Domenica 12 marzo 2006 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Reggina 3-1


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12 marzo 2006 - 3.186 - Campionato di Serie A 2005/06 - XXIX giornata

LAZIO: Peruzzi, Oddo, Siviglia, Cribari, Zauri, Pandev, Dabo (79' Mudingayi), Liverani, Mauri (90' Manfredini), Di Canio (68' Belleri), Rocchi. A disposizione: Ballotta, Stendardo, Bonanni, Tare. Allenatore: D.Rossi.

REGGINA: Pelizzoli, Franceschini, De Rosa, A.Lucarelli, Mesto, Paredes, Tedesco (58' Missiroli), Vigiani, Modesto (46' Lanzaro), Cozza (60' Choutos), Amoruso. A disposizione: Saviano, Giosa, Carobbio, Biondini. Allenatore: Mazzarri.

Arbitro: Sig. Stefanini (Prato).

Marcatori: 25' Di Canio, 36' Rocchi, 68' Pandev, 69' Amoruso.

Note: pomeriggio soleggiato, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Di Canio, Dabo, Modesto, De Rosa, Franceschini, Vigiani, Mauri. Angoli: 7-1 per la Lazio. Recuperi: 0' p.t., 3' s.t.

Spettatori: 20.000 circa con 2.698 paganti (incasso euro 55.983) e 18.640 abbonati (quota euro 230.338,68).

La gioia di Paolo Di Canio dopo la rete
La rete di Tommaso Rocchi
Il bomber veneziano festeggiato da Paolo Di Canio
Esultanza biancoceleste

La Repubblica titola: "All'Olimpico 3-1 su una Reggina troppo rinunciataria, in evidenza Di Canio, sciopero anti-Lotito nella Nord. La Lazio vince senza tifo e si riavvicina alla zona Uefa".

Continua il quotidiano: Una delle Lazio più spettacolari di questa stagione batte la Reggina nel gelo di un Olimpico semideserto e polemico con la società (tanti gli striscioni in curva Nord contro il presidente Lotito) e torna a sperare in un posto in Uefa. Troppo rinunciatari invece gli uomini di Mazzarri, che non riescono a dare continuità alla vittoria di Treviso. Ma il vantaggio sulla zona-salvezza resta comunque confortante, anche se ridotto a 5 punti. Rossi, fresco di rinnovo, opta per un 4-4-2 più spregiudicato, con Pandev sulla fascia destra di centrocampo (Mauri dalla parte opposta) e la coppia Di Canio-Rocchi in avanti. Dabo vince il ballottaggio con Mudingayi per un posto accanto a Liverani. Nessuna novità in casa Reggina, con Mazzarri che schiera la stessa formazione uscita alla grande da Treviso con l'inevitabile cambio in porta, dove Pelizzoli rientra al posto di Pavarini, vittima della scarpata di Pinga la scorsa settimana. La Lazio soffre inizialmente il mancato supporto dei propri tifosi, in piena rotta di collisione con la società: la Reggina è più intraprendente e con Paredes sfiora il vantaggio con un pallonetto da 30 metri che termina di un soffio alto. Di Canio però prende in mano la propria squadra e prima (14') con un destro da fuori area mette i brividi a Pelizzoli, poi (25') capitalizza al meglio con un gran pallonetto d'esterno destro l'ottima percussione centrale di Rocchi. Il gol galvanizza la Lazio, mentre la Reggina stenta a riprendersi.

I lanci di Liverani, i tagli di Rocchi, il grande movimento di Mauri e Pandev fanno la differenza. E sono il pass per il raddoppio laziale. Pandev crossa dalla destra per Di Canio: controllo e assist delizioso per Rocchi che, colpevolmente solo in mezzo all'area, batte senza problemi Pelizzoli. La Lazio fa di tutto per dare torto ai "disertori" dell'Olimpico e con Liverani allo scadere sfiora il 3-0: la traversa dice no alla splendida punizione del numero 20 biancoceleste. Rompe l'assedio Amoruso, che impegna Peruzzi con una conclusione angolata. Stesso copione nella ripresa, con la Lazio che fa quasi accademia e la Reggina incapace di abbozzare una reazione. Mazzarri prova a cambiare le sorti della gara con Missiroli e Choutos (per Cozza e Tedesco) a formare un tridente con Amoruso, ma i calabresi devono subire ancora una volta la grande giornata della Lazio che con Pandev al 23' porta il risultato sul 3-0. La Reggina si scuote e un minuto dopo accorcia le distanze con Amoruso, ben servito da Mesto. Ci si potrebbe aspettare una Reggina arrembante nel finale, ma è piuttosto la Lazio, ancora con Pandev e Rocchi, a sfiorare il poker.


Il Corriere della Sera racconta così la gara:

La Lazio rivede la zona Uefa. Batte 3-1 la Reggina e torna al successo dopo due mesi all'Olimpico. Ma non c'è stato tempo per gioire: la contestazione della tifoseria biancoceleste, che ieri ha disertato l'Olimpico (i paganti sono stati 2.698...), ha finito col condizionare quasi completamente la giornata. Non a caso, alla fine della gara si è discusso molto più dello "sciopero", dei contratti di Di Canio e Liverani (in scadenza a giugno) che dell'importantissimo successo sulla Reggina, anche alla luce delle contemporanee sconfitte di Livorno e Chievo. Nella storia della Lazio mai si era arrivati ad una contestazione così plateale da parte della tifoseria. Contestazione implacabile rivolta contro il presidente Claudio Lotito e l'altro azionista del club, Gianni Mezzaroma, "invitati" con diversi striscioni ad andarsene per fare posto al "sogno" di nuovo rappresentato dall'ex idolo biancoceleste Giorgio Chinaglia, portavoce di un presunto gruppo farmaceutico europeo interessato a rilevare la Lazio. Stavolta il dato più allarmante è che l'Olimpico è stato disertato non solo dagli ultrà della curva Nord, ma anche da una buona parte degli abbonati. Lotito, comunque, almeno a parole, non se l'è presa più di tanto. "La vittoria sulla Reggina è la risposta a chi non c'era. Chi vuol bene alla Lazio la segue sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà. Non commento lo sciopero dei tifosi perché non prendo in considerazione la gente che critica la società col solo intento di distruggere e creare difficoltà. Comunque sia, a me l'Olimpico non è parso affatto deserto".

