'incontro sul corner numero 13 e missile su punizione. Taglialatela avrebbe poi negato, secondo tradizione, il 3-0: dal dischetto, a tempo scaduto, s'è fatto ipnotizzare Casiraghi. Un corner, una punizione, un rigore. Palle inattive, insomma. La sola via attraverso la quale la Lazio è riuscita a passare contro un avversario, e ce ne saranno tanti in questo campionato nel quale i biancocelesti sono destinati a recitare un ruolo importante, che si è preoccupato unicamente di difendersi. Un catenaccio della più bell'acqua, credete a noi.

Marchegiani non ha dovuto fare nemmeno una parata, patendo un unico brividino dopo un quarto d'ora di gioco, quando l'agile Bellucci ha scagliato un bel tiro al volo finito di poco a lato. Tutto qui. Incluso l'ultimo quarto di partita, quando cioè gli ospiti (ieri in un'inedita divisa rossa) avrebbero dovuto cercare di risalire la china del risultato negativo. Poteva finire in goleada, se soltanto la Lazio, bella ma discontinua, fosse passata subito. Un avvio scoppiettante, quattro limpide occasioni, il salvataggio sulla linea di Ayala, il primo miracolo di Taglialatela, un Mancini straripante, Boksic pure, Signori no. La partita si è invece incanalata altrimenti. Il bunker del Napoli ci ha ricordato quello attuato sempre all'Olimpico un anno fa, nei quarti di finale di coppa Italia. L'arbitro Collina aveva decimato gli azzurri, che resistettero (1-1) e passarono il turno giocando a lungo in nove contro undici. Un'impresa, quella. Stavolta, invece, una storiaccia destinata comunque a un epilogo negativo. Troppo grande il divario, troppo calcio da una parte e troppo poco calcio dall'altra. La Lazio dovrà però meditare su quell'ammucchiarsi davanti che ha finito col rendere oziosa e improduttiva buona mezz'ora, l'ultima, del primo tempo. Ma il Napoli avrà ben altro a cui pensare. A salvarsi dalla zona pericolo, per esempio. O a cercare un briciolo di creatività per qualche dove (ma chi ha fatto partire il brasiliano Beto?). Ieri, la squadra operaia che Bortolo Mutti ha schierato davanti a quel mostro di Taglialatela, non ne aveva neanche un po'. Ayala libero staccato (ed efficace, quando c'è l'assedio al fortino), due stopper (Baldini e Prunier) e due esterni (Crasson e Sergio) nei progetti di difesa a cinque. Ma contro il dichiarato tridente laziale (Boksic a sinistra, Mancini e Signori a scambiarsi sul centro-destra) è finita altrimenti, con Sergio a fare (malissimo) il terzo stopper e con Crasson a fare il mediano destro su Favalli. Quasi tutto sbagliato. Aggiungete a questo scenario i terzetti di metà campo: Goretti-Rossitto-Longo opposti a Jugovic-Almeyda-Fuser. Un match davvero impari, causa anche la vera scoperta della giornata: Almeyda è un piccolo grande uomo, uno vero. Taglia ridotta, dinamismo eccezionale, pressing altissimo, ruba quantità impressionanti di palloni. E' un giocatore solo, ma sembrano tre e l'Olimpico lo ha gia' adottato.

