Domenica 7 febbraio 1999 - Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 3-0


Stagione

Turno precedente - Turno successivo

7 febbraio 1999 Campionato di Serie A 1998/99 - XX giornata

LAZIO: Marchegiani, Favalli, Nesta, Mihajlovic, Pancaro, Sergio Conceicao (84' Gottardi), Lombardo (63' Nedved), Almeyda, R.Mancini (87' De La Peña), Salas, Vieri. A disp. Ballotta, Negro, Fernando Couto, Baronio, Okon. All. Spinosi - DT Eriksson.

PERUGIA: Mazzantini, Sogliano, Matrecano, Ripa, Colonnello, Petrachi (46' Tentoni), Olive, Lehkosuo, Rapajic (46' Bucchi), Nakata, Kaviedes. A disp. Pagotto, Hilario, Pellegrini, Mezzano, Rivas. All. Castagner.

Arbitro: Bolognino (Milano).

Marcatori: 42' Vieri, 47' pt Salas, 76' Salas.

Nota: ammoniti Mazzantini per comportamento non regolamentare, Sogliano per gioco scorretto. Angoli 5-2 per la Lazio.

Spettatori: 49.798 per lire 1.728.438.145 (abbonati 34.358 per una quota di lire 1.014.024.038, paganti 15.440 per un incasso di lire 620.395.000).

Boato anti - Roma e saggio Mancini (v.p.) Ancora non si è cominciato a giocare. Però l'Olimpico esulta: un boato, come se Salas e Vieri avessero già inaugurato il martellamento. Ma Lazio e Perugia sono ancora negli spogliatoi e quindi è un falso allarme. E' tutta colpa della Roma, la Roma che, quando all'Olimpico Bolognino non ha ancora decretato il fischio d'inizio, è già sotto di un gol a Venezia. Pochi secondi e le telecamere inquadrano Roberto Mancini nel sottopassaggio: si chiede cosa stia succedendo, poi qualcuno gli strilla la ragione del boato. Lui congiunge le mani e ridacchia saggiamente: "Ma inseguiamo lo scudetto e ancora andiamo dietro alla Roma?". Ed infatti la Lazio di Eriksson è sempre più lanciata verso la vetta sul binario 9 Salas e Vieri gemelli del gol del Duemila: così arriva la 9a vittoria consecutiva Risultato netto, anche se la Lazio ha dovuto attendere la fine del primo tempo per vincere la resistenza del Perugia, che reclama per due episodi: un gol-fantasma di Matrecano e un fuorigioco di Salas in occasione dell'1-0 di Vieri. Castagner ha pagato un atteggiamento tattico intrigante, ma rischioso.