Il patron biancoceleste, comprensibilmente amareggiato, per questa vicenda che si trascina da mesi, è stato durissimo con Chinaglia, che proprio stamattina verrà ascoltato dalla Consob. "Non esprimo giudizi sulle persone, c'è la storia che parla per loro - ha detto Lotito -. Non entro nel merito delle qualità di Chinaglia calciatore, però come manager ha prodotto solo sfasci. La sua esperienza come presidente della Lazio negli anni Ottanta e poi quella di Foggia e Lanciano lo dimostrano". Questa situazione disorienta pericolosamente i giocatori, che evitano di prendere posizione sulla vicenda. Solo l'"Irriducibile" Di Canio lo fa dicendo che "non so ancora se giocherò nella Lazio l'anno prossimo. Dedico questa rete ai tifosi, a quelli che erano sugli spalti e a quelli che non sono venuti all'Olimpico: so quanto abbiano sofferto per non essere stati sugli spalti". Duro, infine, lo scontro ai microfoni di Sky tra Fabio Liverani e i commentatori in studio. "Io non voglio prendere posizione riguardo ai problemi tra dirigenza e tifoseria - ha dichiarato Liverani - perché non conosco i motivi del contendere. I tifosi hanno fatto grandi sacrifici per seguirci, la società per sistemare le questioni economiche. Noi conviviamo con questa situazione dall'inizio dell'anno e nonostante tutto i risultati sono lusinghieri". Per quanto riguarda la partita, la vittoria biancoceleste per 3-1 è maturata grazie ai gol di Di Canio, Rocchi e Pandev. Amoruso ha reso meno amara la pillola da mandare giù per la Reggina. Per la Lazio il sesto posto ora è un po' più vicino.

Tifoseria spaccata, disorientata dalle promesse di Claudio Lotito. E Olimpico semideserto contro la Reggina. La Lazio sta vivendo giorni complicatissimi, nonostante un campionato molto dignitoso e una classifica che le permette di inseguire un posto in Coppa Uefa. Giorni resi appena più lievi dal "sogno" rappresentato da Giorgio Chinaglia, il centravanti del primo scudetto del '74 e in assoluto il giocatore più amato nella storia biancoceleste. "Long John" ieri è tornato a Roma per essere ascoltato dalla Consob in merito alle dichiarazioni delle settimane scorse con cui aveva annunciato che un gruppo chimico-farmaceutico internazionale era pronto a rilevare il pacchetto azionario del club. Chinaglia ha parlato per oltre due ore davanti all'organo di controllo della Borsa, mentre fuori centinaia di tifosi hanno sostato esponendo ancora striscioni contro Lotito. "Tutto procede bene - ha dichiarato poi l'ex giocatore -. La Consob è rimasta molto soddisfatta dai nostri documenti. Entro la fine della settimana si conosceranno i nomi degli investitori (che sarebbero ungheresi, ndr)". Lotito ieri non ha voluto rilasciare commenti, ma dal suo entourage trapelano indiscrezioni in base alle quali, se quest'azienda si presentasse con 500 milioni di euro, lui lascerebbe la Lazio. Il "grande freddo" tra la tifoseria e Lotito è testimoniato anche dai "vip" biancocelesti. Diversi concordano con lo sciopero attuato domenica scorsa.

Come Gabriele La Porta, direttore di Rai Notte. "Non sono andato alla partita perché Lotito amministra, ma non ha il cuore. La sua gestione può andar bene per una ditta di hamburger, non per una squadra di calcio. Lotito ha inoltre commesso un peccato grave: l'arroganza. Non si può permettere di trattare Chinaglia come se fosse un pezzo da museo". Mauro Mazza, direttore del Tg2, assente allo stadio per ragioni personali, approva comunque il gesto forte. "Capisco le ragioni della protesta. Non dico che Lotito deve andare via, ma è necessario un chiarimento ed un incontro con Chinaglia". Clemente Mimun, direttore del Tg1, era invece in tribuna. "Ma non per un discorso pro o contro Lotito. La partita si può vedere solo allo stadio, altrimenti non si gusta la bellezza dell'azione". Sul conflitto interno rimane super partes. "Per me la Lazio sono le undici maglie che vanno in campo ed è a quelle che sono legato. I presidenti passano...". Anche lo scrittore Carlo D'Amicis, autore di "Ho visto un re", biografia romanzata di Re Cecconi, ha scelto di essere al suo posto nei distinti. "Non sono d'accordo con il non andare allo stadio e la critica mi è sembrata un po' eccessiva. Ma Lotito è un presidente troppo manageriale e protagonista, che soffre la personalità di Di Canio e Chinaglia". Daniele Masala, olimpionico di pentathlon. "Giorgio è un amico, ma il problema è: Lotito vuole vendere?".