Chiaro come di fronte a tali premesse Protti e Bellucci siano finiti letteralmente inghiottiti da Nesta, Pancaro e Lopez. Negli spogliatoi ci si è comunque andati sullo 0-0. E a mutare il corso del risultato (più che degli eventi) hanno contribuito due fattori, Prunier e Signori. Il primo è stato costretto ad abbandonare causa scontro fortuito (e sospetta frattura dello zigomo) con lo spigoloso Boksic, e lo ha sostituito molto male il giovane Sbrizzo. Il capitano della Lazio è stato rimpiazzato nell'intervallo da Casiraghi e la mossa s'è rivelata giusta. Contro una difesa che usava la contraerea, ci voleva una moltiplicazione dei bombardieri e dei cross. L'accoppiata Casiraghi-Sbrizzo ha prodotto effetti devastanti. Falli di mano a ripetizione (due di Sbrizzo, uno di Ayala) per l'arbitro Braschi tutti involontari. Fin quando, con tutti gli occhi puntati su Casiraghi, di testa non è sbucato sul primo palo Mancini, rapido nel rubare il tempo a Sergio, Rossitto e Longo. Che hanno poi aperto un dibattito sulle responsabilità. Pancaro ha poi fatto il resto. Facendosi perdonare (ma non troppo) un manrovescio riservato in mischia ad Ayala, ancora sul risultato di 0-0, sfuggito all'arbitro Braschi, ma non alle moviole. Primo caso di prova televisiva? Vedremo.


Da Il Corriere della Sera:

Nel giorno dell'esordio in maglia biancazzurra di Roberto Mancini, la Lazio si sbarazza con facilità del Napoli. Aggrappata al talento di Mancini, la nuova Lazio decolla con due reti e senza spaventi, lasciando ai giocatori napoletani giusto 70' d'illusioni difensive. E' una casualità che non turba il fuoriclasse subito pronto a sventagliare le sue giocate; subito da applausi quando impone ad Ayala il salvataggio millimetrico in spaccata; subito elettrico finalizzatore d'altre due proposte di Pancaro e Boksic, che potrebbero abbattere la barricata partenopea. Ma forse vacilla Eriksson durante l'intervallo, modificando l'originario tridente delle meraviglie ancora inesploso: fuori l'evanescente Signori per Casiraghi, partito paradossalmente in panchina. Il Napoli non osa articolare soluzioni offensive e non supera quasi mai la metà campo.

Al 68' su corner di Fuser Mancini devia di testa, e realizza. Ecco, anche se in senso corale la Lazio è ancora carente, ci pensa il leader quasi trentatreenne, dopo tre lustri e 132 gol lasciati alle memorie doriane a sbloccare il risultato. Spezzato l'equilibrio, mister Sven si tranquillizza solo grazie a un'altra situazione da palla inattiva, grazie a Pancaro su punizione. Il Napoli è servito, anzi costretto ad amare riflessioni sull'inconsistenza del proprio organico, che penalizza il baby Bellucci (appena un tiro degno di ricordo) e mortifica l'ex Protti. C'è anche il tempo per Casiraghi di sbagliare un calcio di rigore eppoi tutti sotto le docce con 3 punti nel carniere, ma ancora un po' di dubbi.


La Repubblica titola: "Il talento di Mancini. La Lazio vola subito".

L'articolo così prosegue: Chi se non lui, chi poteva segnare il gol che inizia la nuova stagione della Lazio se non Roberto Mancini, 33 anni, capace di entrare subito nella sua nuova pelle dopo 15 anni intensi, di amore autentico per la Samp. "Sì, ero emozionato oggi, non perché non indossavo più la maglia blucerchiata ma perché giocavo all'Olimpico, in una squadra per me nuova, e non volevo tradire le attese dei tifosi che mi hanno voluto subito bene". Ci è voluto il suo gol alla Lazio per sbloccare finalmente, al 22' della ripresa, il risultato e battere così il Napoli (poi è arrivato il raddoppio di Pancaro), un Napoli che pare indebolito rispetto all'anno passato, catenacciaro (ma questo non è una colpa: quando si sa di essere deboli cos'altro si può inventare?) e soprattutto spaesato e lento, capace di fare un solo tiro dalle parti di Marchegiani in tutta la partita. Poca roba per impensierire questa Lazio che ha risorse, convinzione totale nei suoi mezzi e soprattutto questo "Mancio", capace di prenderla per mano subito, capace di sfiorare il gol tre volte in tre soli minuti (splendido il pallonetto, bloccato da Ayala sulla linea) nel primo tempo e di segnare poi di testa la rete che ha spianato definitivamente la strada ai biancazzurri di Eriksson. "Dedico il gol ai compagni che sono andati in tribuna" , il pensiero gentile dell'ex blucerchiato che sgombra anche il campo dalle ultime titubanze.

"Io credo in una Lazio da scudetto, e ci crederò ancora di più se fra dieci giornate saremo ancora in alta classifica". Possibile che succeda: perché la potenza offensiva della squadra si sposa ormai con la compattezza degli altri reparti, rinforzati (che bravo l'argentino Almeyda) e adeguatamente maturati. Se ne è accorto subito il Napoli che la Lazio è di una classe superiore: Eriksson ha scelto Signori al posto di Casiraghi, ma soprattutto Boksic e Mancini hanno mandato in aria i piani di Bortolo Mutti. Così "Mancio", dal 7' al 10', ha avuto tre palloni al bacio, fallendo il gol di poco, e anche per i meriti di Taglialatela. Il Napoli ha risposto con l'unico tiro di tutta la partita sull'unico contropiede davvero riuscito: 14', Bellucci, fuori di poco, mentre l'ex laziale Protti non ha mai visto la palla da vicino, dimenticato dai suoi nuovi compagni. Signori si è fatto notare per una punizione fuori (ed è stato poi sostituito nella ripresa da Casiraghi), mentre il povero William Prunier ha rimediato una terribile gomitata (involontaria) di carrarmato Boksic, ha perso conoscenza per 4 minuti ed è stato portato d'urgenza in ospedale (trauma cranico e sospetta frattura dello zigomo sinistro). Rimasta a zero gol, la Lazio nella ripresa ha continuato a schiacciare gli avversari (che ora cercano rinforzi, soprattutto a centrocampo): avrebbe meritato anche un rigore per mano di Ayala ma solo al 22', come detto, si è sbloccato il risultato. Angolo: Mancini di testa anticipa tutti, e soprattutto Sergio.

Raddoppia la Lazio al 31', con Pancaro: fucilata di sinistro su punizione, palla nell'angolino, poi Taglialatela salva su un Boksic edizione riveduta e corretta e soprattutto piglia con facilità un rigore (fallo di Sbrizzo di Nedved) tirato mollemente da un Casiraghi nervoso assai. Curiosamente, poi, Mancini] è uscito perché messo ko dal compagno di squadra Nesta che l'ha colpito con un calcio al 38'. "Ho una piccola distorsione alla caviglia sinistra", sorride il nuovo idolo dei tifosi della Lazio, tantissimi ieri al debutto casalingo (ma orrendo quello striscione, "Napoli come Pompei"). Nasce un nuovo ciclo? Forse ci siamo davvero: Cragnotti non è riuscito a prendere Ronaldo e Denilson ma Mancini, Boksic, Pancaro, Almeyda e gli altri, i vecchi, possono bastare per vincere qualcosa.


Tratte dal quotidiano romano, alcune dichiarazioni post-gara:

Mancini da brividi, "Che bello stadio. All'inizio e durante la partita ero emozionato, teso: il debutto, allo stadio Olimpico, tanta gente in tribuna. Sapete, è sempre strano cominciare una stagione, anche per uno della mia età che è da tanti anni nel mondo del pallone. Ci tenevo a fare bella figura. Sono appena arrivato, qui, ma i tifosi mi hanno accolto con calore fin dal primo momento. Si aspettano molto, è normale. Per ambientarmi definitivamente ci vorrà del tempo, forse due o tre mesi. Poi andrò in campo sereno e tranquillo e potrò fare molto meglio di oggi. Peccato per il pallonetto che Ayala ha respinto sulla linea: fosse entrato sarebbe venuto giù lo stadio... Ho segnato, comunque, e questa è una buona cosa per me". Sorride largo, Roberto Mancini, alle sette di sera. Ha fatto clic sulla partita, nel secondo tempo, di testa, alla sua maniera, come si dice in questi casi. Alla Samp succedeva tante volte: calcio d'angolo, la palla che corre veloce e lui che incrocia, sul primo palo, d'anticipo, di testa. Più che uno schema è una cosa che Mancini, classe '64, 455 partite in A, 15 stagioni alla Sampdoria e un cuore blucerchiato, sa fare benissimo. Sa prendere, cioè, il tempo agli avversari: di destrezza, non di potenza. Una roba da giocatori veri, quelli di classe, quelli che, voilà, ti cambiano il destino delle partite e poi ci mettono su pure la firma. Una zampata, insomma.