A Beethoven era venuta meglio. Ma la "nona" della Lazio, record assoluto di vittorie consecutive della propria storia, funziona lo stesso e anzi, guardando al risultato di Firenze e all'infortunio di Batistuta, comincia ad avere il profumo forte dello scudetto. Perugia vittima sacrificale, fin troppo remissivo e consapevole del proprio destino. Tre a 0 rotondo e nettissimo guardando ai contenuti dell'intero match, e tuttavia macchiato da due episodi sui quali il buon Luciano Gaucci può avere assai di che dolersi come e più della pessima prova offerta da Rapaic. Eclatante il primo, un gol fantasma di Matrecano sullo 0-0, con Almeyda lesto a respingere in vece di Marchegiani, ma con tutti e due i piedi dentro la porta. Più sfumato il secondo, col fuorigioco di Salas sulla rete dell'1-0 di Vieri che avrebbe anche potuto essere sbandierato senza far gridare allo scandalo. Insomma, più dell' arbitro Bolognino che per il resto ha diretto bene un match assai tranquillo, poterono i guardalinee Puglisi (quello del gol non visto) e Cerofolini (quello del fuorigioco non segnalato). La Lazio non era piaciuta, fino ai minuti finali del primo tempo quando nel giro di 6' Vieri-Salas chiudevano la pratica che poi sarebbe stata perfezionata ancora dal centravanti cileno, 11° centro in campionato, 18° stagionale. Complice anche la strada tattica seguita da Castagner, intrigante ma (col senno di poi) troppo rischiosa. Un 4-5-1 paradossalmente a trazione anteriore, quello del Perugia: con gli esterni Petrachi e Rapaic altissimi sui piedi di Favalli e Pancaro, non tanto quali punte a sostegno dell'interessante Kaviedes, quanto come custodi dei due terzini fluidificanti della Lazio. Alle loro spalle due terzini, Sogliano e Colonnello, a far la guardia a Conceicao e Lombardo. In mezzo Castagner cercava e trovava la superiorità numerica, con Olive su Mancini, e Lehkosuo, finlandese robusto e intelligente ma un po' troppo lento, ad aspettare Almeyda che si doveva sdoppiare per guardare a Nakata. Infine con due stopper, Matrecano e Ripa, destinati ad personam a Vieri e Salas. In altre parole, Perugia senza un vero libero, ma, in teoria, con un Nakata in più a metà campo. La Lazio ha pagato dazio nell'affollamento della linea mediana, ritrovandosi con Mancini soffocato e con le corsie esterne ben presidiate. E col solo Almeyda, che è uno capace di farsi anche in quattro, capace di assolvere senza difficoltà al doppio incarico. Chiaro che privi di rifornimenti doc Vieri e Salas avrebbero dovuto sbrogliarsela da soli. Chiaro anche, alla luce dei fatti, che non c'è avversario che possa permettersi di affrontarli nell'uno contro uno e senza il paracadute d'un libero. Così andò, dopo la gran paura del (fortuito?) colpo di tacco di Matrecano levato dalla porta da Almeyda. Un cross sporco di Conceicao è diventato preda di Vieri che ha finito col fare un assist a sé stesso sbagliando quello per Salas (in fuorigioco), e Matrecano e Ripa sono rimasti a guardare, mentre Christian trafiggeva il bravo Mazzantini col sinistro. Lo stesso piede ha usato Salas, dopo il triangolo con Vieri e il tackle vincente con Matrecano, troppo tenero nella circostanza. Più che mai consapevole che con due punte così puoi arrivare ovunque anche nel giorno in cui hai Mihajlovic a mezzo servizio causa mal di schiena, Eriksson ha potuto in piena tranquillità godersi il tentativo di Castagner di cambiare le carte in tavola all'inizio della ripresa. A nostro avviso, anzi, le modifiche, fuori Petrachi e Rapaic, dentro Bucchi e Tentoni, hanno finito col proporre un 4-4-2 del Perugia con Nakata dietro le punte Kaviedes e Bucchi nel quale la Lazio si è ancor più comodamente specchiata. Tanto che la partita è filata via senza che Marchegiani dovesse mai sporcarsi i guanti. Allentata la morsa e venuto meno l'affollamento, è pure salito prepotentemente alla ribalta Mancini, capace ora sì di innescare Vieri e Salas con lanci millimetrici. Mazzantini ha fatto la sua bella figura, fin quando Mancini, stavolta dalla destra e dopo il solito corner spaccadifese di Mihajlovic, ha pennellato per la testa di Salas, liberissimo sul secondo palo. Era il 3-0 definitivo. Da una dozzina di minuti, osannato dal pubblico, s'era frattanto rivisto dopo l'operazione Nedved (fuori Lombardo, assai prezioso) e subito dopo Mancini decideva di dare via libera a De la Peña. Dimenticavamo, c'era pure Stankovic squalificato. E Boksic è quasi alla fine della sua lunga convalescenza. La Lazio che punta diritto allo scudetto è anche questa. Racchiusa nei nomi della sua ampia rosa. Se vi pare poco...(Ruggiero Palombo)