Lo pagano per questo, d'altronde: gli danno più di 3 miliardi all'anno per spegnere la luce degli avversari, gli danno più di 300 milioni al mese per prendersi la scena, la domenica, gli danno più di 10 milioni al giorno per fare grande la Lazio. C'è riuscito subito, il vampiro, nonostante l'emozione che come ha raccontato è uno stato d'animo, una morsa, che ancora scandisce le sue vigilie di calciatore. Andrà meglio più avanti, nelle prossime settimane, ha aggiunto, ma la partita di ieri, al di là della vittoria convincente, ha detto che qui, il leader potrebbe diventare proprio lui, Roberto Mancini, alla faccia di Signori, di Boksic e di Casiraghi, le altre stelle biancocelesti. Roberto continua il suo racconto. Si è fatto male, a una caviglia, quella sinistra: "E' successo in uno scontro fortuito con Nesta. Il medico ha detto che si tratta di una distorsione, vedremo se riuscirò a recuperare per la partita di Coppa Italia con l'Andria, mercoledì prossimo. Dediche? A Marcolin, Buso e Gottardi che hanno lavorato tanto in questi mesi, assieme a noi, ma sono dovuti, oggi, andare in tribuna. Non c'è cosa più mortificante di questa per un calciatore. La partita: bene, direi, partenza buona, nonostante il caldo che ha complicato le cose e la tattica del Napoli tutto chiuso in difesa. Vittoria pesante, ma è la prima tappa. Io non so se la Lazio potrà lottare per vincere lo scudetto. Voglio aspettare una decina di giornate. Se saremo in alto allora, ok, comincerò a crederci".

C'è Pancaro, che ha segnato il secondo gol, su punizione, insomma un bell'esordio pure per lui. Svela: "Anche l'anno scorso andò bene, alla prima giornata, quando giocavo nel Cagliari. Segnai la prima rete della serie A e vinsi le 2 mila bottiglie (per la precisione Montepulciano, ndr) messi in palio da uno sponsor. Stavolta sono rimasto a mani vuote, qualcuno ha fatto gol prima di me, ma va bene. La punizione? Appena ho calciato la palla ho capito che avrei segnato". C'è l'allenatore Eriksson. Dice, nel suo primo pomeriggio all'Olimpico sulla panca biancoceleste: "Abbiamo giocato bene, controllando la partita, creando gioco e occasioni. Non abbiamo concesso nemmeno un tiro in porta al Napoli. Potevamo segnare nel primo tempo e scrutare meglio le palle gol create, ma va bene così. Ho sostituito Signori con Casiraghi, perché quest'ultimo poteva sfruttare meglio i colpi di testa. Mi piace il carattere della squadra, pure il gioco mi ha soddisfatto. Il pubblico, poi, è stato grande". Già, più di 55 mila spettatori, una roba che non si vedeva da anni all'Olimpico. C'è stato anche un minuto di silenzio per ricordare Tonino Di Vizio, presidente dell'Associazione Lazio club scomparso una decina di giorni fa.


Dalla Gazzetta dello Sport:

"Sarebbe stato un gran gol. L'affondo, il pallonetto dalla linea di fondo. Invece Ayala si e' inventato quella sforbiciata...". Roberto Mancini ripercorre quell'episodio di rara bellezza. Dopo soli 8 minuti, quella palla sembrava calamitata in rete da un tocco ai limiti dei teoremi geometrici. Sarebbe venuto giu' lo stadio dall'entusiasmo... "Eh, puo' darsi. Il modo migliore per ricambiare il grande affetto che mi hanno dimostrato i tifosi. Si', perche' lo ammetto: all'inizio ero molto teso, emozionato. Sentivo questo debutto tantissimo. Si', perche' le amichevoli contano fino ad un certo punto. Stavolta invece si giocava per i tre punti. Cominciare bene era fondamentale e non e' stato per niente semplice superare questo Napoli. Ora che tutto e' andato bene sono felice". E' arrivato per Mancio il gol numero 142 in serie A, il primo da maggiorenne che non ha fatto per la Sampdoria. La dedica e' da leader: "Il pensiero va a Buso, Gottardi e Marcolin che sono rimasti in tribuna. Lavorare duro per 50 giorni in preparazione e ritrovarti al debutto lontano dal campo fa male. Ecco perche' questo gol e' tutto per loro". Si tocca la caviglia sinistra Roberto: "Fa male. Ho preso una brutta distorsione scontrandomi con Nesta. Speriamo di farcela per mercoledi', visto che ci aspetta la partita di coppa Italia ad Andria. Comunque godiamoci questo successo ed una buona Lazio, che nel primo tempo ha costruito piu' palle - gol e nella ripresa e' stata piu' fortunata a concretizzare. Penso che questi siano segnali positivi. Ed io ai segni ci credo. Ma andiamoci piano a parlare di scudetto. Aspettiamo almeno 8 - 9 partite. Se dopo questo periodo saremo a stretto contatto con le prime, allora si' che sara' il caso di parlarne". Eriksson gongola e si gode questo esordio vincente: "Sono soddisfatto per come la squadra si e' espressa, soprattutto in fase difensiva. Non abbiamo concesso assolutamente nulla al Napoli che pure schierava due punte rapide. Siccome fino adesso si e' discusso molto sui nostri equilibri schierando tre attaccanti, io dico allora che se giochiamo come questa volta si puo' fare sempre".

Poi il tecnico fa un elogio sperticato ai suoi, specie per chi e' rimasto fuori o c'e' finito, come Signori: "Beppe stava giocando benissimo, ma ho visto che nel primo tempo eravamo riusciti a crossare tante volte, ed allora ho pensato che ci serviva in mezzo all'area uno forte di testa come Casiraghi. Soltanto per questo Signori e' uscito. Jugovic? Non sara' stato brillante, ma lui gioca sempre bene, e fara' 34 partite". Una frase chiara, che non e' proprio un segnale positivo per Pavel Nedved. Ma Eriksson dispensa ancora: "Sono stati tutti bravi ad interpretare bene la gara, che e' stata sofferta. Prendete la difesa: potrei scegliere con un sorteggio i titolari, visto che sono tutti in forma". C'e' un neo su cui Eriksson vorrebbe sorvolare: "Meglio non pensare a quanti rigori abbiamo sbagliato sinora. Dovremo provarli di piu' in allenamento. Del resto questo e' un po' lo scotto che paghiamo al turn - over. Prima c'era sempre Signori che risolveva dal dischetto". Ora su punizione invece ci pensa Giuseppe Pancaro a segnare: "Quasi me la sentivo quando sono andato al tiro. Bravo Mancini a coprire la visuale a Taglialatela. Preciso Fuser a spostarmi bene il pallone. Un gol che dedico a mamma Annamaria ed alla mia fidanzata Caterina, perche' a poche ore della partita avevano pronosticato la mia realizzazione. "Un anno fa ero stato ancora piu' fortunato col Cagliari, segnando la rete piu' veloce della serie A e vincendo duemila bottiglie di vino in palio. Un bel modo di festeggiare la mia centesima partita nel massimo campionato. Sono contento soprattutto perche' Marchegiani non ha dovuto compiere neppure una parata. Abbiamo vinto senza rischiare nulla. Una caratteristica indispensabile per diventare grandi".