Letale miscela di centravanti. Tra tutte le cose che non avremmo voluto fare dalle due e mezzo del pomeriggio di ieri ce n'è una che batte nettamente le altre: il difensore del Perugia. Avere davanti Vieri e Salas non è bello per nessuno. E in questa domenica è stato pure peggio del solito. Ci sono attaccanti micidiali perché dormono tutta la partita per poi ferirti in un solo attimo. Ma ce ne sono altri, Vieri e Salas sono tra questi, che non ti lasciano un momento, ti costringono in una specie di apnea: non puoi mai tirar fuori la testa. A volte segnano, altre sbagliano. Ma sempre danno il senso della percussione, del travolgente, del ciclone. Non sono mai sazi anche quando la pancia dovrebbe essere bella piena. E così capita al povero Sogliano di essere letteralmente aggredito dal pressing prima dall'uno e poi dall'altro sulla fascia, quando i conti sono già sul tre a zero e uno potrebbe pure sperare che venga voglia più di doccia che di gol. Il bello è che pur avendo giocato insieme solo qualche settimana, Vieri e Salas danno l'idea di conoscersi da una vita: hanno imparato lo spartito per bene, le parti sono chiare, non c'è rischio di sbagliarsi. Una cartolina formidabile di questa Lazio che sa sempre più di scudetto. Di Marcelo Salas si è detto e scritto molto. E la sensazione è che si dirà e si scriverà ancora parecchio. Ieri, il suo secondo gol ci ha ricordato il Batistuta di Fiorentina - Cagliari, quello che "cicca" un pallone ma poi si avventa sulla preda e fa centro. Salas ha sbagliato una prima volta, ma si è fiondato sul pallone per strappare una seconda opportunità. E' che questo genere di attaccanti devono avere un'amicizia speciale con il pallone, capace di aiutarti anche quando la tua esecuzione non è impeccabile. E poi il petto. Il petto di Salas è un petto speciale: il cileno lo utilizza come strumento di gioco in modo insidiosissimo per chi lo fronteggia. Con il petto Salas non stoppa soltanto, certe volte triangola, lancia, inganna l'avversario. Christian Vieri è il simbolo stesso della voglia di giocare a pallone: non è mai pigro, non si estrania mai dal gioco, è come punto da un'ape che gli mette addosso un' irrefrenabile elettricità. In realtà non è che Vieri il vizio del gol l'abbia contratto all'Olimpico. A Madrid le cose, almeno guardando i tabellini di allora, non erano molto diverse. Di diverso c'è il modo di esultare. Il Vieri che segnava a ripetizione in Spagna non saltava mai di gioia. Qui impazzisce di felicità. Forse è la coscienza di partecipare a un progetto più ambizioso. Forse è il non sentirsi isolato. Forse è l'aver vicino uno come Salas...Dobbiamo finire come avevamo cominciato. E quindi grande solidarietà a Salvatore Matrecano. Intanto perché l'arbitro gli ha tolto un gol grande come una casa a bocce ancora ferme, cioè sullo 0-0. E poi perché in una domenica così non ci si diverte mai. Non è un caso che ieri il perugino si sia presentato in sala stampa per dichiarare, a nome di tutti i suoi compagni, non soltanto il risentimento verso quel gol non visto, ma una sorta di crisi di impotenza. Crisi che non è cominciata con Vieri e Salas, in trasferta la squadra di Castagner ha raccolto poco o nulla in questo campionato, ma che con quei due ha raggiunto un livello capace di farti abbacchiare di brutto. Fino a restare senza parole.

Nota:

Battuto il record del 1972-73 Fiorentina a un punto: ecco la rincorsa La Lazio coglie il nono successo consecutivo e migliora il record stabilito nel 1972-73 quando riuscì a vincere otto partite di fila. Questa la striscia record che ha permesso alla squadra di Eriksson di arrivare ad un passo dalla Fiorentina capolista.

vittoria n. data partita risultato

1) 6-12-98 Juventus-Lazio 0-1

2) 13-12-98 Lazio-Sampdoria 5-2

3) 20-12-98 Lazio-Udinese 3-1

4) 6-1-99 Bologna-Lazio 0-1

5) 10-1-99 Lazio-Fiorentina 2-0

6) 17-1-99 Parma-Lazio 1-3

7) 24-1-99 Lazio-Piacenza 4-1

8) 31-1-99 Bari-Lazio 1-3

9) 7-2-99 Lazio-Perugia 3-0

Le nove vittorie consecutive della Lazio rappresentano una delle migliori prestazioni per la serie A. Se i laziali riusciranno a vincere la prossima partita che giocheranno a Cagliari eguaglieranno il primato per quanto riguarda la massima divisione che è appunto di dieci successi di fila. Ecco la classifica relativa:

vittorie squadra stagione giornate

10 Juventus 1931-32 dalla 24a alla 33a

10 Milan 1950-51 dalla 21a alla 30a

10 Bologna 1963-64 dall'11a alla 19a e recupero 9a

Fonte: Gazzetta dello Sport


Rassegna stampa: